Si è tenuta quest’oggi, nella prestigiosa cornice di Palazzo Calepini a Trento, l’assemblea annuale dell’Associazione Gestori rifugi del Trentino.

Dopo la parte privata, che ha visto la presentazione del bilancio da parte del presidente dell’associazione Ezio Alimonta e del segretario Davide Cardella, è toccato al neo presidente del Coordinamento Nazionale Rifugi, il fassano Angelo Iellici tracciare alcune linee dell’azione intrapresa a livello nazionale.

Tra tutti, ha ricordato il problema della fatturazione elettronica che preoccupa non poco i gestori di rifugi in quota, dove la connessione ad internet ma molto spesso anche quella telefonica è impossibile.

 

Nella parte pubblica il presidente Alimonta ha tracciato brevemente l’attività dell’anno in corso e ha ringraziato tutti i membri del sodalizio per l’attività svolta ed il continuo sprone che viene portato a tutto il Direttivo.

Natale Rigotti, nelle vesti di padrone di casa in quanto presidente di Accademia di Impresa, ha ricordato quando l’Associazione Albergatori ha avviato un rapporto più stretto con i rifugisti in quanto rappresentanti del turismo d’alta quota: “E’ facile parlare bene dei rifugi trentini, perché lavorano bene” la sua battuta.

E dal canto suo il presidente dell’Asat Gianni Battaiola ha detto di essere orgoglioso di lavorare assieme nella “casa del turismo” con chi dà accoglienza in zone difficili ed impervie, in un’ottica di servizio a chi ne ha bisogno quando pratica la montagna: “Siete parte importante per il turismo trentino” ha detto.

Per Maurizio Rossini, Amministratore Unico di Trentino Marketing, dopo anni di lavoro si è vinta la scommessa di portare la montagna ad essere non una moda ma una vera emozione continua. E di questo va dato atto anche ai gestori di rifugi, che sono imprese “a tutto tondo” per il servizio ricettivo e per quello ristorativo.

Il saluto dei rifugi della Sat è stato portato dalla vicepresidente Elena Guella: “Il ruolo dei rifugi è anche quello di esercitare buone pratiche per il rispetto e la salvaguardia dell’ambiente, facendo crescere questa consapevolezza in chi visita la montagna”.

È toccato poi all’Assessore al turismo della Provincia di Trento, Roberto Failoni, presente con alcuni funzionari del suo assessorato, portare il proprio saluto in quella che è forse una delle sue prime uscite pubbliche. Ha offerto subito la sua disponibilità, anche come uomo del turismo, ad accogliere le idee ed i suggerimenti della associazione, chiedendo anzi di fargli avere al più presto un documento formale con le richieste e le necessità della categoria. E non ha mancato di rappresentare il suo futuro impegno nei confronti delle istanze di sburocratizzazione che spesso gli vengono rivolte girando il territorio.
Sono poi seguiti una serie di interventi tecnici.

Tra gli altri, Virna Pierobon, che segue la presenza sui social dell’associazione, ha portato i dati relativi agli accessi al sito ed agli altri strumenti di comunicazione: “Abbiamo luoghi di grande valore e cosi belli che è facile comunicare bene. Cerchiamo di lavorare molto anche sulla destagionalizzazione ed anche il messaggio di essere “custodi della montagna” è molto bello ed importante per i nostri turisti”.

Mirta Valentini, di Trentino Marketing, ha parlato degli accessi al portale provinciale che vede presenti anche alcuni rifugi, “ma è sicuramente un gruppo che può essere allargato, perché ormai i comportamenti e le dinamiche sono completamente diversi da quelli a cui siamo abituati, aumenta la richiesta la prenotabilità on line”.

E prima di chiudere l’assemblea c’è stato anche il tempo di conoscere l’Associazione birrai trentini ed il Club di prodotto – Macellerie di Montagna che hanno presentato una rapida panoramica sulla loro attività e sui prodotti locali che offrono, e che ben possono affiancare una proposta turistica molto legata al territorio come quella dei rifugi trentini, in un’ottica sinergica di reciproca valorizzazione.

Nel pomeriggio di oggi la visita del presidente della Provincia a Casa Itas nel quartiere delle Albere a Trento. Fugatti: “Itas è il modello vincente di impresa trentina”.

 

 

“Itas è l’esempio vincente di società trentina che basa il proprio business su un modello innovativo, fortemente radicato sul territorio. Oltre la metà dei 750 dipendenti del gruppo assicurativo lavorano in Trentino e il successo di Itas conferma anche la capacità del nostro sistema di riuscire a trattenere i migliori talenti”. l presidente della provincia autonoma di Trento Maurizio Fugatti conferma la fiducia delle istituzioni nella gruppo assicurativo trentino. La dichiarazione avviene al termine dell’incontro con i vertici Itas, il presidente Fabrizio Lorenz e l’amministratore delegato Raffaele Agrusti.

“L’importanza di Itas per il sistema trentino – ha aggiunto il presidente Fugatti – è nel dato delle imposte versate dalla compagnia assicurativa ogni anno: 90 milioni di euro, pari ad un terzo dei danni causati dall’eccezionale ondata di maltempo di qualche settimana fa”. E a proposito di risarcimenti Itas a seguito del maltempo, il presidente Lorenz ha confermato la volontà di procedere in tempi rapidi: “Secondo le prime stime i risarcimenti per i danni subiti, soprattutto ad abitazioni private, ammontano a circa 15 milioni di euro e riguardano oltre 3 mila assicurati”. Nello scorso anno Itas ha garantito risarcimenti per 37 milioni di euro al comporto agricolo, dopo le gelate primaverili e le grandinate estive.

Nel pomeriggio di oggi il presidente della Provincia autonoma di Trento, Maurizio Fugatti, ha incontrato il presidente di Itas, Fabrizio Lorenz, presso la sede della compagnia assicurativa nel quartiere Albere di Trento. Ad accoglierlo c’erano il presidente Fabrizio Lorenz e l’amministratore delegato Raffaele Agrusti. “La presenza del presidente Fugatti – ha sottolineato Lorenz – ci fa piacere perché conferma la vicinanza della Provincia autonoma di Trento ad un modello di società assicurativa e mutua che crede nei collegamenti con il territorio, ad incominciare da università, scuola, enti culturali e sport”.

Dal canto suo, il presidente Fugatti ha ribadito il giudizio positivo sulla società assicuratrice e sul suo operato: “Itas è una delle migliori realtà del Trentino, un fiore all’occhiello della nostra provincia. Il gruppo conta 750 dipendenti, la maggioranza dei quali lavora in Trentino. Itas è la conferma che il Trentino è in grado di garantire un futuro di successo ai giovani e di evitare la fuga dei migliori talenti. Il successo di Itas è basato su uno modello di compagnia assicurativa all’avanguardia e alla costante ricerca di innovazione che ne fa un punto di riferimento per il mondo della finanza e dei mercati”.

La Funzione pubblica Cgil esce soddisfatta dall’incontro con l’assessore provinciale alla cultura Mirko Bisesti. L’appuntamento era organizzato con un preciso obiettivo: quello di discutere del passaggio del personale dei musei alla Provincia.

Oltre all’assessore erano presenti i massimi dirigenti provinciali dei servizi culturali e del personale.

A sintetizzare l’esito del confronto è Stefano Galvagni, funzionario della Fp Cgil delegato a seguire i lavoratori del settore museale. «L’assessore si è detto disponibile a fornire garanzie sugli istituti contrattuali in essere che, col passaggio, dovranno essere mantenuti.

È stato confermato che non ci saranno rinvii: il cambio avverrà col primo gennaio, ma si tratterà di un passaggio relativo, per il momento, solo allo stipendio. Per tutte le altre questioni ci si darà tempo per tutto il 2019, durante il quale sarà discusso ogni tema».

La Fp Cgil ha insistito perché si condividesse l’intenzione di dare un messaggio di tranquillità a tutti i coinvolti: «Inoltre, abbiamo proposto e ottenuto di trovarci in tempi molto stretti: già il prossimo 7 dicembre è convocato un nuovo tavolo al quale la Provincia ha promesso di portare una bozza di testo, una sorta di protocollo d’intesa in cui saranno riportate tutte le garanzie di cui abbiamo parlato e saranno chiariti anche tutti gli step di attuazione del passaggio. Attendiamo, per quella seduta, anche la bozza dei documenti che poi saranno portati alla discussione della giunta provinciale».

I dirigenti provinciali e l’assessore hanno concordato che parte delle preoccupazioni emerse nei giorni scorsi era dovuta a una non sufficiente informazione sui vari passaggi. «L’assessore – conclude Galvagni – ci ha informato di aver incontrato nei giorni scorsi i cda dei musei e i direttori, coi quali è emersa la condivisione della volontà di mantenimento dell’autonomia dei singoli enti.

Ha poi portato l’esempio del tavolo tecnico della promozione museale, che coinvolge i funzionari dei vari musei assieme a Trentino marketing: una buona pratica, di partecipazione diretta, da cui trarre ispirazione».

“Il presidente Fugatti rinuncia ad un’idea di sviluppo per il futuro del Trentino e ignora il mondo del lavoro”.  Cgil Cisl Uil critiche sui contenuti della relazione programmatica.

“Il governo del cambiamento parte senza un’idea forte di sviluppo. Nella relazione del presidente Fugatti non c’è una visione che indichi con chiarezza su cosa puntare per sostenere la crescita del nostro territorio, per attrezzare la nostra economia e la nostra società di fronte al forte cambiamento che è in atto.

E soprattutto non si parla di lavoro: fatta eccezione per qualche breve accenno il mondo del lavoro è cancellato insieme alle difficoltà, alle fatiche e alle responsabilità di cui i lavoratori si sono fatti carico in questi anni di crisi e di cui ancora molti pagano le conseguenze in termini di precarietà”.

Cgil Cisl Uil del Trentino non nascondono le loro perplessità sulle linee programmatiche che ieri il governatore ha illustrato all’Aula.

“Al di là degli investimenti in infrastrutture a cui si dedica un ampio spazio, al di là degli interventi su snellimento amministrativo e sburocratizzazione, che faranno contenti molti imprenditori, poco o nulla si dice di come fare crescere innovazione e competitività – dicono i tre segretari provinciali Franco Ianeselli, Lorenzo Pomini e Walter Alotti -.

La sfida dal nostro punto di vista si gioca sul terreno della qualità, dei prodotti e dei servizi, e sicuramente del lavoro. E’ solo puntando su uno sviluppo di qualità, che valorizzi il Trentino come sistema, che si possono gestire le trasformazioni e su può trovare un equilibrio tra crescita e coesione sociale, tra centro e periferia”.

Una strada che per i sindacati, difficilmente può essere percorsa in solitaria, tralasciando quel dialogo costruttivo tra Provincia e parti sociali che negli ultimi trent’anni ha contribuito a meglio indirizzare le strategie di sviluppo del nostro territorio.

Anche i passaggi sulla formazione appaiono deboli alla lettura delle tre confederazioni. “Ben venga la volontà di rafforzare la formazione professionale con il sistema duale per favorire l’incontro con il mondo del lavoro.

È però una visione troppo riduttiva che lascia fuori l’alta formazione, che non fa cenno alla formazione continua e alla riqualificazione professionale. Non si può pensare di piegare il sistema della conoscenza alle solo esigenze del sistema produttivo di adesso. Sarebbe miope e dannoso”.

Così come la società è qualcosa di molto più complesso di quello che viene rappresentato dal presidente Fugatti. “La politica ha il compito di compiere scelte che vadano nella direzione di rispondere ai bisogni di tutti in maniera equa. Vale sull’economia così come vale sulle politiche di welfare.

Fare finta che la società non sia cambiata così come pensare che esista un solo tipo di famiglia vuol dire porre le basi per scelte costruite sulla discriminazione. Per noi, invece, servono misure rispettose delle differenze. Rappresentiamo un mondo complesso, che si riconosce in un ampio sistema di valori. A tutti dobbiamo lo stesso rispetto”.

Cgil Cisl Uil del Trentino ribadiscono il loro impegno per una comunità rispettosa delle differenze, in cui si affermano i diritti civili di tutti, che si riconosce nel valore della solidarietà e dell’accoglienza, che crede nell’integrazione.

“Annunciare che è finito il tempo dell’integrazione forzata è pericoloso: le società accoglienti e integrate sono anche quelle più forti. Non vederlo vuol dire scegliere di tornare indietro”, concludono.

 

Presto la sala operatoria cesarei, una nuova risonanza magnetica e il pronto soccorso rinnovato. Punto nascita di Cavalese: una nuova partenza per un ospedale al servizio dei cittadini.

 

 

Un lungo percorso e grande impegno per una soluzione condivisa, in piena sicurezza per le donne e i nascituri e nel rispetto di una forte richiesta partita dal territorio: sono questi gli aspetti significativi della riapertura del punto nascita di Cavalese che avverrà come annunciato sabato 1° dicembre e che il presidente della Provincia Maurizio Fugatti e l’assessore alla salute Stefania Segnana hanno presentato oggi agli amministratori locali nella sala consiliare del comune fiemmese.

Presenti anche il presidente della Comunità Territoriale della Val di Fiemme Giovanni Zanon e i consiglieri provinciali Pietro De Godenz, Gianluca Cavada e Luca Guglielmi.

“Le valli in questi anni hanno mostrato forza e convinzione per credere nel progetto e fiducia nei servizi e nel proprio ospedale. Cavalese è l’unico caso in Italia di un punto nascita sospeso che riapre, sarà ora cura dei cittadini averlo a cuore” ha detto il presidente Fugatti, dopo aver ringraziato quanti hanno contribuito a concludere in modo positivo un percorso che ha alle spalle un forte impegno della politica locale e nazionale.

L’assessore Stefania Segnana ha ribadito che per la riapertura non si prescinde dalla sicurezza delle donne e dei bambini e che questo successo è un punto di partenza per la valorizzazione dei servizi decentrati. “Il territorio trentino è caratterizzato da montagne e valli e pertanto è importantissimo che i servizi basilari siano mantenuti nelle zone periferiche” ha detto Segnana, chiedendo a tutti la massima collaborazione per il proseguimento futuro di un punto nascita pienamente attivo.

All’incontro erano presenti anche Gianfranco Jorizzo, presidente del Comitato nazionale percorso nascite, Paolo Bordon, direttore generale dell’Azienda provinciale per i servizi sanitari e Silvio Fedrigotti, respondabile del Dipartimento salute e solidarietà sociale della Provincia. Jorizzo ha ricordato che la deroga concessa all’ospedale di Cavalese è del tutto indipendente dal numero di parti, in quanto la riapertura è legata all’appartenenza ad un’area orograficamente disagiata e le soluzioni tecniche concordate, con la possibilità di ricorrere alla sala operatoria già presente, in attesa dell’apertura della nuova sala per i cesarei all’interno del blocco travaglio-parto, consentono piena sicurezza e qualità delle cure e assicurano a Cavalese l’attribuzione di ospedale di primo livello. “Questo investimento – ha detto Jorizzo – dimostra che la politica sta dietro alle esigenze della popolazione.

La realtà locale ora deve recepire questo modello, che può funzionare grazie al supporto della gente”. In questo contesto è stata anche ricordata la capacità che l’associazione Parto per Fiemme ha avuto di mantenere alta l’attenzione sulla necessità della riapertura.

Nell’incontro sono emerse anche ulteriori novità per l’ospedale di Cavalese, li ha ricordati Paolo Bordon assieme ai dati tecnici e contrattualistici che riguardano il pesonale medico e sanitario in servizio nel punto nascita, che avrà la caratteristica della flessibilità in una equipe integrata di professionisti. Per gli investimenti, 330 mila euro sono stati già spesi per la realizzazione a tempi di record della seconda sala parto necessaria per far aprire il punto nascita e 550 mila euro sono stati impegnati per la sala parto cesareo in emergenza, che sarà in funzione a fine estate.

Nei primi mesi del 2019 sarà consegnata all’ospedale la nuova risonanza magnetica, un modello di ultima generazione per il quale è già stato fatto l’ordine di acquisto di 300 mila euro e che entrerà in funzione dopo un breve periodo di formazione specifica destinata agli operatori ed eviterà ai residenti che ne hanno necessità lo spostamento verso Trento.

A Cavalese sarà presto rinnovato anche il pronto soccorso, lo ha ricordato Bordon prevedendo che i lavori potranno essere conclusi in 180/200 giorni, un impegno di 150 mila euro che porterà sul territorio un servizio efficiente e al passo con le esigenze della popolazione delle valli di Fiemme e Fassa e dell’intera provincia. Complessivamente, nell’ospedale di Cavalese sono stati investiti 1 milione e 330 mila euro.

Dal dopoguerra in poi, per merito soprattutto degli antibiotici, si è assistito alla progressiva diminuzione, fino  quasi alla scomparsa, delle malattie infettive più tipiche e pericolose.

Nello stesso periodo c’è stato un progressivo aumento di malattie croniche, le quali hanno la caratteristica di non essere provocate da una sola causa ma di avere una origine “multifattoriale” e di essere difficilmente “guaribili” , mentre possono essere tenute spesso sotto controllo.

Come i batteri e i virus, i “fattori” che causano queste patologie si trovano al di fuori dell’organismo,  sparsi nell’ambiente:  sono gli inquinanti ormai ubiquitari che tutti conosciamo (diossine, polveri ultrafini, Pfoas, policlorobifenili, solventi organici, pesticidi, ftalati etc).

Essi, a differenza dei patogeni, non agiscono quasi mai da soli, inoltre necessitano di un certo tempo per provocare degli effetti evidenti perciò  la loro importanza viene di fatto sottovalutata (anche se le statistiche parlano di centinaia di migliaia di morti da inquinamento).

L’insieme delle patologie non curabili ma gestibili che impegnano il Sistema Sanitario Nazionale  costituisce un insieme composito.

Al primo posto si collocano le patologie   che classicamente vengono attribuite all’avanzare dell’età e a stili di vita sbagliati (problemi cardiaci, vascolari, respiratori, articolari, tumori..).

Sono diagnosticate più precocemente rispetto a un tempo e i nuovi farmaci ne consentono un controllo prolungato. Sono oggetto di molta attenzione sia sul piano diagnostico che terapeutico ed anche educativo perché si ritiene, a ragione, che la componente individuale abbia importanza nella loro insorgenza.

Ad esse si affiancano una serie di patologie che erano presenti anche in passato  che oggi sono diventate frequenti:  malattie neurodegenerative quali  il  morbo di Alzheimer, la  sclerosi multipla, la sclerosi laterale amiotrofica (Sla), morbo di Parkinson; patologie neuro psichiatriche quali la schizofrenia la depressione major; malattie del metabolismo: obesità diabete di tipo II e I;  tumori, in particolare quelli del sistema ematopoietico, soprattutto nei giovani e nei bambini; patologie del neurosviluppo: autismo, disordine da deficit di attenzione e di apprendimento (Adhd); patologie  autoimmuni : morbo di Crohn, colite ulcerosa, celiachia.

Inoltre le allergie e le intolleranze sono talmente frequenti da costituire quasi la normalità (le diete speciali nelle scuole sono all’ordine del giorno).  Il carico sociale di tutte queste patologie è enorme e quello economico è tale da costituire la fetta principale del bilancio del Ssn. La ricerca per trovare farmaci utili a curarle è molto vivace e sostenuta finanziariamente.

La componente ambientale (epigenetica) nella genesi di tutte queste patologie  non è più oggetto di discussione. La scienza, anche se non nega l’aspetto “predisposizione”,   sottolinea l’importanza della tempistica della esposizione  agli agenti inquinanti come causa di queste forme morbose: quanto più è precoce tanto più pesante è l’effetto.

Esistono poi le cosiddette “malattie emergenti” :  Sensibilità Chimica  Multipla (Mcs), Fibromialgia o Encefalite Fibromialgica Fm/Em, Sindrome da Fatica Cronica (Cfs), Sindrome da edificio malato e ultimamente  Sindrome da aereo malato.  Sono patologie che la medicina ufficiale, soprattutto in Italia, ancora tende a liquidare come “disordini psicologici” anche se ormai  numerosi e importanti studi, non contraddetti, provano che  in questi casi l’inquinamento ambientale nelle sue varie forme è l’agente patogeno principale.  Si tratta di patologie che colpiscono soprattutto le donne e che si manifestano dopo infezioni, traumi  e/o esposizioni più o meno prolungate ad agenti chimici.

Si tratta di sindromi neuro-immuno-tossiche, ovvero di patologie in cui l’organismo è intossicato e in cui sono tipicamente danneggiati il sistema immunitario e il sistema nervoso, ma spesso sono interessanti anche altri organi o sistemi.

Quindi non c’è nulla di psicologico ma  è presente una solida base organica dimostrabile con esami mirati che, però, non sono quelli usati per diagnosticare la altre malattie “normali”.  Anche se in quantità diversa l’una dall’altra in tutte queste forme sono presenti infiammazione cronica, stress ossidativo e danno mitocondriale.

Ne risultano quadri clinici variegati: nella Fm/Em prevale il dolore muscolare non risolvibile con i normali trattamenti analgesici; nella Cfc la stanchezza che può arrivare fino a impedire di svolgere le normali attività quotidiane; nella Mcs la intolleranza alla esposizione a concentrazioni  molto basse di agenti volatili, la quale può scatenare  crisi di malessere protratto caratterizzato da disorientamento, dolori muscolari diffusi, stanchezza,  disturbi gastrointestinali, crisi respiratorie etc .

L’ Mcs  viene, a ragione, posta al vertice delle malattie  ambientali perché è quella in cui  emerge il rapporto diretto fra agente inquinante e sintomo ed è anche quella che ci avverte  della reale pericolosità della presenza di questi inquinanti. I malati di Mcs hanno un livello di qualità di vita che è spesso inferiore a quello di un cardiopatico grave, ma vengono semplicemente ignorati dal nostro sistema sanitario.

Non credo che questa situazione possa durare a lungo perché le patologie in questione stanno aumentando molto rapidamente: si calcola che l’Mcs abbia una prevalenza del 6-12% nelle forme lievi e dell’ 1,5-3% nelle forme più  gravi; la Fm/Em ha una prevalenza del 20-25%!

I documenti del ministero richiamano la necessità di ricerche mirate, ma su queste patologie i finanziamenti praticamente non esistono. Forse perché per curarle e, soprattutto, per prevenirle non sono necessari nuovi farmaci ma un nuovo modello di civiltà.

L’ Mcs (Sensibilità Chimica Multipla) è considerata la pi grave fra le malattie direttamente collegabili all’inquinamento ambientale, ancora oggi non si conosce quanti siano I casi noti in Italia anche se centinaia di casi sono presenti su tutto il territorio nazionale.

In Danimarca dove la malattia è stata censita sono stati identificati oltre 50.000 casi. Negli Usa si stima che il 15% della popolazione soffra di qualche sensibilità chimica e che dal 1,5 al 3% della popolazione soffra di una forma grave di Mcs.

La diificoltà di accesso dei malati ai servizi sanitari pubblici, a causa di unità ambientali controllate (prive di sostanze tossiche), rendono ulteriormente difficile la valutazion del fenomeno di questo tipo di invalidità definibile “chimica”.

 

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Lina Pavanelli – Assimas (Associazione Italiana Medicina Ambiente Salute)

 

 

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Le Relazioni sindacali “fantasma” della Federazione della Cooperazione trentina, segno di un ridimensionamento politico ed economico di un ex potere forte trentino.

Dal gran marasma della vicenda Sait e dalla inesistenza, apparizione e scomparsa della Federazione della Cooperazione trentina anche in quella discussione, emerge una preoccupante irrilevanza e sostanziale assenza della stessa Federazione, quale interlocutore nelle relazioni industriali e sindacali provinciali ed quindi un protagonismo ormai ridimensionato sia nella comunità che nell’economia trentina.

L’assenza di riscontro alla richiesta di apertura del tavolo di trattativa per il rinnovo del contratto di lavoro di I° livello per il personale operaio delle Cantine sociali o la dubbia presenza a Roma della rappresentanza della Federazione della Cooperazione al tavolo di trattativa del rinnovo del Ccnl di Federcasse, quello del personale delle Casse rurali trentine, ne sono due inquietanti prove che preoccupano la Uil, vista la diffusione e presenza di aziende e società cooperative di questi settori nel nostro territorio.

La nuova dirigenza della cooperazione trentina non si è ancora probabilmente data un assetto definitivo, per lo meno riguardo alle relazioni industriali e sindacali, crediamo che resti poco tempo perché se lo dia, prima che il lento declino a cui stiamo purtroppo assistendo non si trasformi in un precipizio in cui rischiano di finire, assieme ai valori ed ai patrimoni, tanti altri posti di lavoro ed occupati del settore.

 

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Walter Alotti

Segretario Generale Uil del Trentino

Fontanari: «Scuole professionali essenziali per la nostra economia. Gli studenti sono veri e propri vettori di innovazione per le nostre imprese». Tarolli: «Percorsi studiati sulle esigenze delle imprese. Occupabilità degli studenti tra l’80 e il 90%»

Il rapporto del futuro tra scuola e impresa non sarà di collaborazione ma di integrazione. Stamattina Confcommercio Trentino e Università Popolare Trentina hanno illustrato le direttrici e gli obiettivi della loro alleanza, tracciando le linee di riferimento proprio di questa integrazione tra mondo della formazione e mondo economico.

 

 

Orientamento, apprendistato, alternanza, piani formativi, tirocini curriculari sono alcuni dei temi attorno i quali si articola l’accordo tra Confcommercio Trentino e UPT Università Popolare Trentina finalizzato a migliorare le sinergie tra scuola e impresa. Alla conferenza stampa svoltasi nella sede di Confcommercio Trentino hanno partecipato Giovanni Bort, presidente di Confcommercio Trentino, Ivo Tarolli, presidente UpT, Marco Fontanari, vicepresidente Confcommercio Trentino e Maurizio Cadonna, direttore UpT.

«Dobbiamo dare atto – ha introdotto i lavori Marco Fontanari, vicepresidente di Confcommercio Trentino e di Cfp-Upt – al presidente Ivo Tarolli di aver avuto un’intuizione molto felice quando anni or sono ci propose di collaborare con il mondo della formazione. Fu una proposta che accettammo subito e sulla quale investimmo subito, con una nuova visione ed una ferma volontà operativa.

L’importanza di questa sinergia la sperimento ogni giorno grazie alla mia delega alla formazione, che vivo con particolare entusiasmo e convinzione. Ci tengo prima di tutto a sottolineare che i ragazzi che scelgono un percorso di tipo professionale non devono in nessun modo considerare il proprio percorso di serie B ma di serie A, con la A maiuscola».

«L’innovazione in azienda – ha proseguito Fontanari – non arriva solo con la tecnologia o altri strumenti ma anche grazie alle nuove conoscenze dei ragazzi e alle loro nuove competenze. Soprattutto per le aziende come quelle che compongono il nostro settore – spesso di piccole dimensioni e dove non c’è spazio per apposite divisioni dedicate all’innovazione – le nuove conoscenze portate dai ragazzi che provengono da un percorso professionale di qualità sono essenziali. I giovani, se ben istruiti e ben inseriti nella realtà aziendale, possono essere straordinari vettori di innovazione e attori di processi di ammodernamento e sviluppo aziendale».

«Confcommercio si sta facendo promotrice di un giusto rapporto tra scuola e lavoro, non solo cercando di dare indicazioni sulle necessità e sulle linee di indirizzo strategico all’interno delle nostre aziende, ma facendosi anche garante di un adeguato accompagnamento nel momento in cui uno studente deve affrontare il tempo scolastico alternato con periodi di tirocinio, stage o alternanza all’interno dell’azienda. Spesso sentiamo critiche rivolte alle aziende che non sanno utilizzare questi momenti formativi all’interno dell’impresa.

Grazie alla collaborazione con il Dipartimento della Conoscenza della Provincia Autonoma di Trento e con gli istituti di formazione, abbiamo messo in piedi un percorso di informazione sul territorio per spiegare ai nostri associati, agli imprenditori quindi, che cosa sono i tirocini, gli stage, eccetera, ma soprattutto spingendoli ad essere formatori per i ragazzi. Vorremmo, infatti, costituire un database delle Aziende Formative Certificate con il quale gli istituti potranno trovare le aziende dove poter ospitare i ragazzi».

«Abbiamo trovato in Confcommercio Trentino – ha detto il presidente di Cfp-Upt Ivo Tarolli – grazie al presidente Bort e al vice Fontanari un interlocutore davvero innovativo e da prendere ad esempio. Aver capito che una integrazione – di questo stiamo parlando, non di una semplice collaborazione – con il mondo della formazione può offrire opportunità straordinarie ai propri associati, è un fatto estremamente meritorio. L’Università popolare coinvolge circa 900 ragazzi dai 15 ai 19 anni, 3 mila tra adulti a vario titolo esclusi dal mondo del lavoro e lavoratori che hanno bisogno di formazione, 400 tra docenti, collaboratori e personale dipendente.

Confcommercio Trentino è parte integrante di Cfp-Upt (tanto da esprimere anche il vicepresidente vicario) ed è impegnata a far sì che la formazione erogata consenta di ottenere quelle percentuali di occupabilità altissime che noi garantiamo ai nostri studenti, cioè tra l’80 e il 90%. I nostri studenti possono scegliere tra varie opzioni, dalla scuola professionale al quarto anno, al quinto anno, fino all’Alta formazione che costituisce una laurea breve dedicata al marketing ed allo sviluppo internazionale. Si tratta di un lavoro comune assai importante, anche sull’asse degli obiettivi futuri che comprendono corsi di ricerca e innovazione e nel settore dell’internazionalizzazione aziendale».

«Abbiamo sempre ritenuto – ha spiegato il presidente Unione Giovanni Bort – che la formazione costituisca un settore essenziale per le nostre imprese. Abbiamo intrapreso questo stretto accordo con Cfp-Upt proprio per far crescere i nostri imprenditori ed i loro dipendenti. L’auspicio è poter guardare, pian piano, anche al mondo del turismo, oltre a quello del commercio e dei servizi. Avere un assessorato unico in provincia rende merito a quanto sosteniamo da tempo, ovvero la stretta interrelazione tra i due settori che spesso costituiscono un solo asse portante per l’economia di molte nostre località».

«Questa alleanza – è la conclusione del direttore Cfp-Upt Maurizio Cadonna – ci consente di formare professionisti per i professionisti. Grazie al dialogo con le imprese possiamo disegnare piani formativi in linea con le richieste del mercato. Vogliamo inoltre aggiungere una preparazione culturale generale accanto a quella strettamente professionale perché oggi, sempre di più, è richiesta una serie di competenze trasversali che non si esauriscono nella semplice competenza tecnica professionale».

Saranno 115 i posti coperti, in modo definitivo, nelle scuole materne del Trentino: per altrettante persone, dunque, finisce l’esperienza del precariato. In particolare si tratta di 8 cuochi, 43 operatori appoggio e 64 operatori extra organico.

È questo l’esito della sottoscrizione, avvenuta ieri in sede Apran, dell’accordo sulla mobilità del personale extra organico: un documento necessario per procedere all’assunzione a tempo indeterminato del personale precario delle scuole materne stesse; un passaggio che avviene nell’ambito, più ampio, della procedura di stabilizzazione attivata col protocollo politico sottoscritto il 28 giugno scorso e disposta dalla legge provinciale numero 15, del successivo 3 agosto.

È ovviamente grande, per la Fp Cgil, la soddisfazione. Il sindacato di via dei Muredei ha portato avanti con convinzione questo impegno, anche con il riuscito presidio organizzato il 2 giugno e al quale partecipò anche la segretaria generale della Cgil italiana Susanna Camusso.

Il segretario generale della Fp Cgil del Trentino, Luigi Diaspro, e la funzionaria responsabile del settore, Patrizia Emanuelli, commentano: «Si giunge alla conclusione di un percorso importante e, da oggi, non ci sono più motivi per temporeggiare. Gli enti possono infatti emettere gli avvisi di disponibilità dei posti vacanti nella propria dotazione organica, da coprire attraverso la procedura di stabilizzazione prevista dall’articolo 12 della legge provinciale 15».

“Non è una questione di decimali, ma di impostazione complessiva della manovra. L’Italia ha prima bisogno di riforme che rendano più agile e snello il sistema, senza le quali non ci può essere alcuna crescita economica.”

 

Così intervenendo in aula la Presidente del Gruppo per le Autonomie, Julia Unterberger, dopo l’informativa del Ministro Tria sulla manovra di bilancio.

“Il conflitto con l’Europa ha portato l’Italia sull’orlo dell’isolamento internazionale, se si pensa che anche i Paesi di Visegrad si sono detti favorevoli alla procedura d’infrazione sulla legge di bilancio. Ma a preoccuparci non è solo la posizione dell’Europa, c’è la reazione dei mercati, che presto porterà a un aumento del costo dei nuovi mutui e a una difficoltà d’accesso al credito, come ha ammesso anche il Ministro dell’Economia.

Inoltre, come ha sottolineato Bankitalia, l’aumento dello spread costerà 1 miliardo e mezzo in più di interessi per quest’anno e ben quattordici per i prossimi due. Tutto questo è la riprova della strategia fallimentare del Governo.

Non è sufficiente spostare 3 miliardi di nuovo debito sugli investimenti. All’Italia servivano e servono riforme che semplifichino la burocrazia, rendano più efficace la giustizia e più semplice la vita delle imprese. Solo così gli investimenti possono generare sviluppo e crescita. Invece il Governo preferisce fare il Reddito di Cittadinanza in un Paese dove non si combatte il lavoro nero e dove i centri per l’impiego sono sprovvisti di computer, di personale qualificato, di messa in Rete delle informazioni. La conseguenza sarà che il Reddito di Cittadinanza non aiuterà nessuno a trovare un lavoro e si limiterà ad essere una misura assistenzialistica.

Il Governo abbandoni allora una manovra che poggia su una visione di respiro corto, che non guarda al futuro e che scarica il suo costo salato sulle prossime generazioni. L’Italia non può permettersi nuovi debiti, ma ha bisogno di una politica responsabile e di buonsenso.”

 

 

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