FESTA DONNA: SARA FERRARI, ALTA L’OCCUPAZIONE FEMMINILE IN TRENTINO (64,7%)

Riceviamo e pubblichiamo integralmente il seguente comunicato stampa:

(Fonte: Ufficio stampa Pat) – È ancora fra luci e ombre la partecipazione delle donne alla vita pubblica e nei ruoli decisionali in Trentino: è quanto emerge dai primi risultati del rapporto “Verso l’uguaglianza di genere in Trentino , indicatori e analisi”, una cui anteprima è stata presentata oggi in conferenza stampa, nell’ambito delle iniziative previste per la Giornata internazionale della donna, presenti: Sara Ferrari, assessora provinciale alle pari opportunità; Eleonora Stenico, consigliera di parità; Simonetta Fedrizzi, presidente della Commissione pari opportunità; Rossella Bozzon, dell’Università degli Studi di Trento – Centro Studi Interdisciplinari di Genere; Luciano Malfer, dirigente dell’Agenzia per la Famiglia.

“I dati ci parlano di un’occupazione femminile più alta in Trentino rispetto alla media nazionale, ma ancora inferiore rispetto a quella maschile e spesso peggio retribuita – ha detto l’assessora Ferrari – .  In Trentino tendono ad emergere anche in maniera maggiore che altrove le violenze sulle donne, segno  che i servizi e i percorsi messi in campo sia dagli enti pubblici che del mondo associativo producono dei risultati. Dobbiamo però lavorare di più sul dialogo fra i sessi e sui ruoli che ognuno si trova attribuito nel contesto sociale per il solo fatto di essere maschio o femmina. Ciò si rilette anche sulla scarsa rappresentanza femminile nei luoghi decisionali, pubblici e privati.  Fare del Trentino l’unico territorio che non si preoccupa di darsi delle norme che consentano di correggere questa distorsione secolare, in presenza di un vantaggio maschile così evidente, è un gravissimo errore. Dobbiamo però guardare anche alle esperienze positive che abbiamo maturato. Ad esempio sul versante della conciliazione famiglia-lavoro e in particolare delle co-manager, esperienza unica in Italia”.

“La Commissione pari opportunità ha avviato un percorso di confronto su questi temi, in particolare sulla democrazia paritaria – ha detto a sua volta Simonetta Fedrizzi – da cui è scaturita un documento sottoscritto da molte realtà appartenenti anche alla sfera economica e sociale oltre che delle associazioni di settore. Il disegno di legge in discussione in Consiglio provinciale ha raccolto le elaborazioni in materia. Se votato, dovrebbe consentire di superare finalmente il deficit di rappresentanza femminile nei luoghi decisionali. Solo per riassumere: il 51% della popolazione in Trentino è femminile, ma la presenza di consigliere nel Consiglio provinciale è solo del 17%. Il Trentino è al terzultimo posto anche per numero di sindache. Quindi, se si vuole il cambiamento bisogna cambiare le regole del gioco”.

Eleonora Stenico si è confrontata sui dati riguardanti l’occupazione: “In Trentino l’occupazione femminile va meglio che nel resto del Paese, così come anche quella maschile. La situazione è migliorata inoltre rispetto agli anni precedenti. Resta vero che la carriera è ancora più spesso appannaggio degli uomini ma anche su questo piano si assiste ad un miglioramento. L’imprenditorialità femminile invece è più bassa della media nazionale e resta il gap pensionistico fra donne e uomini”.

 

*
Uguaglianza di genere in Trentino, alcuni dati

Invecchiamento della popolazione
Nel 2015 il saldo naturale della popolazione è stato negativo: il numero dei morti ha superato quello dei nati. È la prima volta che accade dagli anni Novanta. Il tasso di fecondità (ovvero il numero medio di figlio per donna) nel 2015 era di 1,56, ma questo tasso è calato progressivamente dal 2010 ed è al di sotto della soglia di rimpiazzo pari a 2.1, anche se in Trentino rimane comunque più elevato rispetto al tasso di fecondità italiano che è di 1,35.

Speranza di vita
Donne e uomini trentini sono più longevi delle medie nazionale ed europea. Le donne sono più longeve degli uomini, ma vi è un paradosso di genere perché le donne mostrano un speranza di vita in buona salute minore degli uomini: alla nascita, alle donne si prospettano mediamente 21 anni di “cattiva” salute, mentre agli uomini se ne prospettano 15.

Istruzione
Nel 2015 era in possesso di almeno un diploma di scuola superiore il 72,2% delle donne e il 67,2% degli uomini di 25-64 anni, inoltre era in possesso di una laurea il 39,4% delle donne e il 27% degli uomini di 30-34 anni. Il divario di genere nei titoli posseduti è aumentato nel tempo a favore delle donne, inoltre persiste una forte segregazione di genere nei percorsi scolastici e universitari: le ragazze preferiscono i percorsi umanistici e sociali mentre i ragazzi sono più presenti nei percorsi matematici, scientifici e tecnici.

Occupazione
Nel 2015 il tasso di occupazione delle donne fra 15 e 64 anni era 64,7%, mentre quello maschile era del 78,1%, un divario di 13,4 punti percentuali. Nel 2005 era di 21,5 punti percentuali mentre nel 2010 il divario era di 18,2. C’è stato un effettivo aumento delle donne occupate, va inoltre considerato che la crisi ha colpito principalmente i settori a maggiore presenza maschile, con una conseguente diminuzione dell’occupazione maschile. Permangono però luci e ombre sulla qualità del lavoro, con un aumento del lavoro part-time più accentuata per le donne: nel 2015 il 40% delle donne occupate ha un contratto part-time, con un +12% rispetto al 2010, mentre tra gli uomini i lavoratori part-tima sono il 7,1% con un +49,7% rispetto al 2010.

Conciliazione
In aumento la quota di madri con figli in età prescolare tra le occupate fra 25 e 49 anni. Nel dettaglio il rapporto tra tasso di occupazione delle donne 25-49 anni con almeno un figlio in età prescolare e delle donne senza figli è passato dal 76,9 del 2011 all’84,2 del 2015. In Trentino vi è una situazione migliore rispetto all’Italia, dove il rapporto nel 2015 era di 77,8. La percentuale di bambini di 0-2 anni che hanno usufruito dei servizi per l’infanzia era il 24,2% nel 2013/2014, una proporzione quasi raddoppiata in 10 anni, e doppia rispetto agli standard nazionali.
Ma uno studio sulle madri dimissionarie condotto dall’Osservatorio del Mercato del Lavoro mostra che 1 dimissionaria su 4 motiva la decisione di lasciare il lavoro per dedicarsi alla cura dei figli, mentre circa 3 donne su 5 hanno abbandonato il lavoro perché costrette da un inadeguato orario di lavoro, dalla mancanza di servizi o aiuti a sostegno della cura, dalla eccessiva distanza casa/lavoro, dai costi del nido, e problemi con il datore di lavoro. Infine persiste inoltre un importante divario di genere nelle ore settimanali medie dedicate al lavoro domestico e di cura e della famiglia: 22,6 ore per le donne e 7,8 ore per gli uomini.

Luoghi decisionali
L’Ufficio Pari Opportunità della Provincia autonoma di Trento, in collaborazione con l’Università di Trento, ha effettuato un’analisi di genere delle elezioni comunali dal 2000 al 2016, per valutare l’impatto della “Riforma dell’ordinamento delle autonomie locali” (legge regionale 7/2004) che prevede liste elettorali formate da rappresentanti di ambi i generi e dove nessuno due due generi possa superare i 2/3 del massimo numero di candidati in lista.

 

*

I risultati vedono:

incremento della percentuale delle candidate consigliere nelle liste per le elezioni comunali: dal 21,9% del 2000 al 36,7% del 2015; ma tra gli eletti del 2015 le donne sono solo il 29,6% (obiettivo: 33,3%), nonostante il numero di candidate sia cresciuto, le donne continuano a ricevere proporzionalmente meno preferenze degli uomini;
difficoltà di accesso alle cariche monocratiche: le donne sono ancora estremamente sotto-rappresentate sia tra i candidati sia tra gli eletti alla carica di sindaco; nel 2015 tra gli eletti, le sindache rappresentavano solo il 13,7%;
le donne partecipano al voto tanto quanto gli uomini; nel 2015 per ogni preferenza a una candidata ne sono ancora espresse più di 2 per candidati uomini; nel 2000 il rapporto era 1 a 5.
Violenza di genere

Dal 2012 – su iniziativa dell’Assessorato pari opportunità e in collaborazione con il Commissariato del Governo, delle Forze dell’ordine (Carabinieri e Polizia) e dell’Università di Trento –  è stato avviato un monitoraggio delle denunce sporte alle forze dell’ordine che agiscono sul territorio trentino e possono essere ricondotte alla fattispecie della violenza di genere. Questa la sintesi dei principali risultati: 2898 denunce rilevate tra il 2011 e il 2015; 18 denunce ogni 1000 donne di 20-64 anni; 1,6 denunce al giorno; 48,3 denunce al mese.
I dati sono disponibili a questo link: http://www.pariopportunita.provincia.tn.it/italy/SC/9/Pubblicazioni.html

 

 

 

 

 

 

Foto: da comunicato stampa