@VEDIAMOCIANCORA: UNITN, IL 5X1000 PER STUDIARE LE PATOLOGIE RETINICHE

Riceviamo e pubblichiamo integralmente il seguente comunicato stampa:

(Fonte: Ufficio stampa Università di Trento) – Il 5×1000 a Unitrento per @vediamociancora. Lotta alla degenerazione retinica che solo in Italia rende cieche un milione di persone. Obiettivo: cercare nuovi farmaci che permettano cure personalizzate. L’Ateneo lancia la nuova campagna per la raccolta 5×1000 del 2017. Per sostenerla basta una firma sulla dichiarazione dei redditi. Il progetto, selezionato dal Senato accademico, presentato oggi dall’Università. La collaborazione con gli ordini professionali del territorio. Ricordati anche i progetti finanziati con la campagna 2016.

Si chiama @vediamociancora ed è la nuova campagna di sensibilizzazione per la raccolta del 5×1000 che l’Università ha presentato oggi in vista delle prossime dichiarazioni dei redditi. I proventi delle donazioni arrivate all’Ateneo tramite il 5×1000 saranno destinati a sostenere la ricerca scientifica e nello specifico le attività del Laboratorio di Rigenerazione e Sviluppo Neurale del Cibio (Centro di Biologia Integrata) che da anni studia le patologie retiniche.

«Lo scopo della ricerca – spiega Simona Casarosa, responsabile del Laboratorio – sarà quindi quello di ottenere un modello di degenerazioni retiniche che riproducano le caratteristiche genetiche e sintomatiche della malattia umana. Il modello così generato verrà poi utilizzato per la ricerca di nuovi farmaci in grado di contrastare lo sviluppo della patologia, nell’ottica di una medicina personalizzata».

L’Università ha voluto presentare in anticipo il progetto, selezionato di anno in anno dal Senato accademico, su cui chiede il sostegno tramite il 5×1000. Un modo per rendere chiaro e trasparente, fin dall’inizio, come intende utilizzare le donazioni di cittadini e cittadine. Per aderire all’iniziativa basterà dunque citare, negli spazi appositi dei modelli per la dichiarazione dei redditi (sotto la voce “Finanziamento della ricerca scientifica e dell’università”) il codice fiscale dell’Università di Trento: 00340520220.

In occasione dell’incontro di oggi sono stati anche ricordati i progetti (due assegni di ricerca di durata annuale) che sono stati finanziati grazie alla raccolta dal 5X1000 dello scorso anno: quello del Centro Biotech (Dipartimento di Ingegneria industriale) per realizzare protesi di mano per i bambini e quello del Laboratorio di Osservazione Diagnosi e Formazione (ODFLab – Dipartimento di Psicologia e Scienze cognitive) per interventi intensivi rivolti a bambini e bambine con Disturbi dello Spettro Autistico (DSA).

Alla presentazione di oggi, oltre alla biologa Simona Casarosa, è intervenuto il rettore Paolo Collini che ha sottolineato come la ricerca si occupi delle persone e dei loro bisogni sia nell’immediato, ma anche nel medio e lungo periodo, con innovazioni che migliorano la qualità della vita. «Chiediamo alle persone di essere al nostro fianco, di essere sensibili nel supportare la ricerca scientifica. Perché la ricerca riguarda proprio tutti noi. Sostenere la ricerca nella società vuol dire anche dare opportunità di lavoro a giovani nel nostro Paese».

E sulla scelta di comunicare in anticipo il progetto che beneficerà dei proventi della raccolta: «Vogliamo rendere trasparente questo processo e far vedere fin dall’inizio dove andranno i soldi raccolti dal 5×1000, rendendo conto di ciò che è stato fatto finora con le risorse di cittadini e cittadine».

Presenti oggi per l’occasione anche i rappresentanti di vari ordini professionali che hanno sostenuto il progetto dell’Università. «La quota di PIl investita in ricerca in Italia è sensibilmente inferiore a quella mediamente investita nei Paesi Ocse e nella Ue» commenta il presidente dell’Ordine provinciale dei commercialisti e degli esperti contabili di Trento e Rovereto, Pasquale Mazza.

«Ecco perché, in un contesto in cui le risorse pubbliche destinate alla ricerca si riducono, è necessario sostenere la raccolta di risorse da privati e imprese. Il Consiglio dell’Ordine insediatosi nel 2017, apprezza l’iniziativa dell’Università di Trento di devolvere tutte le entrate ricavate attraverso il 5×1000 ad uno specifico progetto e intende sostenere questa campagna, invitando gli iscritti non solo a contribuire direttamente, ma anche, soprattutto, a voler promuovere tale iniziativa presso i clienti, affinché firmino il 5×1000 a favore dell’Ateneo trentino».

«Da un lato vi è l’ambizione che il nostro territorio diventi un’eccellenza nella circolazione dei saperi scientifici e umanistici» spiega Andrea de Bertolini, presidente dell’ordine degli avvocati. «Dall’altro, la consapevolezza della responsabilità di ciascuno di noi nel concorrere al miglioramento del nostro tempo. La ricerca è un volano, che declina questi concetti – ambizione e consapevolezza – nel modo migliore, attraverso interventi mirati e coinvolgendo come protagonisti anche i giovani. L’avvocato nella sua funzione sociale si colloca in modo armonico in questa direzione. Da qui nasce il nostro appoggio convinto all’iniziava come Ordine».

Un plauso all’iniziativa è stato espresso anche dall’Ordine dei farmacisti: «Questi interventi hanno una grande valenza nel campo della salute – ha detto Bruno Bizzaro – ed è significativo che il Senato accademico dell’Università si sia concentrato su questo campo, in cui la persona trova immediatamente risposta ai suoi bisogni. Questo impegno va di pari passo con gli sforzi che gli ordini professionali stanno mettendo in campo. Ordini che sono sempre più aperti verso la società e le esigenze dei cittadini. La ricerca che si fa in Università ha il pregio di partire dalla comprensione delle patologie da una prospettiva innovativa».

Per il segretario generale Mauro Leveghi: «La Camera di commercio di Trento ha accolto subito con grande favore l’invito dell’Università a collaborare nella comunicazione della campagna per la raccolta del 5×1000. Quale ente di rappresentanza del tessuto produttivo locale, la Camera di commercio riconosce e promuove il ruolo della ricerca non solo come fattore di sviluppo economico, ma anche come leva fondamentale per il miglioramento della qualità di vita. La ricerca rappresenta il motore dell’innovazione e nel caso del Trentino, grazie all’Università, costituisce anche un orgoglio per l’Autonomia».

 

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Degenerazione retinica: il progetto selezionato per il 5×1000 del 2017
Un progetto di particolare valore scientifico e di grande interesse per la salute pubblica, quello scelto per la campagna 2017. La cecità, cioè la perdita totale o parziale della vista è una condizione medica devastante, che ha un impatto rilevante sulla vita di un gran numero di persone. La riduzione dell’autosufficienza colpisce la vita dei pazienti, ma ha forti ripercussioni anche su quella dei familiari che accompagnano il loro percorso, soprattutto quando ad essere affetti sono bambini/e o giovani adulti/e.

Tra le condizioni che causano cecità, completa o parziale, vi è la degenerazione retinica, vale a dire il deterioramento della retina dovuto alla morte progressiva delle cellule che la compongono. Esistono molti tipi di degenerazioni retiniche, dovuti a diverse cause. Tra queste, una delle patologie più diffuse è la degenerazione maculare legata all’età, che colpisce circa il 10% delle persone con età superiore ai 60 anni, percentuale che sale al 30% negli anziani sopra i 70. Si stima che nel mondo vi siano circa 196 milioni di persone con degenerazione maculare, mentre solo in Italia le persone affette sono ben un milione.

Ad oggi infatti non esistono cure definitive per le degenerazioni retiniche. Esistono varie sperimentazioni nelle quali vengono analizzate varie opzioni terapeutiche, ma il cammino che la scienza deve percorrere è ancora molto lungo e costoso. Nel Laboratorio di Rigenerazione e Sviluppo Neurale del Cibio (Università di Trento) queste patologie vengono studiate utilizzando modelli che riproducano le caratteristiche (genetiche e fenotipiche) della malattia umana.

Altre degenerazioni retiniche (come la malattia di Stargardt, l’amaurosi congenita di Leber, la retinite pigmentosa e molte altre) sono invece ereditarie, cioè dovute a difetti genetici trasmessi dai genitori. A seconda del gene mutato il decorso della malattia può essere molto diverso. Ciò che però le accomuna è che l’esordio avviene comunque in giovane età, in molti casi nell’infanzia, e può portare a cecità tra i 20 ed i 40 anni. È facile quindi immaginarsi quali siano le difficoltà e le limitazioni che questi giovani pazienti si troveranno ad affrontare nel corso di tutta la loro vita.
Quali siano le cause della degenerazione maculare legata all’età non è ancora chiaro. «Si sa che esistono diversi fattori di rischio», aggiunge Casarosa. «Il maggiore è ovviamente l’età, ma anche fumo, alimentazione e obesità svolgono un ruolo. Non è appurato come questi portino alla morte delle cellule della retina. Allo stesso modo, si conoscono più di 100 geni che, se difettivi, portano a degenerazioni retiniche ereditarie. E nemmeno qui è chiaro come ciò avvenga. La mancanza di comprensione dei meccanismi che portano alla morte delle cellule retiniche è uno dei motivi fondamentali per cui non siamo ancora arrivati ad una cura definitiva per queste patologie».

La presenza di un difetto genetico può portare, nelle cellule retiniche, all’assenza di una proteina essenziale per il funzionamento cellulare o alla presenza di una proteina difettiva. In entrambi i casi la cellula entra in sofferenza e può morire. «Studiare la retina che degenera – conclude Casarosa – ci può permettere di analizzare i meccanismi cellulari e molecolari di questa morte e capire come contrastarli».
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I progetti sostenuti grazie al 5×1000 del 2016
Protesi di mano a basso costo – Una parte del 5×1000 che i contribuenti hanno destinato all’Università di Trento nella dichiarazione dei redditi 2016 si è trasformata in un assegno di ricerca per sviluppare protesi di mano, funzionali e a basso costo, per bambini. L’attività si è svolta per un anno, al Centro Biotech (Dipartimento di Ingegneria industriale).

Il progetto è nato pensando a Paesi nei quali l’amputazione degli arti è un fenomeno che colpisce molti bambini per motivi legati alla diffusione del lavoro minorile e alla scarsa sicurezza sui luoghi di lavoro, a eventi bellici e alla diffusione di mine antiuomo, a malformazioni genetiche. Dato che le protesi tecnologicamente avanzate sono in genere molto costose, il progetto ha puntato a ottimizzare il processo di produzione e i materiali per realizzare protesi di mano di buona durabilità, ma a basso costo (circa 20 euro ciascuna). Il gruppo di ricerca ha infine donato le protesi realizzate a bambini e in generale a coloro che non beneficiano di assistenza sanitaria in Paesi colpiti da eventi bellici.

Intervento precoce per Disturbi dello Spettro Autistico (Dsa) – L’altra parte del 5×1000 dei contribuenti donato all’Ateneo è invece stata utilizzata per finanziare un assegno di ricerca di durata annuale al Laboratorio di Osservazione Diagnosi e Formazione (ODFLab – Dipartimento di Psicologia e Scienze cognitive).

Da un paio d’anni, il laboratorio ha attivato un intervento intensivo precoce rivolto a bambini di età inferiore ai tre anni, con Disturbi dello Spettro Autistico (Dsa), attraverso tecniche riabilitative (musicoterapia e logopedia) e tecniche psico-educative. La diagnosi di tipo funzionale è volta a evidenziare le competenze e le difficoltà di ogni soggetto con Dsa, allo scopo di individuare in modo oggettivo il percorso di trattamento e valutarne nel tempo i risultati.

Il profilo funzionale viene elaborato sulla base di strumenti osservativi specifici e di analisi del comportamento che valutano: l’intelligenza e lo sviluppo cognitivo, la coordinazione viso motoria, le capacità di attenzione, le funzioni esecutive, la abilità legate all’apprendimento del linguaggio, la memoria e l’adattamento sociale. Il Laboratorio incentra la sua ricerca sullo studio degli indicatori precoci come elemento fondamentale per la diagnosi precoce e l’attivazione di interventi individualizzati. Il gruppo di ricerca ha avviato l’analisi e la modellizzazione del trattamento con l’obiettivo di esportarlo sull’intero territorio nazionale.

 
Maggiori informazioni sulla campagna 5×1000 sono disponibili sul sito:
www.unitn.it/cinquepermille
Sulle altre iniziative di fundraising di UniTrento:
www.fundraising.unitn.it

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Foto: da comunicato stampa