Dopo anni di silenzio quasi tombale, la serata organizzata dagli amici de “La Busa” il 27 giugno a Nago, ha certamente dato una scossa all’apatia nella quale la vicenda di Chico era caduta.

L’evento, intitolato “Ultima chance per Chico” e organizzato dalla rivista “La Busa” e dal “Consorzio Cento”, è stato improntato sulla proiezione su grande schermo della trasmissione realizzata dalla televisione americana CBS nel servizio “48HOURS”, trasmesso il 4 maggio scorso in tutta l’America e seguito da milioni di telespettatori.

Il film era sottotitolato in italiano e tutti i presenti hanno potuto farsi un’idea precisa di come la CBS abbia fatto il massimo sforzo per far pendere l’ago della bilancia dalla parte dell’innocenza di Chico.

È giusto sottolineare che questi americani si sono sobbarcati tutte le ingenti spese che questo programma ha comportato, mettendo in campo uno staff eccezionale di esperti e investigatori.
A Fabio Galas e Stefano Chelodi che, insieme a Gianfranco Tonelli, hanno organizzato in maniera egregia l’evento, va il mio più vivo ringraziamento.

La serata è stata aperta dal vicesindaco di Nago/Torbole – Luigi Masato – il comune che ha ospitato gratuitamente l’evento e che intende concedere la cittadinanza onoraria a Chico.
È scritto giusto di poi seguito un saluto registrato di Chico, commentato con commosso fervore dalla giornalista Rai, Manuela Moreno.
Poi il “pezzo forte” della serata, il filmato della CBS commentato dalla corrispondente italiana Sabina Castelfranco.

A seguire è stata proiettata un’appassionata intervista del compianto avvocato italiano di Chico, Ferdinando Imposimato, con il contributo dell’onorevole Emanuela Corda e di Mauro Ottobre, promotori di due mozioni in Parlamento a favore di Chico.

L’ultimo filmato è stata la presentazione del documentario “Framed in Miami”, in fase di realizzazione e prodotto dalla TV svedese, rappresentata in sala dall’avvocato americano Philip Mause, che fatto un appassionato intervento a favore della causa di Chico.

Questa in breve la cronaca dalla serata, tutto sommato fin troppo tranquilla, fino all’intervento conclusivo del presidente del Consiglio provinciale Walter Kaswalder, che ha ulteriormente surriscaldato l’ambiente – dove la temperatura superava già i 40° senza condizionamento o areazione – tuonando a tutto campo contro gli americani.

Mi pare giusto però sintetizzare qui la prima parte del suo intervento:
”Grazie per l’invito e dico subito che sono sconvolto. Stasera vado a casa con un peso sullo stomaco e un senso di impotenza come da tantissimi anni non mi succedeva. Aver visto questo filmato mi convince ancor di più che Chico è una brava persona e merita di tornare a casa.

Recentemente ci siamo trovati in Consiglio provinciale e ci stiamo impegnando in un’azione politica, soprattutto nazionale, per capire come ci si potrà muovere.

È chiaro che dopo vent’anni bisognerebbe finirla con le chiacchiere e fare un’azione forte e concreta d’alto livello, con il ministro degli esteri con il presidente del Consiglio dei ministri Conte. Non credo che per fare questo ci voglia tantissimo, basterebbe la buona volontà di volerlo fare, perché solo così si potrà risolvere il problema. Io cercherò di fare tutto il possibile, anche se mi rendo conto che non è semplicissimo”.

La seconda parte del suo intervento invece, è uscita dai binari dello spirito della serata.
Kaswalder ha dichiarato la sua più esplicita antipatia per l’America e per gli americani, definendoli un popolo di “guerrafondai”. Opinione del tutto personale, ha precisato subito lui, ribadendo però che non avrebbe mai messo piede in quel Paese.

La reazione mediatica e politica del giorno dopo, ha scatenato un vero proprio putiferio e riempito polemicamente le pagine dei giornali locali.

Anch’io sono stato chiamato in causa per esprimere il mio pensiero sulla questione.

Desidero subito dire che durante i miei innumerevoli viaggi negli Stati Uniti, ho trovato molta solidarietà da parte di molti americani che hanno sposato la causa di Chico.
Quindi bisogna distinguere!

Tornando alla serata, io penso che le esagerate esternazioni di Kaswalder siano state dettate dalla rabbia e dalla frustrazione per la vicenda di Chico e in quel momento non ha saputo frenare le sue convinzioni personali di natura politica.

Ebbene, quella rabbia e quella frustrazione le ho provate (e le provo) anch’io da quando ho viaggiato in Florida nel vano tentativo di sovvertire la condanna di Chico, vittima di una giustizia cieca e spietata, che non si piega neanche di fronte all’evidenza. Cito alcune ragioni.

Una procura che ha impiegato ventotto mesi per portare Chico al processo, impiegando tutto il suo tempo nella ricerca di prove circostanziali false per creare a tutti i costi la colpevolezza di Chico, invece che dedicare tutto questo tempo alla ricerca della verità.

E questo risulta chiaramente anche da un documento inedito mostrato dalla CBS nel suo servizio.
Il capo della squadra investigativa che si occupava del caso di Chico, ha scritto una lettera al padre della vittima dove si legge testualmente: “La pubblica accusa era fortemente in dubbio se procedere o meno, e abbiamo quasi dovuto minacciarla affinché incriminasse Forti”.

Un procuratore e i suoi collaboratori mentono spudoratamente in tribunale per fuorviare nel giudizio una giuria disattenta e pilotata, per ottenere un verdetto di condanna anche senza alcuna prova.

Una giudice che infligge il massimo della pena – ergastolo senza sconti – sulla base di semplici sensazioni…

Le Corti di Appello che respingono tutte le mozioni di revisione del processo – suffragate da una montagna di documenti a sgravio delle false accuse portate in tribunale – con un laconico comunicato: “Caso Chico Forti chiuso!”, senza opinione, discussione o motivazione.

E allora viene naturale provare un grande risentimento.
C’è però da tener presente che tutto questo si sarebbe potuto probabilmente evitare se gli avvocati di Chico avessero agito correttamente in sua difesa.
Anche il giudice Imposimato aveva dichiarato esplicitamente: “Io non andrò mai in America, perché è un Paese pericoloso e vendicativo per chi non la pensa come loro o li contesta!”

E infatti, c’è il fondato dubbio che l’accanimento contro Chico Forti possa essere nato da una sua inchiesta sul caso Versace/Cunanan, dove, in un filmato, ha dimostrato la scorretta montatura della polizia di Miami sulla fine dello stilista italiano. Punito per aver osato pestare i piedi al corrotto sistema giudiziario in quella vicenda… Non ci sono altre spiegazioni!

Ma gli americani non sono tutti così! La riprova ce l’ha data recentemente proprio la televisione CBS, che ha aperto una larga falla nel muro di gomma costruito intorno a Chico.
Un’altra testimonianza l’ha fornita anche l’avvocato americano Philip Mause – presente alla serata di Torbole – che da anni si sta occupando di Chico, convinto della sua innocenza, dopo aver letto e studiato tutti gli atti del processo.

Philip sta collaborando con una televisione svedese che sponsorizza la produzione di un film/inchiesta sulla vicenda (in fase di ultimazione). Ebbene, questo avvocato americano, nel 2016 ha inviato una lettera a Chico che ritengo giusto riportare qui di seguito:

“Ciao Chico, sono molto contento di avere l’occasione di parlare con te.

Io sono un avvocato degli Stati Uniti e, dopo aver trascorso molti anni esercitando la mia professione in Washington D.C., ora sono in pensione.
Sono nel consiglio di amministrazione di Injustice Anywhere, un’organizzazione che ha l’obiettivo di aiutare le persone che, secondo noi, sono state condannate ingiustamente.

Ho esaminato il tuo caso molto attentamente e sono assolutamente convinto che tu sia stato condannato ingiustamente e che tu sia innocente.
Quindi, voglio dirti alcune cose. Prima di tutto, come americano, mi scuso con te per il modo in cui il nostro sistema giudiziario è stato applicato nel tuo caso.

Questo processo è stato una farsa; un caso che non avrebbe neanche dovuto essere portato in tribunale, né tanto meno avrebbe dovuto concludersi con una condanna.
Sono davvero molto dispiaciuto e come americano sono imbarazzato per quanto ti è successo.

Inoltre, benché sia difficile capovolgere l’esito di un’ingiusta condanna negli Stati Uniti, non è del tutto impossibile… Se mantieni alte le speranze, quelli come noi che credono nella tua innocenza faranno di tutto per risolvere questa situazione.

Grazie mille e come americano mi scuso ancora per quanto ti è accaduto nel nostro Paese.
Philip Mause”E Chico? In una breve e-mail, mi ha detto che – giusto o sbagliato – era ora che qualcuno facesse la voce grossa contro un Paese che gli ha rubato tutto, la vita, la libertà e la famiglia.

Dice che se fosse successo a un americano in Italia quello che è successo a lui negli Stati Uniti, sarebbero già sbarcati i marines…

E il Governo Italiano? Per vent’anni ci hanno detto che il caso di Chico Forti è sempre nella priorità dell’azione del Governo, ma non si può fare nulla se non attraverso un’azione legale in America.

L’attuale avvocato americano, a sua volta, dice invece che non serve a nulla presentare un’ulteriore mozione se prima non c’è un intervento politico ufficiale del Governo Italiano, altrimenti la mozione fallirebbe inevitabilmente come tutte le altre.

Un gatto che si morde la coda.
In tutti i casi, sia per il cattivo patrocinio degli avvocati al processo, sia per lo scorretto comportamento dell’accusatore, Chico si trova in carcere innocente da più di vent’anni.
E allora, perché il Governo Italiano non convoca al più presto gli avvocati di Chico presso il ministero competente per pianificare insieme la migliore strategia da adottare per tirare finalmente fuori Chico dalla galera in cui è sepolto?

Questo è ciò che da sempre aspettiamo e l’”ultima chance per Chico” sta per scadere…

Concludo citando un fatto gravissimo, che tutti conoscono ma che ritengo opportuno ricordare perché strettamente collegato alla storia di Chico.

Il 3 febbraio 1998 – quindici giorni prima dell’arresto di Chico – nei pressi di Cavalese, una località sciistica a circa cinquanta chilometri da Trento, si verificava un tragico incidente.
Un aereo militare statunitense da guerra, che volava a quota bassissima in violazione dei regolamenti, tranciava il cavo d’acciaio della funivia del Cermis. Una cabina con dentro 20 persone precipitava nel vuoto da circa 150 metri schiantandosi al suolo e i passeggeri di varie nazionalità, perirono tutti.

I militari responsabili del disastro vennero trasferiti negli Usa per essere giudicati ma furono tutti assolti da ogni accusa.

Quello che all’epoca suscitò maggior scalpore, fu la rivelazione che il pilota dell’aereo e il navigatore avrebbero provveduto a distruggere i nastri video che avevano girato dalla cabina prima dello schianto. Questi nastri avrebbero mostrato al mondo come quattro militari americani si stavano divertendo in un volo fuori dalle regole, causando criminalmente una strage con venti morti e come alla fine se la siano cavata facendo addirittura carriera.

Che cosa dobbiamo pensare di tutto questo in rapporto al processo fatto a Chico Forti?

Questa lettera non vuole certo difendere le esternazioni e le convinzioni di Kaswalder – ritengo che sia in grado di farlo da solo – ma vuole soltanto cogliere l’occasione per richiamare l’attenzione sulla serata dedicata a Chico, che purtroppo è scivolata in secondo piano.

La vicenda di Chico Forti non ha colore politico, quindi invito tutti, in modo trasversale, ad agire di comune accordo perorando la sua causa ad alto livello, sia presso il Governo italiano che quello americano.

Grazie.

 

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Gianni Forti

Polizia di Stato che sorvola il Vulcano Stromboli.

 

il Consigliere Provinciale ladino Luca Guglielmi in concerto con la Procuradora Sen. Elena Testor (in viaggio da Roma per raggiungere Fassa) vogliono esprimere il loro più sentito cordoglio e vicinanza ai familiari della donna mancata questo pomeriggio durante il temporale in Val San Nicolò.

Ad un anno esatto dalla bomba d’acqua che colpì Moena, di nuovo doverosamente, va il nostro immenso grazie ai nostri Vigili del Fuoco, al Soccorso Alpino, alle associazioni di pronto soccorso fassane, per la loro costante presenza, per il loro prezioso e imprescindibile contribuito.

Quanto accaduto, si ritiene, non deve comunque portare ad un allarme generalizzato e ingiustificato sull’attuale situazione di sicurezza dei territori fassani.

Nel periodo compreso tra il 2006 e il 2014, la Provincia di Trento ha ucciso ben tre orsi nel corso di tentativi di cattura, un triste primato che allarma le associazioni a due giorni dall’emissione dell’ordinanza che dispone la cattura dell’orso M49.

Li ricordiamo:
2008, un giovane orso muore annegato nel lago di Molveno per l’utilizzo di un fucile a sedativo durante l’operazione di radio-collaraggio. Nel rapporto l’evento compare come incidente gestionale. La caduta nel lago è la conseguenza dell’incompetenza degli addetti.
2012, Orso JJ5 (6 anni) muore per soffocamento durante un tentativo di cattura il 12 giugno nei pressi di monte Terlago. Sotto accusa l’anestetico, secondo alcuni veterinari non il migliore presente sul mercato.
Infine non bisogna dimenticare che anche l’orsa Daniza nel 2016 è stata destinataria di un’ordinanza di cattura contingibile e urgente, che si è poi trasformata in una vera e propria esecuzione a causa dell’imperizia del veterinario che non è stato in grado di gestire le complicanze determinate dall’iniezione di anestetico.

Alla luce di questi fatti, l’ordinanza del Presidente Fugatti assume un profilo ancora più inquietante perché l’ipotesi di traslocazione dell’orso M49 in altre zone, azione prevista dal PACOBACE in alternativa alla cattura, non è stata neppure presa in considerazione.

“Con questi presupposti – dichiarano ENPA, LAC e LAV – siamo preoccupati che tutta la vicenda possa trasformarsi in un percorso ad arte allo scopo di concludersi con l’uccisione dell’orso M49. A partire dal definirlo un orso dannoso e quindi pericoloso, solamente per il fatto che al risveglio dal letargo si sia introdotto in alcune malghe disabitate, attratto dagli odori del cibo presente al loro interno. Si tratta di un comportamento del tutto normale che non rappresenta certo una fonte di preoccupazione”.

E infatti nell’area del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise – PNALM, una zona dove le persone sono da sempre abituate alla convivenza con gli orsi, il Protocollo Operativo per la prevenzione e la gestione degli orsi confidenti e/o problematici prevede valutazioni differenti in relazione al concetto di pericolosità dell’orso proprio per casi come questi. A pagina 20 di tale Protocollo è presente la Tabella V, intitolata Azioni Reattive e di Controllo. Nella tabella è possibile notare come l’atteggiamento addebitato a M49 comporti azioni che prevedono esclusivamente l’adozione di misure di prevenzione, sorveglianza e informazione, nulla a che vedere con la cattura imposta da Fugatti, nonostante la stessa Provincia Autonoma di Trento sia stata partner del progetto che ha portato alla definizione di tali azioni.

“E’ evidente quindi che tra le due aree nazionali dove si concentrano le popolazioni di orso, è il Trentino quella che rappresenta i maggiori pericoli per la sopravvivenza degli animali – concludono le associazioni – per questo motivo abbiamo affidato ai nostri legali il mandato di valutare i contenuti dell’ordinanza di cattura di M49, così da predisporre le migliori azioni giudiziarie congiunte che garantiscano la vita dell’orso.”

Nel primo pomeriggio di oggi una donna ha perso la vita, trascinata dalle acque del rio San Nicolò, ingrossato a causa delle piogge. La donna stava percorrendo la strada che attraversa il torrente nelle vicinanze di Baita Ciampiè insieme ad alte tre persone, quando è stata colpita da un’onda e trascinata a valle. Sono stati i compagni di escursione a chiamare il Numero Unico per le Emergenze 112 poco prima delle 14.

Il coordinatore dell’Area operativa Trentino settentrionale del Soccorso Alpino ha chiesto l’intervento dell’elicottero, il quale ha portato sul luogo dell’incidente l’equipe medica e due sommozzatori. Sul posto anche una squadra di cinque operatori del Soccorso Alpino e i Vigili del Fuoco di Pozza di Fassa. La donna è stata trovata nel torrente 300 metri più a valle e il medico non ha potuto fare altro che constatarne il decesso. La salma è stata portata alla camera mortuaria di Pozza di Fassa mentre i compagni di escursione sono stati accompagnati a valle dai soccorritori e dai Vigili del Fuoco.

 

 

 

Propaganda e Pregiudizio rendono il Trentino egoista, piccolo e solo. “Orgoglio e pregiudizio” come il romanzo di Jane Austen e l’omonimo celebre film?

No, meglio Propaganda e Pregiudizio!

Questa sembra la trama che anima alcune scelte della Giunta provinciale come quella di abolire la legge sulla cooperazione internazionale.

Un atto di “cattivismo” politico che soprattutto rischia di farci incamminare sempre di più sul sentiero di un Trentino egoista, piccolo e solo.

L’esatto contrario di una comunità che costruisce ponti e relazioni ed esporta la cultura solidale dell’Autonomia.

 

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Alessandro Olivi

Discorso di insediamento del neo eletto Presidente David Maria Sassoli.

Testo integrale del discorso pronunciato oggi nell’aula plenaria di Strasburgo da Sassoli all’inizio della sua Presidenza. Fa fede la versione orale.

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Discorso Presidente Sassoli
Cittadine e cittadini dell’Unione europea, signore e signori parlamentari, cari amici, colleghi, rappresentanti delle Istituzioni, dei Governi, donne e uomini di questa Amministrazione.

Tutti voi capirete la mia emozione in questo momento nell’assumere la Presidenza del Parlamento europeo e di essere stato scelto da voi per rappresentare l’Istituzione che più di ogni altra ha un legame diretto con i cittadini, che ha il dovere di rappresentarli e difenderli. E di ricordare sempre che la nostra libertà è figlia della giustizia che sapremo conquistare e della solidarietà che sapremo sviluppare.

Permettetemi di ringraziare il Presidente Antonio Tajani per il lavoro svolto in questo Parlamento, per il suo grande impegno e la sua dedizione a questa Istituzione. Voglio anche dare il benvenuto ai nuovi colleghi, che sono il 62% di quest’Aula, un bentornato ai parlamentari confermati e alle donne, che rappresentano il 40% di tutti noi. Un buon risultato, ma noi vogliamo di più.

In questo momento, al termine di una intensa campagna elettorale, ha inizio una legislatura che gli avvenimenti caricano di grande responsabilità perché nessuno può accontentarsi di conservare l’esistente. Ce lo dice il risultato elettorale, ce lo testimonia la stessa composizione di questa Assemblea.

Siamo immersi in trasformazioni epocali: disoccupazione giovanile, migrazioni, cambiamenti climatici, rivoluzione digitale, nuovi equilibri mondiali, solo per citarne alcuni, che per essere governate hanno bisogno di nuove idee, del coraggio di saper coniugare grande saggezza e massimo d’audacia.

Dobbiamo recuperare lo spirito di Ventotene e lo slancio pionieristico dei Padri Fondatori, che seppero mettere da parte le ostilità della guerra, porre fine ai guasti del nazionalismo dandoci un progetto capace di coniugare pace, democrazia, diritti, sviluppo e uguaglianza.

In questi mesi, in troppi, hanno scommesso sul declino di questo progetto, alimentando divisioni e conflitti che pensavamo essere un triste ricordo della nostra storia. I cittadini hanno dimostrato invece di credere ancora in questo straordinario percorso, l’unico in grado di dare risposte alle sfide globali che abbiamo davanti a noi.

Dobbiamo avere la forza di rilanciare il nostro processo di integrazione, cambiando la nostra Unione per renderla capace di rispondere in modo più forte alle esigenze dei nostri cittadini e per dare risposte vere alle loro preoccupazioni, al loro sempre più diffuso senso di smarrimento.

La difesa e la promozione dei nostri valori fondanti di libertà, dignità e solidarietà deve essere perseguita ogni giorno dentro e fuori l’Ue.

Cari colleghi, pensiamo più spesso al mondo che abbiamo, alle libertà di cui godiamo…. E allora diciamolo noi, visto che altri a Est o ad Ovest, o a Sud fanno fatica a riconoscerlo, che tante cose ci fanno diversi – non migliori, semplicemente diversi – e che noi europei siamo orgogliosi delle nostre diversità.

Ripetiamolo perché sia chiaro a tutti che in Europa nessun governo può uccidere, che il valore della persona e la sua dignità sono il nostro modo per misurare le nostre politiche, che da noi nessuno può tappare la bocca agli oppositori, che i nostri governi e le istituzioni europee che li rappresentano sono il frutto della democrazia e di libere elezioni, che nessuno può essere condannato per la propria fede religiosa, politica, filosofica, che da noi ragazze e ragazzi possono viaggiare, studiare, amare senza costrizioni, che nessun europeo può essere umiliato e emarginato per il proprio orientamento sessuale, che nello spazio europeo, con modalità diverse, la protezione sociale è parte della nostra identità, che la difesa della vita di chiunque si trovi in pericolo è un dovere stabilito dai nostri Trattati e dalle Convenzioni internazionali che abbiamo stipulato.

Il nostro modello di economia sociale di mercato va rilanciato. Le nostre regole economiche devono saper coniugare crescita, protezione sociale e rispetto dell’ambiente. Dobbiamo dotarci di strumenti adeguati per contrastare le povertà, dare prospettive ai nostri giovani, rilanciare investimenti sostenibili, rafforzare il processo di convergenza tra le nostre regioni ed i nostri territori.

La rivoluzione digitale sta cambiano in profondità i nostri stili di vita, il nostro modo di produrre e di consumare. Abbiamo bisogno di regole che sappiano coniugare progresso tecnologico, sviluppo delle imprese e tutela dei lavoratori e delle persone.

Il cambiamento climatico ci espone a rischi enormi ormai evidenti a tutti. Servono investimenti per tecnologie pulite per rispondere ai milioni di giovani che sono scesi in piazza, e alcuni venuti anche in quest’Aula, per ricordarci che non esiste un altro pianeta.

Dobbiamo lavorare per una sempre più forte parità di genere e un sempre maggior ruolo delle donne ai vertici della politica, dell’economia, del sociale.

Signore e Signori, questo è il nostro biglietto da visita per un mondo che per trovare regole ha bisogno anche di noi.

Ma tutto questo non è avvenuto per caso. L’Unione europea non è un incidente della Storia.

Io sono figlio di un uomo che a 20 anni ha combattuto contro altri europei, e di una mamma che, anche lei ventenne, ha lasciato la propria casa e ha trovato rifugio presso altre famiglie.

Io so che questa è la storia anche di tante vostre famiglie… e so anche che se mettessimo in comune le nostre storie e ce le raccontassimo davanti ad un bicchiere di birra o di vino, non diremmo mai che siamo figli o nipoti di un incidente della Storia.

Ma diremmo che la nostra storia è scritta sul dolore, sul sangue dei giovani britannici sterminati sulle spiagge della Normandia, sul desiderio di libertà di Sophie e Hans Scholl, sull’ansia di giustizia degli eroi del Ghetto di Varsavia, sulle primavere represse con i carri armati nei nostri paesi dell’Est, sul desiderio di fraternità che ritroviamo ogni qual volta la coscienza morale impone di non rinunciare alla propria umanità e l’obbedienza non può considerarsi virtù.

Non siamo un incidente della Storia, ma i figli e i nipoti di coloro che sono riusciti a trovare l’antidoto a quella degenerazione nazionalista che ha avvelenato la nostra storia. Se siamo europei è anche perché siamo innamorati dei nostri Paesi. Ma il nazionalismo che diventa ideologia e idolatria produce virus che stimolano istinti di superiorità e producono conflitti distruttivi.

Colleghe e colleghi, abbiamo bisogno di visione e per questo serve la politica. Sono necessari partiti europei sempre più capaci di essere l’architrave della nostra democrazia. Ma dobbiamo dare loro nuovi strumenti. Quelli che abbiamo sono insufficienti. Questa legislatura dovrà rafforzare le procedure per rendere il Parlamento protagonista di una completa democrazia europea.

Ma non partiamo da zero, non nasciamo dal nulla. L’Europa si fonda sulle sue Istituzioni, che seppur imperfette e da riformare, ci hanno garantito le nostre libertà e la nostra indipendenza. Con le nostre Istituzioni saremo in grado di rispondere a tutti coloro che sono impegnati a dividerci. E allora diciamo in quest’Aula, oggi, che il Parlamento sarà garante dell’indipendenza dei cittadini europei. E che solo loro sono abilitati a scrivere il proprio destino: nessuno per loro, nessuno al posto nostro.

In quest’aula insieme a tanti amici e colleghi con molta esperienza, vi sono anche tantissimi deputati alla prima legislatura. A loro un cordiale saluto di benvenuto.

Ho letto molte loro biografie e mi sono convinto si tratti di una presenza molto positiva per loro competenze, professionalità. Molti di loro sono impegnati in attività sociali o di protezione delle persone, e questo è un campo su cui l’Europa deve migliorare perché abbiamo il dovere di governare i fenomeni nuovi.

Sull’immigrazione vi è troppo scaricabarile fra governi e ogni volta che accade qualcosa siamo impreparati e si ricomincia daccapo.

Signori del Consiglio Europeo, questo Parlamento crede che sia arrivato il momento di discutere la riforma del Regolamento di Dublino che quest’Aula, a stragrande maggioranza, ha proposto nella scorsa legislatura.

Lo dovete ai cittadini europei che chiedono più solidarietà fra gli Stati membri; lo dovete alla povera gente per quel senso di umanità che non vogliamo smarrire e che ci ha fatto grandi agli occhi del mondo.

Molto è nelle vostre mani e con responsabilità non potete continuare a rinviare le decisioni alimentando sfiducia nelle nostre comunità, con i cittadini che continuano a chiedersi, ad ogni emergenza: dov’è l’Europa? Cosa fa l’Europa? Questo sarà un banco di prova che dobbiamo superare per sconfiggere tante pigrizie e troppe gelosie.

E ancora, Parlamento, Consiglio e Commissione devono sentire il dovere di rispondere con più coraggio alle domande dei nostri giovani quando chiedono a gran voce che dobbiamo svegliarci, aprire gli occhi e salvare il pianeta.

Mi voglio rivolgere a loro: considerate questo Parlamento, che oggi inizia la sua attività legislativa, come il vostro punto di riferimento. Aiutateci anche voi a essere più coraggiosi per affrontare le sfide del cambiamento.

Voglio assicurare al Consiglio e alle Presidenze di turno la nostra massima collaborazione e lo stesso rivolgo alla Commissione e al suo Presidente. Le Istituzioni europee hanno la necessità di ripensarsi e di non essere considerate un intralcio alla costruzione di un’Europa più unita.

Tramite il Presidente del Consiglio europeo voglio rivolgere anche un saluto, a nome di quest’Aula, ai Capi di Stato e di Governo.

Ventotto paesi fanno grande l’Unione europea. E si tratta di 28 Stati, dal più grande al più piccolo, che custodiscono tesori unici al mondo. Tutti vengono da lontano e posseggono cultura, lingua, arte, paesaggio, poesia inimitabili e inconfondibili. Sono il nostro grande patrimonio e tutti meritano rispetto.

Ecco perché quando andrò a visitarli, a nome vostro, non sarò mai distratto. E davanti alle loro bandiere e ai loro inni sarò sull’attenti anche a nome di coloro che, in quest’Aula, non mostrano analogo rispetto.

Lasciatemi infine rivolgere un saluto ai parlamentari britannici, comunque la pensino sulla Brexit. Per noi immaginare Parigi, Madrid, Berlino, Roma lontane da Londra è doloroso.

Sì sappiatelo, con tutto il rispetto che dobbiamo per le scelte dei cittadini britannici, per noi europei si tratta di un passaggio politico che deve essere portato avanti con ragionevolezza, nel dialogo e con amicizia, ma sempre nel rispetto delle regole e delle rispettive prerogative.

Voglio salutare i rappresentanti degli Stati che hanno chiesto di aderire all’Unione europea. Il loro percorso è avviato per loro libera scelta. Tutti capiscono quanto sia conveniente far parte dell’Unione. Le procedure di adesione proseguono e il Parlamento si è detto più volte soddisfatto dei risultati raggiunti.

Infine, un in bocca al lupo a tutta l’amministrazione e ai lavoratori del Parlamento.

Ci siamo dati un obbiettivo nella scorsa legislatura: far diventare il Parlamento europeo la Casa della democrazia europea.

Per questo abbiamo bisogno di riforme, di maggiore trasparenza, di innovazione. Molti risultati sono stati raggiunti, specie sul bilancio, ma questa legislatura deve dare un impulso maggiore.

Per fare questo c’è bisogno di un maggior dialogo fra parlamentari e amministrazione e sarà mia cura svilupparlo.

Care colleghe e cari colleghi, l’Europa ha ancora molto da dire se noi, e voi, sapremo dirlo insieme. Se sapremo mettere le ragioni della lotta politica al servizio dei nostri cittadini, se il Parlamento ascolterà i loro desideri e le loro paure e le loro necessità.

Sono sicuro che tutti voi saprete dare il necessario contributo per un’Europa migliore che può nascere con noi, con voi, se sapremo metterci cuore e ambizione.

Grazie e buon lavoro.

Lavoratori del cantiere Loppio-Busa: incontro fra Provincia, impresa e sindacati. La gestione degli orari di lavoro e delle ore di lavoro straordinario, le condizioni logistiche dei lavoratori e l’attività di controllo sulla tranquillità psicofisica relativa all’accesso al cantiere. Questi i temi al centro di un incontro, tenuto oggi a Trento, fra sindacati, Cgil, Cisl e Uil, le strutture tecniche della Provincia ed i rappresentanti del consorzio di imprese che sta realizzando il collegamento stradale Loppio – Busa. Fra le decisioni prese congiuntamente, nel corso della riunione, quella di definire una modalità di gestione degli orari di lavoro, compresi gli straordinari, in accordo con i sindacati, da presentare poi all’approvazione dei lavoratori, come previsto anche da un precedente protocollo siglato fra la Provincia ed il consorzio di imprese.

Sul fronte della sicurezza e delle condizioni psicofisiche dei lavoratori è stato deciso di introdurre un sistema di badge che consentirà alla Provincia di poter controllare la corrispondenza fra ore lavorate e sicurezza ed ai sindacati quella fra orari prestati e quelli riconosciuti a livello stipendiale. Sul fronte della logistica la Provincia ha constatato come l’impresa abbia provveduto ad installare dei condizionatori nei locali adibiti ad accoglienza e soggiorno degli operai, tra cui la mensa.

Sulla questione della difficoltà a reperire manodopera, lamentata dall’impresa, è stato evidenziato come Agenzia del lavoro abbia selezionato quasi 100 curricula, che verranno a breve valutati. Anche relativamente ad alcune vertenze passate, si è registrata la volontà di proseguire il confronto ripristinando una normale dialettica sindacale fra impresa e organizzazioni dei lavoratori.

Agricoltura, fare squadra per conciliare efficienza e legalità. La parola d’ordine è fare squadra, perché così come un grappolo d’uva è composto da diversi acini, anche sul fronte del lavoro stagionale in agricoltura sono numerosi gli elementi che concorrono a conciliare efficienza e legalità, l’esigenza di effettuare la raccolta in tempi rapidi e nel momento migliore, con la necessità di effettuare controlli per evitare situazioni irregolari a danno dei lavoratori.

E’ quanto è emerso dall’incontro che si è svolto questa mattina in Provincia autonoma alla presenza del presidente Maurizio Fugatti e dell’assessore Giulia Zanotelli, del Commissario del Governo Sandro Lombardi, del Questore Giuseppe Garramone, del generale Ivano Maccani, Comandante Regionale della Guardia di Finanza, del presidente di Agenzia del Lavoro Riccardo Salomone, dei rappresentanti sindacali del settore agricolo e delle associazioni di categoria, e dei rappresentanti di Inps e dei servizi provinciali competenti in materia. “Con la collaborazione di tutti – ha sottolineato il presidente Fugatti – possiamo fare del Trentino una terra dove conciliare la doverosa azione di vigilanza con le quotidiane necessità di un comparto produttivo che richiede grande attenzione, considerate alcune oggettive difficoltà connesse ad esempio alle dimensioni aziendali ed al fatto di operare in aree difficili come quelle montane”.

Ribadito che i controlli vanno fatti, mettendo al primo posto la sicurezza e le garanzie previste per i lavoratori stagionali, che la normativa sulle assunzioni stagionali è recentemente cambiata e che ognuno dei soggetti coinvolti ha dei doveri a cui adempiere, attraverso la collaborazione si vuole evitare di pesare eccessivamente sulle aziende agricole, che spesso sono di piccole dimensioni, specialmente durante le fasi di maggiore impegno e in cui è fondamentale salvaguardare anche la qualità dei prodotti. La situazione del settore, è stato rilevato dall’assessore Zanotelli, quest’anno è resa ancora più complicata dalle difficoltà di reperimento della manodopera. L’azione della Provincia, che ha attivato le proprie strutture ed in particolare Agenzia del lavoro, ha già permesso di individuare 450 unità da immettere in questo particolare mercato.

Si punta ora a rendere più sistematico l’approccio, a migliorare la prevenzione (anche attraverso la conoscenza delle normative), la formazione, incontro tra domanda e offerta, con l’obiettivo di individuare chi non è in regola senza gravare indistintamente su tutti. Ciò nella consapevolezza che non va sottovalutato il rischio di fenomeni sempre in agguato, come il lavoro irregolare o addirittura il caporalato.

“Anche queste buone pratiche – ha commentato in conclusione l’assessore Giulia Zanotelli – devono essere viste in un’ottica di grande attenzione al prodotto e a tutta la filiera che ne sta a monte, in una logica di qualità a tutto tondo su cui puntiamo molto per essere sempre più competitivi”

Il consigliere del Partito Democratico del Trentino Luca Zeni ha depositato oggi un’interrogazione dettagliata sulla delicata vicenda di Trentino Digitale s.p.a., e sulla condotta della giunta rispetto all’ente.

“Da diverse settimane la giunta provinciale ha avviato un duro attacco al Consiglio di amministrazione di Trentino Digitale, senza aver mai delineato una strategia chiara sulla società e con modalità che definire scomposte sarebbe un eufemismo”, ha dichiarato il consigliere Zeni.

“Qui non si tratta di linee politiche diverse, o di rapporti tra partiti. Qui parliamo di condotta delle istituzioni, che in questo caso non solo è scorretta, ma fa avanzare il concreto dubbio di essere giuridicamente illecita”, continua il consigliere Zeni.

Nell’interrogazione il consigliere ripercorre i tanti momenti di scorrettezza portati avanti in particolare dall’assessore Spinelli: dall’invio di lettere di dimissioni precompilate ad alcuni consiglieri per far decadere il cda all’insaputa del Presidente, al blocco di dodici assunzioni con le persone in attesa di iniziare a lavorare (per ostacolare il funzionamento della società?); dalla richiesta di inserire la revoca del cda all’ordine del giorno dell’assemblea (ancora per fare pressione verso le dimissioni?), ad un bando per trovare i nuovi componenti rimasto esposto soltanto 4 giorni festivi inclusi, pubblicato prima della revoca; dall’invio di contestazioni al cda pochi minuti prima dell’assemblea e dopo aver messo all’odg la revoca, alla sospensione della revoca dichiarando però di fatto un falso in bilancio, ma al contempo votando “in linea tecnica” il bilancio (concetto estraneo al diritto societario..).
Un elenco lunghissimo di comportamenti che lasciano esterefatti rispetto al modo di comportarsi delle istituzioni, che potrebbero portare a configurare ipotesi di reato come abuso d’ufficio e turbativa e che richiedono delle risposte che sino ad ora sono state negate.

* In allegato l’interrogazione depositata

 

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