Nona puntata. 15 mag – Canale 5. Il programma ideato e condotto da Barbara D’Urso che ospiterà personaggi d’eccezione pronti a raccontarsi e a sottoporsi ai commenti del pubblico in studio e a casa.

 

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Nona puntata

Con dati provenienti da oltre 1 milione di foreste in tutto il mondo, lo studio – pubblicato oggi su Nature, di cui ha guadagnato anche la copertina – rivela la distribuzione delle associazioni simbiotiche.

Ci sono anche la Fondazione Edmund Mach con Lorenzo Frizzera, Damiano Gianelle, Mirco Rodeghiero (Centro Agricoltura Alimenti Ambiente) e il MUSE con il collaboratore Francesco Rovero (docente al Dipartimento di Biologia dell’Università di Firenze), tra gli autori della pubblicazione di un importante articolo scientifico, che oggi ha guadagnato spazio e copertina sulla prestigiosa rivista internazionale NATURE.

Utilizzando dati provenienti da 1.1 milioni di siti nel mondo – con 28.000 specie di alberi – la nuova ricerca è riuscita a mappare le tipologie più comuni di relazioni simbiotiche (ovvero di muto beneficio per piante e microbi) rivelando fattori che determinano il successo delle diverse tipologie. Il lavoro, in particolare, potrà contribuire a definire il ruolo di queste relazioni all’interno delle foreste del mondo e quanto potrebbero essere influenzate dall’innalzamento delle temperature. Inoltre, ha portato alla scoperta di una regola biologica che è stata denominata “regola di Read”.

Dentro e intorno alle intricate radici dei suoli forestali, in una specie di vasto e diramato “mercato naturale globale”, i funghi e batteri scambiano nutrienti con le piante, in cambio di carbonio. Le analisi hanno riguardato tre delle più comuni tipologie di simbiosi, di cui due tra funghi e radici e la terza tra batteri e le radici degli alberi. I risultati confermano quanto già ipotizzato in passato – ma all’epoca ma non testabile in assenza dei dati oggi disponibili – ovvero che il clima, tramite la sua influenza sul processo di decomposizione, determina la distribuzione delle diverse tipologie di simbiosi.

I ricercatori della Stanford University (primi autori del lavoro) hanno coinvolto un team di oltre 200 scienziati per generare le mappe e, grazie a questo lavoro, hanno scoperto una nuova regola biologica, battezzata la “regola di Read”, in onore di Sir David Read, il botanico pioniere della ricerca sulle simbiosi.

Quale esempio delle implicazioni dei risultati di questa ricerca, il team ha usato i dati delle mappe per predire come le simbiosi potrebbero cambiare entro il 2070 se le attuali emissioni di carbonio continuassero inalterate. Questo scenario comporterebbe una riduzione del 10% nella biomassa delle specie di alberi associati con un particolare tipo di funghi che si trova primariamente nelle regioni fredde del pianeta.

“Ci sono solo poche e ben definite tipologie di simbiosi tra alberi e microbi e il nostro lavoro mostra che queste obbediscono a chiare regole” ha detto Brian Steidinger, ricercatore post-dottorando a Stanford e primo autore del lavoro. “I nostri modelli predicono enormi cambiamenti negli stati delle simbiosi delle foreste del mondo – cambiamenti che potrebbero influenzare il tipo di clima nel mondo che vivranno i nostri nipoti.”

In questa ricerca FEM ha contribuito con i rilievi fatti in 10 anni di ricerca nella provincia di Trento e con più di 500 rilievi in ambito forestale” spiegano i ricercatori di San Michele Lorenzo Frizzera, Damiano Gianelle, Mirco Rodeghiero. “Questa ricerca è basata sui dati raccolti da una rete globale che si chiama Global Forest Biodiversity Initiative (GFBI), di cui facciamo parte insieme a colleghi da 70 paesi nel mondo”, spiega Francesco Rovero, collaboratore del MUSE e docente all’Università di Firenze. “Ogni membro della rete ha contribuito un pezzetto che è servito a costruire il mosaico globale, e noi abbiamo fornito dati da plot delle dimensioni di 1 ettaro nelle foreste dei Monti Udzungwa della Tanzania, dove il MUSE conduce ricerche sulla biodiversità da molti anni. Purtroppo, dati sistematici dalle foreste tropicali – che sono quelle più ricche e minacciate del pianeta – sono drammaticamente scarsi e frammentati, per cui rappresentano un contributo particolarmente significativo studi come questo.

“Ciasa de la Moniaria”: concesso il saldo di finanziamento per il restauro. Grazie al provvedimento dello scorso 8 maggio della Giunta Regionale, il Comun General
de Fascia può dar seguito alle procedure di gara per l’esecuzione dei lavori dell’edificio storico.

Significativo passo in avanti per il restauro de la “Ciasa de la Moniaria”: l’8 maggio la Giunta Regionale (con la deliberazione n. 7) ha approvato la concessione del saldo per il finanziamento, al Comun general de Fascia, per i lavori di ristrutturazione e recupero dell’immobile. L’edificio, che sorge accanto alla Pieve di San Giovanni, è sottoposto a vincolo artistico per il suo valore storico-culturale.

Il progetto per la “Ciasa de la Moniaria”, firmato dell’architetto Marco Giovanazzi di Trento, è stato approvato dal punto di vista tecnico lo scorso 21 gennaio dal Consei de Procura del Comun general. Le spese previste ammontano a 1.922.558,70 euro, di cui 1.361.020,52 euro destinati a lavori di restauro. Gli interventi da mettere in atto sono prevalentemente di natura conservativa e comportano consolidamenti statici e il ripristino di tutti gli elementi architettonici tradizionali. Nella volontà di rivalutare il significato dei luoghi identitari dei ladini di Fassa, l’edificio, una volta recuperato, ospiterà diverse attività finalizzate alla valorizzazione e alla tutela della cultura ladina.

In seguito allo stanziamento regionale, il Comun general, che da tempo ha avviato il complesso iter per il recupero dell’edificio, può così dare seguito alle procedure di gara per l’esecuzione dei lavori.

Si procederà, quindi, con i relativi controlli, l’approvazione del progetto da un punto di vista economico-finanziario, la gara del direttore dei lavori e, di conseguenza, la trasmissione dei dati relativi all’Apac. Riguardo a tali aspetti è già stata avanzata richiesta all’Apac per settembre 2019, in modo da provvedere all’aggiudicazione per la primavera 2020. I lavori, quindi, potrebbero iniziare tra aprile e maggio del 2020 e, secondo il piano definito dal progettista, concludersi a giugno del 2021.

 

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Comunicat stampa

“Ciasa de la Moniaria”: conzedù l finanziament de l’ultima pèrt de la soma per l restaure

De gra al provediment de la Jonta Regionèla dai 8 de mé passà, l Comun General
de Fascia pel envièr via la prozedures de garejèda per tachèr i lurieres del frabicat storich

Emportant vèrech inant per l restaure de la “Ciasa de la Moniaria”: ai 8 de mé la Jonta Regionèla (co la deliberazion n. 7) l’à aproà la conzescion de l’ultima pèrt del finanziament al Comun general de Fascia, per i lurieres de comedament e recuperament del frabicat. La cèsa, che la é apede la Pieif de Sèn Jan, la é sotmetuda al vincol artistich per sie valor storich e culturèl.
L projet per la “Ciasa de la Moniaria”, enjignà da l’architet Marco Giovanazzi da Trent, l’é stat aproà dal pont de veduda tecnich ai 20 de jené passà dal Consei de Procura del Comun general. L cost pervedù per i lurieres l’é de 1.922.558,70 euro en dut, de chi che 1.361.020,52 euro i é destiné ai lurieres de restaure. I intervenc da fèr i è de soraldut de sort conservativa, col renforzèr l frabicat dal pont de veduda statich e col recuperèr duc i elemenc architetonics tradizionèi. Ajache l’é la volontà de ge dèr maor segnificat ai lesc de valuta per l’identità ladina de Fascia, l fabricat, cò sarà fenì i lurieres, l ge dajarà alberch a desvaliva ativitedès per la valorisazion e l stravardament de la cultura ladina.
Aldò del stanziament de la Region l Comun general, che l’à envia via jà da n bon trat l prozediment lonch e senester per l recuperament del fabricat, l pel zacan tachèr la prozedures de garejèda per meter en esser chisc lurieres. Donca se jirà inant con i controi che ge vel, l’aproazion del projet dal pont de veduda economich-finanziel, la garejèda per tor sù l diretor di lurieres e, dachelanvìa, la trasmiscion di dac de referiment a l’APAC. En cont de chisc elements g’é jà stat metù dant la domana a l’APAC per de setember del 2019, a na moda da poder dèr fora i lurieres via per l’aisciuda del 2020. I lurieres, donca, i podessa scomenzèr anter oril e mé del 2020 e, aldò del program stabilì dal projetist, fenir de jugn del 2021.

Candidati UE e industriali trentini a confronto. Si è svolto a Palazzo Stella l’incontro tra gli industriali trentini e alcuni tra i candidati locali al Parlamento europeo, invitati a esprimersi in particolare sulle tematiche di maggiore interesse per le imprese del territorio.

All’appuntamento hanno preso parte Roberto Battiston (Partito Democratico), Herbert Dorfmann, (SVP), Matteo Gazzini (Lega Salvini Premier), Francesca Gerosa (Fratelli d’Italia), Norbert Lantschner (Europa Verde), Mario Malossini (Forza Italia), Ivo Tarolli (Popolari per l’Europa) e Cristiano Zanella, (Movimento 5 Stelle).

L’evento si è aperto con il saluto del presidente di Confindustria Trento Fausto Manzana, che ha illustrato le ragioni dell’incontro e i tratti principali del documento di Confindustria “Riforme per l’Europa. Le proposte delle imprese”. “Condividiamo – ha detto – la nostra visione per il futuro, appellandoci a un sistema che sia vicino anche alle imprese, per una crescita operata nel segno della coesione sociale e del rispetto per l’ambiente, dell’attenzione ai più deboli e per un benessere diffuso”.

A seguire, il dibattito moderato dalla direttrice di Trentino TV Marilena Guerra, che ha interpellato i candidati per conoscerne le posizioni: sul destino dell’Unione Europea, sul ruolo delle infrastrutture, sugli investimenti e le relazioni commerciali, su nuove tecnologie e lavoro, sul valore delle competenze e della formazione per un’Europa più autorevole e più competitiva.

Il paradiso delle signore. St 3. Ep 178. Vittorio e Umberto sono riusciti a salvare Marta e a portarla in ospedale, mentre Luciano avvisa Clelia della trappola che scatterà per Oscar il giorno dopo. Adelaide fa il suo rientro in villa da Parigi dove ritrova la nipote che, contro il parere del medico, ha lasciato la clinica, decisa a un confronto con il padre per scoprire se le insinuazioni di Luca sul conto di Umberto sono vere.

 

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Sono 2,6 milioni le famiglie italiane che vivono in territori esposti al rischio di alluvioni, a causa di un Paese reso sempre più fragile dai cambiamenti climatici e dal consumo di suolo. E’ quanto emerge da un’analisi della Coldiretti su dati Ispra diffusa in occasione della premiazione del primo concorso fotografico “Obiettivo Acqua”, promosso da Coldiretti, Anbi (Associazione Nazionale Consorzi Gestione Tutela Territorio ed Acque Irrigue) e Fondazione Univerde, con la presenza del presidente Ettore Prandini e del ministro dell’Ambiente Sergio Costa.

Il pericolo di alluvioni o frane interessa – spiega Coldiretti – ben il 91,1% dei comuni italiani (7.275) ma la percentuale sale al 100% per Emilia Romagna, Liguria, Toscana, Umbria, Marche, Molise, Basilicata, Calabria e Val d’Aosta, secondo elaborazioni Coldiretti su dati Ispra. Abruzzo e Lazio hanno rispettivamente il 99,7% e il 98,7% dei centri a rischio, mentre il Piemonte si “ferma” al 94,7%, ma sopra quota 90% ci sono anche Campania, Sicilia e Trentino Alto Adige. In fondo alla classifica si piazza, invece, il Veneto, dove i comuni in pericolo sono “appena” il 64,6%.

Un fenomeno aggravato dal consumo di suolo con l’abbandono delle campagne e la cementificazione che – denuncia Coldiretti – solo nell’ultimo anno hanno causato la scomparsa di 100mila ettari di terra coltivata, pari alla superficie di 150mila campi da calcio, dopo che negli ultimi 25 anni era già sparito il 28% delle campagne. L’erosione di territorio agricolo a beneficio di asfalto, edifici e capannoni causa il fenomeno dell’impermeabilizzazione del terreno che non riesce ad assorbire l’acqua aumentando il rischio di inondazioni. Su un territorio meno ricco e più fragile si abbattono infatti – continua la Coldiretti – gli effetti dei cambiamenti climatici, con una tendenza alla tropicalizzazione che si manifesta con una più elevata frequenza di eventi estremi, grandine di maggiore dimensione, sfasamenti stagionali e bombe d’acqua i cui effetti si fanno sempre più devastanti.

“In un Paese comunque piovoso come l’Italia che per carenze infrastrutturali trattiene solo l’11% dell’acqua, occorre un cambio di passo nell’attività di prevenzione”, ha dichiarato il presidente della Coldiretti Ettore Prandini nel sottolineare che “bisogna evitare di dover costantemente rincorrere l’emergenza con interventi strutturali”. Il primo passo è “la realizzazione di piccole opere di contrasto al rischio idrogeologico, dalla sistemazione e pulizia straordinaria degli argini dei fiumi ai progetti di ingegneria naturalistica”, ma allo stesso tempo – continua Prandini – “serve un piano infrastrutturale per la creazione di invasi che raccolgano tutta l’acqua piovana che va perduta e la distribuiscano quando ce n’è poca, con la regia dei Consorzi di bonifica e l’affidamento ai coltivatori diretti. Non è pensabile che la legge sul consumo di suolo approvata da un ramo del Parlamento nella scorsa legislatura sia finita su un binario morto in attesa della discussione in Senato. Dobbiamo togliere dalla palude questa norma importante per il futuro dell’Italia e approvarla prima possibile”, conclude Prandini.

Serve salvare la terra fertile in Italia, serve un adeguato riconoscimento sociale, culturale ed economico del ruolo dell’attività agricola anche attraverso la piena attuazione della legge di orientamento che – ricorda Coldiretti – consente alle pubbliche amministrazioni di stipulare convenzioni con gli agricoltori per lo svolgimento di attività funzionali alla salvaguardia del paesaggio agrario e forestale. Allo stesso modo servono misure per sostenere e rilanciare gli allevamenti, a partire da quelli di montagna e delle aree interne, che garantiscono la manutenzione del territorio. Per limitare gli effetti devastanti del maltempo occorre inoltre – aggiunge Coldiretti – contrastare ogni forma di abusivismo e avviare un piano per la riforestazione delle aree ad alto rischio. Infine, occorre intervenire sulla manutenzione del verde urbano per garantire la sicurezza anche nelle città – conclude Coldiretti – coinvolgendo direttamente le imprese agricole nelle iniziative di riqualificazione ambientale.

Ok del Cipe alla delibera relativa all’accordo per il rinnovo trentennale della concessione della autostrada del Brennero A22. Dopo mesi di duro lavoro istituzionale, il Mit, in cooperazione con i soci pubblici, sblocca una impasse gestionale che durava da ben cinque anni e mette in campo un modello del tutto nuovo di gestione in house, dunque finalmente pubblica in modo integrale, che lascia in modo virtuoso le risorse ai territori, valorizza le specificità logistiche locali e consente di trasformare quelli che una volta erano dividendi in ulteriori investimenti a beneficio della qualità del servizio erogato.

Con il nuovo sistema tariffario dell’Autorità di regolazione dei trasporti, applicato all’Accordo di cooperazione, gli investimenti medi annui passano dagli 83,5 milioni della vecchia gestione a 138 milioni, per un valore complessivo di circa 4,1 miliardi. Al tempo stesso viene fortemente contenuta la dinamica delle tariffe, con un aumento medio annuo che passa dal 3,1% a una percentuale non superiore all’1,1% per tutta la durata della concessione, quindi inferiore all’inflazione programmata, fatto storicamente mai accaduto. E gli utili medi annui scendono da 73,1 milioni a 37,7 milioni, su livelli di mercato.

Dunque, il Mit mette in campo un modello di concessione che non ha precedenti nella capacità di esaltare l’interesse pubblico e di mettere al centro i cittadini che viaggiano, con più investimenti, più efficienza e pedaggi molto contenuti, cui successivamente si aggiungerà una tariffazione di carattere ambientale.
Un modello d’avanguardia che, auspichiamo, potrà presto essere esteso ad altre tratte autostradali.

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