SCUOLA: BOTTAMEDI BEZZI CIA, TROPPI I FALLIMENTI DI ROSSI SULLE SUE RIFORME

Riceviamo e pubblichiamo integralmente il seguente comunicato stampa:

(Fonte: Manuela Bottamedi) – L’ultima in ordine di tempo è la retromarcia sul Clil e sul Piano Trilingue. In attesa di una seria verifica e valutazione delle ricadute del Piano sulla didattica e sull’organizzazione scolastica a due anni dall’introduzione, Rossi manco attende i risultati della valutazione e si appresta ad affossare il Clil, nucleo centrale del Piano Trilingue da lui fortissimamente voluto. Un Piano su cui Rossi aveva scommesso tutta la credibilità di assessore all’istruzione.

In una lettera datata 8 febbraio e inviata a tutti Dirigenti scolastici, Rossi autorizza i Dirigenti stessi, alle prese con oggettivi e imbarazzanti problemi logistici, di orario, di copertura e di formazione metodologica degli insegnanti, a derogare alle attuali previsioni normative (5 ore settimanali di disciplina in Clil durante l’orario obbligatorio) permettendo loro l’effettuazione del Clil durante le ore opzionali facoltative e per un massimo di due ore settimanali.

Di fatto un vero e proprio affossamento di ciò che Rossi considerava il fiore all’occhiello, il cammeo della sua legislatura. Sia chiaro: questo Piano fa acqua da tutte le parti e il Clil si sta rivelando non solo inutile ma anche controproducente. Il Clil di per sé è un’ottima metodologia, ma la sua introduzione selvaggia e priva di adeguata formazione dei docenti sta portando a risultati nefasti.

 

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Ricordiamo anche le altre retromarce sulla scuola:

– il dimezzamento delle ore opzionali alla scuola elementare (introdotto a giugno attraverso un emendamento Bottamedi e poi soppresso a dicembre con un emendamento Borga)

–  l’assegnazione degli insegnanti non ad un Istituto ma ad un ambito territoriale (previa chiamata diretta del Dirigente): questa è stata la vera grande novità introdotta dalla “Buona Scuola” approvata a giugno dal Consiglio provinciale, dopo una settimana in aula tra battaglie e 14.000 emendamenti. Noi ci eravamo battuti proprio contro gli ambiti territoriali ma Rossi non era disposto a derogare su quella che lui stesso aveva definito lo snodo cruciale di quella riforma. A dicembre, in finanziaria, la retromarcia: bloccati gli ambiti e la chiamata diretta almeno fino al 2018.

– pasticcio reclutamento docenti: tra ricorsi al Tar e al Consiglio di Stato e l’imbarazzante Commissariamento (deciso dal Tar e su cui si pronuncerà il Consiglio di Stato tra pochi giorni), Rossi sul reclutamento e l’assunzione dei docenti non ne ha indovinata una. Pù volte gli avevamo chiesto di copiare da Bolzano (semplificazione delle graduatorie e delle fasce e assunzione non tramite concorso ma tramite chiamata da graduatoria unica degli abilitati), ma Rossi tra concorsi, deroghe, quarta fascia e ricorsi continui non ci ha ascoltati e adesso si trova in un intricato vicolo cieco.

– apertura e poi chiusura al Metodo Montessori: inizialmente favorevole al metodo Montessori, Rossi ha aperto alcune sezioni (Trento, Rovereto e recentemente Pergine), salvo chiudere adesso alla possibilità di aprire nuove sezioni, nonostante la forte richiesta di molti genitori in tutti i territori del Trentino.

 

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Restano invece al palo alcuni nodi da noi considerati fondamentali:

– una seria e oggettiva valutazione dei docenti che permetta di premiare chi sa meglio coinvolgere i nostri ragazzi e bambini portandoli ad un apprendimento di qualità e allontanando i pochi (ma purtroppo presenti) docenti che non sono adeguati allo svolgimento di questa delicatissima professione

– una potente sforbiciata alla burocrazia che sta schiacciando e mortificando la professione docente: ormai sono più le ore che gli insegnanti sono costretti a dedicare a carte, relazioni, compilazione documenti e improduttive riunioni, che non le ore in classe dedicate ai bambini e ai ragazzi.

– l’eliminazione dell’abbraccio mortale tra potere provinciale e scuola: la provincializzazione della scuola trentina ha portato anche ad una distorsione da raddrizzare: i dirigenti scolastici e gli Istituti sono alle dirette dipendenze del Dipartimento della Conoscenza e dell’Assessorato all’Istruzione (ossia della politica e del potere provinciale). E’ stato eliminato il provveditorato agli Studi, un organo tecnico che garantiva una certa imparzialità nel governo della scuola e il non condizionamento della politica sulle scelte dei dirigenti. Il Provveditore o Sovrintendente) è rimasto ovunque in Italia (Bolzano compresa) tranne che in Trentino.

 

Cons. Manuela Bottamedi

Cons. Giacomo Bezzi

Cons. Claudio Cia

 

 

 

 

 

 

 

Foto: archivio Pat