Sono 585 i Comuni italiani con meno di 5 mila abitanti nei quali le BCC – attraverso 642 sportelli – sono oggi l’unica presenza bancaria.
Il dato emerge da una indagine di Federcasse relativa alla distribuzione territoriale delle Banche di Credito Cooperativo e Casse Rurali. In particolare, oggi operano in Italia 265 BCC, con 4.233 sportelli. Nel complesso, le BCC sono presenti in 2.642 Comuni ed in 101 Province.
Il dato della distribuzione territoriale delle BCC – e della loro presenza laddove non si ritiene conveniente aprire o tenere in vita uno sportello bancario – conferma l’attitudine delle banche cooperative e mutualistiche, espressione attraverso i soci (oggi circa 1 milione e 300 mila) delle comunità di riferimento, a presidiare i loro territori. Contrastando il fenomeno del depauperamento dei piccoli centri, soprattutto nelle aree interne del Paese. Contribuendo alla loro sopravvivenza e alla coesione sociale; rendendoli attrattivi, aiutando a contrastare il declino demografico e creando occasioni di lavoro; sostenendo le famiglie e le imprese locali.
Questa specificità riconosciuta ha trovato anche un concreto riferimento nell’art. 122 del nuovo contratto collettivo nazionale di lavoro del Credito Cooperativo sottoscritto tra Federcasse e le organizzazioni sindacali lo scorso gennaio. L’articolo, difatti, prevede un orario di apertura degli sportelli flessibile e adattabile alle necessità delle aree territoriali montane o rurali di riferimento che si trovino distanti dai principali centri di offerta di servizi, in una logica di presidio dello stesso territorio.
Federcasse ricorda inoltre che l’attitudine delle BCC a sostenere le economie locali si evidenzia anche attraverso il cosiddetto indicatore di “economia geo-circolare”. Per ogni 100 euro di risparmio raccolto nel territorio, le BCC ne impiegano in media 92. Di questi, almeno il 95% (ovvero 87 euro) diventa credito all’economia reale che ha sede e che opera in quello stesso territorio.
Il tema del contrasto allo spopolamento delle zone interne e montane era stato anche ripreso dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella nel corso del suo intervento alla Assemblea del centenario della Confederazione Cooperative Italiane, lo scorso 14 maggio. In quella occasione il Capo dello Stato aveva ribadito l’efficacia della cooperazione nel garantire la “sopravvivenza” di tanti borghi appenninici o alpini. “Un contributo decisivo – disse il Presidente – all’equilibrio del nostro Paese”.


Il Partito Autonomista interviene in merito a due questioni apparse nella cronaca della giornata di oggi.

Vittorio Sgarbi, nuovo presidente del MART, in merito alla volontà espressa di aprire una succursale del Museo di Rovereto a Verona.

La possibilità di dare le case ITEA gratis nei Comuni periferici quando si parla di sviluppo e di futuro serve meno propaganda e più confronto di idee.

Apprendiamo con sorpresa dai quotidiani due questioni alle quali vorremmo che la Giunta Provinciale ponesse maggior attenzione.

La prima riguarda le affermazioni del nuovo Presidente del MART, Vittorio Sgarbi, il quale in un’intervista al quotidiano veronese L’Arena esprime la volontà di aprire una succursale del museo roveretano nella città scaligera. Se da un lato l’idea di partenza, quella cioè di dare uno slancio nazionale al museo, ci può trovare concordi, dall’altro lato l’apertura di una succursale fuori provincia porterebbe a nostro avviso non ad un rilancio del Museo di Rovereto, ma ad un ulteriore riduzione della sua capacità attrattiva.

Sia chiaro, non vi è l’intenzione di ridurre il museo ad una dimensione localista, ma se uno degli scopi del Museo roveretano, oltre all’importante funzione culturale, deve essere anche quella di volano per l’economia locale, ci chiediamo come ciò sia possibile spostando, di fatto, una parte degli eventi in un’altra regione.

Forse bisognerebbe prendere esempio dall’altro grande museo trentino, il MUSE, che pur gravitando sullo stesso piccolo territorio, è in grado, per la sua offerta originale, di attrarre visitatori anche da molto lontano. Ci auguriamo che quella di Sgarbi fosse solamente una boutade e che, adesso che si è insediato nel suo nuovo ruolo di Presidente del MART, si concentri a rilanciare l’azione del museo con mostre ed esposizioni di rilievo internazionale che valorizzino la sede roveretana.

L’ulteriore questione su cui vorremmo porre maggior attenzione riguarda la possibilità, proposta nell’assestamento di Bilancio, di distribuire case Itea gratis nei comuni periferici per risolverne il problema dello spopolamento. Premesso che crediamo che la filosofia alla base dell’edilizia popolare sia totalmente diversa e che studi riconosciuti abbiano dimostrato come la Provincia autonoma di Trento sia uno dei tre territori, assieme a quella di Bolzano e alla Valle d’Aosta, in cui lo spopolamento della montagna non solo non è avvenuto, ma segna anche un dato di controtendenza, crediamo che il problema dell’appetibilità di zone particolarmente periferiche o difficilmente accessibili vada affrontato in modo diverso, senza forme di demagogia atte a creare false aspettative. Infatti, per rendere maggiormente attrattivi i centri periferici andrebbero garantiti maggiori servizi, un sistema di trasporto pubblico più efficiente e soprattutto possibilità di lavoro che permettano alla nostra montagna di continuare a rimanere attrattiva per chi decide di stabilirvisi.

Non siamo assolutamente contrari agli incentivi per la prima casa, ma servono dei limiti criteri oggettivi che vadano a sostenere giovani coppie, famiglie con figli o comunque con ridotte capacità economiche. Non vi è, inoltre, la necessità di avere in montagna le stesse opportunità della città, non sarebbe possibile né sostenibile, ma bisogna puntare ad avere la stessa qualità della vita, senza far sentire chi abita nelle valli un cittadino di serie B.

Da Autonomisti crediamo di dover far sentire la nostra voce in maniera costruttiva per creare un futuro sostenibile per la popolazione trentina in grado di tutelare la nostra specialità e le nostre comunità. In tal senso è necessario che quando si parla di futuro vi sia un approccio incentrato sul confronto anziché sulla propaganda.

 

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Simone Marchiori – Segretario politico PATT
Franco Panizza – Presidente PATT
Roberta Bergamo – Vicesegretaria politica PATT
Lorenzo Conci – Vicepresidente PATT

Orso M49: il 28 maggio incontro al ministero dell’Ambiente. Si terrà il 28 maggio al ministero dell’Ambiente un incontro per affrontare i problemi relativi alla gestione dell’orso denominato “M49”, sulla quale la Provincia autonoma di Trento ha scritto nei mesi scorsi due note al ministero dell’Ambiente (il 22 febbraio e il 15 aprile).

Sulla questione si è già espresso l’Ispra (Istituto superiore per la ricerca e la protezione ambientale), su richiesta del ministero, con due pareri. Nel primo, reso il 2 aprile, si ritiene che i comportamenti mostrati dall’animale possano genericamente rientrare nella casistica dell’orso “problematico dannoso”, anche se questi comportamenti non paiono di particolare gravità. Secondo l’Ispra andrebbero raccolti dati più dettagliati.

Viene raccomandato di continuare il monitoraggio e di realizzare interventi di prevenzione mirati. Nel secondo parere, del 6 maggio, lo stesso Istituto conferma che i comportamenti dell’orso M49 non evidenziano particolari rischi per la sicurezza dell’uomo, ma rientrano comunque nella categoria 17 della tabella 3.1 del PACOBACE (Piano d’azione interregionale per la conservazione dell’orso bruno sulle Alpi centro-orientali).

Il ministero, attraverso la Direzione generale Protezione natura, ha dato riscontro alla Provincia di Trento e, nel riportare la valutazione di ISPRA, ha precisato di ritenere non opportuno autorizzare l’intervento richiesto, fornendo la propria disponibilità ad esaminare meglio la questione, con eventuali ulteriori documenti, il prossimo 28 maggio.

Il rilancio e la tutela delle micro, piccole e medie imprese in Italia e in Europa sono stati al centro dell’incontro che si è svolto oggi pomeriggio, nella sede di Bolzano, tra i vertici della CNA Trentino Alto Adige e una delegazione del Movimento 5 Stelle, guidata dal ministro per i Rapporti con il Parlamento, Riccardo Fraccaro, e composta dal candidato regionale del M5S alle Europee nella circoscrizione Nordest, Cristiano Zanella, e dal consigliere provinciale di Bolzano, Diego Nicolini.

Il presidente della CNA Trentino Alto Adige, Claudio Corrarati, il segretario Günther Schwienbacher e il vicesegretario Gianni Sarti, hanno illustrato il “Manifesto” elaborato dalla CNA per le Europee ed il sondaggio realizzato tra gli associati per individuare punti di forza, punti di debolezza e proposte per il futuro dell’Europa. “La politica che entra nella casa delle imprese è un segnale forte – ha rilevato Corrarati -. Il dossier che vi consegniamo evidenzia come l’Europa abbia rappresentato la pace, la nascita della seconda valuta al mondo per importanza e la collaborazione tra gli Stati. Ma non tutto è andato bene. Vogliamo un’Europa che rimetta al centro i cittadini e il capitale umano. Chiediamo che le direttive europee, spesso semplici, non vengano più complicate al momento del recepimento in Italia con una stratificazione sulle tante norme esistenti”.

I temi su cui si è focalizzata CNA regionale: fisco comune tra i Paesi Ue per evitare la concorrenza sleale; necessità di tutelare le micro e piccole imprese, che in regione sono il 98% ed hanno in media 3,5 addetti, affinché non debbano necessariamente crescere dimensionalmente, ma imparino a pensare in grande su export, innovazione, gestione interna, formazione, capitalizzazione e competitività; soluzione al cabotaggio nell’autotrasporto che sta facendo chiudere molte imprese locali a vantaggio delle aziende dell’Est.

Il ministro Fraccaro ha evidenziato che “le micro e piccole imprese sono quelle che hanno sofferto di più in questi anni per una politica europea parametrata sulle PMI tedesche, che hanno dimensioni e organizzazione ben diversa. È fondamentale, nella prossima legislatura, avere un commissario italiano che sappia vigilare su tutti i dossier economici. Nel frattempo, in Italia, stiamo finanziando, attraverso i Comuni, lavori di piccole dimensioni, adatti alle PMI locali. L’edilizia, vero volano dell’economia, verrà rilanciata attraverso le riqualificazioni del patrimonio immobiliare con una modifica all’articolo 10 del Decreto Crescita, che tante preoccupazioni ha creato alle imprese del settore perché ha scaricato sulle PMI l’onere dello sconto sui lavori e del recupero fiscale. Stiamo studiando una soluzione, attraverso appositi consorzi, per non caricare il peso finanziario del bonus fiscale su imprese e cittadini”.

“Fondamentale per le PMi sono il rilancio della domanda interna – ha aggiunto il ministro – e l’accesso al credito, nonostante i lacci che l’Europa ci impone. Sul cabotaggio, cercheremo una soluzione insieme”.

In merito alla competitività delle piccole imprese, il ministro ha aggiunto: “Le PMI sono flessibili e capaci di adeguarsi ai mutati scenari economici, ma o imparano a fare sistema o sono costrette a crescere per sopravvivere”.

Sintonia, tra CNA e ministro, in merito alla necessità di agevolare non solo le startup, ma anche le re-startup, ovvero le imprese che rischiano di chiudere per mancanza di successore (oltre 10.500 in Trentino Alto Adige).

Infine la burocrazia: “La grande sfida non è toglierla – ha concluso il ministro Fraccaro – ma renderla snella, utile, efficace”.

 

Il fatturato sfiora i 344 milioni di euro e cresce dell’1,3% nel confronto con lo stesso dato di dodici mesi prima. L’utile aggregato raggiunge quota 4 milioni e 600 mila euro, in aumento rispetto ai 2 milioni e mezzo dell’esercizio precedente ed è il miglior risultato degli ultimi cinque anni.

Il sistema delle 71 cooperative di consumo trentine conta una rete di 362 punti vendita. Di questi, 220 sono il solo esercizio del paese e 121 sono multiservizi. 116mila i soci, 1.820 i dipendenti diretti, cui si aggiungono quelli di Sait e società di sistema.

Le cooperative di consumo hanno tenuto, oggi pomeriggio alla sala della Cooperazione, il loro convegno di settore in previsione dell’assemblea della Federazione in calendario venerdì 7 giugno.

Per il terzo anno consecutivo crescono le vendite complessive delle 71 Famiglie Cooperative attive in Trentino. Una rete capillare forte di 362 punti vendita, 220 dei quali sono di fatto il solo esercizio commerciale a servizio del paese. Inoltre 121 punti vendita sono multiservizi (garantiscono servizi ulteriori alla vendita di generi alimentari) di cui 52 sono qualificati anche come Sieg – Servizi di interesse economico generale.

“Distinguersi per non estinguersi”

Titolo e tema della relazione di Walter Facchinelli, vicepresidente della Federazione per il settore consumo. “Dobbiamo individuare la modalità migliore per creare e distribuire valore sociale, aspetto parallelo e non subalterno al valore economico-commerciale. Miglioriamoci, riposizioniamoci – ha esortato – creando maggiore sinergia e coesione nella comunità. Mettiamo a sistema la nostra attività con quelle dei singoli cittadini, dei produttori locali, delle imprese, delle associazioni e delle istituzioni. Siamo capillarmente presenti sul territorio provinciale, affondiamo le nostre radici nella storia e nell’attualità, nel futuro e nei modi di essere nelle comunità. Se vogliamo esistere, resistere e mantenere la nostra mission fondativa abbiamo l’obbligo di generare un modello di innovazione sociale, dove i cittadini sono produttori e fruitori di beni e servizi e non semplici clienti che rincorrono il minor prezzo”.

Fondamentale è mettere al centro la persona. “Non a parole, ma nei fatti – ha aggiunto Facchinelli. In questo mondo dove tutto e tutti sono di corsa, nel piccolo spazio della spesa dobbiamo avere l’occasione di dare e ricevere calore umano, uno sguardo buono, un sorriso. La Famiglia Cooperativa è questo e, attraverso l’intercooperazione, si avvicina alle persone, costruisce risposte ai bisogni dei cittadini”.

L’obiettivo della Famiglia Cooperativa “è di esserci e produrre vantaggi alla comunità, valorizzando la centralità della persona, implementando modelli organizzativi e gestionali che puntino alla sostenibilità economica e favoriscano la partecipazione e il coinvolgimento delle persone della comunità, puntare su esperienze che coniugano temi e valori della cittadinanza attiva, della sussidiarietà, della gestione dei beni comuni, della solidarietà e buone pratiche. Solo così incidiamo in modo stabile e duraturo sulla qualità della vita sociale ed economica della comunità”.

Una “sana voglia di protagonismo”, insomma. “La Famiglia Cooperativa, con gli abitanti del paese e le imprese del territorio – ha osservato Facchinelli – deve assumersi iniziative economiche comuni, producendo attività e servizi che esprimono un forte impatto comunitario, a beneficio di tutti gli abitanti, soci e non soci. Si deve valorizzare il ruolo del volontariato, accogliere con gratitudine le istanze e la creatività dei Giovani Cooperatori, delle Donne in Cooperazione dei soci e accogliere l’esperienza degli anziani”.

Insomma “cooperare è il futuro – ha concluso – Il vantaggio strutturale della cooperazione, che ne ha permesso la straordinaria longevità e vitalità è che, fin dalle origini, il suo Dna è basato sull’economia del noi. Insieme facciamo la differenza: attiviamoci, sentiamoci vicini e collaboriamo per il bene di tutti”.

I dati economici

I numeri sono stati presentati dal responsabile del settore consumo della Federazione, Giuliano Bernardi.

Cresce il fatturato, +1,3% rispetto all’anno precedente. Le vendite complessive raggiungono 343 milioni 800 mila euro, 4 milioni 300 mila euro in più rispetto al 2017.

Venticinque Famiglie Cooperative hanno un giro d’affari inferiore a 1,5 milioni di euro, 21 da 1,5 a 5 milioni e 22 oltre i 5 milioni.

Migliora la situazione economica complessiva: l’utile aggregato 2018 delle Famiglie Cooperative raggiunge quota 4,6 milioni di euro, rispetto ai 2,5 milioni dell’anno precedente. E’ il migliore risultato degli ultimi cinque anni.

Questo grazie a un efficientamento nella gestione e a un miglioramento nella gestione commerciale, ottenuto anche grazie alla riorganizzazione del consorzio di secondo grado Sait.

Migliora anche la situazione finanziaria e patrimoniale: cala l’indebitamento finanziario netto verso banche di circa 5,8 milioni di euro e si rafforza la solidità patrimoniale con un incremento del 3,4%.

Vi sono alcune cooperative che faticano a chiudere in utile, ma complessivamente la situazione sta migliorando. Venti sono le cooperative che hanno archiviato i bilanci 2018 in perdita, un numero in calo rispetto all’esercizio precedente, ma va detto che di queste la metà per importi modesti (da 2 mila a 20 mila euro).

Intervento conclusivo di Marina Mattarei, presidente della Federazione, che ha richiamato “alla necessità di riposizionare il ruolo e l’identità delle Famiglie Cooperative dopo un periodo in cui il settore ha vissuto dei momenti non facili. La situazione è sfidante ma i risultati sono confortanti. Con l’impegno e la responsabilità di tutti gli anelli della filiera cooperativa il sistema continuerà a produrre valore”.

La vittoria di Benedetti al Giro d’Italia. Le congratulazioni del presidente della Provincia e dell’assessore provinciale allo sport.

“Siamo felici per un successo che ci rende davvero orgogliosi”. Così il presidente e l’assessore allo sport della Provincia commentano la vittoria di tappa ottenuta oggi da Cesare Benedetti al Giro d’Italia, grazie ad uno sprint irresistibile sul traguardo di Pinerolo. Ciclista della Val di Gresta, Benedetti ha trovato così la sua prima grande vittoria in carriera. “In Trentino, terra di epiche imprese ciclistiche e di straordinari campioni – scrivono presidente e assessore – il ciclismo è uno degli sport più amati e popolari e continuerà ad esserlo anche in futuro, proprio grazie a campioni come Benedetti, che mettono impegno, passione e tanto sacrificio. Un esempio di abnegazione molto prezioso per i nostri giovani”.

 

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Carlo Taormina, avvocato di Pamela Prati fino a ieri, a Un Giorno da Pecora, su Rai Radio1, oggi ha raccontato il suo punto di vista sulla delicata vicenda del matrimonio, vero o presunto, della showgirl con Mark Caltagirone.

“Ho rinunciato al mio mandato perché vedo tanta confusione, tante chiacchiere e supposizioni, cose intricate e non sempre chiare”. Lei che idea si è fatto di questa vicenda? “All’inizio Pamela Perricciolo mi rappresentava le cose con una certa serietà”. Avrà chiesto alla Prati e alle sue manager se esistesse davvero Mark Caltagirone…”Più volte. E la risposta è sempre stata positiva. Ma io non ho mai visto nemmeno una foto, non l’ho mai visto e conosciuto, e l’evoluzione dei fatti ha dimostrato che questo signore probabilmente è una fantasia”. A suo avviso la Prati ha creduto, almeno per un periodo, che Mark Caltagirone esistesse? “La prima volta che è stata da me – ha spiegato a Un Giorno da Pecora – era molto preoccupata, anche perché aveva un’esclusiva con ‘Verissimo’. Io ho visto anche il contratto e posso dire che era tutta cosa vera.

Poi però l’ho trovata progressivamente in difficoltà”. Secondo lei la Prati è più complice o più vittima? “Complice è una parola grossa e non lo posso dire. La ragione della mia rinunzia è che la cosa era diventata una tale gazzarra non adeguata alla presenza di un avvocato”. Perché tutto questo sarebbe stato organizzato? “So che periodicamente queste cose accadevano, anche negli anni passati e tanti personaggi importanti sono caduti nella stessa trappola”. E’ una truffa, dunque, secondo lei? “Io ho rappresentato alla Prati di stare attenta, perché la truffa non c’è soltanto quando prendi i soldi ma anche quando hai quando una qualsiasi utilità. Ad esempio, ho fatto presente che il contratto in esclusiva con ‘Verissimo’ era un’utilità”. Ha visto l’intervista alla Michelazzo ieri da Barbara D’Urso? “A me è sembrata molto poco convincente, penso che una presa in giro non possa durare dieci anni”. Come sta emotivamente Pamela Prati? “Assolutamente serena e tranquilla, fino ad un certo punto. Poi credo che abbia avvertito qualcosa che non andava e si sia comportata di conseguenza”.

Studio Uil maggio 2019 su” tasse occulte” nazionale e locale. Uil Trentino: Tasse occulte, per i trentini un salasso da 67 milioni. Solo per Arisgam più della metà dell’importo.

La Uil fa i conti dei tributi “nascosti”: ecco quali sono e quanto costano. E noi trentini ne paghiamo più dei sudtirolesi. Hanno nomi improbabili, si nascondono nelle pieghe nelle bollette e dei tributi e costano ai trentini oltre 67 milioni di euro l’anno.

Occulte perché le paghiamo senza renderci conto e si aggiungono a quelle note come Irpef, Iva, Imu, addizionali Irpef regionali e comunali, Irap, accise sui carburanti, bollo auto e chi più ne ha più ne metta. Le ‘occulte’ le troviamo puntualmente sulle bollette del gas, della Tari, sull’assicurazione oppure al momento di acquistare un’auto o uno scooter. Parliamo di imposte che sono delle vere e proprie tasse sulle tasse: Arisgam, Irba, Tefa, Ipt, imposta Rc auto”.

Secondo quanto calcola Luigi Veltro della Uil Servizio politiche territoriali, per le Regioni e Province complessivamente queste tasse occulte portano ad un introito di 4,9 miliardi di euro all’anno.Il dossier analizza poi, a livello nazionale, nel dettaglio queste tasse occulte. La UIL del Trentino evidenzia quelle imposte a livello locale.

Partendo ad esempio dall’Arisgam, ossia una addizionale regionale che ci costa in Trentino ben 37 milioni di euro l’anno. Si applica sul consumo del gas metano sia per usi domestici che per usi industriali. È stata istituita nel 1990 ed è facoltà della Regione abolire tale imposta. L’entità del tributo viene stabilita dalla Provincia Autonoma di Trento.

L’imposta provinciale di trascrizione (Ipt), pur applicando la Provincia di Trento assieme solo a Bolzano ed Aosta la tariffa base, costa ai trentini 12 milioni di euro e si applica su tutte le formalità di trascrizione, iscrizione ed annotazione relative ai veicoli, richieste al Pubblico registro automobilistico (Pra) e su quelle che si basano sui titoli destinati alla pubblicità nel Pra (per esempio, l’iscrizione originaria o prima iscrizione di un veicolo nel PRA; l’iscrizione dell’ipoteca legale a favore del venditore o del sovventore del prezzo; l’iscrizione dell’ipoteca convenzionale a favore di altri creditori; i trasferimenti di proprietà del veicolo; la rinnovazione dell’ipoteca; la cancellazione parziale  di una iscrizione dell’ipoteca).

C’è poi l’imposta sulle assicurazioni contro la responsabilità civile veicoli (Rca) il cui gettito dal 1999 è devoluto alle Province. L’imposta si applica sulle polizze assicurative, nella misura del 12,50% del premio, dei veicoli a motore (esclusi i ciclomotori) dove hanno sede i Pra nei quali i veicoli sono iscritti e di macchine agricole nel cui territorio risiede l’intestatario della carta di circolazione. “Questa tassa – spiega la Uil – viene introitata dalla Provincia di Trento, che applica l’aliquota massima del 16%. Costa ai trentini 18.000.000 di euro all’anno”.

Il tributo per l’esercizio delle funzioni di tutela, protezione ed igiene dell’ambiente (Tefa) è applicato alle tariffe e/o alla tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani. È stato istituito nel 1992 ed è commisurato alla superficie degli immobili assoggettati dai Comuni alla tassa per lo smaltimento dei rifiuti (Tari) e soggetti passivi sono gli stessi sui quali grava la predetta tassa/tariffa comunale. Questo tributo assieme all’IRBA, imposta regionale benzina autotrazione, non viene imposto in Provincia di Trento.

“Sono veramente troppe le tasse che gravano sulle famiglie e le imprese e quelle locali, che in nome del federalismo fiscale dovevano sostituire in parte quelle nazionali, in realtà sono finite per essere semplicemente aggiuntive”.

Quindi la UIL, quando la nuova giunta affronterà il peso della fiscalità locale, chiederà che oltre alle agevolazioni fiscali per le aziende, si pensi anche a quelle che colpiscono le famiglie di lavoratori e pensionati, fino a prova contraria i maggiori contribuenti, anche in Trentino, dell’erario provinciale.

 

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Walter Alotti
Segretario Generale
UIL del Trentino

 

 

2019 maggio - LE 5 TASSE OCCULTE SUI CONSUMI DEGLI ITALIANI

 

 

 

 

Questa sera, giovedì 23 maggio 2019, a Striscia la notizia (Canale 5, ore 20.35), Pinuccio si occupa dei concerti dal vivo che diventano sold out solo grazie a biglietti venduti a pochi centesimi o addirittura in omaggio.

Durante un servizio di Pinuccio, andato in onda il 10 maggio 2019 (guarda il servizio), un organizzatore di concerti che ha collaborato con la Friends & Partners di Ferdinando Salzano raccontava: «I sold out avvenivano con una grande distribuzione di biglietti omaggio obbligata: a volte centinaia e centinaia di biglietti omaggio dati per riempire la struttura». E aggiungeva: «Il biglietto omaggio, come i biglietti normali, è gravato di IVA e diritto d’autore, che poi rimettevamo noi: il danno oltre la beffa».

Ora l’inviato è entrato in possesso di un C1 (documento che mostra come sono arrivati gli incassi dei live, ndr) di un concerto di Claudio Baglioni. Pinuccio spiega: «I biglietti staccati sono stati 1306 ma 736 sono stati venduti a 10 centesimi e 61 dati in omaggio. Quindi solo 509 biglietti sono stati venduti a prezzo intero». Più della metà dei ticket è andata in omaggio o venduta a 10 centesimi.

Pinuccio inoltre racconta: «Nel 2018 un promoter scriveva a F&P: ‘Scusate ci siamo resi conto, voi che state facendo i biglietti, che alla cassa accrediti ci sono 500 persone: fa freddo, sono anziani. Come funziona con gli omaggi che state dando?’». Nella mail inoltre si legge: «Abbiamo chiesto indicazioni di quanti ospiti avete invitato e non abbiamo avuto riscontri. Scopriamo solo adesso che sono 500 e oltre».

Ma, nonostante i dubbi sui 500 accrediti omaggio, i giornali comunque parlavano di sold out al concerto di Baglioni.
Infine, l’inviato si domanda: «Non capiamo se Baglioni e gli altri cantanti sanno di queste cose, perché magari pensano di avere lo stadio pieno e poi invece…».

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