QUALI STRATEGIE ITAS PER IL 2020?

Intervista a Raffaele Agrusti, amministratore delegato e Direttore generale

 

Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

(Fonte: Claudio Cia) – Accertato il fallimento della provincia autonoma di trento nella gestione dei fondi europei: chi risarcirà’ i cittadini trentini degli oltre 7 milioni di euro gettati al vento?

Qualche settimana fa sono incappato in un comunicato stampa della Pat intitolato “Fondi comunitari, un’opportunità concreta di sviluppo del Trentino”.

In tale comunicato, pubblicato sul sito internet della Pat quindi ufficiale, prima si afferma che la gestione dei fondi europei negli anni dal 2007 al 2013 rappresenta un “bilancio positivo”, ma poi si dice, cito parole testuali: “Nonostante le risorse complessivamente impegnate e concesse dall’amministrazione provinciale per il finanziamento dei progetti di investimento siano state superiori a 76 milioni di euro, il rapporto finale di esecuzione mostra un tasso di attuazione finanziaria del programma operativo pari a a circa l’89% per un totale di spesa certificata di euro 55.418.864,37.”

Ora, l’ufficio propaganda della Pat, al secolo l’ufficio stampa, prima riferisce che la gestione delle risorse europee è un successo, poi, nascosto tra mille numeri, non può fare a meno di confermare “un piccolo dettaglio”.

Il piccolo dettaglio sta nel fatto che, a fronte di 62.477.778 euro assegnati dall’Unione Europea attraverso il Fondo Europeo di sviluppo regionale (Fesr), la Provincia di Trento ne ha utilizzati 55.418.864,37.

Il dato è “certificato” dal fantomatico Comitato di sorveglianza dei Programmi operativi (e sottolineo, “di sorveglianza”… nel senso che doveva sorvegliare), il quale Comitato accerta che ci sono oltre 7 milioni di euro che la Pat non è stata in grado di utilizzare in 7 anni e che quindi, dovrà restituire all’Unione europea!

Le ragioni di tale incapacità, che per inciso la Pat continua a definire “bilancio positivo”, sono ascritte (come al solito) alle “difficoltà del sistema economico trentino”.

Proprio così! Per la Provincia di Trento, la propria incapacità di utilizzare le risorse europee è colpa delle aziende trentine, non certo della giunta e degli assessori provinciali che sono pagati per gestirle, magari bene!

Strano davvero, anche le altre regioni d’Italia vivono un momento di difficoltà economica, in molti casi anche peggiore del nostro, ma proprio per questo non si sognano nemmeno di sprecare risorse economiche, tantomeno quelle europee.

E poi hanno pure la sfrontatezza di andare sui giornali a vantarsi dei presunti successi, come nelle parole pronunciate dall’assessore Daldoss alla giornata dell’Europa: “Oggi (dice Daldoss) l’Europa è un’opportunità di finanziamento che dovremo considerare più che in passato, stante la crisi dei finanziamenti ordinari”.

Belle parole, peccato che nei fatti la giunta vada nella direzione opposta. Bravi a ciacere, specie sui giornali, incapaci nei fatti.

E poi la Giunta Rossi dice ai cittadini che non ci sono soldi e che bisogna chiudere i punti nascita, le guardie mediche, tagliare i servizi e bloccare i contratti ai dipendenti!

Con un decimo di quei soldi si potevano tenere aperte le guardie mediche, con un quinto di quei soldi si potevano dotare tutti gli ospedali del trentino di nuovi apparecchi per le mammografie, con metà delle cifra si potevano tenere aperti i punti nascita delle valli.

Altro che mancano i soldi! Mancano le capacità di spenderli, manca la capacità di fare programmazione, manca la vigilanza sullo stato di avanzamento della spesa, insomma manca tutto.

L’unica cosa che c’è, in abbondanza, è la tracotante arroganza della politica di centrosinistra, e dei suoi fiduciari, incapace nei fatti e boriosa nei proclami dei comunicati stampa!

 

 

 

 

In allegato le tabelle Pdf:

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