La Giunta provinciale a Canal San Bovo. Il presidente Fugatti: “Massimo impegno per contrastare lo spopolamento della montagna”.

 

“90 mila metri cubi di alberi abbattuti, danni alla viabilità e ad alcune case colpite dalle frane, ma la risposta è stata immediata ed efficace grazie al coraggio di chi ha operato in quei giorni e al sostegno della Provincia. C’è molta emozione nelle parole del sindaco di Canal San Bovo, Albert Rattin, che insieme alla sua Giunta ha accolto oggi il presidente Maurizio Fugatti e gli assessore della Provincia, saliti nella valle del Vanoi, duramente colpita dal maltempo di fine ottobre, per testimoniare la vicinanza delle istituzioni. “Un gesto molto apprezzato – ha detto il sindaco – che fa seguito agli impegni concreti già attivati dalla Provincia”.

“Sono rimasto molto colpito – ha evidenziato il presidente Fugatti – dall’operosità e dal senso di responsabilità della comunità di Canal San Bovo, che in quei giorni ha saputo far fronte con grande efficacia all’emergenza. Siete un esempio per tutti. Lavoreremo insieme per risolvere tutti i problemi rimasti sul tappetto. Questa Giunta – ha detto Fugatti – intende affrontare con decisione le problematiche dei territori di montagna. Attiveremo tutti gli strumenti possibili per fare in modo che i giovani possano restare a vivere o tornare qui, favorendo la natalità. Contrastare lo spopolamento delle zone di montagna è la nostra priorità”.

Parole condivise anche dagli assessori Mario Tonina e Giulia Zanotelli che hanno ribadito la massima collaborazione per affrontare le emergenze ancora aperte, come quelle delle foreste ed in generale per sostenere le attività economiche dei territori di montagna.

L’incontro fra le due Giunte, tenuto nel municipio di Canal San Bovo, si è concluso con le parole del parroco don Nicola Belli che ha evidenziato come in quei giorni difficili sia emerso il buon cuore della gente, che ha utilizzato il proprio tempo per dare un mano senza lamentarsi.

 

 

Borsari (Unipd): “È necessario un profondo mutamento di mentalità da parte di imprese, imprenditori e collaboratori; la 231 va colta come un’opportunità di fare impresa in modo diverso”

È stata presentata la ricerca dell’Osservatorio 231 del Triveneto, condotta da Riccardo Borsari – Professore di diritto penale commerciale e diritto penale dell’economia all’Università degli Studi di Padova – in collaborazione con il dipartimento di diritto pubblico internazionale e comunitario dell’Università degli Studi di Padova.

Si tratta di un’analisi sui procedimenti aperti dalle Procure della Repubblica presso i Tribunali del Triveneto tra il 2012 e il 2016, per contestare alle imprese la commissione di una serie di reati.

Tra il 2012 e il 2016, nelle Procure della Repubblica del Triveneto i procedimenti avviati contro le aziende sono passati da 93 a 61 con un calo su base quinquennale del -34%, pari ad un -8,5% su base annua del numero di reati contestati.

In Veneto sono stati 57 i procedimenti aperti nel 2012, scesi a 23 nel 2016. Anche in Trentino Alto Adige i provvedimenti sono in diminuzione: sono passati dai 19 ai 13 del 2016. Solamente nel Friuli Venezia Giulia, in controtendenza nel nord est, si rilevano procedimenti in crescita: si è passati dai 17 del 2012 ai 25 del 2016 con un picco di 45 nel 2015. Una regione, il Friuli Venezia Giulia, che spicca anche per l’applicazione delle misure cautelari che sono state in totale 17 nel quinquennio, contro le 7 applicate dalle Procure del Veneto e le 3 da quelle del Trentino Alto Adige.

Dando uno sguardo alle tipologie di reato contestate si scopre che il 76% riguardano la salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, il 16% sono illeciti ambientali, l’8% contro la Pubblica Amministrazione, il 4,5% riguardano la ricettazione, il riciclaggio e la provenienza illecita di danaro, il 2,5% sono reati societari, il 2% si riferiscono all’economia pubblica, all’industria e al commercio, l’1% la falsità in sigilli strumenti e segni riconoscimento a parità di merito con i reati collegati all’immigrazione, infine lo 0,5% riguarda la criminalità organizzata, i reati informatici e quelli da violazione del diritto d’autore.

“I reati presupposto più frequenti nei 5 anni analizzati in Triveneto sono stati quelli in materia di salute e sicurezza sul lavoro (151), ambientali (31) e contro la P.A. (16); si tratta di un dato importante che aiuta a capire su cosa le aziende debbano maggiormente investire per prevenire questi reati ma, prima ancora, in quali ambiti puntare per migliorare le proprie attività. – ha dichiarato Riccardo Borsari, Professore di diritto penale commerciale e diritto penale dell’economia all’Università degli Studi di Padova – Con la 231 si è introdotto un nuovo approccio al rischio e all’attività di impresa; le aziende devono adeguarsi e cogliere questa normativa come un’opportunità di fare impresa in modo diverso. Questo richiede investimenti e competenze specifiche ma, ancor prima, un profondo mutamento di mentalità da parte di imprese, imprenditori e collaboratori; è necessaria una maggiore diffusione della cultura sulla 231 sia all’interno delle aziende che del ‘sistema giustizia’.”

 

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Il nuovo Ufficio di Presidenza del Consiglio provinciale si è riunito per la prima volta questa mattina a palazzo Trentini. Debutto quindi per l’organismo politico al vertice dell’assemblea legislativa, coordinato dal presidente Walter Kaswalder. Con lui al tavolo si sono seduti il vicepresidente Alessandro Olivi e i tre segretari questori: Mara Dalzocchio, Michele Dallapiccola e Filippo Degasperi.

I cinque membri dell’Ufficio hanno esaminato e approvato la proposta di bilancio preventivo 2019 dell’ente, che ora proseguirà il proprio iter fino al voto dell’aula. Alla riunione ha preso parte la segretaria generale del Consiglio provinciale, Patrizia Gentile.

 

 

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Il 56% degli italiani esprime oggi un’opinione positiva sul Governo Conte; di segno opposto è invece il giudizio di oltre un terzo dei cittadini: il dato emerge dall’indagine condotta dall’Istituto Demopolis, a 6 mesi dall’insediamento dell’Esecutivo costituito l’1 giugno scorso da Movimento 5 Stelle e Lega.

Il trend sui 180 giorni di Governo vede una sostanziale stabilità negli orientamenti favorevoli dell’opinione pubblica, dal 61% di giugno al 60% di ottobre, sino al 56% odierno, con un calo di 4 punti nell’ultimo mese, in ampia parte legato al clima di preoccupazione scaturito dal dibattito sulla manovra economica.

“Gli italiani – spiega il direttore di Demopolis Pietro Vento – mantengono un’opinione complessivamente positiva sull’Esecutivo, pur manifestando alcune perplessità sulla legge di Bilancio, che in questi giorni avvia il suo iter parlamentare”.

Dopo 6 mesi dall’insediamento, l’Istituto Demopolis ha misurato, per il programma Otto e Mezzo, la notorietà degli esponenti dell’Esecutivo: sono 8 i ministri conosciuti dalla maggioranza assoluta degli italiani. In testa i due vicepremier Matteo Salvini con il 97% e Luigi di Maio con il 96%; Terzo e quarto posto per il ministro dell’Economia Giovanni Tria al 75% e il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede al 74%, la cui conoscenza è cresciuta di circa 10 punti dall’ottobre scorso. Alta la notorietà anche di Toninelli, Bongiorno, Grillo e Savona; citazioni inferiori al 50% per gli altri componenti del Governo Conte.

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Demopolis: il consenso ai partiti dopo 6 mesi di Governo

Le ultime settimane segnano anche alcune variazioni nel peso dei partiti. Secondo il Barometro Politico Demopolis, la Lega di Salvini conferma il suo trend positivo, attestandosi al 32%; il Movimento 5 Stelle otterrebbe oggi il 28%. In crisi restano le opposizioni, con il Partito Democratico al 17,8%, in attesa delle Primarie, e Forza Italia all’8,6%; Fratelli d’Italia avrebbe il 3,4%. Tra il 2 e il 3% Più Europa, la sinistra di LeU e Potere al Popolo; sotto il 2% tutte le altre liste. Un ulteriore segno, rilevato dall’Istituto diretto da Pietro Vento, riguarda l’affluenza al 68%, in calo di 5 punti rispetto alle Politiche del 4 marzo.

Nota informativa – L’indagine è stata condotta dall’Istituto Demopolis, diretto da Pietro Vento, il 28 e il 29 novembre 2018 per Otto e Mezzo (LA7) su un campione stratificato di 1.500 intervistati, rappresentativo della popolazione italiana maggiorenne. Supervisione della rilevazione demoscopica di Marco E. Tabacchi. Coordinamento di Pietro Vento, con la collaborazione di Giusy Montalbano e Maria Sabrina Titone. Approfondimenti e metodologia su www.demopolis.it

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

Jack Nicholson che ci prova, gli abbracci di Sandro Pertini, l’intervista con Moravia fino al ‘ritocchino’ estetico che farà a breve e di cui parla senza problemi. E’ una Eleonora Giorgi senza filtri quella ospite di Un Giorno da Pecora, su Rai Radio1, la trasmissione condotta da Giorgio Lauro e Geppi Cucciari. La Giorgi ha esordito parlando delle sue rughe: “ci ho vissuto molto bene per dieci anni, ma tra pochi giorni farò un piccolo reset, senza toccare nulla che abbia a che fare con la mia espressione. Ma ricolloco un pochino il collo e le guance”.

Farà un lifting? “Un mini lifting. Voglio vivere qualche anno con leggerezza: mi guardo il viso e lo vedo ricollocato. Voglio avere altri 5 o 6 di vitalità esterna così come quella che ho internamente”. Perché ci si dovrebbe sentire meglio con un lifting? “Se sei abituata ad esser sempre guardata dagli uomini e poi diventi sempre trasparente…“ Ora è fidanzata? “Sono felicemente autonoma”. A proposito di bellezza: lei è stata la sex symbol degli anni ’70 e ’80. “Per me fu uno shock – ha spiegato la Giorgio a Rai Radio1 -, avevo avuto un solo ragazzo e di colpo sono diventata la lolita d’Italia”. Sarà stata il sogno erotico di migliaia di uomini. “Una volta la Muti mi disse: ‘Eleonora, se ci avessero dato un euro per ogni ‘cosa’ che hanno fatto pensando a noi, saremmo milionarie’. Abbiamo svezzato svariate generazioni di ragazzi italiani”.

Lei è stata corteggiata da alcuni degli uomini più influenti del periodo. A partire da Alberto Moravia. “Avevo solo 21 anni, ero pazza di Moravia, avevo letto i suoi libri. Facemmo un’intervista, lui mi invitò a prendere un thé”. Ci provò con lei? “No, assolutamente. E io scappai come una ragazzina”. Da ragazzina incontrò anche Fellini, in spiaggia a Fregene. “Stavo facendo delle foto col mio fidanzato di allora, avevo 16 anni. Lui passò, mi guardò e mi disse: tu farai l’attrice”. Ha mai subito delle avances da qualche politico? “Si, da alcuni grandi politici. Una via di mezzo tra una avances molto esplicita e un rovesciamento sul divano”. Anche da parte di politici del livello di un Ministro? “Forse molto di più – ha detto la Giorgio a Rai Radio1 – ma il nome non lo dico nemmeno morta. Io gli dissi di no ma capiì che erano pletore quelle che non si negavano”.

Quando suo marito Angelo Rizzoli venne incarcerato, lei incontrò molti importanti politici importanti. Come Andreotti. “Mi accolse nel suo studio, che sembrava un reliquiario. Si incurvò più del solito e mi chiese: cosa ne sa del passaggio di azioni dal vecchio al nuovo Ambrosiano?” Incontrò anche Craxi. “Si, mi diede del tu, mi offrì dei tramezzini e mi parlò del film ‘Borotalco’…” E Berlusconi? “Fu molto carino. Prese a telefonarmi una volta a settimana chiedendomi se avessi bisogno di qualcosa. Fu l’unico a farlo”. C’è un uomo che ha apprezzato particolarmente dal punto di vista politico? “Sandro Pertini, a lui avrei dato carta bianca. Chiedeva a mio marito Angelo Rizzoli di portarmi quando andava da lui.

Era un uomo elegante, di modi, d’animo, di una sobrietà straordinaria. E come mi salutava…” Come la salutava? “Mi salutava da nonno, in maniera paterna. Mi abbracciava e poi un po’ scendeva con le mani, arrivava fino ai reni ma non mi toccava il sedere, sia chiaro. E diceva a mio marito: lei Rizzoli mica si innervosisce vero? Io mi divertivo da morire”. Tra i politici attuali chi apprezza dal punto di vista fisico? “Fico è un bel ragazzo, Salvini ha un’indole simpatica, è impetuoso e a me piace chi non ha paura delle sue opinioni”. Tra le sue relazioni più prestigiose c’è quella con Warren Beatty. “Abbiamo avuto in flirt di un anno: era bello, pazzo, diverso.

Viveva a Mullholland Drive a Los Angeles, i suoi vicini erano Marlon Brando e Jack Nicholson, a cui regalai una Moka italiana: fu contentissimo”. Di cosa parlavate con Nicholson? “Lo capivo poco perché aveva un accento forte. E ci provava sempre…” Jack Nicholson ci provava con lei? “Si. L’ultima volta che andai a Los Angeles, sei anni fa – ha proseguito la Giorgi a Un Giorno da Pecora – lo chiamai per dirgli che stavo partendo e che avrei voluto lasciargli un film che avevo girato, per farglielo vedere”. Come gli rispose l’attore di Shining? “’Del film non me ne frega niente, io voglio vedere te’. E ha aggiunto pure qualcosa..” Cosa? “Mi disse ‘i just want to… “…To sleep with you? “Una cosa un po’ più intensa che sleep”.

Usò il termine inglese che inizia per ‘f’ e indica il voleva andare a letto insieme? “Tipo… ma io stavo arrivando all’aeroporto e ho fatto finta di niente”. Lei è la donna che ha detto no a Jack Nicholson, dunque. “Io ho detto un sacco di no, perché non mi sento all’altezza, inadeguata”. E Warren Beatty? “Lui invece ebbe un’approccio spiritoso, fu diverso”, ha concluso la Giorgi a Rai Radio1.

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Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

A Roma il Presidente Paccher incontra i Presidenti delle Assemblee legislative delle Regioni e delle Province Autonome italiane.

A pochi mesi dalle elezioni europee, al centro dell’attenzione dei Presidenti delle Assemblee legislative delle Regioni e Province autonome, la rappresentanza dei territori nel parlamento Europeo. Una riforma che, qualora divenisse legge, potrebbe raddoppiare gli europarlamentari eletti nella nostra Regione.

Due rappresentanti eletti, uno per il Trentino e uno per l’Alto Adige/Südtirol, nel parlamento europeo, attraverso la costituzione di due circoscrizioni a collegio unico. Questo l’obiettivo che si potrebbe raggiungere con la proposta di riforma della legge 24 gennaio 1979, n. 18 per l’elezione dei membri del Parlamento europeo spettanti all’Italia, che i Presidenti delle Assemblee legislative a Statuto speciale Italiane, tra cui Roberto Paccher, vorrebbero presentare al Parlamento italiano.

Il Presidente del Consiglio regionale del Trentino- Alto Adige/Südtirol, ha infatti partecipato a Roma, a latere della Conferenza plenaria dei Presidenti dei Parlamenti regionali, al Coordinamento delle Speciali, dove è stata esaminata la “Memoria in tema di “Una garanzia di rappresentanza nel Parlamento europeo per i cittadini dei territori ad autonomia speciale”, elaborata dal gruppo di ricerca Asa(Autonomie Speciali Alpine), nel quadro del progetto Lia (Laboratorio di Innovazione istituzionale per l’Autonomia integrale) dell’Università di Trento.

La ricerca, come spiegato nel documento, parte dalla considerazione che le popolazioni residenti nelle Regioni a statuto speciale – “fatta eccezione per la Sicilia, in relazione alla sua dimensione demografica nettamente superiore – sono penalizzate dall’attuale meccanismo elettorale e la loro possibilità di avere voce nell’assemblea parlamentare dell’Unione europea dipende da circostanze altamente aleatorie”. Ad oggi, infatti, la distribuzione degli eletti, vista la particolare normativa vigente, non consente una adeguata rappresentanza alle Regioni a statuto speciale, soprattutto se confrontata con quella degli altri stati europei.

“L’Italia è il paese che, con la Francia fino alla riforma del 2018, ha costituito in assoluto gli ambiti di più estesa dimensione: in media una circoscrizione ogni 11,4 milioni di elettori nel primo caso, una ogni 7 milioni e mezzo di elettori nel secondo. In Italia, la circoscrizione Nord-ovest (Piemonte, Liguria, Lombardia e Valle d’Aosta) raggiunge da sola i 15 milioni di elettori! La distribuzione attuale degli eletti in Italia presenta evidenti paradossi: la Sardegna, ad esempio, è inserita in un collegio unico “delle Isole” insieme alla Sicilia; quest’ultima conta però quasi 5 milioni di abitanti, mentre gli elettori della Sardegna sono 1 milione e 480 mila.

I numeri dicono che in questa circoscrizione elettorale sono molto più probabilmente eletti al Parlamento europeo deputati siciliani e in effetti così è avvenuto molto spesso in passato, ad esclusione della legislatura in corso che ha eccezionalmente sancito, dopo venticinque anni, l’elezione di ben 3 deputati europei sardi.”

La tutela dei rappresentanti delle minoranze linguistiche
Ad oggi, come ricorda la memoria, esiste già una norma all’interno della legge elettorale, che prevede la salvaguardia dei rappresentanti delle minoranze linguistiche. In particolare, “quando in una circoscrizione sia costituito un gruppo di liste con le modalità indicate nell’articolo 12, ai fini della assegnazione dei seggi alle singole liste che compongono il gruppo l’ufficio elettorale circoscrizionale provvede a disporre in un’unica graduatoria, secondo le rispettive cifre individuali, i candidati delle liste collegate. Proclama quindi eletti, nei limiti dei posti ai quali il gruppo di liste ha diritto, i candidati che hanno ottenuto le cifre individuali più elevate. Qualora nessuno dei candidati della lista di minoranza linguistica collegata sia compreso nella graduatoria dei posti ai quali il gruppo di liste ha diritto, l’ultimo posto spetta a quel candidato di minoranza linguistica che abbia ottenuto la maggiore cifra individuale, purché non inferiore a 50.000”.

“Si tratta di un meccanismo – spiegano gli autori della memoria – di cui ha potuto concretamente beneficiare fino ad oggi, nei fatti, soltanto la minoranza di lingua tedesca della Provincia di Bolzano-Südtirol, stante il numero eccessivamente elevato di suffragi individuali richiesti rispetto alla consistenza delle altre due minoranze. Per quanto si tratti di una disposizione positiva in termini di attenzione nei confronti delle minoranze linguistiche, la sua applicazione si è rivelata problematica e già in passato sono state avanzate da parte degli stessi parlamentari altoatesini proposte per un suo superamento mediante l’istituzione di un collegio uninominale”.

Proposta di riforma della legge 24 gennaio 1979, n. 18 per l’elezione dei membri del Parlamento europeo spettanti all’Italia
I Presidenti hanno dunque deciso di dare mandato al gruppo di ricerca A.S.A. (Autonomie Speciali Alpine), di elaborare, sulla base della memoria presentata, un testo normativo che possa dare maggiore rappresentatività ai territori, attraverso “il mantenimento dell’attuale sistema di macro-circoscrizioni, accompagnandolo con lo scorporo dei territori coincidenti con le autonomie regionali e provinciali speciali (ad eccezione della Sicilia, che continuerebbe a costituire una macro-circoscrizione anche senza la presenza della Sardegna) per costituire dei collegi uninominali in grado di dare adeguata rappresentanza a comunità e territori fortemente caratterizzati.

Anche se ne deriva un rapporto numerico leggermente più favorevole per questi territori rispetto al resto del territorio nazionale, si tratterebbe comunque di una scelta perfettamente in linea con il principio sancito a livello europeo di “rappresentanza degressivamente proporzionale”, applicato in questo caso però alla scala interna italiana.

Questa proposta va nella direzione di eliminare l’attuale condizione di disparità e sotto-rappresentanza dei cittadini che risiedono in Regioni ad autonomia speciale, in parte significativa appartenenti a minoranze linguistiche e residenti in territori di frontiera marittima esterna o di frontiera nazionale intracomunitaria, garantendo loro di poter dare un più concreto apporto al processo di integrazione europea”.

 

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In concreto, spiegano gli autori della memoria, la proposta potrebbe portate a :
circoscrizioni macro-regionali
I) Italia nord-occidentale (Piemonte – Liguria – Lombardia);
II) Italia nord-orientale (Veneto – Emilia-Romagna);
III) Italia centrale (Toscana – Umbria – Marche – Lazio);
IV) Italia meridionale (Abruzzo – Molise – Campania – Puglia – Basilicata – Calabria);
V) Sicilia
per un totale di 70 eletti su 43.250.000 elettori, in media un eletto per ogni 617.000 elettori

circoscrizioni a collegio unico
I) Friuli Venezia Giulia (950.000 elettori);
II) Provincia autonoma di Trento (420.000 elettori);
III) Provincia autonoma di Bolzano/Südtirol(400.000 elettori);
IV) Sardegna 1 (province di ….)
V) Sardegna 2 – (province di ….) (in totale: 1.480.000 elettori);
VI) Valle d’Aosta/Vallée d’Aoste – (100.000 elettori)
per un totale di 6 eletti su 3.350.000 elettori, ossia in media un eletto ogni 558.000 elettori, con uno scarto minimo rispetto al rapporto evidenziato sulla scala delle macro-circoscrizioni complessivamente considerate.

Il testo, una volta elaborato, sarà presentato alla plenaria dei Presidenti e potrà prendere la forma di un disegno di legge-voto, che sarà portata, previo passaggio consiliare, al Parlamento italiano.

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Sarà un avvio di stagione con il “botto” per la Skiarea Dolomiti Paganella, che domani – sabato 1 dicembre – aprirà le porte agli appassionati dello sci alpino, per poi ospitare una due giorni di Coppa Europa femminile, in programma giovedì 13 e venerdì 14 dicembre.

Le nevicate dei giorni scorsi hanno imbiancato le piste della Paganella, che possono contare anche sull’ottima base garantita dalla neve programmata prodotta nell’ultimo periodo. Nel weekend, quindi, verranno aperti i tornelli e gli impianti di risalita rimarranno attivi anche durante la settimana, con gli amanti dello sci che potranno approfittare di uno skipass a prezzo promozionale (maggiori info sul sito www.paganella.net).

La stagione invernale della Skiarea Dolomiti Paganella vivrà poi un importante momento a metà mese. Il 13 e 14 dicembre Andalo ospiterà per la sesta volta in sei anni un doppio appuntamento di Coppa Europa femminile di sci alpino, organizzato dallo Ski Team Paganella e dal Consorzio Paganella Ski.

Il programma prevede la disputa di due gare di slalom gigante, che andranno in scena sullo spettacolare e tecnico pendio della pista Olimpionica 2, quello scelto anche in questa stagione dagli atleti del Norway Ski Team – la nazionale norvegese di sci alpino – per preparare i grandi appuntamenti europei di Coppa del Mondo.

Durante l’inverno 2018/2019, dunque, Kristoffersen, Jansrud, Svindal e compagni si alleneranno ancora sulle piste della Paganella, che nel recente passato fu pure training center della nazionale americana di sci alpino – ai tempi di Bode Miller – e fece da trampolino di lancio all’asso dello sci in rosa Mikaela Shiffrin. La campionessa statunitense, al tempo giovanissima, scelse la Skiarea Dolomiti Paganella per preparare le gare del Trofeo Topolino, da dove spiccò poi il volo verso il grande palcoscenico del Circo Bianco.

La Shiffrin tornò ad Andalo poco dopo, nel 2012: appena diciassettenne, fu settima nella gara di Coppa Europa disputata in quell’occasione. Il pendio della pista Olimpionica 2 è uno dei più esigenti e spettacolari del Circo Bianco e non è pertanto un caso che nelle gare del circuito continentale ospitate negli ultimi anni si siano messe in evidenza atlete poi capaci di recitare un ruolo da protagoniste in Coppa del Mondo.

Parliamo, ad esempio, della norvegese Nina Loeseth e dell’austriaca Eva-Maria Brem, a cui si aggiungono la già citata Shiffrin, l’azzurra Marta Bassino (quinta nel 2013, ora tra le massime interpreti del gigante a livello mondiale) e la slovena classe 1998 Meta Hrovat, che in Paganella siglò una splendida doppietta nella scorsa stagione. Il mese successivo, la Hrovat andò a cogliere il primo podio della carriera in Coppa del Mondo, terza nel gigante di Lanzerheide, poi medaglia d’oro in slalom ai Mondiali junior di Davos.

Il 13 e 14 dicembre prossimi, la Skiarea Dolomiti Paganella attende le campionesse del domani, alle quali – come spesso accaduto nelle precedenti edizioni – potrebbero aggiungersi alcune atlete già affermate in Coppa del Mondo.

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COMUNICATO STAMPA DEMETRA_Corso 2018

 

 

 

Demetra - Programma Corso 3-5 dicembre 2018_definitivo
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Questura di Trento

 

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Trasferimenti agli enti locali: via libera alla possibilità di accedere al Fondo di riserva. Dopo il parere favorevole del Consiglio delle Autonomie.

 

Via libera oggi in via definitiva dalla Giunta provinciale, su proposta del presidente Maurizio Fugatti e dopo il parere favorevole espresso dal Consiglio delle Autonomie, alla delibera che estende al 2019 la possibilità per i Comuni di richiedere fabbisogni straordinari di cassa sulle somme concesse in parte corrente, entro un ammontare massimo di 35 milioni, a fronte di comprovate esigenze di liquidità.

La decisione si è resa necessaria a seguito degli eventi calamitosi dello scorso fine ottobre, che hanno avuto ricadute pesanti anche sul bilancio dei Comuni, complicando la loro programmazione finanziaria.

Con la decisione di oggi viene garantita quindi la possibilità ai Comuni, anche per il 2019, di accedere al Fondo di riserva, per un ammontare massimo di 35 milioni di euro. Viene inoltre posticipato al 31 dicembre, rispetto al 30 novembre, il termine per la presentazione delle variazioni di bilancio dei Comuni.

Il termine del 31 dicembre per l’approvazione dei bilanci di previsione 2019/2021 viene invece posticipato al 31 marzo, con l’autorizzazione all’esercizio provvisorio fino, appunto, a tale data. Infine viene differito al 15 febbraio 2019 il termine previsto per la presentazione all’organo consiliare dello schema di bilancio di previsione e del documento unico di programmazione relativo al triennio 2019/2021.

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