DDL MELLARINI CULTURA: V COMMISSIONE PAT, DAL MART UN SI’ CONVINTO

(Fonte: Ufficio stampa Consiglio Pat) – Quinta commissione, dal direttore del Mart un sì pieno al ddl Mellarini sulla cultura. L’Università chiede maggiore attenzione, i bibliotecari maggiori servizi, le associazioni culturali aiuti in base alla qualità delle proposte. Mattinata di audizioni in Quinta commissione, presieduta da Lucia Maestri (Pd), sul ddl Mellarini sulla cultura e sul ddl Baratter sul dialetto. Il direttore del Mart, Gianfranco Maraniello, ha aperto la fitta serie di confronti affermando che il ddl contiene elementi di grande interesse anche perché è finalizzato a rendere più incisive e organiche le scelte fatte per il Mart come polo dell’arte contemporanea. Il ddl obbliga a fare chiarezza e a favorisce la creazione di un sistema museale integrato. Forse, ha aggiunto Maraniello come esempio, è l’occasione buona per divedere i rapporti con la Civica di Trento, il Museo di Riva, lo stesso Civico di Rovereto.

Si deve inoltre puntare anche sull’integrazione dei servizi a partire dal tema centrale della comunicazione. Una necessità di coordinamento che porta vantaggi economici ma anche una maggiore efficacia. Bisogni di coordinamento e integrazioni che il ddl intercetta, così come promuove rapporti coordinati con le regioni limitrofe. Il direttore del Mart ha condiviso la necessità di razionalizzare la spesa e il principio in base al quale i finanziamenti vengono concessi nel quadro di una programmazione strategica. Il direttore del Mart ha concluso affermando che il ddl contiene elementi addirittura esaltanti perché va nella direzione della creazione di un polo culturale complessivo.

Lucia Maestri ha ricordato, citando l’intervento del Soprintendente, Marzatico, che c’è una competizione interna ai musei e ha quindi chiesto al direttore se il coordinamento organizzativo previsto dal ddl possa bastare. Maramiello ha detto di essere assolutamente convinto che questo ddl si muove nella direzione giusta, ma si dovrebbe anche arrivare a obbligare ai musei a rimanere all’interno della loro mission. La mappa del chi fa che cosa c’è già. ha aggiunto, e il coordinamento deve interessare tutti i tasselli del mosaico. Ogni museo deve concorrere a una visibilità culturale complessiva del Trentino. Infine, Maraniello ha toccato il tema della continuità dei progetti culturali che è fondamentale per ottenere gli obiettivi strategici. Perché, ha aggiunto, se salta un tassello si impoverisce il disegno complessivo. La chiarezza delle missioni dei vari soggetti è fondamentale anche per le collaborazioni tra musei. Il ddl dovrebbe regolare, inoltre, l’adesione degli enti culturali al progetto strategico. Marino Simoni (PT) ha auspicato che la creazione di un polo dell’arte contemporanea possa andare incontro alla valorizzazione degli artisti trentini contemporanei.

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L’Università chiede maggiore attenzione.

Seconda audizione quella dell’Università con la presenza dei professori Mario Gozzi, Patrizia Cordin e Andrea Giorgi. La professoressa Cordin ha insistito sulla necessità di conservare il dialetto, ma questo va fatto con criteri scientifici. Sulla legge Mellarini il professor Giorgi ha affermato che le modifiche apportate dalla legge Mellarini vanno nella direzione dei cambiamenti in atto a livello nazionale, ma ha presentato alcuni suggerimenti puntuali il più importante sul Centro S.Chiara. Il ddl, ha detto, assegna a questo ente un ruolo centrale ma andrebbe avviata una riflessione perché si rischia di concentrare troppo potere nelle mani dell’ente. Gozzi ha aggiunto che il ruolo dell’Università, soprattutto dei docenti, è un po’ sottovalutato nel ddl. Non serve che l’Università emerga come protagonista, ha affermato, ma le va riservata una maggiore attenzione anche per il ruolo che svolge nello sviluppo dei beni culturali. Inoltre, ha aggiunto, non si cita nel disegno di legge la grande risorsa dei libri musicali di cui il Trentino è ricco.
Lucia Maestri ha chiesto alla professoressa Cordin come si possa integrare il ruolo del Museo di S.Michele con la necessità di studiare il dialetto. La docente ha risposto che ci sono molti soggetti che studiano i dialetti, ma le competenze scientifiche del territorio vanno valorizzate con un dialogo con l’Università. Il Trentino ha una grandissima varietà di lessici dialettali che vengono raccolti, ma si potrebbero valorizzare molto di più con la collaborazione tecnico – scientifica. Solo dall’incontro del parlante, appassionato della lingua locale, con chi ha competenze scientifiche si possono far conoscere e valorizzare i dialetti. Simoni ha chiesto quale ruolo, nel ridisegno del sistema culturale trentino, potrebbe avere l’Università. Un ruolo, ha risposto Gozzi, che l’Università sta portando avanti dall’archeologia, alla storia dell’arte, alla musicologia, ma c’è bisogno di un maggiore coordinamento.

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Le biblioteche, serve aiuto per liberare i bibliotecari dal peso della burocrazia.

Per il coordinamento dei bibliotecari del Trentino, Rolando Ariti, ha ricordato la centralità del lavoro delle biblioteche (più di due milioni documenti un milione e mezzo di prestiti, centotrentamila iscritti) con un sistema di biblioteca unica che è all’avanguardia a livello nazionale e permette un risparmio di 2 milioni di euro. Un settore silenzioso, una foresta che silenziosamente cresce, che è stato riconosciuto dallo Stato come servizio essenziale. Graziano Cosner ha fatto alcune proposte per il futuro delle biblioteche trentine. Non va modificato l’impianto nato 40 anni fa che ha fatto delle biblioteche trentine un’unica biblioteca, ma, preservando questa intuizione, c’è bisogno di una buona rete anche per superare i limiti indotti da calo delle risorse. Il bibliotecario, ha ricordato, spesso si trova a fare l’amministrativo, il burocrate e questo è il grande problema del sistema bibliotecario e delle biblioteche. Servirebbe qualcosa, ha proposto Cosner, che somigli al Consorzio dei comuni, una struttura che fornisca servizi per liberare i bibliotecari del peso amministrativo – burocratico. Un organismo che andrebbe previsto in legge e che, tra l’altro, darebbe la possibilità di fare una graduatoria provinciale dei bibliotecari per le sostituzioni. Quindi, la visione rimane validissima, ma servono strumenti per fare meglio e di più risparmiando sulle risorse umane. Altrimenti le piccole biblioteche rischiano di collassare. C’è poi la necessità di un vero dialogo con le altre istituzioni culturali. Spesso i bibliotecari, ha ricordato, non sanno cosa fanno, ad esempio, i musei o il castello vicino. Non c’è un dialogo tra biblioteche e Università e le biblioteche non sono coinvolte nell’offerta turistica.
La rappresentante dell’associazione italiana biblioteche, Claudia Dalla Zotta, ha ricordato che il sistema trentino rappresenta un unicum in Italia. C’è però bisogno di maggiore continuità e organicità nella formazione dei bibliotecari.
Marino Simoni ha ricordato che il problema del bibliotecario unico va risolto perché, al di là del fatto che il servizio sia stato riconosciuto come essenziale, non è possibile che il personale non faccia le ferie o non si possa ammalare.
Lucia Maestri ha chiesto se c’è la possibilità di recuperare l’unione delle biblioteche nelle gestioni associate. Cosner ha risposto che ogni forma di collaborazione è virtuosa, ma il sistema bibliotecario deve scardinare i confini. Le collaborazioni devono avvenire sui progetti, non su basi territoriali. Anche perché una biblioteca ha una giusta dimensione paesana ma che si pone di fronte al mondo.

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Società di studi storici, sì ai poli museali ma solo sul piano organizzativo.

Il Presidente della Società degli studi di scienze storiche, Marcello Bonazza, ha detto che si sta discutendo una legge importante ma che ha dei limiti. Il ddl ha portato chiarezza, ed è quindi apprezzabile, anche perché si inserisce in un trend europeo, ma va avviata la riflessione su alcuni punti come la scarsa attenzione concreta alle ricadute sociali della cultura. E’ vero che le associazioni devono essere autonome economicamente ma le realtà di volontariato culturale devono poter contare anche sul riconoscimento del loro ruolo sociale e quindi di un aiuto pubblico. Per questo la Società ha fatto una proposta di emendamento dell’articolo 16. La legge provinciale, ha detto Emanuele Curzel, allude alla necessità di appoggiare le ricerche autonome, ma non ci sono indicazioni precise sui parametri. Bonazza ha rilanciato l’idea di un sostegno pubblico alle società culturali si potrebbe realizzare garantendo il funzionamento delle strutture, segreterie e sedi, che sono decisive per l’attività. Non si chiede di finanziare tutto, ha aggiunto, ma alle associazioni, la cui serietà è riconosciuta, va garantita una stabilità economica. Il rischio è, ha aggiunto Curzel, che la Pat, dopo aver sempre finanziato le iniziative del volontariato, a volte in modo discutibile, prenda una strada completamente diversa.
I poli museali, ha affermato Bonazza, andrebbero creati unendo tutta la logistica dei musei, sul modello del land Tirol, ma lasciando una sana concorrenza tra i musei sui progetti. Bene anche la creazione di una Conferenza provinciale per la cultura, al posto del forum. Sul ddl Baratter, Curzel, ha affermato che sembra dimenticare la storia degli studi sul dialetto trentino, gli studi universitari, il ruolo di San Michele. Per quanto riguarda il dialetto a scuola, poi, forse ci sono altre urgenze. Un maggior coinvolgimento, invece, andrebbe riconosciuto a chi studia storia della nostra comunità.

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Centro studi Val di Sole, vanno costituiti gli archivi storici di valle.

Ultima audizione quella di Lorena Stablum e Luisa Guerri del direttivo del Centro studi della valle di Sole, un’istituzione formata da volontari che ha mille soci, gestisce due musei e una biblioteca storica. Il ddl, ha affermato Lorena Stablum, non sembra colmare il vuoto relativo alle istituzioni locali. I modelli di riferimento, invece, dovrebbero essere le leggi lombarde e del Friuli Venezia – Giulia più attente alle realtà territoriali. L’associazione culturale solandra chiede la costituzione degli archivi storici di valle. Proposta, ha ricordato Lorena Stablum, già rifiutata in passato, nel 2000 e nel 2013. Il ddl è quindi l’occasione per rilanciarla, anche come occasione per dare occupazione e far restare nelle valli professionalità qualificate e, al tempo stesso, creare occasioni per l’attivazione di lavori socialmente utili. Parlando del Museo della civiltà solandra, Luisa Guerri, ha sottolineato le difficoltà che queste piccole realtà incontrano e che necessitano di professionalità per metterle in grado di fare un salto di qualità anche per renderle utili allo sviluppo turistico. In generale, la situazione dei musei etnografici, molto diffusi e coordinati da San Michele, è difficile e c’è la necessità di portare risorse, non per ogni museo, ma per la rete museale locale. Anche perché spesso a fronte di ottimi progetti culturali e a veri gioielli architettonici ci si trova di fronte a difficoltà gestionali. Ultimo punto sottolineato dalle esponenti del Centro studi Val di Sole, la necessità di scegliere il personale, senza perdere di vista le necessità sociali, in base alla professionalità.

 

 

In allegato il documento contenuto nel comunicato stampa:

comunicato consiglio (4)-11

 

 

Foto: archivio Consiglio provinciale Pat