PAT - LA RICERCA IN TRENTINO

- ARTE SELLA -

Nel video gli interventi di:
MAURIZIO FUGATTI (presidente Provincia autonoma di Trento)
ACHILLE SPINELLI (assessore  Sviluppo economico, ricerca e lavoro)
FRANCESCO PROFUMO (presidente Fbk)
ANDREA SEGRÉ (presidente Fem)
Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

La salute mentale e le famiglie: politica tra teoria e pratica. I recenti articoli di accorata denuncia di familiari afflitti da figli con disagio psichico mi
hanno riportata alle battaglie che ho sostenuto negli anni trascorsi in Consiglio Comunale (2005-2011) e alla mia tuttora, viva e attuale, esperienza di delegata nazionale di Adiantum (Associazione nazionale per la tutela dei minori).

Ho attraversato storie, e raccolto centinaia di documentazioni in merito a relazioni familiari distrutte da provvedimenti giudiziari che obbligavano all’allontanamento forzato dei figli minori, spesso senza un percorso di informazione, protezione, un supporto legale, né tantomeno un servizio sociale, che, al contrario, veniva percepito dalle famiglie per lo più invasivo e punitivo .

Si era, in quegli anni, costruita una rete di ascolto e di supporto con il servizio sanitario che , con un’unica regia sulla salute mentale dei minori, ci aveva garantito una tenuta di percorsi e un alto livello di supervisione dei casi. I familiari trovavano nelle istituzioni un raccordo che garantiva ai loro pezzi scomposti, di essere ricuciti in un filo, se non risolutivo, quanto meno , risarcente e conduttore.

I costi umani ed economici della gestione della salute mentale (diretti e indiretti) sono immensi tenendo conto, non soltanto delle persone realmente affette da una qualche forma di disturbo mentale, ma anche del carico soggettivo e oggettivo delle famiglie.

Si tratta di una priorità di salute pubblica.

Nessuna attività specifica nei confronti del disagio psichico dei minori può essere intrapresa se non esiste una comunità sociale competente e sufficientemente sensibilizzata.

Nella mia esperienza con famiglie e minori posso affermare che la gestione della salute mentale è una questione da affrontare non solo su un piano meramente sanitario, perche’ questo risulterebbe, in alcuni casi, addirittura fuorviante o dannoso. E’ però altrettanto certo che la trasformazione di una condizione di disagio emozionale, in un disturbo patologico conclamato, è passo lieve e comporta un salto di qualità che non può essere affrontato senza formazione, e al di fuori di una rete di servizi, non solo sanitari, sufficientemente integrata.

Ma il salto operato dal precedente governo, è stato quello di scindere un servizio unico di assistenza, separarne le funzioni, depauperare per uno e moltiplicare per l’altro le risorse, e dunque le sorti, senza comprendere quali indirizzi di programmazione sanitaria, economica e di miglioramento di efficienza fossero sottesi alla base della strategia intrapresa.

Se l’atto o salto politico è stato di difficile comprensione in termini di trasparenza di obiettivi, oggi il salto, che rischia una caduta goffa, riguarda la qualità una esperienza sanitaria e sociale non integrata, la qualità di un territorialità che dovrebbe dedicarsi in prima istanza alla prevenzione e al monitoraggio della salute mentale dei minori, riguarda la perdita degli obiettivi raggiunti , la perdita di accompagnamento del paziente e delle famiglie, della referenza di un team unico che, in una realtà di provincia come la nostra , non può non essere garante e interlocutore di risposte, nonchè attivatore di una rete assistenziale, data l’evidenza di cospicue ed esuberanti risorse rispetto a realtà regionali con un numero di utenti molto ad più elevata.

Il governo precedente ha elaborato delibere provinciali che, come sempre ricche di slogan umanitari avveniristici, recitano estreme sensibilizzazioni in tema di fragilità psichica.

Le procedure ad alta valenza demagogica sappiamo che sanno vantare solide premesse teoriche, ma poi, tendono a essere meno capaci di avere altrettanta capacità di memoria per i risultati attesi e concreti ( meno demagogici) che ne derivano .

Ma i risultati sono doverosamente da misurare, quanto lo sono state le risorse milionarie di denaro pubblico investite, in progetti politico -sanitari fatti nascere e dedicati ai servizi territoriali.

La solitudine, lo smarrimento trasmesso dalle famiglie, o denunciato da quelle più coraggiose, sono la prova inequivocabile di questo successo?

La salute mentale, con la sua emergenza, è riconosciuto essere un bisogno in continua crescita. Impone flessibilità e nuove strategie aziendali .

Le “strategie” provinciali non hanno corrisposto alle strategie emergenti.

Il pensiero strategico di una Politica Provinciale (soprattutto di una Provincia Autonoma) non si basa su adeguamenti a decreti nazionali o a slogan di qualità, ma su modelli organizzativi che contengano una visione e una missione verificabile, misurabile, nella quale la dimensione anche, e soprattutto, etica del disagio psichico, non venga meno e sia parte integrante del pensiero strategico stesso, sanitario e, per quanto mi riguarda, politico.

 

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Gabriella Maffioletti
Vice coordinatrice provinciale di Forza Italia del Trentino