Strada e Zecchi nel cda del Muse: parere favorevole alle candidature della Giunta. Censura delle esternazioni di Sgarbi: la Giunta intervenga.

Concluso l’esame dell’ordine del giorno ordinario, la prima Commissione permanente ha espresso un parere su un punto aggiuntivo, in materia di nomine e designazioni, sulle candidature relative a due componenti del consiglio di amministrazione del Muse.

Parere favorevole (con astensione di Patt, PD, Futura e 5 Stelle), è stato espresso su tutte le candidature, ad eccezione della posizione dell’attuale presidente Marco Andreatta, che se indicato nuovamente supererebbe il numero di anni di durata in carica consentiti. Approvata con riserva la candidatura di Saveria Moncher, condizionata alle dimissioni da revisore dell’Ispat, ovvero all’assumere l’incarico a titolo gratuito. Le candidature indicate dalla Giunta sono quelle della giornalista Rai Laura Strada e del noto professore dal prestigioso curriculum Stefano Zecchi.

Il consigliere del Patt ha motivato la propria astensione per una contrarietà rispetto alla legge 10 che andrebbe a suo avviso interamente riformulata e in seconda battuta perché critico rispetto alla nuova tendenza della Giunta provinciale di affidare incarichi a persone note a livello mediatico che testimoniano come il Trentino si stia muovendo verso una “italianizzazione forzata”.

Il consigliere del PD ha detto che è giusto che le nomine di responsabilità della Giunta restino tali. Aprirsi è a suo parere prova di saggezza, nei limiti del distinguo di cosa sia il meglio per gli uni e gli altri. Rimane però il fatto, ha aggiunto, che sia inammissibile che persone che vengono chiamate a dare il proprio contributo al nostro territorio, si esprimano nei toni aggressivi ed offensivi delle istituzioni che abbiamo letto oggi nelle dichiarazioni di Vittorio Sgarbi.
Il consigliere di Futura si è espresso con un voto di astensione, in coerenza con quanto fatto con le altre nomine. Si è associato al collega del PD nel raccomandare alla Giunta di richiamare Vittorio Sgarbi ad un profilo istituzionale e di prendere le distanze dalle gravissime esternazioni di ieri, riferite a consiglieri provinciali, rappresentanti delle nostre istituzioni.

Astensione anche da parte del consigliere 5 Stelle che ha aggiunto che non stupiscono le esternazioni di Sgarbi che già si è distinto per simili performance: nulla di nuovo dunque, ha detto, richiamando le dichiarazioni di pari tenore rivolte in passato dall’attuale Presidente del Mart agli elettori della Lega.

Scout Cngei – Il campo regionale non teme la neve. Il campo regionale non teme la neve. 152 ragazzi, 35 adulti, 2 giorni e 1 notte; il tutto con 30 centimetri di neve: ecco i numeri del Campo Regionale di “Branca E” degli Scout laici Cngei, svoltosi a Folgaria nel week end del 4-5 maggio.

La Branca E è costituita da ragazzi tra i 12 e i 16 anni d’età che, in 152 della Regione Trentino Alto Adige, si sono ritrovati per passare un week end assieme. I ragazzi provenivano da Bolzano, Arco, Trento, Rovereto e Calceranica al lago. L’evento era previsto inizialmente a Serrada in tenda, nella struttura dell’Associazione Giovani 2000 ma è stato spostato, causa freddo e maltempo, al Palaghiaccio di Folgaria gentilmente concesso per l’occasione. Una vera fortuna, vista la sorpresa con cui si sono svegliati i ragazzi: una distesa di neve e temperature sotto lo zero che, al 5 maggio, non erano in previsione.

Nonostante il brutto tempo i ragazzi, grazie ai loro educatori e a tutti gli adulti in servizio, sono riusciti a svolgere le attività al chiuso, senza interruzioni. Durante il week end, infatti, è stato fatto un viaggio tra diverse culture per imparare a conoscerle e rispettarle. Gli Scout si sono sfidati a cricket, sport nazionale pakistano; hanno imparato danze macedoni; suonato ritmi malesi con le percussioni, hanno sperimentato dei tipici giochi provenienti dal Punjub e si sono immedesimati in storie della cultura spagnola.
Tutto questo per imparare che “diverso” non significa brutto o spaventoso ma, al contrario, ricchezza e conoscenza.

Un tema molto importante per gli Scout, anche in vista del 24° World Scout Jamboree, ossia il raduno mondiale che si terrà quest’estate in West Virginia, al quale parteciperanno alcuni ragazzi come ambasciatori in rappresentanza della nostra Regione e della nostra Nazione.

 

“Aisciuda ladina”: la lingua è uno scambio tra generazioni. Inaugurata, il 6 maggio nell’aula magna della Scuola Ladina, il festival dedicato alla lingua di minoranza, con un interessante confronto tra gli intervenuti, video e canti.

È iniziata ufficialmente, il 6 maggio nell’aula magna della sorastanza della Scuola ladina di Fassa, l’“Aisciuda Ladina”: l’undicesima edizione del festival, dedicato alla lingua di minoranza, vede protagonisti i bambini e le loro famiglie, “Fech de identità”. Le giovani generazioni che, grazie alla scuola, a politiche adeguate e ad attività promosse dalle istituzioni locali in primis il Comun general de Fascia che sostiene l’Aisciuda assieme ad altre importanti iniziative, sono la fascia della popolazione che attualmente meglio impara, conosce e diffonde il ladino.

«In questi undici anni di Aisciuda – ha detto, in apertura d’incontro, la responsabile del Servizi linguistici e culturali del Comun General – ci siamo resi conto che sono i bambini i primi ambasciatori dell’idioma fassano che portano da casa a scuola, e viceversa, contribuendo in modo sostanziale a mantenerlo vivo in famiglia e nella comunità». A sottolineare la scelta del tema del 2019, anche la procuradora del Comun general e senatrice: «Là dove avviene il primo e più importante apprendimento della cultura, delle tradizioni e della lingua, la famiglia, è anche il luogo in cui si attua uno scambio proficuo tra generazioni: i genitori insegnano ai figli, i nonni ricordano le loro esperienze ai nipoti che, nella loro naturale tensione verso il futuro, assorbono le novità e aggiornano i familiari, anche sulla lingua che magari i più anziani non hanno avuto modo di studiare. Tutto ciò merita occasioni di riflessione, all’interno de l’Aisciuda».

Sul ruolo della famiglia nella trasmissione dell’idioma si è soffermata, quindi, la sorastanta della scuola di Fassa: «La scuola ha un compito importante nella formazione, ma è tra le mura domestiche che avviene in modo naturale l’acquisizione della linguamadre. È fondamentale perciò che la famiglia, intesa anche come “comunità che apprende”, favorisca l’uso e la diffusione del ladino».

Alla visione di un paio di video sul rilievo delle lingue di minoranza, è seguito un confronto che ha coinvolto, nel ruolo di peer leader, le diverse autorità intervenute, fra cui il consigliere provinciale ladino, la neo-presidentessa dell’Istituto Culturale Ladino e il presidente uscente, il presidente dell’Union di Ladins, l Conseier de Procura a turismo, giovani e sport, il comandante della Compagnia dei Carabinieri di Fiemme e Fassa, il sindaco di Soraga, il direttore dell’Apt e un consigliere provinciale della Val di Fiemme.

Questi referenti hanno riflettuto assieme a tutti i presenti, divisi in gruppi, su quanto fatto finora per la lingua e la cultura ladina. Interessanti gli spunti emersi nel breve dibattito: a fronte di una complessiva soddisfazione per la valorizzazione della lingua, si è messa in luce la necessità di una maggiore consapevolezza dell’identità e dei suoi contenuti, così come di una collaborazione e un supporto più convinti tra ladini e istituzioni per promuovere la lingua anche tra i nuovi locutori, che devono essere incoraggiati ad impararla e a parlarla.

Sul finale d’incontro, preludio di una settimana ricca di appuntamenti per piccoli e grandi, spazio ai canti del gruppo “Ciantèr ensema amò più bel”, costituito a fine marzo, e a una gustosa “Apericena” preparata dalla Cooperativa Oltre “Projet cojinèr ensema”.

 

 

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“Aisciuda ladina”: l lengaz l’é n barat anter generazions

Sé à avert ofizialmenter, ai 6 de mé te sala grana de la Scola Ladina, l festival de lengaz
e cultura de mendranza, con n confront zis enteressant anter chi che à tout pèrt, video e cianties

L’é scomenzà ofizialmenter, ai 6 de mé te sala grana de la Scola Ladina de Fascia, l’“Aisciuda Ladina”: la undejeisema edizion del festival del lengaz e de la cultura ladina chest an l’à desche protagonisć i bec e sia families, desche “Fech de identità”. La joena generazions, che de gra a la scola, a politiches linguistiches aldò e a ativitèdes endrezèdes da la istituzions locales, dantdaldut l Comun general de Fascia che met a jir l’Aisciuda e de autra scomenzadives emportantes, l’é la pèrt de la popolazion che, te chest moment, la empèra miec, la sà e la sparpagnea fora l ladin.

«Te chisc undesc egn de Aisciuda – l’à dit al scomenz de la scontrèda la responsabola di Servijes Linguistics e Culturèi del Comun general – se n’aon ascort che l’é i bec i prumes ambasciadores del lengaz fascian, che i porta da cèsa a scola e vizeversa, didan a na vida sostanzièla a l mantegnir vif te familia e te la comunanza». A sotrissèer la cernia de l’argoment da chest an 2019, ence la procuradora del Comun general e senadora l’à dit: «Olache l’é l prum e l più emportant aprendiment de la cultura, de la tradizions e del lengaz, te familia, l’é ence olache l’é l barat percacent anter la generazions: l père e la mère ge ensegna ai fies, i giaves i ge recorda sia esperienzes ai nec che, te sie esser orii envers l davegnir, i tol su la neves e i ge les porta a chi de cèsa, ence per chel che vèrda l lengaz che, fosc, i più veies no à abù l met de studièr te scola. Dut chest merita ocajions de reflescion, delaìte de l’Aisciuda». En cont de la funzion de la familia te la trasmiscion del lengaz à dapò rejonà la sorastanta de la Scola Ladina de Fascia: «La scola l’à na encèria emportanta per la formazion, ma l’é a cèsa che, a na vida naturèla, i bec tol su la mère-lenga. L’é fondamentèl, donca, che la familia, entenuda desche “comunanza che empèra”, la doure e la sparpagnee fora l ladin».

Dò aer vardà vèlch video dintornvìa l’emportanza di lengac de mendranza, l’é stat n confront con le desvaliva autoritèdes che à tout pèrt: anter chestes l conseier provinzièl ladin, la neva presidenta de l’Istitut Cultural Ladin e l veie president, l president de la Union di Ladins de Fascia, l conseier de procura a turism, joegn e sport, l comandant di Carabinieres de Fascia e Fiem, l’ombolt de Soraga, l diretor dell’Apt e n conseier provinzièl de Fiem. Desche peer leader, chisc referenc à fat na reflescion. ensema con duc chi che à tout pert spartì fora per gropes, dintornvìa chel che l’é stat fat enscin ades per l lengaz e la cultura ladina. L’é vegnù fora idees e pensieres enteressanc: enceben che l’é na sodesfazion generèla per la valorisazion del lengaz, l’é stat sotrissà l besegn de aer na maor consaputa de la identità e de si contegnui, desche ence de na colaborazion e de n sostegn più engaissé anter ladins e istituzions per ge fèr cognoscer l’idiom encer ai neves locutores, che i cogn vegnir soscedé a l’emparèr e a l rejonèr.

A la fin de la scontrèda, introduzion a na setemèna piena de apuntamenc per picoi e gregn, g’é stat dat l met de portèr sun paladina sia cianties al grop “Ciantèr ensema amò più bel”, metù en esser de mèrz, e na bona “Apericena” enjignèda da la Coprativa Oltre “Projet cojinèr ensema”.

 

 

Decreto crescita, a rischio il mercato della riqualificazione. L’articolo 10 scarica sulle imprese l’anticipo delle detrazioni sotto forma di sconto al cliente. Scrinzi: chiediamo ai parlamentari regionali di attivarsi per stralciare l’articolo dalla norma.

L’articolo 10 del Decreto Crescita del 30 aprile, n.34 (modifiche alla disciplina degli incentivi per gli interventi di efficienza energetica e rischio sismico) prevede la possibilità, per il soggetto che ha diritto alle detrazioni, di poter optare, al posto del loro utilizzo diretto, per un contributo anticipato di pari importo, come sconto su quanto dovuto all’impresa che effettua l’intervento di riqualificazione energetica o di adozione di misure antisismiche, che viene rimborsato a quest’ultima come credito di imposta da usare in compensazione in cinque quote annuali.

“In pratica – afferma Marco Scrinzi, responsabile della CNA Costruzioni Trentino Alto Adige – si scarica direttamente sulle imprese più piccole, che dovrebbero svolgere gli interventi, gran parte dell’onere finanziario derivante dal costo dell’intervento stesso. La previsione che questa misura sia opzionale è decisamente opinabile, in quanto è irreale prevedere che un contribuente opti per l’utilizzo delle detrazioni fiscali scontabili in dieci anni, quando può usufruire immediatamente della stessa somma”.

Aggiunge Claudio Corrarati, presidente della CNA regionale: “Non si scarichino i problemi sulle piccole aziende. Le Province autonome di Bolzano e Trento in questo campo intervengano con azioni mirate alle caratteristiche del nostro territorio, coinvolgendo le banche locali in un processo virtuoso”.

Scrinzi avverte: “Fermo restando il momento di forte difficoltà finanziaria anche in termini di liquidità delle nostre piccole imprese, ci si chiede quante di queste possono avere la capacità economica di poter sopportare questo provvedimento, che sicuramente agevolerà la grande distribuzione e le grandi catene (che possono vantare rilevanti crediti di imposta da compensare), che già da tempo affaccia nel mercato della ristrutturazione e riqualificazione energetica e che ha capacità economiche ed organizzative per cogliere quanto contenuto nel Decreto Legge”. Quanto previsto dall’art. 10 potrebbe essere impossibile da applicare qualora una piccola impresa non dovesse avere crediti di imposta da utilizzare in compensazione. In questo caso le previsioni dell’art. 10 costituirebbero né più, né meno un vero e proprio ostacolo alla libera concorrenza.

“Si tratta, di fatto – argomenta il referente di CNA Costruzioni – di concorrenza sleale nei confronti delle piccole imprese che viene accentuata da questa falsa opzione concessa al cittadino, che in realtà è un invito puro e semplice ad utilizzare, per gli interventi di riqualificazione energetica, i servizi proposti dalle grandi catene distributive e dalle multiutilities, con la conseguenza di determinare una fortissima concentrazione del mercato della riqualificazione energetica in capo a pochissimi grandi operatori”. CNA Trentino Alto Adige si allinea alle associazioni di mestiere dell’edilizia, impiantistica e produzione nella richiesta di cancellazione di una norma che è contro le piccole imprese, proprio quelle che l’Esecutivo, a parole, dice di voler difendere. CNA chiederà, inoltre, l’intervento dei parlamentari regionali per ottenere lo stralcio dell’articolo 10 della norma.

Barometro IRE primavera 2019 – Turismo. Il clima di fiducia nel settore turistico altoatesino cresce per il quarto anno consecutivo, beneficiando anche del buon andamento delle presenze nel 2018. Ciò emerge dall’edizione primaverile del Barometro dell’economia dell’IRE – Istituto di ricerca economica della Camera di commercio di Bolzano. Lo scorso anno è stato molto positivo, soprattutto per il comparto alberghiero, e quasi tutte le imprese confidano in un risultato economico soddisfacente anche nel 2019.

Il clima di fiducia nel settore turistico si conferma positivo, con il 93 percento degli operatori e delle operatrici che giudica quanto meno soddisfacente la redditività conseguita nel 2018. Lo scorso anno oltre il 40 percento degli esercizi ha incrementato il proprio fatturato. I prezzi praticati alla clientela hanno fatto registrare un aumento e hanno permesso di fronteggiare la crescita dei costi di esercizio, preservando la competitività delle imprese. L’occupazione dipendente ha proseguito il trend di forte crescita degli ultimi anni, registrando un incremento del 6,7 percento.

Nel 2018 le presenze turistiche in Alto Adige sono aumentate del 2,7 percento rispetto all’anno precedente, superando quota 33,3 milioni. A crescere sono stati soprattutto gli ospiti germanici (+3,1 percento), mentre l’aumento dei turisti italiani è stato più contenuto (+0,6 percento).

Nel 2019 le imprese contano di replicare i volumi d’affari dello scorso anno, ma non si attendono una significativa crescita. I prezzi alla clientela sono destinati ad aumentare, compensando l’incremento dei costi. Il 95 percento degli operatori del settore confidano pertanto di conseguire anche quest’anno un risultato d’esercizio almeno soddisfacente. Si prevedono però un rallentamento degli investimenti e un lieve peggioramento delle condizioni di accesso al credito.

Tra le diverse branche del settore turistico, il maggiore ottimismo si riscontra nei comparti dell’alloggio e della ristorazione, dove la redditività quest’anno si preannuncia soddisfacente per quasi tutte le imprese. Tra i gestori di bar e caffè il clima di fiducia è invece più modesto, ed il 13 percento di loro prevede ancora una redditività insoddisfacente.

Il Presidente della Camera di commercio di Bolzano, Michl Ebner, sottolinea l’importanza delle nuove tecnologie nel comparto turistico: “Affinché questo settore possa continuare a generare reddito e occupazione, è fondamentale che anche le piccolissime imprese colgano le opportunità offerte dalla digitalizzazione. Ad esempio, l’utilizzo di software specifici consente di rendere più efficienti l’amministrazione, la contabilità e la gestione dei clienti.”

Segue il commento del rappresentante dell’associazione di categoria

Manfred Pinzger, Presidente dell’Unione Albergatori e Pubblici Esercenti (HGV)
“Il buon andamento del turismo è dovuto a molti fattori, non ultimo il grande impegno personale degli esercenti. Per il futuro occorre che a tutti i livelli venga dato ancora maggior rilievo alla qualità della nostra offerta turistica, per la quale si può chiedere un prezzo adeguato.”

 

Redditività per branca

 

Redditività nel settore degli alberghi e ristoranti

 

8 richiedenti asilo centroafricani, sono stati arrestati dalla Polizia di Stato di Trento, perché ritenuti responsabili di traffico di sostanze stupefacenti. Gli arresti scattati il 16 aprile e proseguiti i giorni successivi fanno parte di una operazione, iniziata a marzo 2018 della Squadra Mobile di Trento, diretta dal Vice Questore Salvatore Ascione.

Questo è il primo risultato dell’operazione “Predatori”, per la quale l’Autorità Giudiziaria di Trento, su richiesta del P.M. Davide Ognibene ha emesso 12 ordinanze cautelari nei confronti di cittadini della Nigeria ed Italia e 11 decreti di perquisizione, sempre nei confronti di altrettante persone.

L’operazione ha portato alla luce un vasto traffico di droga tra Trento, Rovereto, Verona, Vicenza e Ferrara, gestito da un’organizzazione criminale, i cui appartenenti erano giunti in Italia come richiedenti asilo per motivi politici-umanitari o di protezione sussidiaria. Gli investigatori hanno denunciato in totale 12 richiedenti asilo, in parte anche accolti in Trentino, coinvolti a vario titolo nell’indagine della Squadra Mobile di Trento contro lo spaccio di droga.

Il lavoro della Squadra Mobile di Trento ha preso spunto dalle indagini “Mandinka e Bombizona”, conclusasi l’ultima l’anno scorso, con l’arresto, in totale, di circa 60 persone ed il coinvolgimento a vari titolo di oltre 100 persone, quasi tutte richiedenti asilo, alcune delle quali, poi, denunciate a piede libero ed altre destinatarie di misure cautelari del divieto dell’obbligo di dimora nelle province di Trento, Verona e Vicenza.

Durante le fasi finali di quell’attività, emerse, infatti, una nuova “batteria” di richiedenti asilo che trafficava in stupefacenti. Proprio a seguito di quella prima indagine gli investigatori scoprirono come dietro alle richieste d’asilo si nascondessero alcune persone che avevano quale obiettivo quello di costituire delle organizzazioni criminali volte a favorire traffici illeciti.

Nel corso delle indagini è stato dimostrato come lo stupefacente immesso sul mercato, prevalentemente eroina e marijuana, era spacciato nelle principali piazze cittadine quali: piazza Dante, piazza Santa Maria e nel centro storico arrivando fino al “Muse”. Gli spacciatori per evitare i numerosi controlli di polizia, comunicavano tra di loro tramite WhatsApp ed avevano costituito una “rete”, di cui facevano parte anche italiani tossicodipendenti, capace di intercettare la maggior parte di tossicodipendenti provenienti dalla provincia.

La consorteria aveva, anche, intuito che assoldando tossicodipendenti italiani, grazie alle conoscenze dirette di quest’ultimi, si poteva consegnare la merce agli “amici” in luoghi diversi da quelli soggetti a controllo da parte della polizia. Non solo, quindi, si fidelizzavano i tossicodipendenti provenienti dalle valli, con un prezzo leggermente ribassato, ma si permetteva a questi, di essere certi di non essere oggetto di controlli e del sequestro della “roba” da parte della polizia.

La forza del sodalizio che operava principalmente nelle citta di Trento e Rovereto, derivava proprio dalla stretta sinergia che intercorreva tra tutti gli associati, che rinvestivano gran parte dei proventi per l’acquisto di nuove partite di droga.

Risultavano, inoltre, vincolati da un legame di mutuo soccorso volto a risolvere i problemi legati alle vicende giudiziari degli affiliati, motivo per il quale utilizzavano parte degli introiti per il pagamento di spese legali.

Nel corso dell’indagine sono stati, inoltre, arrestati altri 2 nigeriani che si vanno a sommare agli 8 provvedimenti emessi dalla A.G., per un totale di 10 arresti tra custodia cautelare in carcere e flagranza di reato.

Sono stati, infine, sequestrati diverso stupefacente e contanti derivanti dallo spaccio dello stupefacente.

Tutta l’attività, seguita dalla Servizio Centrale Operativo, ha visto il contributo delle Squadre Mobili del Nord Italia ed in particolare di Verona, Ferrara e Vicenza e del Commissariato di P.S. di Rovereto, dove, con l’importante impegno delle locali Squadre Mobili e del Commissariato, sono stati eseguiti diversi provvedimenti cautelari.
Questa ennesima operazione, nata nel solco delle direttive espresse dal Questore Garramone, per ultima quella relativa ai controlli sui treni e sugli autobus e alle relative stazioni, commenta il capo della Squadra Mobile Salvatore Ascione, dimostra come la risposta della Polizia di Stato, sia immediata ed efficace anche nei confronti di quelle persone, c.d. “pendolari”, che alimentano il complesso mondo dello spaccio di stupefacenti pensando, erroneamente, di essere immuni dai controlli solo perché non risiedono stabilmente nel nostro territorio. Proprio per contrastare questo fenomeno e ogni altra forma di illegalità il Questore Garramone, accanto ad una azione investigativa sempre più pressante, ha disposto, in concorso anche con la Polizia Ferroviaria, un aumento significativo dei controlli nelle stazioni ed a bordo degli autobus e dei treni al fine di rendere sempre più sicuro il nostro territorio.

Vecchiarelli nuovo direttore del Sir. Corrado nominato vice-direttore dell’Ucs Cei. La Presidenza della Cei ha nominato Vincenzo Corrado, finora direttore dell’Agenzia Sir, vice-direttore dell’Ufficio Nazionale per le comunicazioni sociali della Conferenza Episcopale Italiana.

Contestualmente il Cda del Sir ha nominato Amerigo Vecchiarelli, finora caporedattore centrale di Tv2000, nuovo direttore dell’Agenzia.

Il disegno complessivo, con la regia della Segreteria Generale e nello specifico dell’Ufficio Nazionale per le comunicazioni sociali, punta a sviluppare una sempre maggiore convergenza e interattività tra le diverse testate che fanno capo alla Chiesa italiana.
A Corrado e Vecchiarelli vanno gli auguri di buon lavoro da parte di tutta la Presidenza della Cei.

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Vincenzo Corrado, nato a Maglie (LE) nel 1976, è direttore dell’Agenzia Sir dal 2017. Sposato e padre di tre figlie, per il Sir ha curato negli ultimi quindici anni le relazioni con i settimanali cattolici della Fisc, mantenendo rapporti quotidiani con tutto il territorio italiano. Esperto di questioni ecclesiali, ha seguito gli ultimi sviluppi della vita della Chiesa italiana e universale.

Amerigo Vecchiarelli, nato a Roma nel 1961, finora ha ricoperto il ruolo di caporedattore centrale per i servizi di informazione del Tg2000. Sposato e padre di due figli, è stato redattore dell’Agenzia giornalistica News Press e caposervizio del Tg2000. Nel corso della sua vita professionale ha lavorato anche con Radio Vaticana e la Rai.

 

 

Premesso che:

la nomina di Vittorio Sgarbi a presidente del Mart da parte della Giunta provinciale con il verbale di deliberazione n. 509 del 12 aprile 2019 non ha incontrato il favore unanime delle forze politiche del Consiglio provinciale, visto il parere espresso nella seduta del 4 aprile 2019 dalla competente Commissione del Consiglio provinciale, la quale a maggioranza ha espresso parere favorevole e ha visto l’astensione della minoranza di centrosinistra (tre voti) e un voto contrario;
la personalità controversa del critico d’arte poteva – e questo va riconosciuto – offrire l’occasione per rilanciare la visibilità del Mart, qualora si aderisca alla tesi per la quale un museo abbia bisogno di un testimonial e non, invece, di una strategia trasversale volta a valorizzare e far conoscere all’Italia, al mondo e ai numerosi turisti che visitano la nostra regione il suo patrimonio artistico e culturale;
non si comprende la ragione per cui abbia accettato la nomina, visto che ritiene “inetti” una consigliera e un consigliere provinciale che hanno partecipato all’iter che ha portato alla stessa, e “dannosamente pagati”, nonostante vantino un fecondo e duraturo impegno politico;
al contrario il critico d’arte ha dato prova di un’incostante e inconsistente attività amministrativa e politica (“Sgarbi non ha mai portato a termine un mandato da sindaco”, https://www.agi.it/politica/vittorio_sgarbi_sindaco_sutri_sirmione-4310119/news/2018-08-25/) e tuttavia si ritiene degno di ricevere il famigerato vitalizio “Vitalizi? Io sono felice di prendere 9mila euro al mese, me li merito anche” (8 marzo 2017, Gisella Ruccia, www.ilfattoquotidiano.it/2017/03/08/vitalizi-sgarbi-prendo-9mila-euro-al-mese-e-me-li-merito-tutti-m5s-lavorino-gratis-e-non-rompano/3438266/);
lo svuotamento operato dalla Giunta delle prerogative della carica di presidente al fine di ovviare all’incompatibilità che sarebbe sorta con l’incarico di parlamentare è quindi, viste le esperienze amministrative pregresse di Vittorio Sgarbi, da salutare con favore, in quanto sarà messo in condizione di non nuocere: non avrà infatti deleghe gestionali ma sarà quindi un mero sponsor del Mart;
la sponsorizzazione, pur se a titolo gratuito, gli dà la massima licenza di inventare mostre straordinarie per rilanciare il museo, ma non la licenza di offendere gli eletti in consiglio provinciale, né chiunque lo critichi;
se così fosse, se la giunta provinciale di Trento, aggiudicatisi i servigi di Sgarbi, gli avesse concesso il salvacondotto per considerare il Mart un suo nuovo piccolo regno personale (“there ain’t no such thing as a free lunch”: non esistono pasti gratis), che lo autorizza a straparlare – come è suo stile – abbondantemente fuori dal vaso, Sgarbi si sarebbe già rivelato “unfit to lead Mart” (inadatto a dirigere il Mart);
rimane la speranza che Sgarbi riporti vita su Mart, ma non al prezzo di sopportare le sue quotidiane e lagnose filippiche contro tutti quelli (tutte e tutti?) che il noto critico considera meno intelligenti di lui e pertanto

SI INTERROGANO IL PRESIDENTE DELLA PROVINCIA E L’ASSESSORE COMPETENTE PER SAPERE

se abbiano intenzione di replicare alle citate esternazioni di Vittorio Sgarbi e se in merito alle stesse lo ritengano ancora adatto alla carica per la quale è stato nominato.

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PAOLO GHEZZI
consigliere provinciale FUTURA 2018

Su ordine del Tribunale di Udine, le Fiamme Gialle del Comando Provinciale di Udine, unitamente ai Funzionari dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli del capoluogo friulano, hanno notificato l’Ordinanza di custodia cautelare che dispone la misura degli arresti domiciliari a carico di un imprenditore di Ivrea – dominus di un sodalizio criminale responsabile di una importante frode all’IVA attuata mediante il contrabbando per sottofatturazione di pellet contraffatto dall’Est Europa – e l’interdizione dall’esercizio d’impresa per altri due. Contestualmente è stato eseguito, a carico degli 11 imprenditori coinvolti, il sequestro di beni e valori per 3,5 milioni di euro.

L’indagine era nata ad inizio 2017, dalla lettura integrata, fatta da Guardia di Finanza ed Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, di un anomalo flusso di combustibile legnoso, importato, nella piazza friulana, da due aziende locali, gestite da due cittadini russi, i trentottenni B.A. e N.S., trapiantati, da alcuni anni, a Udine.

Dopo il sequestro di alcuni carichi di pellet, operato, in più fasi, presso gli spazi doganali del nord est per la contraffazione del marchio di certificazione di qualità, i Finanzieri del Nucleo di Polizia economico-finanziaria di Udine ed i Funzionari del locale Ufficio delle Dogane, hanno iniziato ad analizzare gli scambi commerciali della filiera di importazione e vendita del combustibile, individuandovi alcune sostanziali criticità che incidevano, sin dall’introduzione della merce in Italia, sulla determinazione e sul versamento dell’IVA e dei dazi doganali.

Ipotizzata la frode, è, così, partita l’operazione “perniciosa flagrantia”, che, coordinata dalla Procura della Repubblica di Udine, nella persona del Sostituto Procuratore D.ssa Paola De Franceschi, ha visto Finanzieri e Doganieri ricostruire un articolato disegno criminale che, in pochi anni, ha sottratto alle casse dell’Erario circa 11 milioni di euro.

Il meccanismo, architettato da cinque piemontesi, tra cui un commercialista, e dai due cittadini russi, prevedeva l’acquisto di pellet – e, poi, con altre società, di metalli ed automobili – da alcune società dell’est Europa e, prima ancora dell’importazione in Italia, la contestuale rivendita ad altre due ditte “filtro”, create ad arte per assolvere agli obblighi doganali e, subito dopo, scomparire assieme all’ingente debito d’imposta maturato.

La ricostruzione della filiera illecita – effettuata grazie a certosine indagini, sia tecniche che finanziarie, all’esame di numerosi apparati informatici ed a complessi riscontri internazionali ottenuti, in Austria, Slovacchia e Slovenia, dove il gruppo aveva costituito società fittizie con lo scopo di aumentare i passaggi della filiera commerciale, grazie all’attivazione dello strumento dell’Ordine di Indagine Europeo – ha permesso di individuare il profitto illecito del gruppo criminale e di contestare una serie di altri reati, commessi principalmente dai due soggetti più attivi, C.N.M., eporediese di 65 anni, e T.B., vercellese di 50 anni, meglio noti come MONTEANU Iulian e COSTEA Firona, i romeni titolari delle ditte “filtro” dei quali, contraffacendone i documenti di identità, avevano usurpato le generalità.

Grazie a questo artifizio, C.N.M. e T.B., presentandosi come i titolari delle due ditte, sono riusciti a confondere la catena degli approvvigionamenti e ad ottenere fidi bancari e conti correnti che, diversamente, non gli sarebbero mai stati concessi.

In Dogana, infatti, i due finti romeni – che, pur senza averne i requisiti, figuravano “esportatori abituali” – provvedevano a perfezionare l’importazione del prodotto esibendo fatture di acquisto con valori inferiori a quelli, già di per sé competitivi, ottenuti dai due russi, così ottenendo il duplice vantaggio, da un lato, di corrispondere un dazio sensibilmente ridotto e, dall’altro, grazie alla qualifica usurpata, di poter compensare l’IVA con inesistenti crediti d’imposta.

La frode, oltre che all’importazione, si è poi ulteriormente ramificata nelle cessioni nazionali, interponendo tra le aziende che avevano acquistato ed importato il prodotto ed i reali acquirenti finali, una serie di società filtro, intestate a prestanome, funzionali al solo azzeramento del debito fiscale.

Accogliendo le richieste del Pubblico Ministero, che, a sua volta, aveva condiviso le proposte degli investigatori, il Giudice per le Indagini Preliminari, ha disposto, a carico di C.N.M., dominus del disegno criminale, la misura cautelare degli arresti domiciliari, ed, a carico dei due russi, B.A. e N.S., l’interdizione dall’esercizio d’impresa per un anno.

Per ristorare l’Erario del danno subito, ha, altresì, ordinato il sequestro per equivalente di valori e beni nella disponibilità di tutti i soggetti attivi nella frode per un ammontare di 3,5 milioni di euro.

Il pellet sequestrato, sia nelle perquisizioni eseguite a giugno 2017 che nei controlli negli spazi doganali, pari ad oltre 750.000 chili, verrà devoluto ad organizzazioni umanitarie per l’impiego a favore delle popolazioni colpite da calamità naturali.

L’attività testimonia la consolidata sinergia tra la Guardia di Finanza e l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, già storicamente affiancate negli spazi doganali, per una efficace e trasversale – grazie alle rispettive ma integrabili competenze – azione di contrasto ai crimini economico finanziari con proiezioni transnazionali.

L’operazione segna un punto di svolta nella cooperazione interistituzionale, rappresentando come diverse esperienze professionali possano comporsi in una raffinata sinergia investigativa tale da garantire un approccio trasversale e qualificato alla repressione delle numerose attività illecite che operano nel torbido dei vari settori dell’economia.

 

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