UTERO IN AFFITTO: CIA, LA SENTENZA DI TRENTO CERTIFICA IL FALLIMENTO DELLA SOCIETA’

Riceviamo e pubblichiamo integralmente il seguente comunicato stampa:

(Fonte: Claudio Cia) – Nel 2013 avevo denunciato l’esistenza di coppie gay trentine che già allora compravano figli all’estero facendo ricorso alla pratica dell’utero in affitto, reato nel nostro paese, e chiesto interventi finalizzati a frenare e disincentivare tale barbaria, umiliante per la dignità della donna, ridotta ad incubatrice, e disumana per i bambini privati della doppia genitorialità (mamma e papà) fin dal concepimento, con premeditazione e pianificazione per deliberata scelta degli adulti. Allora fui accusato di essere omofobo e oscurantista. Qualcuno arrivo perfino ad auspicare l’uso di armi non convenzionali contro lamia persona.

La sentenza della Corte d’appello di Trento oggi certifica il fallimento della politica e della società. La sentenza non fa altro che riconoscere efficacia giuridica al provvedimento straniero che stabilisce la sussistenza di un legame genitoriale di due minori nati con la gestazione per altri e il loro padre non genetico. Con essa passa però anche il messaggio che si possono comprare figli all’estero, ricorrendo all’utero in affitto, perché il riconoscimento del possesso del “prodotto” finale, ottenuto illegalmente e in modo disumano, riceverà riconoscimento giuridico.

Una deriva del diritto che apre la possibilità a due uomini di negare legalmente l’esistenza della madre, per di più mascherandolo con la scusa dell’amore, definito per giunta disinteressato. Un scorciatoia che porta a compimento le intenzioni della legge Cirinnà ora ufficialmente e legalmente sodisfatte. Un paese non più del Diritto, ma dei “dritti”. Un uomo può trasformare il suo legittimo desiderio alla paternità in un diritto negando al bambino il più naturale dei diritto a riconoscersi in un padre e una madre? Questo è il punto: un bambino è oggetto o soggetto del diritto?