Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

(Fonte: Ufficio stampa Consiglio Pat) – Giudizio sospeso della Quinta Commissione sul programma dell’Ue per il 2017. Più opportuno interrogarsi sull’utilità del parere richiesto al Consiglio provinciale sulle questioni di fondo che riguardano il senso dei rapporti con l’Unione europea. Giudizio sospeso sul programma di lavoro dell’Ue per il 2017. Meglio interrogarsi sul senso dei rapporti tra Provincia e Unione europea. Lo ha deciso la Quinta Commissione presieduta da Lucia Maestri (Pd), che ha consultato oggi le organizzazioni sindacali e il coordinamento imprenditori sul documento programmatico della Commissione europea per il 2017, intitolato “Realizzare un’Europa che protegge, dà forza e difende”.

 

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I sindacati, favorevoli al libero scambio, chiedono però all’Ue più voce in capitolo.

La Cgil con Andrea Grosselli, intervenuto anche a nome della Cisl e accompagnato da Lorenzo Sighel della Uil, premesso che il momento politico attraversato dall’Ue appare molto critico, la confederazione europea dei sindacati Etuc-Ces è favorevole all’ampliamento del libero scambio a livello internazionale, perché l’Unione europea è una realtà economica fortemente vocata all’esportazione dal cui sviluppo i lavoratori trarrebbero beneficio. Tuttavia i sindacati chiedono che nella definizione degli accordi per il libero scambio sia previsto un maggiore coinvolgimento di tutti i Paesi e delle regioni dell’Ue, per garantire i diritti sociali dei lavoratori evitando una pericolosa deregulation. Il sindacato chiede poi la rivisitazione del patto di stabilità sempre per la difesa dei diritti sociali dei lavoratori e meccanismi di garanzia per i giovani. Sulle politiche di investimento i sindacati propongono di rafforzare il fondo europeo per gli investimenti strategici in conto capitale, sollecitando un maggiore impegno finanziario sulle infrastrutture materiali e immateriali. Nel programma Ue è grave, secondo i sindacati, che manchi una forma di rappresentanza dei lavoratori, ai fini della salute e della sicurezza, all’interno dei comitati aziendali europei, cioè delle imprese che hanno sedi in più stati membri. Rappresentanza prevista invece nelle legislazioni nazionali e anche nel Trentino. Secondo i sindacati, infine, occorre costruire una specifica agenda europea sull’industria 4.0, sviluppare politiche di accoglienza dei migranti e avviare un processo negoziale con la Gran Bretagna che tuteli i lavoratori attivi in quel Paese e i cittadini britannici che vivono e lavorano nei Paesi europei.

 

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Dalla Confindustria rinnovata fiducia nell’euro e “sì” all’accoglienza dei migranti.

Confindustria Trento, con Paolo Angheben, ha rilevato che a proposito della disoccupazione giovanile, la cui riduzione è un obiettivo prioritario del programma della Commissione europea, “i posti del lavoro non si creano per decreto: occorre puntare sul sistema produttivo per alimentare la crescita dell’occupazione. Investendo sull’industria 4.0, vale a dire orientata all’innovazione tecnologica, e la proiezione esterna delle aziende. Le istituzioni devono promuovere una cultura della digitalizzazione nelle imprese attraverso la de-materializzazione delle procedure amministrative. Si tratta di velocizzare e snellire le risposte agli utenti.

Quanto all’energia, secondo gli industriali occorre che non solo i privati ma anche gli enti pubblici investano sulla trasformazione dell’economia in chiave green. I costi andranno ripartiti equamente tra i diversi settori imprenditoriali. Il Trentino può in tal senso ambire ad un ruolo di palestra e di laboratorio per le politiche energetiche europee. Occorre inoltre secondo gli industriali consolidare il settore manifatturiero in Trentino, ma per questo la Provincia deve contribuire al miglioramento della percezione delle imprese agli occhi dell’opinione pubblica, “scoraggiando i sostenitori del modello che vede l’economia basata su agricoltura, turismo e cultura”.

Confindustria dice poi “sì” all’euro come condizione di stabilità economica e ad un’economia integrata su larga scala mondiale e non protezionistica. Non va invece riconosciuto lo status di economia di mercato a Paesi che come la Cina presentano significative distorsioni di mercato.

Occorre inoltre, per gli industriali, un’Europa che promuova l’accoglienza dei migranti mediante politiche di coesione sociale, sapendo che “interi pezzi del sistema produttivo europeo sono sorretti dal lavoro degli immigrati”. Infine serve una visione dell’Europa che sappia parlare ai giovani e punti ad una nuova cittadinanza europea. Di questa necessità di soddisfare le aspettative delle nuove generazioni di oggi e domani, nel documento della Commissione europea vi è una traccia fugace.

 

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Per Confcommercio le politiche dell’Ue favoriscono i grandi gruppi commerciali.

Confcommercio, con Ferruccio Veneri, ha manifestato preoccupazione per il giudizio sostanzialmente positivo dato dal governo italiano all’applicazione della direttiva europea relativa al mercato interno, che prevede una “procedura di notifica per i regimi di autorizzazione e dei requisiti relativi ai servizi”. In sostanza, con la direttiva gli Stati membri e anche gli enti locali come la Provincia sarebbero tenuti a notificare tre mesi prima alla Commissione europea qualunque atto legislativo, amministrativo, regolamentare e normativo che introduca autorizzazioni o prescriva specifici requisiti alla prestazione di servizi. In pratica la Provincia dovrebbe notificare preventivamente i propri piani urbanistici alla Commissione europea. Commissione Ue “che sotto la spinta dei grandi gruppi di pressione che agiscono a livello multinazionale anche nei campi della distribuzione e dei servizi”, sarebbe presumibilmente indotta ad adottare provvedimenti favorevoli a questi ultimi, specie nel settore del commercio al dettaglio. Confcommercio ritiene, invece, che spetti ai singoli Stati la valutazione in merito all’idoneità delle normative nazionali e locali e dei provvedimenti adottati dalle pubbliche amministrazioni per perseguire finalità come ad esempio lo sviluppo della rete commerciale nelle aree montane e rurali, la riqualificazione della rete distributiva o la rivitalizzazione del tessuto economico e sociale nei centri storici e nelle zone di particolare interesse del territorio. Occorre quindi per Confcommercio un’azione di lobbing a livello europeo, per difendere il peculiare pluralismo che caratterizza il sistema distributivo italiano,  a tutela del consumatore. Perché “non è vero che ogni regola equivale automaticamente ad una barriera all’accesso o ad una restrizione all’operatività. Serve una regolamentazione minima delle attività commerciali”.

 

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Per la cooperazione trentina la Provincia soffre di iperproduzione legislativa.

Per la Federazione delle cooperative, rappresentata da Bernardino Santoni, la principale problematica da affrontare a livello europeo e soprattutto in Italia riguarda oggi la mancanza di lavoro per i giovani. “Situazione drammatica – ha osservato – non solo sul piano economico”. Per questo è indispensabile sviluppare condizioni di competitività nelle zone montane e periferiche del nostro territorio, sia nel settore agricolo sia in altri campi, adottando ad esempio a livello provinciale misure di potenziamento dei multiservizi. Andrebbero poi migliorate le politiche per la prima casa puntando anche sulle cooperative edilizie. Quanto al welfare si dovrebbero sostenere modelli innovativi, valorizzando l’apposto della cooperazione sociale. Rispetto alle priorità indicate per il 2017 dalla Commissione europea, secondo la cooperazione trentina è fondamentale che la Provincia attui le politiche previste per la semplificazione e la modernizzazione della pubblica amministrazione, mentre “sembra più spento e debole l’interesse per l’efficienza energetica e le energie rinnovabili”. Infine per via Segantini la Provincia produce troppe leggi. E secondo Santoni “l’iperproduzione normativa non è un segnale di buona qualità normativa e rischia di intaccare il concetto complessivo di autonomia”.

 

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Per l’Associazione artigiani il programma dell’Ue è un libro dei sogni.

Per l’Associazione artigiani il presidente Roberto De Laurentis ha paragonato il programma della Commissione europea ad un “libro dei sogni” privo di indicazioni operative concrete. Se è ad esempio condivisibile il richiamo al tema della sburocratizzazione, non si può non rilevare l’assenza di misure concrete da adottare in vista di questo obiettivo. Il presidente si è pronunciato poi contro le politiche europee orientate al mercato libero, “che tende ad abbassare insieme ai prezzi anche la qualità dei prodotti”. Occorre, a suo avviso, una politica dei dazi, che impedisca ad esempio la vendita in Europa di prodotti cinesi, la cui commercializzazione è vietata perfino nella stessa Cina. La principale criticità del programma europeo consiste però. per De Laurentis, nell’assenza totale di politiche e strumenti di sostegno alla piccola impresa. Assenza grave visto che il 98,4% delle imprese italiane ha meno di 20 dipendenti. Quanto al tema degli immigrati, la Germania sta adottando una politica di accoglienza dei rifugiati rivolta quasi esclusivamente i siriani. In tal modo tutti flussi di immigrati provenienti invece dall’Africa ricadono sull’Italia. Insomma, Germania e Francia enunciano principi e poi perseguono politiche diverse e autoreferenziali. E sullo sfondo, per De Laurentis, ad imporsi sono gli interessi dei grandi gruppi finanziari e bancari.

 

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I consiglieri: quale partecipazione? interroghiamoci sull’utilità di questo lavoro.

La presidente Maestri ha chiesto ai commissari osservazioni e proposte in merito al documento della Commissione europea, sul quale – ha ricordato – la Giunta provinciale  ha già formulato le proprie osservazioni.

Per Simoni, di Progetto Trentino, “oggi va recuperato il senso del nostro essere in Europa”. Perché “le spinte euroescettiche che stanno emergendo in questa fase toccano anche la comunità trentina e richiedono una seria analisi anche da parte della Provincia autonoma. E questo anche rispetto alla nostra appartenenza a una realtà transfrontaliera come l’Euregio”. Questo problema per Simoni “sta a monte della programmazione dell’Ue e va sottoposto alla Giunta prima di ripartire con nuove iniziative”.

Maestri, condividendo la riflessione di Simoni, ha osservato che difficilmente si riuscirebbe a trovare una convergenza tra gruppi nell’aula del Consiglio provinciale, quando riguardo ai rapporti del Trentino con l’Europa si presentarà una mozione.

Walter Viola di Progetto Trentino ha evidenziato la necessità di interrogarsi sull’utilità del lavoro della commissione consiliare rispetto a questo documento programmatico della Commissione europea. A suo avviso il titolo stesso del testo della Commissione europea (“Realizzare un’Europa che protegge, dà forza e difende”) è “imbarazzante” quando “ci troviamo di fronte ad un’Europa che non protegge affatto, forte con i deboli e debole con i forti”. Inoltre secondo Viola “il processo di sussidiarietà verticale in Europa si è completamente bloccato: nelle decisioni non hanno peso neppure gli Stati, figurarsi una Provincia autonoma come la nostra”. Non si può dimenticare inoltre, secondo il consigliere, che agli occhi dell’Unione europea valgono più gli esecutivi degli organi legislativi. Per Viola è quindi il caso di chiedersi seriamente se sia il caso di proseguire con questa attività di commissione legislativa, “visto che quel poco che riguarda i rapporti del Trentino con l’Europa è totalmente in mano alla Giunta provinciale”. Non conta granché neppure il Comitato europeo delle regioni, che produce solo alcuni pareri ininfluenti sulle politiche dell’Ue, figurarsi cosa conta quello della Quinta Commissione del Consiglio provinciale di Trento. Non a caso, ha concluso Viola, quasi nessuno si è ricordato che il 7 febbraio scorso ricorreva il 25° anniversario del Trattato di Maastricht, passaggio che sta alla base dell’Ue.

Gianpiero Passamani (UpT) ha condiviso l’esigenza che la Quinta Commissione manifesti alla Giunta la propria criticità nei confronti del tema-Europa.

 

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Maestri ha concluso evidenziando che sicuramente oggi è innanzitutto necessario rimotivare come Provincia il nostro rapporto di partecipazione all’Europa. Ad esempio proponendo una mozione sulle questioni sollevate da Viola. Si tratta di riflettere sul ruolo, l’efficacia e l’efficienza del nostro lavoro di commissione su questi temi. La presidente ha quindi deciso di comunicare alla Giunta la decisione di sospendere la trattazione del documento programmatico della Commissione europea, per sottoporre alla riflessione dell’esecutivo e del Consiglio questa problematica di fondo. E con la richiesta di un’audizione della Giunta sull’argomento.

 

 

 

 

In allegato il comunicato stampa:

Consultazioni Programma europeo 2017

 

 

 

 

In allegato i documenti contenuti nel comunicato stampa:

 

La comunicazione della Commissione europea

 

Le osservazioni della Confindustria

 

Le osservazioni della Confcommercio

 

Le osservazioni delle confederazioni sindacali