OSPEDALE CAVALESE: CIA, LA CHIUSURA HA ORIGINI CON LA FIRMA ACCORDO DI MILANO

Riceviamo e pubblichiamo integralmente il seguente comunicato stampa:

(Fonte: Claudio Cia) –  Nuova conferenza stampa davanti all’ospedale di Cavalese per i consiglieri di opposizione Fugatti, Cia, Bottamedi e Bezzi, che nei mesi scorsi erano intervenuti più volte in valle contro il taglio alle guardie mediche e nel giorno della chiusura del punto nascita sono voluti tornare sul tema del depotenziamento dei servizi nelle valli trentine.

Maurizio Fugatti (Lega Nord Trentino) evidenzia la contraddittorietà di alcuni consiglieri del centrosinistra, in particolare quelli che dovrebbero essere portatori delle istanze delle valli di Fiemme e Fassa. Per il consigliere​,​ questi in valle e sui quotidiani danno la colpa a Rossi e Zeni, parlando di un disegno di progressiva centralizzazione e della mancanza di volontà politica di trovare i professionisti per garantire le aperture, mentre in Consiglio provinciale a Trento bocciano gli atti politici che impegnano a richiedere una deroga per i punti nascita di montagna. Il riferimento è alla mozione della minoranza che chiedeva alla Provincia di fare squadra con le vicine regioni Veneto e Lombardia per richiedere a Roma condizioni specifiche per le zone montane.

Claudio Cia (Agire per il Trentino) ha evidenziato che la chiusura del punto nascita di Cavalese​ ​ha origine lontane, nello specifico quando è stato firmato l’accordo di Milano, che prevedeva la chiusura dei punti nascita sotto i 1000 parti, e ricorda come già nel 2009 sono stati acquistati gli elicotteri Agusta, quelli usati oggi per trasportare le partorienti, segno che il depotenziamento degli ospedali montani non è qualcosa di inaspettato, ma è la conseguenza di scelte ben precise da parte del governo provinciale. Per Cia l’allora Assessore e oggi Presidente Rossi era ben consapevole dei numeri degli ospedali trentini, e se davvero avessimo voluto far valere la nostra autonomia l’accordo di Milano non andava firmato. Il consigliere di Agire ricorda infine che qualche esponente della maggioranza ha definito “folklore” la battaglia contro i tagli dei servizi nelle valli, e attacca anche lui i consiglieri che sul territorio si presentano come difensori del istanze degli abitanti, mentre a Trento fanno tutt’altro.

Per Manuela Bottamedi (Energie per l’Italia) di fronte a temi che riguardano la collettività, come la salute e i servizi essenziali sul territorio, bisogna più che mai restare uniti, facendo rete con le regioni vicine. Mentre in questi giorni l’Assessore Zeni, il Presidente Rossi e i consiglieri di maggioranza stanno portando avanti un tipo di politica arrogante, etichettando ogni proposta che arriva dalla minoranza come “populista”. Per Bottamedi non sussiste​ ​la presunta emergenza sicurezza che riguarderebbe i nostri ospedali di valle, con la quale viene giustificata la chiusura un giorno delle guardie mediche, un altro quella dei punti nascita, e un domani non si sa che altro servizio sarà tagliato. L’appello che la consigliera ripropone è quello di presentarsi uniti davanti a Roma con le regioni vicine, ma soprattutto stare uniti a livello locale, mentre per il momento si assiste al muso duro della Giunta provinciale, con il contorno del silenzio dei consiglieri del centrosinistra.

Chiude l’intervento davanti all’Ospedale di Fiemme il consigliere Giacomo Bezzi (Forza Italia), che rivendica l’importanza di portare allo scoperto l’atteggiamento della maggioranza, stigmatizzando​ ​le parole dell’Assessore Gilmozzi che su Facebook ha definito come “baggianata” la mozione dell’opposizione e l’impegno per garantire i servizi essenziali sul territorio. Bezzi critica nuovamente i rappresentanti della valle in Consiglio provinciale, evidenziando l’atteggiamento contraddittorio di chi sul territorio si presenta dicendo una cosa, mentre a Trento si comporta in tutt’altro modo. Il consigliere ricorda infine la manifestazione prevista in serata, sostenendo come di fronte a una tale insofferenza popolare, oltre alla solidarietà, la politica deve saper ascoltare, ma soprattutto farsi portatrice di queste istanze, ed è per questo che le minoranze continueranno ad essere presenti sul territorio, anche se etichettate come “populiste”.

 

 

 

 

 

 

Foto: da comunicato stampa