TRILINGUISMO: ROSSI, NESSUN ARRETRAMENTO MA MAGGIORE SPAZIO ALLA FLESSIBILITA’

A cura di redazione Opinione

(Fonte: Ufficio stampa Pat) – Il presidente Rossi: “Stiamo innovando il sistema, gli adattamenti sono normali, opportuni e strategici per ottenere i traguardi prefissati”. Trilinguismo: nessun arretramento ma maggiore spazio all’autonomia scolastica e alla flessibilità.

Il 61% delle classi della scuola primaria sta già utilizzando il metodo Clil  “Il Trentino sta innovando il sistema di apprendimento delle lingue straniere. Il Piano per il trilinguismo, avviato nel 2014, estende gradualmente a tutte le scuole della provincia, dalle elementari alle superiori, opportunità che già in precedenza una significativa percentuale di istituti, grazie all’autonomia scolastica, aveva iniziato ad offrire. Il Piano si sviluppa in un arco temporale di più anni. Monitoriamo i progressi di alunni e studenti passo passo e già nel 2016 abbiamo testato le competenze di 3.000 ragazzi, su 15.000 complessivi, cosa che ripeteremo nel 2018 e nel 2020.

I risultati sono buoni e in fase di pubblicazione, il Miur e l’Invalsi stanno pensando infatti di adottare la stessa metodologia su scala più vasta. Già 1764 insegnanti, sui circa 7000 totali, utilizzano il Clil nelle loro classi e le iniziative che abbiamo messo in campo, finanziate dall’Europa, fra cui nuovi corsi di lingue e esperienze full immersion all’estero, ci consentiranno di accrescere questo numero in tempi assai rapidi.

In tutto questo, qualche adattamento di percorso è non solo comprensibile ma assolutamente normale. Il senso della lettera che abbiamo inviato recentemente ai dirigenti scolastici è questo: nel triennio della scuola Primaria, abbiamo deciso di consentire agli istituti di collocare due delle cinque ore di Clil previste dal Piano nella fascia opzionale. Saranno le scuole a decidere, tenendo conto delle problematiche organizzative che devono fronteggiare. Tutto questo non significa ripensamento dei traguardi, solo maggiore flessibilità e autonomia scolastica”. Così il presidente della Provincia autonoma Ugo Rossi, anche nella sua veste di assessore all’istruzione, su alcune notizie riportate oggi sugli organi di informazione in merito al prosieguo del percorso del Piano trilinguismo.

Alcuni dati possono servire ad inquadrare meglio il percorso del Piano trilinguismo in Trentino. Solo sul versante della scuola primaria, sono in tutto 938 le classi, su un totale di 1537, che stanno utilizzando il metodo Clil, il 61% del totale. L’incremento nel biennio 2016-2017 è stato pari al 15%. Nella scuola secondaria di secondo grado, ovvero nella scuola “media”, il Piano entra a regime solo nel 2017, ma non si parte da zero: infatti, nonostante non vigesse l’obbligatorietà del Clil, erano già 277 su 798 le classi che, in virtù dell’autonomia scolastica, avevano avviato sperimentazioni in questa direzione. Nel 2016/2017 sono diventate 332, con un incremento del 5%.

“Ciò significa – spiega Rossi – che l’avvio del Piano ha creato un positivo effetti di contaminazione, che la cultura del trilinguismo, che già in una terra di confine come la nostra trovava un terreno naturalmente fertile sul quale radicarsi, sta crescendo anche al di là delle decisioni normative. Tutto questo mentre utilizziamo capillarmente le risorse europee del Fse, per potenziare la formazione dei docenti e mandare i ragazzi all’estero, e mentre stiamo estendendo anche il Piano digitale, per potenziare ulteriormente l’immersione  didattica, a vantaggio tanto degli insegnamenti curricolari quanto di quelli di lingue. E’ del tutto comprensibile che in questa prima fase il sistema debba disporre dell’autonomia necessaria per adattarsi alle novità. Sia anticipando scelte che poi entreranno ‘a regime’, cosa che alcune scuole hanno già fatto, sia accogliendo le novità in maniera un po’ più flessibile. La cornice e i traguardi però non cambiano. E non potrebbero cambiare nemmeno se, per assurdo, lo volessimo noi decisori: i ragazzi e le loro famiglie non tornerebbero mai indietro”.

Nel dettaglio, per la formazione linguistica degli insegnanti sono stati avviati più di 1000 percorsi nel biennio 2016-2017; la formazione all’estero ha coinvolto circa 650 docenti tra l’estate 2015 e l’estate 2016; la formazione metodologica Clil ha coinvolto infine più di 550 docenti che dal 2014 hanno frequentato i corsi metodologici organizzati da Iprase.

Nel frattempo, la Provincia, grazie al lavoro di Iprase, ha anche adottato come criterio per il monitoraggio, la valutazione di impatto. Si è partiti con una prima rilevazione delle competenze computer-based già nell’aprile 2016, per costruire un livello base pre-piano. In pratica si sono valutate le competenze linguistiche di 3000 alunni e studenti di V elementare, III media e II superiore prima dell’avvio del Piano Trentino Trilingue. In seguito si andranno a verificare i loro progressi con due ulteriori verifiche nel 2018 e nel 2020. Si tratta di una metodologia particolarmente avanzata, che fa del Trentino un territorio apripista in Italia (ed anche in Europa considerato che solo il Portogallo ad oggi ha iniziato ad utilizzarla sistematicamente, per colmare i propri deficit linguistici).

Lo stesso Ministero per l’università e la ricerca scientifica attende con grande interesse i risultati di questo test per poi eventualmente iniziare ad estendere la valutazione di impatto al resto del Paese. Lo stesso Comune di Torino, uno dei pochi in Italia ad avere avviato un piano di insegnamento nelle lingue inglese e francese (sull’esempio di quanto sperimentato ad esempio dalla Catalogna in Spagna), ha chiesto di gemellarsi con il Trentino. Di questo e altro si parlerà anche nella nuova edizione del Festival delle lingue che si terrà a Rovereto dal 9 all’11 marzo.rganizzati da Iprase.

 

 

 

 

 

 

Foto: archivio Pat