Maltempo e rischio valanghe: l’attenzione degli esperti al territorio trasformato.

 

 

Potenziali aree di distacco di valanghe per circa 4.900 ettari – considerati gli abbattimenti di alberi che ci sono stati a causa del maltempo e le pendenze – per circa 3.950 aree di potenziale distacco delle quali 1250 considerate significative; un territorio trasformato da quanto accaduto negli ultimi giorni di ottobre e nuove potenziali fonti di rischio valanghe che si sono aggiunte a quelle che già si conoscevano: se questa è la situazione del Trentino, dopo il maltempo e gli schianti avvenuti, si capisce perché il presidente della Provincia autonoma di Trento Maurizio Fugatti, rivolgendosi questa mattina ai presidenti delle Commissioni locali valanghe, ha evidenziato quanto sia delicata e fondamentale la funzione di questi organismi.

“L’esperienza che avete accumulato in anni di attività sul campo – ha detto il presidente – sarà particolarmente utile per tutta la comunità anche in questa fase. Sono certo che anche grazie alla vostra professionalità, che si somma a quella degli altri operatori del sistema trentino della Protezione civile, potremo affrontare i tempi e gli impegni che ci attendono continuando a dare sicurezza ai trentini”. Adesso, con il contributo degli esperti, ogni situazione di potenziale rischio dovrà essere verificata puntualmente, anche considerando le precipitazioni nevose che si verificheranno.

Convocato dal dirigente generale del Dipartimento Protezione civile Stefano De Vigili per una verifica della situazione sul fronte delle valanghe a seguito degli schianti di alberi che si sono verificati, l’incontro di oggi aveva l’obiettivo di fare un quadro della situazione complessiva del Trentino e dare, prima che inizi a nevicare, indicazioni operative ai responsabili delle Commissioni locali valanghe su come affrontare la stagione invernale ormai alle porte.

Le Commissioni saranno infatti impegnate a controllare ancora più puntualmente il territorio.
“I recenti eventi meteorologici – ha sottolineato l’ingegner De Vigili – hanno messo a dura prova il territorio e impegnato duramente il Dipartimento e non solo. Superate le fasi dell’emergenza, ci aspetta ancora molto lavoro da fare, con la collaborazione di tutti”.

Alberto Trenti, direttore di MeteoTrentino, ha ricordato come quello che si è abbattuto sul Trentino, per quantità di precipitazioni e per intensità delle raffiche di vento, sia l’evento meteorologico più pesante degli ultimi 150 anni.

Alessandro Wolynski, direttore dell’Ufficio pianificazione, selvicoltura ed economia forestale, ha fornito le cifre sugli schianti: si stimano 2.800.000 metri cubi di alberi caduti, quando il prelievo annuale in tutto il Trentino è di circa 500.000 metri cubi. Le zone più colpite sono le valli di Fiemme e Fassa, ma anche Valsugana e Tesino, Primiero Alta Valsugana, pinetano, il territorio degli Altipiani.

Fenomeni rilevanti si sono avuti anche a Folgaria, Terragnolo, in Val di Ledro, in Rendena e Giudicarie. Entro il mese di gennaio, ha ricordato, sarà completato un piano di intervento, che comprenda recuperi e ripristini, tenuto conto che un bosco si considera efficiente per la trattenuta della neve se ha un grado di copertura di almeno il 50%.

I nivologi della Provincia autonoma di Trento Marco Gadotti e Sergio Benigni hanno parlato delle nuove aree di distacco e delle situazioni di maggior rischio.

All’incontro hanno partecipato anche Anselmo Cagnati, responsabile dell’Ufficio valanghe di Arabba, e Alberto Lucchetta, direttore del Dipartimento sicurezza del territorio dell’Arpa del Veneto.

Unisciti alla rete di #unpartitodisinistra. Sabato scorso abbiamo avuto un bellissimo confronto. Centinaia di persone si sono incontrate al Teatro Ghione all’Assemblea dei Comitati di Liberi e Uguali. Cittadine e cittadini, provenienti dal Trentino alla Sicilia, che in questi mesi hanno continuato a impegnarsi per realizzare le promesse che abbiamo fatto in campagna elettorale: sono stati loro a ricordare e ricordarci perché un anno fa abbiamo dato vita al progetto di Liberi e Uguali, e anche che oggi abbiamo ancor più bisogno di ieri di una forza politica di sinistra che si batta per aggredire le sempre più forti disuguaglianze nel nostro Paese. Grazie!

 

È stato un bel dibattito: franco, acceso, salutare, finalmente libero da tatticismi e strumentalità. Non potevo mancare. Chi, come me, è stato eletto per rappresentare questa comunità in Parlamento, aveva l’obbligo di esserci.

Liberi e Uguali va avanti, non per costruire un quarto, quinto o sesto partitino di sinistra, nonostante in molti abbiano diffuso ad arte questa ridicola storiella. Non è questo l’obiettivo. Al contrario. L’obiettivo principale resta unire: mettere insieme persone, reti, associazioni, soggetti che condividano le prospettive politiche e soprattutto l’idea di un Paese diverso da quello in cui stiamo vivendo.

Quello che non siamo riusciti a fare finora possiamo farlo adesso.

La coerenza è un principio che mi ha guidato per tutta la vita. Non c’è e non ci sarà mai, pertanto, “un partito di Grasso”, come qualcuno in queste ore insinua. Come ho già detto all’Assemblea Nazionale di LeU del 26 maggio scorso, accompagnerò il percorso di questa comunità con l’impegno che, terminato il Congresso, non sarò io a guidarla. Ho la speranza che a farlo non sia il più giovane di una vecchia generazione ma il primo di una nuova classe dirigente – o la prima, o perché no un ticket uomo/donna.

Da parte mia ho voluto mettere a disposizione della comunità di Liberi e Uguali uno strumento semplice per aderire e partecipare a questo percorso, un percorso che deve consentirci di organizzare l’opposizione al Governo e radicare la nostra presenza in tutta Italia. Si chiama www.unpartitodisinistra.it come il Manifesto dei valori lanciato qualche settimana fa sulla base del lavoro del Comitato Promotore Nazionale di Liberi e Uguali.

È semplicissimo usarlo: ci si iscrive in pochissimi secondi in modo sicuro e certificato (e, per chi ha meno dimestichezza con le nuove tecnologie, è a vostra disposizione un servizio di assistenza); da subito si può discutere, intervenire, organizzare iniziative, partecipare.

Impegniamoci a far aderire tutti coloro che si sono riconosciuti in LeU e coloro che abbiamo perso lungo il percorso. Impegniamoci a far iscrivere i tanti cittadini e le tante cittadine che vogliono tornare a fare politica, che vogliono cambiare questo Paese. Mettiamocela tutta!

L’assessore Tonina: “in Trentino iniziato da tempo un percorso virtuoso. Impegnati a migliorare costantemente”. Tutela delle acque e prodotti fitosanitari: seminario oggi a Trento.

 

 

Il Trentino è impegnato da tempo a migliorare la qualità delle sue acque e a tutelarle dalla presenza di fitofarmaci: un accordo siglato già nel 2015 fra Provincia, Associazione produttori ortofrutticoli trentini, Consorzio vini del Trentino e Fondazione Edmund Mach, a cui sono aggiunti anche i Consorzi irrigui, ha definito misure e percorsi per il raggiungimento degli obiettivi fissati in sede europea. Fra le azioni previste, anche il seminario tenutosi oggi alla sala della Cooperazione, alla presenza fra gli altri del vicepresidente della Provincia e assessore all’urbanistica, ambiente e cooperazione Mario Tonina, del dirigente di Dipartimento Romano Masè, del direttore dell’Appa Trento Laura Boschini, del presidente dell’Ispra Stefano Laporta, presidente dell’Ispra. “Il tema – ha sottolineato Tonina – ha implicazioni diverse, di natura ambientale, sanitaria, economica.

Il Trentino ha maturato nei suoi confronti una forte sensibilità, che ha portato innanzitutto alla definizione di un metodo, quello di mettere attorno ad un tavolo tutti gli attori del sistema, pubblici e privati, per trovare in maniera condivisa le migliori soluzioni. I risultati già si sono visti e sono oggetto anche del seminario di oggi ma il nostro impegno per migliorare continua costantemente”. Il Piano di Tutela varato nel 2015 ha attribuito un giudizio di qualità a 412 corpi idrici del Trentino. L’88% di essi è di qualità buona (il livello fissato dall’Unione europea, da raggiungere entro il 2030) o addirittura elevata.

Circa il 12%, pari ad una cinquantina di corpi idrici, è sotto la soglia, e deve quindi impegnarsi a raggiungerla nei prossimi anni. Una ventina di loro, in particolare, concentrati soprattutto in val di Non e valle dell’Adige, è alle prese con il problema dell’inquinamento da fitofarmaci. Ma negli ultimi 3 anni si sono fatti importanti passi in avanti: ad esempio il Chlorpirifos, che nel 2015 risultava responsabile della cattiva qualità di 8 corpi idrici, dal 2018 non viene più utilizzato, grazie anche all’impegno dei produttori, Apot e Consorzio vini. Altre azioni in corso riguardano il risanamento dei caricabotti – che che dovranno essere adeguati alla normativa a fine di quest’anno – e il problema del lavaggio dei mezzi agricoli, per il quale si sta valutando la realizzazione di impianti di lavaggio consortili.

Nei territori caratterizzati da agricoltura intensiva la qualità delle acque sotterranee e superficiali può essere sottoposta alla pressione diffusa dei fitofarmaci. Questo tipo di impatto però viene limitato utilizzando una serie di strategie e buone pratiche che possono essere applicate a tutti gli anelli della catena della gestione e somministrazione dei pesticidi. Si tratta quindi di mettere a sistema una serie di azioni che riguardano le amministrazioni pubbliche, le aziende, i tecnici agronomi, le società produttrici di fitofarmaci e di mezzi tecnici e il mondo della ricerca.

Tutti questi attori sono stati protagonisti del seminario “La tutela delle acque da prodotti fitosanitari: azioni, sperimentazioni e innovazione” tenutosi oggi a Trento. Un’occasione preziosa per favorire il confronto fra territori diversi e fra tecnici ed esperti, esaminando metodologie, approcci, sistemi di monitoraggio e pratiche agricole che consentono di ridurre l’impatto delle sostanze chimiche utilizzate in agricoltura. A questo obiettivo si aggiunge inoltre la possibilità di creare reti tra amministratori, enti e centri di ricerca.

Il Trentino vanta in quest’ambito un’esperienza consolidata, come spiegato dal direttore generale del Dipartimento territorio agricoltura ambiente e foreste Masé. Il lavoro fatto in questi anni ha consentito da un lato di allineare tutti gli attori del sistema, di approvare nel 2015 l’apposito Piano di Tutela, un accordo di programma che definisce le misure volte a migliorare la qualità delle acque nei territori caratterizzati da agricoltura intensiva, e poi di avviare tutta una serie di azioni specifiche, illustrate nella sua relazione da Raffaella Canepel, dirigente del Settore tecnico di Appa Trento. Azioni che, in estrema sintesi, si articolano in protocolli specifici sulle problematiche e le sostanze monitorate, ma che puntano anche ad incrementare la produzione biologica, ad affinare il monitoraggio, a promuovere la collaborazione anche con i territori limitrofi.

Al centro dell’attenzione, infatti, in Trentino, a differenza che in altre regioni italiane, vi è non tanto l’inquinamento di origine industriale, contrastato efficacemente anche dai depuratori, ma soprattutto quello originato dalle attività agricole. Oltre al bando del Chlorpirifos, che ha consentito di recuperare 8 corpi idrici, è cresciuta l’attività di ricerca, condotta assieme alla Fondazione Mach, il soggetto scientifico di riferimento, per ottenere sostanze meno impattanti. Un altro problema affrontato è stato quello dell’uso scorretto dei caricabotte, utilizzati per miscelare le sostanze poi irrorate nell’ambiente. In Trentino ne sono stati censiti 330. L

La Provincia ha varato nuove linee guida, che hanno definito fra la l’altro le distanze minime da osservarsi rispetto alla presenza di acque superficiali o siti sensibili, e ha emesso un bando per finanziare il loro adeguamento. Attualmente l’attenzione è rivolta al tema del lavaggio dei mezzi agricoli, spesso effettuato in maniera scorretta, e che in particolare in alcuni periodi dell’anno può a sua volta generare problemi di concentrazione delle sostanze inquinanti. L’ipotesi su cui si sta ragionando riguarda la possibilità di prevedere la realizzazione di impianti di lavaggio consortili.

 

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Nel prosieguo della giornata i lavori si sono articolati in tre workshop:

– Contaminazione puntiforme e diffusa da prodotti fitosanitari nelle acque: quali le soluzioni da adottare?

Al centro dell’attenzione le soluzioni tecnologiche e le modalità applicative più idonee ai diversi contesti regionali, per ridurre il rischio di contaminazione delle acque da prodotti fitosanitari attraverso fonti puntiformi e diffuse.

Coordinatore: Paolo Balsari, Università di Torino

– Approccio ai diversi metodi di valutazione dell’impatto dei prodotti fitosanitari sull’ambiente e sulla salute umana

Partendo dalle esperienze di diverse realtà regionali, iil workshop si è proposto di valutare se gli indici per la classificazione dei fitofarmaci già esistenti possono essere validi e applicabili anche in Trentino.

Coordinatore: Gastone Dallago, Fondazione E. Mach

– Il monitoraggio efficace dei fitofarmaci nei corsi d’acqua

L’obiettivo è definire quali siano gli strumenti per indagare lo stato di qualità di un corso d’acqua sottoposto a pressione di fitofarmaci.

Coordinatore: Luca Marchesi, Arpa Fvg

Per rivedere la diretta video realizzata da Opinione della presentazione stampa dalla sede della Lega del Trentino (piazza Battisti 13) organizzata per le ore 14.15 di oggi giovedì 29 novembre, cliccare QUI.

Alla conferenza stampa per presentare la manifestazione “Dai fatti al grazie”: ” Dopo le elezioni di ottobre i trentini scendono a Roma per dire grazie e sostenere il vicepremier Matteo Salvini”, presenti il segretario Mirko Bisesti e il segretario organizzativo Gianni Festini Brosa.

 

 

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COMUNICATO STAMPA LEGA

Roma, 29 nov. – Prima gli italiani #dalle parole ai fatti: sabato 8 dicembre la Lega in piazza del Popolo a Roma dalle ore 10,30. Sarà garantita la diretta dalla pagina Facebook e dal canale YouTube di Matteo Salvini.

 

Schengen: nuove norme per i controlli temporanei alle frontiere nazionali.

· Controlli temporanei limitati inizialmente a due mesi invece di sei mesi

· Periodo massimo limitato a un anno invece di due anni

· Maggiori garanzie in caso di estensione dei controlli

Per i deputati, i controlli alle frontiere interne dello spazio Schengen dovrebbero essere limitati a un periodo massimo di un anno invece degli attuali due.

Il Codice Frontiere Schengen consente agli Stati membri di effettuare controlli temporanei alle frontiere interne dello spazio Schengen, in caso di grave minaccia per l’ordine pubblico o per la sicurezza interna.

Nella votazione in Plenaria di giovedì, che ha stabilito la posizione del Parlamento per negoziare con i ministri dell’UE (Consiglio), i deputati hanno sostenuto i seguenti punti:

· il periodo iniziale per i controlli alle frontiere dovrebbe essere limitato a due mesi, invece dell’attuale periodo di sei mesi, e

· i controlli alle frontiere non potranno essere prolungati oltre un anno, dimezzando l’attuale limite massimo di due anni.

I deputati hanno sottolineato che, poiché la libera circolazione delle persone è interessata dai controlli temporanei alle frontiere, questi dovrebbero essere utilizzati solo in circostanze eccezionali e come misura di ultima istanza.

 

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Nuove garanzie per le proroghe

I Paesi dell’area Schengen dovranno fornire una valutazione dettagliata dei rischi se i controlli temporanei alle frontiere interne verranno prolungati oltre i due mesi iniziali. Qualsiasi successiva estensione dei controlli oltre i sei mesi dovrà soddisfare i seguenti requisiti:

· una dichiarazione di conformità ai requisiti giuridici della Commissione europea

· un’autorizzazione del Consiglio dei ministri dell’Ue.

I deputati chiedono inoltre che il Parlamento sia maggiormente informato e coinvolto nel processo.

 

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Citazione

La relatrice Tanja Fajon (S&D, SI) ha dichiarato: “Schengen è una delle maggiori conquiste dell’UE che, tuttavia, è stata messa in pericolo a causa dei controlli illegali in corso da oltre tre anni alle frontiere interne, da parte di sei Stati membri, nonostante fosse previsto un periodo massimo di due anni. Ciò dimostra quanto siano ambigue le norme attuali e come gli Stati ne abusino e le interpretino in modo scorretto. Se vogliamo salvare Schengen, dobbiamo porre fine a questa situazione e stabilire regole chiare.”

 

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Prossime tappe

Il mandato per avviare colloqui informali con i ministri dell’UE è stato approvato con 319 voti in favore, 241 voti contrari e 78 astensioni. I colloqui ora possono iniziare, poiché il Consiglio ha già raggiunto un accordo sulla sua posizione lo scorso giugno.

 

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Contesto

Austria, Germania, Danimarca, Danimarca, Svezia e Norvegia sono attualmente sottoposte a controlli alle frontiere interne a causa delle circostanze eccezionali dovute alla crisi migratoria iniziata nel 2015. Inoltre, la Francia dispone di controlli alle frontiere interne a causa di una minaccia terroristica persistente.

 

 

“Tra le mozioni contro la violenza sulle donne approvate questa mattina dal Senato, c’è anche quella del nostro Gruppo con cui s’impegna il Governo a intervenire con politiche decise ed efficienti per combattere la violenza contro le donne.”

Così in una nota la Presidente del Gruppo per le Autonomie Julia Unterberger che questa mattina ha illustrato in aula la mozione.

“E’ da 20 anni – ha detto in aula Julia Unterberger – che io mi occupo della tematica e mi sembra che si sia sempre allo stesso punto, anzi a volte mi sembra che la violenza contro le donne sia aumentata. Questo è sicuramente anche dovuto al fatto che le donne non si vergognano più e trovano il coraggio per denunciare.

Positivo è che la questione ha guadagnato l’attenzione del dibattito pubblico. Venti anni fa era una tematica per poche donne che si battevano per i diritti, mentre oggi è l’intero Senato che discute della problematica.

Inoltre, negli ultimi anni ci sono state innumerevoli convenzioni internazionali, a partire da quella di Istanbul che obbliga tutti gli Stati a introdurre una serie di reati che puniscono la violenza sulle donne. Nel solco della convenzione di Istanbul sono state introdotte nell’ordinamento italiano tutta una serie di importanti misure. Nonostante tutto, i dati non sono incoraggianti.

Tutto questo dimostra che ci vuole un cambiamento della società e una decisa condanna di ogni forma di violenza verbale e fisica. Su questo chi rappresenta le Istituzioni deve sempre dare l’esempio e invece tutto questo non sempre accade, anzi, certi post di autorevoli esponenti politici si configurano come dei veri e propri inviti alla discriminazione di genere.

Fino a quando il rapporto tra i generi sarà segnato dalla disuguaglianza e dalla dipendenza, la violenza contro le donne sarà sempre presente. Ci vuole pertanto una convinta e radicale azione della politica, che non deve limitarsi solo alle parole, ma mettere in campo iniziative concrete.”

Il trentino Robinson Trainer Ski Team scalda i motori e si appresta a debuttare con la nuova formazione alla Sgambeda, celebre gara di sci di fondo giunta alla 29° edizione, che il 30 novembre inaugurerà ufficialmente la stagione di Coppa del Mondo 2018-2019 del circuito Visma Ski Classics. Quello in arrivo, dunque, sarà un weekend di gare con il prologo a squadre di venerdì 30 novembre che vedrà gareggiare i team lungo un percorso di 15 km mentre domenica 2 dicembre si svolgerà, invece, il prologo individuale su una distanza di 30 km.

Chiusa la stagione 2017-2018 con un lusinghiero 5° posto del ranking mondiale, il Trentino Robinson Trainer è determinato a confermare anche quest’anno gli ottimi risultati ottenuti puntando, se possibile, a migliorarsi ulteriormente.

Tra le numerose vittorie della passata stagione di gare, ricordiamo le vittorie in tutte le più importanti Gran Fondo italiane quali Pustertaler Ski-Marathon con francesco Ferrari e Val Casies con Matteo Tane, il trionfo di Justyna Kowalczyk nella Birkebeiner in Novrvegia e l’impresa di Mauro Brigadoi che alla Ylläs-Levi, gara conclusiva del campionato Visma Ski Classics, ha compiuto una delle imprese più spettacolari della stagione giungendo sesto a venti secondi dal campione olimpico Ilvo Niiskanen e davanti a mostri sacri dello Ski-Classics, atleti di professione.

Riconfermati per la stagione 2018-2019 Mauro Brigadoi e Francesco Ferrari così come la campionessa olimpica Justyna Kowalczyk che disputerà oltre la metà delle gare. Nuovi acquisti del team sono i promettenti Simone Varesco, Lorenzo Busin e Chiara Caminada. Anche quest’anno il Trentino Robinson Ski Team, dunque, potrà affrontare le sfide agonistiche della stagione con una scuderia molto promettente e competitiva a garanzia di risultati ottimali.

Il Dl Fiscale approvato ieri in Senato dopo settimane di lavoro in Commissione, segna la sconfitta dello spirito mutualistico e territoriale del Credito Cooperativo, e soprattutto segna la sconfitta del Trentino, ancora una volta superato ed irriso dai nostri cugini sudtirolesi, che hanno invece saputo tutelare la propria specificità invece che perseguire ambizioni di vanagloria.

Con l’adesione ai Gruppi, vere e proprie spa, si è così posta la parole fine alla storica esperienza delle Casse Rurali, così come da noi apprezzate nei decenni nello spirito cooperativo di don Guetti, per lasciar posto a delle holding, de facto banche di credito ordinario.

Dispiace che i Trentini, ancora una volta, non abbiano saputo tutelarsi e, coerentemente con le umiliazioni subite negli ultimi tre lustri nel confronto con l’Alto Adige Sudtirol, abbiano perseverato nella linea della Riforma Renzi, che ha smantellato in pochi anni l’intero impianto del Credito Nazionale.

Da oggi avremo Casse Rurali, ridotte nei fatti a meri sportelli di un Gruppo Nazionale, ove le Casse Trentine sono netta minoranza, e nel quale la sede e la Governance saranno, ben prima di quanto si immagini, estranee al nostro territorio, mentre basterà varcare il confine di Salorno per trovare ancora il Credito Cooperativo nella versione originale ed a noi tanto cara.

Il finanziamento delle nostre aziende non sarà così più conseguenza anche della soggettiva e personale conoscenza degli imprenditori e del territorio, ma ricalcherà nei fatti esclusivamente gli oggettivi numeri di “Basilea 4” come negli Istituti di Credito Ordinario; il tutto poi sotto il diretto controllo della Bce.

Di tale scempio ne risponderanno presto ai Trentini quegli Amministratori e Politici, che se ne sono resi responsabili; plaudo invece ai colleghi della Svp per l’ennesima dimostrazione di saggezza ed attaccamento al territorio. Da parte mia sono fiero di aver difeso fino all’ultimo le storiche prerogative del Credito Cooperativo, avendo perlomeno ottenuto dal Governo l’approvazione di un Ordine del Giorno, che impegna l’Esecutivo ad introdurre disposizioni di protezione dai capitali stranieri e dallo stravolgimento dei principi mutualistici. Purtroppo non sarà sufficiente perchè le insane ambizioni di pochi hanno prevalso sull’interesse della collettività.

Avremo però presto modo di occuparcene anche di questo.

 

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Il Segretario della Commissione Finanze e Tesoro
Senatore di FdI Andrea de Bertoldi

Soddisfazione di Federcasse e di Confcooperative per l’approvazione, da parte dell’Assemblea del Senato, degli emendamenti all’art. 20 del Decreto Legge 119/2018 (cosiddetto Pace fiscale) riferiti alle BCC e che rappresentano misure di particolare rilievo ed interesse per il Credito Cooperativo italiano.

Nei giorni precedenti, tali misure erano state approfondite, discusse e approvate in sede referente nell’ambito della 6a Commissione Finanze e Tesoro del Senato, presieduta dal Sen. Alberto Bagnai.

Il provvedimento licenziato dal Senato, nello specifico delle Bcc, prevede:

il riconoscimento della natura diversa degli strumenti di capitale delle Bcc (e dei soggetti di finanza etica di cui all’art. 111-bis del Tub) rispetto a quelli emessi dalle società per azioni, entro una certa soglia di valore nominale;

l’introduzione di una forma particolare di vigilanza cooperativa con riferimento alla coerenza delle funzioni svolte dalle Capogruppo dei Gruppi Bancari Cooperativi rispetto alle finalità mutualistiche e territoriali delle Bcc aderenti ai Gruppi stessi;

l’introduzione per le sole Banche di Credito Cooperativo aventi sede legale nelle province autonome di Trento e di Bolzano della facoltà di adottare, in alternativa alla costituzione del Gruppo bancario cooperativo, sistemi di tutela istituzionale di cui all’art. 113 (7) del Crr (Capital Requirements Regulation);

la possibilità da parte dei Gruppi Bancari Cooperativi di adottare l’istituto del cosiddetto “Gruppo Iva”.

“Ringraziamo il Governo, il Mef, il Senato, Aula e Commissioni Finanze e Bilancio – hanno dichiarato il Presidente di Federcasse Augusto dell’Erba e Maurizio Gardini di Confcooperative – per l’attenzione e la competenza dimostrate anche in quest’ occasione – nella quale le ragioni del Credito Cooperativo sono state ascoltate senza preconcetti, alla ricerca di un punto di equilibrio sostenibile, come infine è avvenuto. Significativo anche il voto unanime espresso dai senatori sull’emendamento riferito alla natura delle azioni delle banche mutualistiche e dei soggetti di finanza etica”. “Siamo fiduciosi – hanno detto dell’Erba e Gardini – che ora le norme riferite alle BCC e contenute nell’art. 20 possano essere approvate anche da parte della Camera dei Deputati. E la riforma, così ulteriormente migliorata, possa essere definitivamente attuata”.

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