Il presidente Fugatti ha presentato in Prima Commissione le Linee guida del Programma di Sviluppo Provinciale per la legislatura. Il confronto con i consiglieri.

Avviato oggi il confronto tra la Giunta e il Consiglio in vista della definizione del Programma di Sviluppo Provinciale (PSP) della legislatura in corso. Ad offrire l’occasione è stata la Prima Commissione presieduta da Vanessa Masè di Civica Trentina, che ha chiesto al governatore Fugatti di presentare le “Linee guida” propedeutiche al PSP. “Linee guida” che consistono in un documento di 47 pagine adottato dall’esecutivo il 17 maggio scorso, sottoposto in questi giorni sia al Consiglio provinciale sia a tutti soggetti esterni interessati, che sulla base dei suggerimenti emersi da questi incontri sarà perfezionato e approvato dalla Giunta il 28 giugno prossimo, Perché quel testo diventi il PSP definitivo la Prima Commissione si dovrà riunire nuovamente per esprimere questa volta un parere formale.

Dopo la sintetica illustrazione delle Linee guida del PSP da parte del governatore e alcune considerazioni integrative fornite dagli assessori Gottardi, Bisesti e Spinelli da cui era affiancato, sono intervenuti Alex Marini (5 stelle) e i capigruppo del Pd Giorgio Tonini, di Futura 2018 Paolo Ghezzi e del Patt Ugo Rossi. Tonini ha criticato la mancanza di priorità e di una gerarchia di obiettivi strategici basata su un’analisi dei principali problemi e bisogni del Trentino nella prospettiva del prossimo quinquennio. Ghezzi ha stigmatizzato la totale assenza di “numeri” da cui un documento programmatico di questa portata dovrebbe essere sempre accompagnato (ma Fugatti ha precisato che nel testo che arriverà in Giunta il 28 giugno i numeri, che sono allo studio, ci saranno). Rossi ha messo invece l’accento sulla necessità di chiarire nel PSP i rapporti con lo Stato per “blindare” le risorse dell’Autonomia. Per potenziare i collegamenti sul territorio il presidente Fugatti preannuncia una grande opera infrastrutturale all’anno.

 

Fugatti: le vocazioni.

Fugatti ha riassunto i principali contenuti delle Linee guida del PSP ricordando che il taglio del documento è inizialmente “culturale” mentre poi entra nel merito dei singoli settori. Nella prima parte si parla delle 4 grandi vocazioni o ambiti del Trentino da valorizzare. La prima vocazione è al senso di appartenenza territoriale alle aree del Trentino sia di fondovalle sia di montagna, che l’amministrazione provinciale deve stimolare nei trentini, tenendo conto che l’intervento pubblico non può essere lo stesso in tutte le zone ma calibrato in rapporto ad esigenze diversificate perché generi impatti importanti. Territorio per Fugatti vuol dire anche sicurezza non solo nel senso che normalmente si attribuisce a questo concetto ma anche sicurezza lavorativa, sociale e dei servizi sanitari che va garantita in tutti i territori sempre puntando a uno sviluppo sostenibile dal punto di vista ambientale. La seconda vocazione è quella “generativa”, per creare valore, attivare risorse aggiuntive e innovare ad ogni livello. Per Fugatti questa è una vocazione per la quale soprattutto da parte del mondo della ricerca, dell’industria e della sanità il Trentino deve esercitare una forte capacità di attrazione. Occorre attrarre risorse in particolare per la ricerca che oggi è sostenuta soprattutto dalla spesa pubblica ma che in prospettiva ha assoluto bisogno del concorso dei privati.

La terza vocazione indicata dalle Linee del PSP è quella “compositiva”, che la Provincia dovrà interpretare puntando sulle relazioni con la Provincia di Bolzano in un’ottica regionale ma anche euroregionale. Non tutto finisce a Borghetto o a Ponte Caffaro, ha spiegato il presidente: servono rapporti con tutti i territori limitrofi al Trentino per coltivare relazioni costruttive. E questo vale anche per l’Unione europea. La vocazione compositiva dal punto di vista territoriale significa anche tutela della montagna perché chi vive e lavora in questi territori vi possa rimanere, per il riequilibrio dei rapporti pubblico-privato e per garantire l’equità sociale.
Infine “vocazione facilitante”, che vuol dire delegificare, deregolamentare, snellire i processi. Su questo tema, ha proseguito Fugatti, le categorie produttive ci hanno sollecitato a non fermarci alla legge recentemente approvata in Consiglio. I soggetti produttivi conoscono da vicino ciò che occorre deregolamentare. Il nostro percorso verso la semplificazione proseguirà quindi attraverso i rapporti con i cittadini e le imprese perché la pubblica amministrazione sia sempre funzionale alla società e ai suoi bisogni.

 

Fugatti: le strategie.

Quanto poi alle strategie oggetto della seconda parte delle Linee guida del PSP, Fugatti ha accennato alla scuola come irrinunciabile presidio del territorio che oggi ha bisogno di una più forte connessione con le imprese specialmente nel settore della formazione professionale, perché oggi è difficile trovare camerieri, muratori, idraulici, autisti degli autobus. Secondo Fugatti occorre che i trentini comprendano che anche queste professioni costituiscono opportunità lavorative importanti. Vi è poi il settore della ricerca-innovazione che dovrà restare di eccellenza nel Trentino e per il quale l’università occupa un ruolo cruciale per la creazione di lavoro, ricchezza e crescita diffusa, generando ricadute sul territorio. Fugatti ha anche citato il valore educativo per i giovani costituito dallo sport, spesso ingiustamente trascurato. “Il forum della ricerca è partito – ha aggiunto – e sta andando avanti ma serve una sempre maggiore capacità di attrarre fondi. Indispensabile per il presidente sarà puntare anche sull’aumento degli investimenti pubblici per la crescita, in modo da fronteggiare eventuali altre crisi o ritardi dell’economia trentina. Specialmente nei settori dei lavori pubblici e degli investimenti infrastrutturali. Occorrerà anche continuare a garantire un contesto fiscale favorevole per le imprese come già si era iniziato a fare in passato.

La Provincia per Fugatti dovrà inoltre collaborare con la cooperazione trentina nei principali settori in cui è essa è impegnata. Compreso quello dei piccoli negozi delle periferie di montagna che solo la cooperazione riesce a tenere aperti. Bisognerà inoltre puntare sulla difesa delle tipicità locali e dell’artigianato trentino attraverso un forte collegamento con la scuola.
La formazione professionale dovrà sostenere i lavoratori anche nei processi di innovazione. Oggi, ha proseguito il presidente, le liste di sostegno ai disoccupati non calano, per cui dobbiamo capire cosa non va nei rapporti tra la formazione e il mondo del lavoro, due aree troppo debolmente collegate.
Per l’agricoltura servirà un maggiore coinvolgimento dei giovani, aiutando il loro insediamento e l’avvio delle aziende. In questo settore andranno sostenute ancora quelle di montagna per evitarne l’abbandono. Sui rischi derivanti dai cambiamenti climatici Fugatti ha ricordato che in Trentino si è lavorato molto sulla difesa passiva, ma oggi serve una più forte attenzione all’ambiente per garantire la sicurezza. Sempre per la montagna andranno valorizzate maggiormente le produzioni di qualità e bisognerà puntare su una nuova strategia per il turismo, favorendo lo sviluppo delle strutture ricettive a 5 stelle. Per la mobilità alternativa, occorrerà investire di più sul cadenzamento delle corse nelle valli, insistendo sulla promozione dell’utilizzo del mezzo pubblico per tutti gli spostamenti dalle città alle valli e dalle valli alle città.

La Giunta pensa poi ad un Marchio di qualità del Trentino legato sia al turismo sia all’agricoltura. La volontà è di valorizzare chi ha una forte vocazione territoriale nella produzione di prodotti trentini che hanno una forte possibilità di presenza sui mercati.
Salute e sociale: la Giunta punta alla presa in carico integrale del paziente cronico per prevenire eventi che comportano costi elevati per la Provincia. Solo potenziando la presa in carico di queste persone la gestione dei pazienti risulterà alla lunga meno onerosa. Sui tempi di attesa troppo lunghi e gli ospedali di valle vi è l’intenzione di valorizzare il personale sanitario, sempre fatta salva la sostenibilità economica.
Per la salute e il benessere delle persone anziane, centrale per Fugatti sarà ancora una volta il ruolo della cooperazione, in particolare nei servizi per la disabilità.
Politiche per la natalità: nella legge di assestamento – ha preannunciato il presidente – si vedranno le prime iniziative concrete della Giunta su questo fronte dove serve un forte investimento. Vanno rimossi gli ostacoli economici che scoraggiano le famiglie ad avere figli. Per le case Itea secondo Fugatti occorre capire perché in Trentino molte non sono occupate, in modo da mettere questi alloggi a disposizione di chi ha più bisogno anche e soprattutto nelle zone di montagna.
Un tema generale delle Linee del PSP è poi quello del Trentino interconnesso. Sulla banda larga – ha osservato Fugatti – il Trentino è oggettivamente indietro e la Giunta sta intervenendo sui soggetti responsabili a favore dei territori più in difficoltà, anche perché gli investimenti della Provincia in questo settore sono già stati molto importanti.
Per l’Autonomia Fugatti ha espresso fiducia nella istituzione in questi giorni della Commissione dei 12 che potrà riprendere il lavoro sul tema delle competenze ambientali e di gestione dei grandi carnivori. Il governatore ha infine citato i temi delle minoranze linguistiche, dell’innovazione della pubblica amministrazione attraverso la digitalizzazione e del rapporto con gli enti locali. E ha concluso preannunciando una proposta di legge ad hoc della Giunta sul tema delle fusioni e delle gestioni associate dei Comuni, dei quali va salvaguardata l’identità e la funzione di presidio del territorio.

 

 

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L’assessore Gottardi: il problema è la distanza percepita tra Comuni e Provincia.

L’assessore Gottardi ha sottolineato che la parte delle Linee del PSP relativa alla governance costituisce un tema aperto, perché si è ancora in una fase di redazione del testo che potrà essere integrato con i contributi raccolti proprio in questa fase. Nel fine settimana, ha aggiunto, cercheremo di fare sintesi delle istanze provenienti dai territori. Nella nostra visione del Trentino il Comune è il presidio fondamentale minimo e per i servizi comunali il metro di riferimento è il costo che deriverebbe dall’eliminazione di qualcuno di essi. Diversamente non potremmo mai essere competitivi. Occorre quindi un cambio di prospettiva e anche gli Stati generali della montagna non sono partiti da un’idea preconfezionata dei rapporti centro-periferia. Il problema riguarda la distanza percepita tra l’ente Provincia e l’ente Comune. Si tratta di riportare questi due soggetti sullo stesso binario.

 

 

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Bisesti: scuola presidio territoriale.

In questi primi mesi abbiamo messo in campo interventi innanzitutto per la salvaguardia delle scuole come presidio dei territori, ha detto l’assessore all’istruzione Bisesti. Altri interventi emergeranno in sede di assestamento del bilancio e nell’autunno prossimo. Quanto alle altre sfide più importanti, Bisesti ha ricordato le esigenze che i provvedimenti adottati dalla Provincia abbiano ricadute reali. Con il PSP vorremmo non deludere da qui a 5 anni le legittime richieste e aspettative dei cittadini.

 

 

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Spinelli: puntare sulla ricerca, l’innovazione e il rapporto scuola-lavoro.

L’assessore allo sviluppo e al lavoro Spinelli si è soffermato sulla semplificazione che non va inteso solo come uno slogan. Si tratta di impostare politiche e pratiche di reale semplificazione, partendo da un’analisi dei processi operativi interni alla Pat. Occorre diffondere un nuovo approccio alla pubblica amministrazione perché la Provincia vuole affiancare e non ostacolare il soggetto impresa impegnato a fare sviluppo economico. Spinelli ha aggiunto che per questo si vuole puntare molto sulla razionalizzazione del controllo pubblico sulle imprese con procedure trasparenti e un sistema rendicontabile. L’investitore, questo è l’obiettivo, deve conoscere i tempi a sua disposizione per avviare un’attività economica in Trentino, deve sapere a quali controlli sarà soggetto ed entro quali tempi. Solo così potrà pianificare gli investimenti in modo preciso e consapevole.

Ricerca, sviluppo innovazione. Su questo fronte Spinelli ha ricordato la partenza del Forum per la ricerca per ripensare le politiche del settore tenuto conto dei 290 milioni di euro l’anno di cui il settore gode in Trentino (la Provincia di Bolzano arriva invece a 150 milioni l’anno). Un sostegno che è prevalentemente pubblico che la Giunta vorrebbe aumentare con la creazione – ecco l’obiettivo del Forum – di un habitat favorevole alla ricerca nel Trentino, di un ecosistema innovativo per soggetti capaci di imprimere alla ricerca una continua tensione verso l’innovazione. La Pat ha l’obiettivo di attrarre nel nostro territorio soprattutto risorse private da centri di ricerca sia italiani che esteri, che devono scoprire i vantaggi che il Trentino può offrire. Il problema oggi è dato dalla permanenza dei ricercatori che una volta formati se ne vanno in territori considerati più competitivi del nostro. “Anche su questo punto – ha dichiarato Spinelli – abbiamo già qualche idea per trattenere e attrarre soggetti ad alta qualificazione”.

Formazione e lavoro. L’assessore ha evidenziato la scarsità di personale che soddisfi le esigenze delle imprese e la necessità di puntare quindi ad una maggiore connessione tra scuola, cfp e mondo del lavoro. In particolare occorre che la scuola si avvicini di più alle esigenze delle imprese. Purtroppo il sistema scolastico trentino ha ancora una bassa capacità di preparare studenti al mondo del lavoro e la richiesta supera l’offerta: servono quindi soluzioni per risolvere il problema.
Cambiamenti tecnologici. L’industria 4.0 è per Spinelli la più grande rivoluzione degli ultimi anni e produrrà l’espulsione dei soggetti che non saranno in grado di adeguare le proprie capacità all’evoluzione in corso è il bisogno di giovani formati. Si tratta di formare soggetti in grado di intraprendere queste nuove professioni.
Export. Vogliamo mettere a sistema tutte le esperienze e risorse maturate dalla Provincia in questi ultimi anni. Reti di comunicazione: il sistema viabilistico deve permettere anche alle zone periferiche di trasportare beni e persone: servono quindi prodotti e attività innovative ad alto valore aggiunto. Solo così le attività economiche saranno competitive. Fondamentali saranno poi le reti di connessione.

 

 

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Marini: occorrono più investimenti sulle persone e sui servizi.

Alex Marini (5 stelle) ha riconosciuto la valenza evocativa, creativa e la visione olistica del documento che però risulta in alcuni punti contraddittorio, quando non spiega come conciliare tradizione e innovazione, o tutela dell’ambiente e utilizzo delle risorse naturali. Per Marini fondamentale è la questione del lavoro, ma – ha osservato – non nel documento si parla mai di remunerazione. Bene anche il riferimento ai cambiamenti climatici perché al Trentino una politica su questo punto. Secondo il consigliere sarebbe importante prevedere investimenti non solo nelle infrastrutture ma anche sulle persone, ad esempio nella sanità. Il testo non spiega come recuperare le risorse aggiuntive di cui la Provincia ha necessità visto che quelle messe a disposizione dell’Ue sono limitate. Manca poi a suo avviso un richiamo al federalismo fiscale perché le comunità locali dovrebbero poter intervenire sulle imposte e sulle aliquote. Assenti anche i riferimenti alla democrazia diretta e alla partecipazione popolare alla vita politica. Infine per aiutare la montagna, le periferie e le comunità rurali, Marini ha ribadito che il problema non si risolve con le infrastrutture ma con investimenti sulle persone e sui servizi, a partire dalla banda larga. In molti paesi non c’è più un bar né un panificio. E in queste aree ci sono famiglie che faticano ad arrivare alla fine del del mese. La speranza è che gli Stati generali della montagna forniscano risposte reali a queste domande.

 

 

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Tonini: trascurati rapporto demografia-welfare-sviluppo e corridoio del Brennero

Giorgio Tonini (Pd) ha giudicato preziosa quest’occasione che accende gli abbaglianti su una prospettiva più lunga rispetto al trantran quotidiano. Il problema a suo avviso è che però su questo punto il documento della Giunta è abbastanza deludente. Serve per dialogare ma rischia di essere un’occasione persa. Per Tonini il presidente non ha messo ordine alle priorità e si è limitato a presentare un elenco di valori e di obiettivi desiderabili, sui quali nessuno può dirsi contrario. Ma un programma – ha osservato – è un’altra cosa: è una strategia di priorità con l’indicazione di come si perseguono. Per avere un programma – ha insistito – serve una gerarchia di obiettivi da raggiungere sulla base di una puntuale valutazione dei problemi. Quali sono i problemi principali da affrontare? Quali le sfide reali di fronte alle quali ci troviamo? Dal testo e dalla presentazione del presidente non si ricavano risposte a queste domande. Tonini ha anche aggiunto che vi sono delle attenuanti a questa lacuna, perché oggi è sempre più difficile fare programmazione e guardare lontano in un mondo che è sempre più fluido e incerto, dove tutto cambia anche nel breve periodo. Figuriamoci in cinque anni. C’è quindi una sproporzione tra la difficoltà della macchina pubblica a programmare e la velocità dei cambiamenti in atto. L’altra attenuante è data dall’enorme precarietà degli equilibri politici a livello nazionale. I tentativi di dare stabilità al sistema politica nazionale non hanno funzionato e oggi non sappiamo se a breve vi saranno nuove elezioni politiche opure no. Tutto “balla” al punto che programmare è molto difficile. Questo attenua le responsabilità di chi ha scritto e firmato il documento.

Forse, ha proseguito il capogruppo del Pd, in questo fine settimana dagli Stati generali della montagna emergeranno alcune assi fondamentali sulle quali lavorare. Tonini ne ha citati due che a suo avviso potrebbero costituire le grandi sfide dei prossimi anni e che quindi le Linee guida del PSP dovrebbero prendere in considerazione. Il primo asse è dato dall’intreccio tra la questione demografica, sostenibilità del nostro modello di welfare e sviluppo economico. In Trentino non nascono abbastanza bambini in Trentino e questo produce un rapido invecchiamento della popolazione. Questo rende in prospettiva il nostro sistema di welfare insostenibile. Con gli attuali bilanci il modello di sanità non è sostenibile, figuriamoci il welfare. Per Tonini in questo scenario non basta ridurre le rette negli asili nido. Occorre intervenire sul modello di walfare, cercando di salvare le prestazioni ma con un sistema più razionalizzato. E dall’altra parte il problema è finanziarlo perché per sostenere il welfare occorre aumentare la ricchezza prodotta in Trentino.

Questo per Tonini è il cuore della questione trentina nei prossimi anni. Un tema che racchiude anche quello dell’immigrazione, perché è solo grazie a questo fenomeno che il quadro demografico regge ancora. Non si tratta quindi di dire si o no all’immigrazione ma come governare il fenomeno e non subirlo garnatendo al tempo stesso la sicurezza dei cittadini. Apprezzabile per Tonini è che su questo tema il documento abbia un approccio realistico e non propagandistico. C’è poi a suo avviso da considerare anche il tema dell’emigrazione trentina attuale, dovuta al fatto che il sistema economico trentino non è in grado di valorizzare le risorse che produce. Il Trentino forma risorse eccellenti, ma i giovani così formati per lavorare devono quindi prendere la valigia e andarsene. Andarsene però per arricchire altri territori e non il Trentino che ha tanto investito sulla loro formazione. Tema enorme da affrontare.

Per Tonini il secondo punto problematico consiste nella straordinaria occasione di riorganizzazione del nostro sistema attorno alla grande infrastruttura del corridoio del Brennero. Corridoio che può diventare l’occasione per ricostruire un’idea di programmazione. Questa infrastruttura si trascina dietro enormi questioni di tipo urbanistico: basti pensare all’impatto di questa infrastruttura sulla Rotaliana, su Rovereto e sulla Vallagarina. La grande occasione data da quest’opera è di creare un’infrastruttura a pettine nelle valli per rendere la nostra provincia una città giardino: con i vantaggi della città per l’interconnesione dei territori, ma dentro un contesto ambientale di enorme pregio. Questa commessa pubblica di dimensioni gigantesche – ha concluso Tonini – può anche trainare lo sviluppo economico del Trentino.

 

 

Ghezzi: documento troppo vago, non spiega come realizzare gli obiettivi.

Paolo Ghezzi (Futura 2018) ha notato che al documento mancano completamente i numeri. Ma a suo avviso di qualche numero bisognerebbe pur parlare. Non per essere ragionieristici – ha spiegato – ma perché la politica va accompagnata con i numeri. E ha poi evidenziato alcune contraddizioni, come quelle tra solidarietà e superamento del cosiddetto “assistenzialismo”, tra l’importanza assegnata alla mano pubblica e riequilibrio delle politiche verso il privato. Sembra si sia tesi verso un liberismo sostenuto ma poi si parla di domanda pubblica come fattore di crescita ipotizzando perfino il ricorso al debito per investimenti strategici ad alta redditività. Sanità (pag. 46): bene l’idea di attrarre manager apicali ma non si spiega come. Per uno Sgarbi che arriva – ha commentato Ghezzi – un prof della neurochirurgia se ne va. Dove andrà la sanità trentina? Non si capisce bene, a parte il richiamo alla difesa degli ospedali di valle. Non si parla neanche del Not nè si spiega come mantenere alto lo standard della sanità trentina. Si parla della valorizzazione di protonterapia senza dire come e con quali risorse. Interessante per Ghezzi il riconoscimento che la ricerca non abbia sortito i risultati attesi nel tessuto economico, ma non si chiarisce il perché ciò sia avvenuto. Il suo auspicio è che l’assestamento di bilancio mostrerà i numeri, “ma – ha aggiunto – qualche anticipazione ce la potevate dare”. Non si dice come saranno ridotti i tempi di attesa per le visite. Quanto alle politiche per la natalità Ghezzi ha notato che non si parla di asili nido gratis ma di conciliazione famiglia-lavoro. Peccato, a suo avviso, che la visione di famiglia sia quella tradizionale “e questo – ha detto – resta un problema”. Mobilità: bene la riduzione dell’impatto ambientale del trasporto merci ma il documento non spiega come si concilia questo con la prospettata realizzazione della Valdastico.

 

 

Rossi: blindare la nostra autonomia finanziaria.

Ugo Rossi (Patt) ha suggerito di declinare nella redazione definitiva del documento dal punto di vista politico quali sono i punti forza e di debolezza del Trentino, a partire dai quali si dovrebbe ricavare un indirizzo delle attività per un vero “governo del cambiamento”. La sanità, ad esempio, è un punto di forza o di debolezza? Rossi ha anche chiesto dal punto di vista del metodo se il PSP sarà accompagnato da indicatori statistici che diano un’idea dello stato di attuazione degli obiettivi indicati nel testo. Sullo spopolamento dei territori di montagna, l’ex presidente ha messo in guardia la Giunta Fugatti dal rischio di dipingere l’immagine di un Trentino in forte crisi, perché in realtà la nostra provincia è insieme all’Alto Adige l’unico territorio in Italia in cui gli indicatori mostrano come grazie a politiche particolari si sia contrastato efficacemente questo fenomeno. Centrale è poi anche per Rossi il problema del lavoro perché è vero che in Trentino si fatica a trovare autisti per gli autobus o personale da impiegare negli alberghi e nell’agricoltura. Oltre a questo problema e alla questione demografica Rossi ha chiesto a Fugatti di indicare altre priorità, come quella del mantenimento del sistema del welfare. Si tratta poi, a suo avviso, di blindare la dimensione finanziaria della nostra autonomia. La preoccupazione è infatti che lo Stato possa tornare a chiedere sacrifici alle autonomie speciali. Anceh perché avanza nel governo nazionale la volontà di ridurre il carico fiscale. Questo per Rossi può essere positivo nel medio-lungo periodo se il risparmio fiscale si traduce in maggior spesa. Ma i conti ci dicono che quel ritorno non sarà mai in grado di compensare totalmente il mancato gettito. Vero è che si sta lavorando alla clausola fiscale, ma occorre indicare con coraggio e un po’ di precisione dove e come si intende efficientare il sistema, che è un altro modo per dire risparmiare riducendo qualche sovra-servizio che in Trentino abbiamo. Il PSP deve basarsi sulla sostenibilità finanziaria per il futuro. Infine Rossi ha chiesto chiarimenti a Fugatti circa i temi trasversali sui quali la Giunta intende lavorare per il rafforzamento delle competenze statutarie. Si immagina solo un lavoro sulle norme di attuazione – ha domandato – oppure si ritiene che vi siano le condizioni per avviare modifiche statutarie sia sul versante finanziario sia sotto il profilo delle competenze?

 

 

Le risposte del presidente.

Nelle rispondere il presidente Fugatti ha condiviso con Marini l’esigenza che in Italia si vada verso il federalismo fiscale inteso come soddisfazione dell’autonomia differenziata chiesta anche da altre regioni. Per la democrazia diretta Fugatti ha rinviato all’esame del disegno di legge che il Consiglio provinciale discuterà prossimamente in Aula. Quanto ai numeri che mancano a questo documento di Linee guida, il presidente ha assicurato che sono allo studio e saranno allegati al testo che la Giunta approverà il 28 giugno. Il PSP, ha precisato, deve comunque offrire una visione generale senza entrare nel merito dei singoli capitoli di spesa. A Tonini Fugatti ha risposto che il documento affronta sia la questione demografica sia il problema della sostenibilità del welfare (e al riguardo ha chiamato ancora in causa il contributo che potrà dare la cooperazione) sia il tema della crescita economica. Crescita che, ha aggiunto, dipende dalle risorse che la Provincia ricaverà dalle tasse a sostegno delle nostre competenze. Il presidente ha comunque riconosciuto la centralità di queste tematiche. Quanto alle norme di attuazione ha ribadito che la commissione dei 12 si sta insediando e i temi prioritari saranno la continuazione del lavoro già iniziato e che riguardava anche le agenzie fiscali. “Fatti l’accordo di Milano e il patto di garanzia, e sollevato da parte nostra il tema della neutralità fiscale – ha osservato Fugatti – la Provincia potrà spingere per la costruzione di un pacchetto finanziario orientato ad una norma di attuazione aggiornata. Anche per acquisire la competenza primaria sull’ambiente.
Rispondendo a Rossi su altre possibili priorità Fugati ha accennato alla possibilità di sottolineare maggiormente l’importanza del collegamento giovani-lavoro. A suo avviso serve un forte investimenti per riavvicinare scuola, formazione professionale e lavoro, perché i nostri giovani rispondano alla domanda delle imprese trentine. Serve anche un forte investimento infrastrutturale. Il Trentino ha la necessità di fare investimenti infrastrutturali su alcune grandi priorità. “Vedremo quali sono le disponibilità ma vogliamo ragionare su un’opera importante ogni anno nel corso della legislatura”.

 

 

 

 

Linee guida PSP e delibera

 

Presentate Linee guida PSP

Un giovane tunisino è rimasto ferito, in maniera seria ma non grave, a seguito di una lite, avvenuta questa mattina, poco dopo l’alba,  nei pressi del locale da ballo “Club T8” di via Maccani. I coinvolti, tra i 18 e i 32 anni, sono tutti di origine tunisina, marocchina e naturalizzati italiani. Sul posto sono intervenute più pattuglie del Nucleo Operativo e Radiomobile e delle Stazioni dipendenti dalla Compagnia di Trento, supportati da altre della Polizia di Stato e Municipale.

Tutti i protagonisti della lite sono stati portati presso il Comando di via Barbacovi, ad eccezione di I.D. 32enne tunisino, trasportato d’urgenza al pronto soccorso dell’Ospedale Santa Chiara, con ferite al volto e sul corpo, a seguito delle percosse ricevute. Dalla prima ricostruzione dei fatti risulta che la lite sia nata all’esterno del locale, per futili motivi, e gli accertamenti eseguiti hanno permesso di appurare precise e circostanziate responsabilità  a carico degli implicati, che, in tarda mattinata, sono stati tratti in arresto.

Mentre i due uomini, ovvero il ferito e Y.S. 22enne marocchino, sono stati arrestati per lesioni personali aggravate dall’uso di oggetti atti ad offendere, le ragazze S.E., I.M., I.M. tutte 18enni, sono state invece arrestate per i delitti di violenza, minaccia e resistenza a Pubblico Ufficiali perpetrati nei confronti dei militari intervenuti. Tutti, saranno giudicati per direttissima  all’udienza fissata per domani (14.06.2019) innanzi all’Autorità Giudiziaria Trentina.

 

Subito indennizzi automatici in favore degli utenti coinvolti dal disservizio. A chiederlo il Codacons, a seguito dei malfunzionamenti sulle rete Vodafone che stanno interessando sia la rete fissa sia quella mobile in tutta Italia.

“Migliaia di utenti non riescono ad utilizzare i servizi telefonici o a navigare su internet a causa del black out di Vodafone – spiega il presidente Carlo Rienzi – Un disagio che può trasformarsi in un vero e proprio danno per chi usa il telefono fisso o mobile per lavoro o affari.

Per tale motivo invitiamo formalmente Vodafone a riconoscere ai propri clienti coinvolti nel disservizio un indennizzo diretto, attraverso bonus in denaro su conti telefonici e schede ricaricabili, proporzionale al tempo in cui la rete fissa e mobile è stata inutilizzabile o ha funzionato a singhiozzo”.

L’arresto nella scalata della Lega a Borgo, Levico e Terre d’Adige, proprio nei Comuni, amministrazioni più vicine alla gente, è segnale positivo per le prossime amministrative.

Serve uno slancio per cambiare volto alla città, una visione complessiva coraggiosa e al passo con i tempi. Il risultato elettorale di Futura alle provinciali dell’ottobre 2018 in città (oltre il 13%) ci dà responsabilità e ci induce a muoverci per tempo valorizzando la partecipazione delle persone.

Invece di partire dai nomi e dalle coalizioni, partiamo dai valori, dalla visione di città, dai temi, dalle proposte, non tattica elettorale quindi, ma un modo concreto per dare gambe al nostro sguardo sul futuro (siamo nati per questo, per convogliare energie di tante persone e associazioni con sensibilità diverse).
TrentoMuoviti!

Il muoversi – con FuFù, il Furgone di Futura – come azione concreta, andando incontro alla cittadinanza di quartiere in quartiere, di sobborgo in sobborgo.

Si è partiti da Meano e Gardolo, dove il voto è stato più distante dalle nostre convinzioni, per incontrare chi abita quelle realtà e capire che cosa si è rotto in questi ultimi dieci anni e ripartire da lì.

 

Sono intervenuti alla Conferenza Stampa

NICOLA SERRA

PAOLO ZANELLA

GIULIA BORTOLOTTI

CORRADO BUNGARO

ALBERTO SALIZZONI

 

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laTRENTOchevorremmo

• BELLA
• VIVA
• VIVIBILE
• APERTA
• INCLUSIVA • GREEN

• EUROPEA

• e tu?

 

comunicato volantino trentomuoviti 13062019 (1)

Gianluca Cavada (Lega Salvini Trentino): attacchi a Fugatti all’Alfa Club, Ghezzi ha finito gli argomenti.

Il consigliere Ghezzi è ormai noto per cogliere ogni pretesto pur di attaccare la Giunta provinciale. Questa volta, pur di dare contro al presidente Maurizio Fugatti, è arrivata a prendersela persino con un marchio automobilistico che è orgoglio del nostro Paese.

Tutto è originato da un fatto: l’Alfa Club di Bolzano ha voluto rilasciare a Fugatti la tessera di socio onorario in quanto il presidente è un alfista storico, affezionato guidatore di auto del marchio da decenni. Inoltre è notizia recente che la nuova presidenza della Provincia ha sostituito il contratto di noleggio di auto di rappresentanza del gruppo tedesco Audi – in essere fino al termine della scorsa legislatura – con quello della nuova e italianissima Alfa Romeo.

Questa decisione ha contemporaneamente da un lato permesso un risparmio economico per le casse provinciali e, dall’altro, ha dato lustro e riconoscimento a un’azienda italiana. Due intenti che ritengo siano entrambi importanti e più che condivisibili.

Leggendo l’interrogazione presentata dal Consigliere Ghezzi sembra invece che sia stata un’operazione dannosa e deprecabile, da denunciare all’opinione. Se il consigliere di Futura deve schierarsi contro una storica casa automobilistica italiana pur di criticare l’operato del presidente Fugatti, dimostra in modo chiaro di aver esaurito gli argomenti.

Sembra infatti che ora l’Alfa Romeo, per il compagno Ghezzi, sia un pericoloso marchio sovranista. Nei fatti, per l’ennesima volta Ghezzi non ha contato fino a dieci prima di presentare un’interrogazione che ne dimostra la tristezza dell’operato politico e che spiega appieno come la coalizione di centrosinistra, nonostante i suoi sessantottini proclami, abbia fatto il suo tempo, in Trentino ed in Italia.

Questo è quanto dichiarato in una nota dal consigliere Gianluca Cavada.

Novantanni dopo il discorso passato alla storia come “dell’Ascensione”, con il quale Mussolini contesta le politiche per contenere la natalità del primo dopoguerra, e a ottanta di distanza dal Regio Decreto Legge del 1937 con il quale il Duce istituisce la “tassa sui celibi” e attiva la politica che limita ai gruppi sociali ariani l’accesso alle misure di sostegno per favorire la crescita demografica, il Presidente della provincia di Trento pone al centro delle sue azioni l’obiettivo della natalità, dichiarando “proveremo per cinque anni a garantire un forte sostegno finanziario alle famiglie che vogliono fare figli e vedremo se questo produrrà effetti”.

Al contempo, Fugatti dichiara che dall’insieme di provvidenze ed aiuti saranno esclusi coloro che non vantano “quattro quarti” di trentinità, connotando la programmazione demografica provinciale con deboli opzioni localistiche. “In questo misto di misure e propaganda – nota il consigliere Luca Zeni – ciò che pare essere del tutto assente nel ragionamento politico della maggioranza provinciale è la necessaria ed indispensabile indagine sociologica sulle cause della decrescita demografica del Trentino, cause che vanno ricercate in una gamma assai vasta di fattori prima di improvvisare le risposte”. Per sapere su che basi fondano le misure annunciate, il consigliere democratico ha dunque depositato un’interrogazione per conoscere sulla basi di quale indici analitici della scienza demografica si sia elaborata l’annunciata politica pronatale provinciale, quali esiti abbia prefigurato tale analisi e se, almeno in linea teorica, esista un’analisi di scenario sugli impatti futuri.

 

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Trento, 13 giugno 2019

Egr. Sig.
rag. WALTER KASWALDER
Presidente Consiglio provinciale
SEDE

Interrogazione n.
FIGLI ALLA PATRIA

Come noto, la fine della Grande Guerra lascia in Europa una situazione di forti squilibri socioeconomici innescati da crisi finanziarie legate, a loro volta, al problema della riconversione delle produzioni. In questo contesto si fa strada l’ipotesi neomalthusiana circa la riduzione delle nascite per ovviare alle difficoltà economiche di famiglie e gruppi sociali: è la teoria del “birth control” che fa rapida presa nel mondo anglosassone e poi un po’ ovunque in occidente. A partire dalla metà degli anni Venti del Novecento, ci si accorge però che la contrazione delle nascite, soprattutto nel vecchio continente, porta ad un declino demografico che indebolisce gli Stati e le loro prospettive di futuro e, invertendo la direzione di marcia delle cosiddetta “programmazione sociale”, vengono adottate rapidamente politiche pronataliste.

E’ in questo contesto che, in Italia, Mussolini tiene un discorso pubblico il 26 maggio 1927, passato alla storia come il “Discorso dell’Ascensione”, con il quale contesta la retorica dell’eccessiva natalità italiana – che all’epoca, va ricordato, è pari a 27,5 nascite annue per mille abitanti – e dichiara che la decrescita demografica può rivelarsi come una minaccia mortale per le aspirazione espansive ed imperialiste del nostro Paese. Ma, nonostante gli appelli del duce, fare figli nell’Italia del tempo è difficile: le risorse delle famiglie sono poche; le crisi economiche incombono; mancano quasi del tutto servizi di supporto e di ausilio alla maternità e così le attese del fascismo vengono deluse, fino a quando, nel 1937, viene rilanciata la politica demografica con il Regio Decreto Legge n. 1542 del 21 agosto 1937 che vara provvedimenti atti a sostenere direttamente ed indirettamente la natalità.

Sostegno al matrimonio ed alla famiglia più tradizionale, attraverso incentivi a favore della prolificità per le giovani coppie; introduzione della famosa “tassa sui celibi”; simultanea attivazione della politica razziale che limita i gruppi sociali diversi da quelli ariani e li esclude da ogni tipo di sostegno ed inoltre aiuti per sostenere spese d’affitto, attivazione di asili per l’infanzia pagati dallo Stato ed altre provvidenze minori, inserite in un contesto non privo di qualche organicità.

Ma veniamo all’oggi, ottant’anni dopo.

Il Presidente della provincia pone al centro delle sue azioni l’obiettivo della natalità, dichiarando che “proveremo per cinque anni a garantire un forte sostegno finanziario alle famiglie che vogliono fare figli e vedremo se questo produrrà effetti”. Ma non solo. Al contempo infatti dichiara che dall’insieme di provvidenze ed aiuti saranno esclusi coloro che non vantano “quattro quarti” di trentinità, connotando la programmazione demografica provinciale con deboli opzioni localistiche.

Ad esempio sulle politiche per la casa, provando a dividere non soltanto, come sempre è stato, i cittadini extracomunitari dagli altri, ma anche i comunitari dagli italiani, dimostrando di non conoscere le norme base dell’ordinamento giuridico trentino, italiano ed europeo.

Ciò che pare essere del tutto assente nel ragionamento politico della maggioranza provinciale a trazione leghista è la necessaria ed indispensabile indagine sociologica sulle cause della decrescita demografica del Trentino, cause che, ad una prima analisi ed a parere dell’interrogante, vanno ricercate in una gamma assai vasta di fattori.
Ogni società economicamente solida tende ad avere tassi di natalità che si abbassano, ma sono presenti poi differenziazioni anche importanti.

Gli elementi che vengono ricordati maggiormente sono quelli legati alla precarietà del lavoro ed alla difficoltà nel costruire un minimo risparmio; alla limitatezza delle strutture a favore dell’infanzia e alla pesantezza dei costi posti in capo alle famiglie; alla fragilità dei matrimoni stessi e alle pur esistenti differenze fra centri urbani e periferie e via dicendo. Elementi quindi di sostegno economico sui quali si può sicuramente migliorare, ma che vedono condizioni in Trentino riconosciute come già solide e positive. Altri fattori possono essere culturali e psicologici, ragioni che per qualcuno non sono disgiunte dalle troppe percezioni di insicurezza, di paura e di inquietudine sul futuro che proprio il leghismo sovranista alimenta ed ha alimentato in chiave elettorale, qui come nel resto del Paese.

Carenza di modelli inclusivi e promozione delle culture dell’egoismo individuale e di gruppo; insistenza nel far percepire una realtà virtuale, lontana da quella reale, nella costante riproposizione dei temi del disagio causati dai fenomeni immigratori; mistificazione dei valori religiosi a fini politici, disgregazione della coesione sociale in nome della rischiosa propaganda del “prima gli italiani”, che presuppone a sua volta il principio del “prima i trentini”, al quale fa da avanguardia quello del “prima la mia valle”, che ha come premessa quello del “prima il mio paese” e così di seguito in un percorso a ritroso che alla fine segna la solitudine della persona.
Su tutto questo terreno, scarsamente invitante al “costruire famiglia”, le difficoltà di reperire spazi nelle fasce medie del mercato del lavoro e le spinte ad emigrare per coloro in possesso di formazione medio-alta al fine di trovare più consona occupazione, rappresentano un altro fattore di indebolimento demografico, fattore che non può essere risolto con soluzioni tampone o con improvvisazioni copiate dal passato, ma che necessita di un progetto politico ampio e di lunga deriva e di una cultura della prospettiva sociale non riducibile al verificare, dopo cinque anni, se “produrrà effetti” o meno. E se non li producesse? E se gli strumenti messi in campo frettolosamente non favorissero una minima ripresa demografica? E se i trentini continuassero a non fare figli e le altre etnie invece dimostrassero capacità natali più elevate?

Non abbiamo inoltre sentito parlare dei fenomeni della denatalità e dell’invecchiamento come legati anche ai cambiamenti demografici, intesi quest’ultimi come modifica intergenerazionale: quantro sono le donne in età fertile oggi rispetto al passato? Sono diminuiti i nati in termini assoluti perché si è abbassato il tasso di natalità – e quindi ci sono meno figli per donna – oci sono anche meno donne nella fascia di età idonea alla procreazione? Sono domande essenziali, perché cambiano completamente l’impostazione e le proiezioni.

Come già accade in molti altri settori, questa Giunta provinciale pare insomma incapace di formare un suo proprio, autonomo ed originale progetto di governo, tutta tesa com’è a copiare a casaccio altrui politiche; ad affidarsi a “spot” di sapore elettorale; a schierare figure massmediatiche di forte impatto comunicativo o a rimettersi sempre più spesso alla normativa nazionale, abdicando di fatto alle competenze autonomistiche. Si tratta di una strada senza uscita e di una deriva che porterà l’autonomia trentina ad essere sempre più residuale e debole.

 

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Tutto ciò premesso, si chiede cortesemente di poter interrogare la Giunta provinciale per sapere:

– sulla basi di quale indici analitici della scienza demografica si è elaborata l’annunciata politica pronatale provinciale ed in particolare quale sia il trend del tasso di natalità ed il confronto con le altre realtà italiane ed europee e quale sia la proiezione rispetto all’età delle donne in Trentino;

– quali esiti ha prefigurato tale analisi, almeno in linea teorica e con quali impatti sul futuro;

– come si pensa di dividere le graduatorie per l’edilizia popolare fra cittadini trentini e comunitari, modificando l’intero quadro dell’ordinamento giuridico nazionale ed europeo e quali criteri giuridici si intendono utilizzare per certificare la trentinità degli aventi diritto.

A norma di Regolamento si richiede risposta scritta.

Distinti saluti.

– avv. Luca Zeni –

Per il PATT i dati dell’Agenzia del lavoro esposti da AGIRE sono falsi e diffamanti. Cia (AGIRE): “Se lo ritiene ci denunci nelle sedi opportune, sapremo rispondere”.

Il PATT scrive che “In questi giorni stiamo assistendo all’ennesimo tentativo di diffamazione portato avanti dal movimento del Consigliere Claudio Cia nei confronti dell’ex Presidente della Provincia Ugo Rossi”, e ancora che “non possiamo tollerare quando sui media escono falsità e diffamazioni come quelle sostenute dal movimento Agire”.

Invitiamo convintamente Ugo Rossi e PATT al seguito a dare un senso a queste parole in libertà, procedendo nelle sedi opportune con una denuncia per diffamazione, se effettivamente ritiene tale quanto da noi esposto in sede di conferenza stampa, altrimenti eviti di parlare di diffamazione dove non c’è stata. Se poi vuole reintrodurre la lesa maestà di romana memoria può sempre tentare.

Sapremo difenderci egregiamente, per il momento dei procedimenti a carico del sottoscritto avviati all’epoca della Giunta Rossi tutti si sono conclusi favorevolmente, come il successo nella causa per una presunta fuga di notizie sensibili avviato dall’Azienda Sanitaria, o la più recente assoluzione nel procedimento per un’altra presunta diffamazione avviato per iniziativa dell’allora Dirigente del dipartimento istruzione Livia Ferrario, braccio destro di Rossi, Assessore all’Istruzione. Peraltro l’ultima sfuriata dell’ex presidente contro il sottoscritto era costata alla Provincia una sanzione da parte dell’AGCom per violazione della legge che disciplina la comunicazione istituzionale in periodo elettorale.

Il PATT scrive di “accuse, sostenute da presunti documenti presentati da Agire”, e ancora consigliano “una maggiore attenzione alla documentazione”. Peccato si tratti di numeri presi pari pari dai prospetti dell’Agenzia del lavoro: viene da pensare che tali numeri vadano accolti positivamente solo quando elogiano l’ex Presidente Ugo.

Detto questo, il comunicato del PATT arriva a scoppio ritardato rispetto alla nostra replica con la quale stamane abbiamo già risposto nel merito dei contenuti della nota serale della Provincia, evidenziando come la stessa non ha smentito i dati da noi presentati, e che con lunghi giri di parole conferma pure alcune scoperture evidenziate; o ancora, dopo aver autocertificato “Nessuna violazione della quota di riserva da parte della Provincia” chiude affermando che la Provincia “valuterà in ogni caso attentamente i numeri emersi e si impegnerà a promuovere azioni di miglioramento per la copertura delle posizioni riservate al personale disabile presso le Amministrazioni del territorio”.

“Il modo di fare politica del Partito Autonomista è un altro” scrivono i pretoriani di Ugo Rossi. Certo, lo sappiamo bene. Lo abbiamo visto negli ultimi anni e lo hanno visto benissimo anche i trentini che ci hanno sostenuto con forza il 21 ottobre, mandando a casa proprio il governo di centrosinistra del PATT.

 

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Cons. Claudio Cia
AGIRE per il Trentino

Consultorio di riva: da lunedì trasferito ad arco. Dal 17 giugno il trasloco temporaneo a palazzo «Le Palme» di Arco.

Per permettere alcuni lavori di ristrutturazione al Centro servizi sanitari di Riva del Garda da lunedì 17 giugno il Consultorio per il singolo la coppia e la famiglia dell’Apss sarà operativo ad Arco al primo piano del palazzo «Le Palme» in largo Arciduca Alberto d’Asburgo 1.

I numeri telefonici e gli orari di accesso al Consultorio rimarranno invariati. L’ostetrica sarà presente dal lunedì al venerdì dalle ore 8 alle ore 20 e il sabato dalle ore 8 alle ore 14. Per appuntamenti e accettazione telefonare al numero 0464 582706.
Consultorio di riva: da lunedì trasferito ad arco
Dal 17 giugno il trasloco temporaneo a palazzo «Le Palme» di Arco

Per permettere alcuni lavori di ristrutturazione al Centro servizi sanitari di Riva del Garda da lunedì 17 giugno il Consultorio per il singolo la coppia e la famiglia dell’Apss sarà operativo ad Arco al primo piano del palazzo «Le Palme» in largo Arciduca Alberto d’Asburgo 1.
I numeri telefonici e gli orari di accesso al Consultorio rimarranno invariati. L’ostetrica sarà presente dal lunedì al venerdì dalle ore 8 alle ore 20 e il sabato dalle ore 8 alle ore 14. Per appuntamenti e accettazione telefonare al numero 0464 582706.

Orti comunali in via Montello: domande fino al 25 giugno. Sono finiti i lavori di sistemazione degli orti comunali di via Montello, che verranno affidati in concessione all’associazione individuata di concerto con la Circoscrizione Oltrefersina.

L’associazione provvederà poi a gestire la procedura di assegnazione dei dodici lotti di coltivazione ai richiedenti, che dovranno preventivamente iscriversi all’associazione stessa, nel rispetto del disciplinare approvato dalla Giunta comunale (deliberazione n. 87 del 14 maggio 2018), garantendo l’equità e la trasparenza nella scelta dei beneficiari e la corretta gestione degli orti.

Possono presentare richiesta di assegnazione di un lotto di coltivazione i residenti nel Comune di Trento. L’assegnazione avverrà in via prioritaria ai residenti nella Circoscrizione Oltrefersina.

L’orto assegnato dovrà essere destinato esclusivamente alla coltivazione di verdura e di piccoli frutti per consumo personale e del proprio nucleo familiare.
Chi fosse interessato può segnalare il suo interesse entro martedì 25 giugno, recandosi negli uffici circoscrizionali di via Clarina, 2/1 nell’orario di apertura al pubblico (lunedì, giovedì e venerdì dalle 8 alle 12, martedì dalle 8 alle 12 e dalle 14.30 alle 16, mercoledì dalle 8 alle 13 e dalle 14.30 alle 16), scrivendo a circoscrizione.oltrefersina@comune.trento.it o telefonando allo 0461/889870.

Interrogazione a risposta scritta. Premesso che: con l’avvicinarsi della bella stagione aumentano le opportunità di lavoro per quanto riguarda le professioni estive. Diverse aziende hanno iniziato la ricerca già nei primi mesi dell’anno, ma è ad aprile e maggio che si concentra il maggior numero di offerte. La categoria professionale più ricercata da questo punto di vista si conferma quella del mondo turistico e della ristorazione che, anche per il 2019, secondo l’Osservatorio InfoJobs, traina la domanda stagionale.

Non stupisce che le professionalità del comparto ricettivo e ristorativo turistico siano quelle più ricercate, dal momento che l’Italia (ed al suo interno il Trentino) è tra le mete turistiche più ambite e quindi tra i Paesi che si preparano ad accogliere visitatori da tutto il mondo per l’estate 2019.

Il Direttore dell’Associazione Albergatori dell’ASAT, Roberto Pallanch, ha lanciato l’allarme sulla difficoltà di trovare personale nel settore. Ogni anno i pubblici esercizi del Trentino, in particolar modo gli alberghi, per affrontare le stagioni turistiche estiva e invernale necessitano di un numero considerevole, circa 50mila, tra cuochi, addetti alle stanze, barman, lavapiatti.

Lo stesso Direttore ha denunciato le difficoltà di reperire personale che molti alberghi associati stanno avendo in questi giorni di avvio della stagione estiva e tali problematiche e preoccupazioni sono state segnalate da diversi imprenditori fassani anche al sottoscritto.

L’allarme è generalizzato e arriva da tutta la penisola, non è possibile infatti reperire camerieri, baristi, banconieri e personale di cucina. Lavori svolti negli anni scorsi da molti ragazzi che, dal mese di aprile di quest’anno, hanno scelto un “facile guadagno” optando per il reddito di cittadinanza;

anche il Sindaco di Gabicce (provincia di Pesaro e Urbino), Domenico Pascucci, ha lamentato il rifiuto da parte di molti giovani di prestare servizio nelle strutture alberghiere in quanto destinatari del reddito di cittadinanza;

è evidente che tale misura, come ampiamente dimostrato, sia vista in molti casi come un incentivo a non far nulla e a non cercare lavoro;

nonostante gli insistenti appelli di numerosi imprenditori turistici, si continua a registrare con preoccupazione la mancanza di personale addetto ai servizi sopra citati.
Non è comunque il solo “reddito di cittadinanza” ad essere il colpevole di tale trend già assodato nello storico, sicuramente però ha acuito il problema.

Si ritiene necessario fidelizzare non solo il cliente, il consumatore ma anche il personale garantendo tempi di assunzione consoni e condizioni accattivanti rispetto a diversi competitors.

 

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Tutto ciò premesso, a norma di Regolamento, si interroga l’Assessore competente e per sapere:

quali iniziative intenda adottare per arginare l’allarme lanciato dal settore del turismo;

quali iniziative intenda intraprendere a favore delle strutture ricettive che ad oggi manifestano enormi difficoltà nella ricerca del personale stagionale;
quali strategie nel medio e lungo termine intenda attuare al fine di “fidelizzare” non solo la clientela ma lo stesso personale dipendente nel settore del turismo trentino.

 

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Consigliere Luca Guglielmi

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