Sentieri americani. Nicaragua e Costarica. Nicaragua e Costarica sono i paesi che l’esploratore Levison Wood racconta nel terzo episodio della serie “Sentieri americani”, in onda giovedì 4 luglio alle 13.55 su Rai5. Nell’episodio Wood, con l’esperto di arti marziali Daniel Allegre, giunge in Nicaragua dove incontra ex-rivoluzionari che ora gestiscono le piantagioni di tabacco e attraversa un paesaggio di vulcani attivi che sono tuttavia abitati.

Dopo quasi 70 giorni e 900 miglia trascorse sulla strada, Wood raggiunge la città di Masaya, dove mangia stufato di Iguana, e affronta le remote sponde del lago più grande dell’America Centrale, il Lago Nicaragua dove incontra gli elusivi squali toro di Ometepe Island. Giunto in Costa Rica, raggiunge il punto più alto del viaggio a Cerro de la Muerte, la Montagna della Morte dalla cui vetta si gode un panorama unico sul Pacifico e sui Caraibi. Prima di lasciare la Costa Rica, si addentra nella giungla per incontrare la famosa tribù Bribri, che vive isolata dal mondo moderno.

Proposta di mozione di Claudio Cia (AGIRE) per rendere gratuito lo screening per il tumore alla prostata.

Nuova proposta in campo sanitario da parte del consigliere Claudio Cia, che con una proposta di mozione chiede al Consiglio provinciale di impegnare la Giunta a rendere disponibile gratuitamente il programma di screening per il tumore alla prostata su tutto il territorio della Provincia di Trento, nella fascia dai 50 ai 70 anni di età.

La proposta del Consigliere di AGIRE per il Trentino parte dai dati dell’A.P.S.S., che evidenziano come ogni anno in Trentino sono stimate 2.800 nuove diagnosi di tumore (1.500 per gli uomini e 1.300 per le donne). I tumori più frequentemente diagnosticati nella popolazione trentina sono il carcinoma del colon-retto (che rappresenta il 14% di tutte le neoplasie) e della mammella (14%), seguiti dalla prostata (10%) e dal polmone (8%). Negli uomini il tumore più frequente è quello alla prostata (18%), un carcinoma molto raro negli uomini sotto i 45 anni, ma che diventa più frequente all’aumentare dell’età: di fatto l’età media dei pazienti al momento della diagnosi è di 70 anni.

Cia ricorda nella sua premessa che almeno il 40% dei tumori (in Trentino più di 1.100 casi all’anno) potrebbe essere evitato seguendo un corretto stile di vita e grazie all’attività di prevenzione (dati AIOM per il 2018 – Associazione Italiana di Oncologia Medica).

In Provincia di Trento, i programmi di screening per il tumore alla mammella, al collo dell’utero e al colon-retto sono gratuiti e indirizzati a determinate fasce di età, mentre il programma di screening per il tumore alla prostata prevede il pagamento del ticket (nonostante il grado di incidenza del carcinoma alla prostata negli uomini sia maggiore rispetto al colon-retto e nonostante vi sia solo il 10% di possibilità in più di sopravvivere alla malattia rispetto al tumore alla mammella). Da qui la proposta del consigliere di AGIRE per il Trentino per rendere disponibile gratuitamente il programma di screening per il tumore alla prostata su tutto il territorio della Provincia di Trento, nella fascia dai 50 ai 70 anni di età.

 

proposta di mozione - gratuità screening tumore prostata

Gli over 65 hanno superato quota 13,8 milioni il massimo di sempre

Con una crescita di 800mila ultra 65enni nell’ultimo quinquennio l’Italia raggiunge il record storico di rappresentanti della terza età con più di 13,8 milioni di anziani nel 2019. E’ quanto emerge da un’analisi di Uecoop, l’Unione europea delle cooperative, in relazione agli ultimi dati demografici Istat che indicano un calo della popolazione italiana con il minimo storico delle nascite dall’Unità d’Italia.

Lo scenario – sottolinea Uecoop – è una società dove gli anziani saranno una componente sempre più importante che avrà bisogno di assistenza e servizi sia nelle città che nei piccoli centri urbani a fronte di network familiari con minor capacità di seguire i parenti più avanti negli anni. In base agli ultimi dati disponibili – spiega Uecoop – più di 1 anziano su 3 ha gravi difficoltà a prepararsi da mangiare, fare la spesa, prendere le medicine, pulire la casa, mentre addirittura più dell’11% ha problemi a prendersi cura di se stesso: dal fare il bagno o la doccia a sdraiarsi o sedersi sul letto fino a indossare abiti o svestirsi. Una situazione – afferma Uecoop – che impone organizzare un sistema di welfare in grado di soddisfare la domanda di assistenza e servizi delle famiglie italiane potenziando la collaborazione fra il settore pubblico e quello privato con il mondo delle cooperative sociali e di servizi che ogni anno seguono almeno 7 milioni di famiglie.

L’aumento della vita media causerà poi una crescita della spesa per l’incremento di malattie e cure a lungo termine legate anche al fatto che gli anziani non autosufficienti – sottolinea Uecoop – raddoppieranno a quasi 5 milioni entro il 2030. Una crescita del bisogno di assistenza che presso le case di riposo del settore privato ha già portato a un aumento del 40% dei posti letto nel decennio compreso fra il 2006 e il 2016 con 500 milioni di euro di investimenti da parte di società italiane e straniere nel 2017 su compravendite di strutture per anziani fra Lombardia, Piemonte, Lazio e Toscana secondo il report di Collier International Italia. Le dinamiche demografiche in corso – conclude Uecoop – impongono quindi una riorganizzazione complessiva del sistema di welfare da una parte per tutelare le famiglie con figli e dall’altra per assistere una popolazione anziana in crescita.

Liberato l’orsetto dopo le cure al Casteller. Il piccolo, senza madre, era debilitato e si avvicinava alle strade: in 5 settimane ha recuperato le forze.

 

Poco più di un mese di cure è bastato per rimettere in forze l’orsetto, che ora ha circa sei mesi, recuperato lo scorso 27 maggio in grave stato di debilitazione nei pressi del lago di Molveno. Il giovane plantigrado è stato rilasciato nei boschi del Brenta orientale. Della riabilitazione in queste settimane, all’interno del centro faunistico del Casteller, si è occupata una sola persona che ha provveduto alla sua alimentazione: sia durante le cure sia nella fase di rilascio i contatti con l’uomo sono stati ridotti al minimo indispensabile e l’orsetto sembra aver mantenuto un buon grado di diffidenza nei confronti degli umani.

La riabilitazione è stata realizzata seguendo le linee guida, redatte già nel 2011 ed in raccordo con il Ministero dell’Ambiente e con Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) oltre che con esperti stranieri. In queste settimane l’animale ha manifestato grande appetito e vitalità, arrivando a quadruplicare il proprio peso iniziale che si aggirava sui 4-5 chili. Nelle prime fasi dopo il recupero l’orsetto è stato alimentato con il latte; ha mangiato molta frutta e verdura e si è dimostrato particolarmente ghiotto di ciliegie. L’ipotesi è cha la madre sia stata costretta ad abbandonarlo dall’intervento di qualche maschio – data la stagione degli amori che caratterizza il periodo primaverile – ma non vi sono elementi per escludere altre cause.

Come detto, l’esemplare ha ora circa 6 mesi di età: è questa la soglia oltre la quale – in base alla bibliografia esistente in materia – i giovani orsi senza madre cominciano ad avere discrete possibilità di sopravvivenza in natura (circa il 50%). Il momento del rilascio è stato dunque deciso con il supporto di veterinari esperti dell’Azienda provinciale per i servizi sanitari, che hanno constatato le buone condizioni dell’animale. Fondamentale è stato trovare un punto di equilibrio tra la fase di rinforzo e riabilitazione e la necessità di contenere il rischio di assuefazione all’uomo.

Le analisi genetiche hanno consentito di accertare che si tratta di un maschio: i genitori sono M22 ed F15. Il trasporto ed il rilascio sono avvenuti senza ricorrere all’anestesia, in modo da garantire al cucciolo un impatto con il nuovo ambiente nel pieno delle forze e delle capacità cognitive. L’orsetto è dunque tornato ai suoi boschi dopo 37 giorni di cure: i forestali lo avevano recuperato secondo quanto previsto dalle “Linee guida per la gestione di cuccioli di orso privi di madre” redatte dall’Amministrazione provinciale con il contributo di Ispra. Non è la prima volta che il personale del Servizio Foreste e fauna procede alla riabilitazione ed al recupero di cuccioli di orso privi di madre (nel 2011 la prima esperienza); si tratta infatti di attività che rientrano nelle numerose attività di gestione della popolazione di plantigradi presente sul territorio provinciale.

Nelle ultime settimane di maggio il cucciolo era stato avvistato diverse volte, sempre solo ma ancora in buono stato di salute, in valle dei Laghi; la sua prolungata permanenza nelle immediate vicinanze di strade molto trafficate aveva reso necessario un primo intervento di spostamento dell’animale in una zona più sicura (i versanti del monte Gazza). Pochi giorni dopo l’orsetto aveva però ricominciato a frequentare assiduamente zone antropizzate, in particolare le rive del lago di Molveno, mostrando questa volta uno stato di deperimento che, come ha accertato l’autorità veterinaria dell’Azienda provinciale per i servizi sanitari, non consentiva la sopravvivenza in natura del plantigrado. Per questo motivo l’Amministrazione provinciale ha deciso di eseguire l’intervento di recupero e riabilitazione, realizzato presso il centro faunistico del Casteller.

 

Cervello umano, reti autostradali, social network studiati come sistemi per capirne le dinamiche e le evoluzioni. Alla FBK di Trento si chiude oggi CCS/Italy 2019, la prima conferenza italiana di settore.

Cosa hanno in comune il cervello umano, le autostrade e i social network? Sono tutti esempi di sistemi complessi, formati da più unità che si combinano creando una rete capace di adattarsi al contesto e al tempo stesso di influenzarlo.

Alla Fondazione Bruno Kessler di Trento si chiude oggi CCS/Italy 2019, la prima conferenza italiana del settore, presieduta dal ricercatore FBK Manlio De Domenico, responsabile dell’unità di ricerca Complex Multilayer Networks. Gli abbiamo chiesto una panoramica sui sistemi complessi e quali sono le applicazioni di questi studi innovativi.

A cosa è stata dedicata la conferenza CCS/Italy 2019 e quali sono stati gli obiettivi?

CCS/Italy è la prima conferenza italiana sui sistemi complessi, patrocinata dalla Complex Systems Society. L’obiettivo è stato favorire la disseminazione della ricerca sui sistemi complessi, con particolare attenzione ai giovani ricercatori. I relatori invitati sono stati quasi tutti giovani professori, ci sono poi stati interventi da parte di dottorandi e postdoc e poster scientifici presentati dagiovanissimi ricercatori. Non è mancato un evento pubblico, lunedì 1 luglio, nel giorno di apertura della conferenza, per parlare della scienza della complessità e di come può essere d’aiuto per le sfide del futuro su temi quali la società e la salute.

Che cosa sono i sistemi complessi? Può farci qualche esempio?

Sono sistemi caratterizzati da un elevato numero di unità che interagiscono, formando una rete complessa, appunto, e che si adattano all’ambiente circostante e lo influenzano a loro volta. Esempi chiave sono il cervello umano, le funzioni cellulari, la società. Le interazioni fanno sì che molte delle proprietà dei sistemi complessi siano “emergenti”, ovvero che non possano essere dedotte dallo studio delle unità in isolamento. Per esempio è impossibile capire la coscienza studiando solo un neurone; non è possibile capire le dinamiche sociali, come la cooperazione, se studiamo un individuo al di fuori della società stessa.

Perché è importante studiarli? Può farci degli esempi di applicazioni?

Il mondo è ricco di sistemi complessi naturali (cellula, cervello, corpo umano, ecosistemi), artificiali (reti autostradali, trasporti pubblici e privati, Internet) e sociali (nel mondo reale ma anche nel digitale, come i social network tipo Facebook o Instagram). Lo studio dei sistemi complessi è necessario per capire i meccanismi fondamentali che ne stanno alla base. Quando questa comprensione viene raggiunta, di solito è utilizzata per diverse applicazioni. Ad esempio nel marketing per identificare il minor numero di persone o entità fondamentali per massimizzare la diffusione di un’informazione o di un prodotto. Oppure per identificare segnali che un cambiamento repentino – uno shock – sta per avvenire. L’obiettivo è ad esempio arginare l’insorgere di crisi finanziarie o un blackout energetico su scala nazionale. Si può anche identificare sotto quali condizioni è possibile agire sull’organismo umano (per esempio tramite medicine) per un determinato scopo (per esempio curare un sintomo) minimizzando gli effetti collaterali dovuti alla rete di interazioni molecolari. Questo aspetto è uno dei principi fondamentali della medicina personalizzata. Uno degli obiettivi potrebbe essere anche smantellare una rete terroristica colpendo individui chiave per lo scambio di informazioni. Ci sono tanti esempi e coprono grosso modo tutte le aree della conoscenza.

Con quali discipline si studiano questi sistemi?

Il loro studio si basa su un formalismo matematico, ispirato alla fisica statistica ma estremamente interdisciplinare, con tecniche di computer science, matematica applicata, teoria dei giochi.

Perché la conferenza si è svolta proprio alla FBK?

FBK ha recentemente istituito l’unità di ricerca Complex Multilayer Networks che coordino e ha avviato il progetto “Computational Human Behavior” il cui obiettivo è utilizzare le tecniche matematiche dei sistemi complessi per capire meglio il comportamento umano collettivo, online e offline.

Quali basi ha gettato CCS/Italy 2019 per il futuro?

E’ stata un’occasione unica per discutere di scienza della complessità con fisici, matematici, informatici, biologi, economisti, ingegneri. Per raccontare dei progressi in questo campo di ricerca, identificare le sfide future, pianificare collaborazioni fondamentali e definire il ruolo dell’Italia nella comunità scientifica internazionale

CNA e CNA Impresa Donna del Trentino Alto Adige plaudono alla nomina di Ursula von der Leyen alla presidenza della Commissione europea e di Christine Lagarde alla guida della Bce. “Per la prima volta nella storia dell’Unione Europea – rilevano Claudio Corrarati, presidente di CNA regionale, e Maria Rosaria D’Agostino, portavoce di CNA Impresa Donna Trentino Alto Adige – sono due donne, una tedesca e l’altra francese, ad avere la responsabilità dei posti chiave comunitari. Ad entrambe auguriamo buon lavoro e ad entrambe chiediamo un impegno preciso per tutelare e sviluppare le PMI, con particolare riguardo all’imprenditoria femminile”.

La popolare tedesca Von der Leyen (Cdu), 61 anni, sette figli, ministro della Famiglia e due volte responsabile della Difesa, è laureata in medicina ed ha una lunga carriera politica alle spalle. Christine Lagarde, francese, è avvocato, già ministro dell’Economia, dell’Industria e dell’Impiego e direttore del Fondo monetario internazionale dal 2011.
“L’artigianato e le PMI sono la spina dorsale dell’economia e del tessuto sociale, fondamentali per fornire servizi e prodotti locali per la vita quotidiana degli europei – sottolineano Corrarati e D’Agostino -.

Le PMI svolgono un ruolo decisivo per la stabilità sociale a livello locale e regionale anche in Trentino Alto Adige, sono al centro del modello europeo di previdenza sociale. I proprietari-gestori di queste imprese sono interessati più allo sviluppo a lungo termine dell’azienda e all’economia locale, che ai profitti a breve termine e all’incremento del fatturato. Inoltre, l’artigianato e le PMI sono sempre stati pacemaker per gli sviluppi culturali in Europa e svolgono un ruolo importante nel guidare cambiamenti sostenibili e preservare patrimonio, valori e know-how. Svolgono anche un ruolo centrale nella fornitura di formazione professionale sul posto di lavoro”.

“Negli anni passati – ribadisce la CNA regionale – i politici a tutti i livelli hanno riconosciuto l’importante ruolo delle PMI nella società europea e hanno capito che l’artigianato e le PMI hanno caratteristiche diverse rispetto alle grandi imprese. Tuttavia, i nuovi approcci per valorizzare queste differenze, come il “Pensare in grande rimanendo piccoli” e gli impegni assunti nello Small Business Act non sono diventati realtà, così come l’agevolazione per l’accesso al credito. Le PMI mancano di azione e vogliamo che questo cambi. Ci affidiamo adesso con fiducia a Ursula von der Leyen e Christine Lagarde, due donne, affinché le proposte contenute nel manifesto CNA per le Europee trovino adeguata attenzione. Sarà nostra cura, attraverso le Province di Bolzano e Trento, far pervenire le istanze delle PMI della nostra regione alla Commissione Europea e alla Bce attraverso la Rappresentanza dell’Euregio Tirolo-Alto Adige/Südtirol-Trentino presso l’Unione Europea a Bruxelles”.

Le Acli Trentine apprendono che la giunta provinciale vuole abolire l’obbligo di destinare lo 0,25% del bilancio della Provincia per la solidarietà internazionale.

Si fa presente al Consiglio Provinciale che questa percentuale è legata al bilancio, per cui se vi saranno minori risorse complessive vi saranno anche minori risorse per la cooperazione internazionale.

L’Italia ha firmato un accordo Onu dove s’impegna a devolvere lo 0,7% del proprio bilancio. Si tratta, a ben guardare, di una restituzione di risorse a paesi un tempo colonizzati e/o sfruttati.

I paesi nordici come Danimarca o Svezia danno ben oltre quanto siglato sfiorando l’1%! Il nostro paese, invece, sembra mirare a donare lo 0,35% (metà del promesso) entro il 2020. Percentuale comunque di rispetto per il raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile – agenda 2030.

La nostra piccola provincia si differenzia dal resto d’Italia per la cooperazione con territori oltremare con particolare attenzione alle realtà da dove partono i migranti. Le centinaia di associazioni di solidarietà internazionale, diffuse in ogni dove in Trentino, tengono i collegamenti con altrettanti missionari (205) e sono in grado di aiutare una popolazione che è pari alla popolazione residente in Trentino. Nel promuovere istruzione, sanità, energia sostenibile, deforestazione, agricoltura…insomma, nell’ “aiutarli a casa loro” sono impiegati in Trentino nelle diverse segreterie permanenti delle onlus più di 50 giovani trentini che, con la riduzione delle risorse provinciali, vedranno anche il proprio posto di lavoro a rischio. Parimenti il taglio di risorse per l’integrazione dei migranti (che renderà più difficile e conflittuale la relazione) mette a rischio, come abbiamo sottolineato più volte assieme ai sindacati confederali, centinaia di posti di lavoro.

Le Acli Trentine chiedono al Consiglio Provinciale di rivedere le politiche in tema sia di cooperazione internazionale (oltremare) che integrazione (qui da noi) e, nel contempo, invita la cittadinanza a sostenere le associazioni che si fanno carico di queste non sempre facili relazioni.

 

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Le Acli trentine

Al 31 dicembre 2018 la popolazione residente in Italia è inferiore di oltre 124 mila unità rispetto all’anno precedente. Si tratta del quarto anno consecutivo di diminuzione: dal 2015 sono oltre 400 mila i residenti in meno, un ammontare superiore agli abitanti del settimo comune più popoloso d’Italia.
Nello stesso anno si registrano un livello minimo di nascite, meno decessi e meno iscrizioni dall’estero rispetto all’anno precedente.
Il numero -di cittadini stranieri- che lasciano il nostro Paese è in lieve flessione (-0,8%) mentre è in aumento l’emigrazione di cittadini italiani (+1,9%).

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Declino demografico rallentato dalla crescita dei cittadini stranieri
Dal 2015 la popolazione residente è in diminuzione, configurando per la prima volta negli ultimi 90 anni una fase di declino demografico. Al 31 dicembre 2018 la popolazione ammonta a 60.359.546 residenti, oltre 124 mila in meno rispetto all’anno precedente (-0,2%) e oltre 400 mila in meno rispetto a quattro anni prima.
Il calo è interamente attribuibile alla popolazione italiana, che scende al 31 dicembre 2018 a 55 milioni 104 mila unità, 235 mila in meno rispetto all’anno precedente (-0,4%). Rispetto alla stessa data del 2014 la perdita di cittadini italiani (residenti in Italia) è pari alla scomparsa di una città grande come Palermo (-677 mila). Si consideri, inoltre, che negli ultimi quattro anni i nuovi cittadini per acquisizione della cittadinanza sono stati oltre 638 mila. Senza questo apporto, il calo degli italiani sarebbe stato intorno a 1 milione e 300 mila unità.
Nel quadriennio, il contemporaneo aumento di oltre 241 mila unità di cittadini stranieri ha permesso di contenere la perdita complessiva di residenti. Al 31 dicembre 2018 sono 5.255.503 i cittadini stranieri iscritti in anagrafe; rispetto al 2017 sono aumentati di 111 mila (+2,2%) arrivando a costituire l’8,7% del totale della popolazione residente.

 

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Nel Nord-ovest un terzo dei residenti stranieri
Nel 2018 la distribuzione della popolazione residente per ripartizione geografica resta stabile rispetto agli anni precedenti. Le aree più popolose del Paese sono, come è noto, il Nord-ovest (vi risiede il 26,7% della popolazione complessiva) e il Sud (23,1%), seguite dal Nord-est (19,3%), dal Centro (19,9%) e infine dalle Isole (11,0%).
Solo nel Nord-est si registra un lieve aumento di popolazione (+0,10% rispetto al 2017), mentre in tutte le altre ripartizioni risulta in calo; i maggiori decrementi, al di sopra della variazione media nazionale (-0,21%), si rilevano nelle Isole (-0,53%) e al Sud (-0,46%).
La popolazione straniera risiede prevalentemente nel Nord e nel Centro, dove si registra un’incidenza sul totale dei residenti superiore al 10%. Nel Mezzogiorno la presenza straniera resta più contenuta sebbene sia in crescita: 4,6 residenti stranieri per cento abitanti nel Sud e 3,9 nelle Isole.
Il primato di presenze, in termini assoluti, va alle regioni del Nord-ovest con 1.764.305 residenti di cittadinanza straniera, pari a oltre un terzo (33,6%) del totale degli stranieri. Circa un cittadino straniero su quattro risiede nelle regioni del Nord-est (23,9%), così come nelle regioni del Centro (25,4%). Più contenuta è la presenza di cittadini stranieri nel Sud (12,2%).

 

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Più decessi che nascite tranne che a Bolzano
La popolazione italiana ha da tempo perso la sua capacità di crescita per effetto della dinamica naturale, quella dovuta alla “sostituzione” di chi muore con chi nasce. Nel corso del 2018 la differenza tra nati e morti (saldo naturale) è negativa e pari a -193 mila unità.
Il saldo naturale della popolazione complessiva è negativo ovunque, tranne che nella provincia autonoma di Bolzano. A livello nazionale il tasso di crescita naturale si attesta a -3,2 per mille e varia dal +1,7 per mille di Bolzano al -8,5 per mille della Liguria. Anche Toscana, Friuli-Venezia Giulia, Piemonte e Molise presentano decrementi naturali particolarmente accentuati, superiori al 5 per mille.
Il deficit di nascite rispetto ai decessi si riscontra esclusivamente nella popolazione di cittadinanza italiana (-251 mila). Per la popolazione straniera il saldo naturale è ampiamente positivo (+57.554) conseguenza della più alta natalità, rispetto agli italiani, e della bassissima mortalità in ragione del giovane profilo per età di questa popolazione. Il tasso di crescita naturale degli stranieri è pari in media nazionale a 11,1 per mille. Il valore più elevato si registra in Emilia-Romagna (13,8 per mille), quello più basso in Sardegna (5,9 per mille).

Il cibo italiano rischia di essere il più colpito dai nuovi dazi nei confronti dell’Unione Europea minacciati dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump con la black list che comprende i prodotti alimentari e le bevande simbolo del Made in Italy piu’ esportate in Usa, dal Prosecco al Parmigiano Reggiano, dal Pecorino Romano al Prosciutto di Parma, dalla pasta all’olio di oliva e molto altro. E’ quanto emerge dalla prima analisi effettuata dalla Coldiretti sull’impatto economico della proposta di aumento delle tariffe all’importazioni fino al 100% del valore attuale su una lunga lista di prodotti europei elaborata dal Dipartimento del Commercio statunitense (USTR) nell’ambito dello scontro sugli aiuti al settore aereonautico che coinvolge l’americana Boing e l’europea Airbus, che dovrebbe essere discussa a fine estate dal Wto, la World Trade Organization.

“Si tratta della prima sfida che dovrà affrontare la nuova Commissione Europea guidata dalla tedesca Ursula von der Leyen che dovrà gestire i complessi rapporti con lo storico alleato” ha affermato il presidente della Coldiretti Ettore Prandini nel sottolineare la necessità “di evitare uno scontro dagli scenari inediti e preoccupanti che rischia di determinare un pericoloso effetto valanga sull’economia e sulle relazioni tra le due sponde dell’Atlantico”.

La nuova lista dei prodotti europei da colpire con dazi per un valore di 4 miliardi di dollari si aggiunge a quella di 21 miliardi pubblicata ad aprile per un paniere complessivo che – sottolinea la Coldiretti – riguarda prodotti di diversi settori e di diversi paesi europei, dai metalli alle moto dai jeans agli elicotteri fino all’alimentare. La procedura ufficiale per far scattare i dazi Usa – precisa la Coldiretti – parte il 24 luglio con le richieste di partecipazione dei soggetti interessati alla consultazione pubblica e si concluderà il 12 agosto con le deduzioni finale. Non c’è dubbio tuttavia che a pagare il conto piu’ salato sia il Made in italy agroalimentare con – spiega la Coldiretti – vini, formaggi, salumi, pasta, olio extravergine di oliva, agrumi, olive, uva, marmellate, succhi di frutta, pesche e pere in scatola, acqua, superalcolici e caffè.

In gioco ci sono settori di punta dell’agroalimentare nazionale in Usa a partire dal vino che con un valore delle esportazioni di 1,5 miliardi di euro nel 2018 è il prodotto Made in Italy più colpito, l’olio di oliva le cui esportazioni nel 2018 sono state pari a 436 milioni, la pasta con 305 milioni, formaggi con 273 milioni e i salumi con 117 milioni, secondo lo studio della Coldiretti

La mossa protezionista di Trump – denuncia la Coldiretti – risponde alle sollecitazioni della lobby del falso Made in Italy alimentare che in Usa fattura 23 miliardi di euro secondo una stima della Coldiretti. Ad essere piu’ imitati infatti sono proprio i salumi ed i formaggi italiani presenti nella lista. Infatti la produzione di imitazioni dei formaggi italiani in Usa secondo l’analisi Coldiretti su dati USDA ha avuto una crescita esponenziale negli ultimi 30 anni ed è realizzata per quasi i 2/3 in Wisconsin e California mentre lo Stato di New York si colloca al terzo posto. In termini quantitativi in cima alla classifica – precisa la Coldiretti – c’è la mozzarella con 1,89 miliardi di chili all’anno, seguita dal Parmesan con 204 milioni di chili, dal provolone con 180 milioni di chili, dalla ricotta con 108 milioni di chili e dal Romano con 26 milioni di chili realizzato però senza latte di pecora. Il risultato è che sul mercato americano – precisa la Coldiretti – appena l’1% in quantità dei formaggi di tipo italiano consumati ha in realtà un legame con la realtà produttiva tricolore mentre il resto è realizzato sul suolo americano.

 

 

Ma chi decide la politica culturale in Trentino? Un triumvirato esterno e virile reduce dal Costanzo Show (Sgarbi, Zecchi e Buttafuoco, siciliano islamizzato) oppure il presidente della Provincia e l’assessore provinciale competente?

Il direttore di questo giornale, nell’editoriale di domenica scorsa, giustamente si diceva preoccupato del silenzio della politica provinciale mentre i neopresidenti dei nostri due più importanti musei si disputano virtualmente il nobile palazzo delle Albere a Trento.

Per chi siede in consiglio provinciale, e in particolare nella quinta commissione dedicata alla cultura, questo silenzio è ormai un dato di fatto. Né nelle dichiarazioni programmatiche del presidente Fugatti né nei “piani” dell’assessore abbiamo mai avuto la grazia di ascoltare uno straccio di disegno strategico, una visione di qualche tipo, neppure una robusta prospettiva di destra.

Presepi e crocifissi come richiami identitari e poi nomine eclatanti (o supposte tali) ai musei, con consegna all’onorevole Sgarbi (che tra l’altro non considera altrettanto onorevoli i consiglieri provinciali, che offende appena può) della delega in bianco alla cultura provinciale. Così, la collezione di famiglia arriva a Castel Caldes e le esternazioni sgarbiste arrivano come folate di vento, a portarci il suo verbo. Anche in campi dove l’onorevole non è esperto, come l’architettura contemporanea: bocciato irrimediabilmente il Muse di Piano, bocciato il planetario.

Dal presidente del Mart ci possiamo ormai aspettare un piano anche per il Muse, oltre che per il Mart, di cui ora vorrebbe rovinare il bellissimo nome artistico e astrale? Essendo egli onnisciente, è probabile.

E l’assessore Bisesti annuisce e tace. È il silenzio degli innocenti? È modestia aldenese? È che è troppo occupato a cercare il candidato salvinista per espugnare anche Trento?

A proposito di Trento e del Trentino, un piano di politica culturale provinciale degno di questo nome dovrebbe: 1) ragionare sulla natura simbolico metropolitana della città capoluogo (l’ha detto all’Adige anche Dellai: le Albere non possono essere decontestualizzate da un ripensamento sulla città e il suo fiume); 2) coordinare la rete museale provinciale con quella dei festival, per creare nuovo valore aggiunto e posti di lavoro per i giovani; 3) incentivare il turismo culturale con pacchetti dedicati che coinvolgano anche piccole ma preziose realtà di valle; 4) pensare in prospettiva una relazione feconda tra gli spazi della fruizione culturale e i luoghi della produzione della ricerca (Università, Fbk, musei e festival possono interagire di più e meglio); 5) porsi l’obiettivo di capire in profondità i consumi culturali dei trentini e di aumentare l’aiuto-orientamento alle famiglie che non hanno bisogno solo di bonus bebè e di biglietti del tram, ma anche di un incoraggiamento a entrare nei luoghi della cultura, dell’arte e della musica. Perché la cultura è antidoto alla malattia della solitudine.

Il giovane assessore alla cultura ci dica qualcosa, esca dal silenzio degli innocenti riempito dal chiasso dei supponenti: magari, oltre all’onorevole presidente del Mart, perfino con qualche esponente della cultura trentina potrebbe utilmente confrontarsi.

 

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Paolo Ghezzi
capogruppo provinciale FUTURA

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