DOMENICA PALME: VESCOVO TISI, CIRENEI DEL PERDONO PER FERMARE LA VIOLENZA

Riceviamo e pubblichiamo integralmente il seguente comunicato stampa:

(Fonte: Ufficio stampa Arcidiocesi di Trento) – La Passione e Morte di Gesù domanda di essere accostata dal nostro silenzio orante;  le parole, in questo momento, rischiano di essere un disturbo.

La mancata contemplazione dell’Uomo della Croce è all’origine di tanta confusione, di tanti giudizi affrettati su Dio, su noi stessi, sugli altri.

Per evitare di disturbare l’indugiare orante sul Crocifisso, vorrei fermare per un momento la vostra attenzione unicamente sull’incontro tra Gesù e Simone di Cirene. Mi preme farvi notare l’origine di quest’uomo: la terra africana. Ad aiutare Gesù a portare la croce è un africano.

Nell’incrocio di sguardi tra Gesù e l’uomo di Cirene, ancora una volta, ci è fornito uno spaccato inedito sul nostro Dio. Mitezza e umiltà lo avvolgono, sono la sua forza e potenza. L’uomo di Nazareth si lascia aiutare, solo chi ha la disponibilità a ricevere è in grado di dare, solo chi si lascia aiutare è in grado di donare in modo gratuito e disinteressato. Gli occhi del Cireneo s’imbattono in un Dio nuovo, che mai si sarebbe immaginato di incontrare: un Dio che si lascia aiutare.

L’incontro tra Gesù e l’uomo che “veniva dalla campagna” offre ulteriori spunti per alimentare la nostra contemplazione. Mentre i discepoli di Gesù sono fuggiti, Simone di Cirene diventa il discepolo che prende su di sé la croce di Gesù e la fa diventare la propria croce. Questo sconosciuto sta facendo quello che Gesù aveva detto: “Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua” (Mt 16,24).

Concretamente cosa significa prendere su di sé la croce di Gesù? Quale apporto di vita può dare alla nostra vicenda umana, caricare sulle nostre spalle la Croce del Nazareno?

La nostra vita ogni giorno deve fare i conti con le ombre. La relazione con gli altri non è mai a costo zero, è sempre attraversata da fatica, delusioni, talvolta da tradimenti. Ogni giorno facciamo i conti con la paura dell’altro. La diversità la sentiamo come minaccia. Il pensare diverso ci inquieta. La vita, anche a noi, come a Simone di Cirene riserva sorprese, situazioni inedite, partite che mai avremmo pensato di dover affrontare. A ciascuno di noi, la Croce di Cristo offre luce e speranza.

Il Cireneo vede che Gesù non risponde alla violenza con la violenza. Scopre che la malvagità umana non riesce a piegare quell’uomo che, anzi, risponde continuando ad amare. Sperimenta, in mezzo alla barbarie umana, un frammento di cielo: un uomo, Gesù di Nazareth, ferma il male “porgendo l’altra guancia”. Quell’uomo, altro non è, che Il Figlio di Dio.

Questa è la vocazione della Chiesa: raccontare al mondo, come il Cireneo, che ha incontrato sulla propria strada, nel volto sfigurato di Gesù, la formidabile notizia: è possibile amare, servire, perdonare. Il male non ha l’ultima parola.

Credere nel Dio di Nazareth, allora, altro non è che immettere nella nostra vita l’antidoto alla morte: l’amore che si fa servizio, perdono, gratuità. Non servono competenze speciali, studi particolari, basta lasciarsi interpellare, come il Cireneo, dalla vita.

Permettete che lo dica: la vita sta domandando questo Dio del Gòlgota, sta chiedendo cirenei del servizio e del perdono per fermare la forza bruta della violenza e dell’aggressività.

Cara Chiesa di Trento, non farti trovare in ritardo. Possano gli uomini e le donne di questa terra sperimentare presso di te la serena e umile gioia riservata a chi non abdica all’amore e al perdono.

 

 

 

 

 

In allegato il comunicato stampa:
2017 04 09 – Omelia Palme