CONSIGLIO PROVINCIALE: “AVANTI PIANO” MODIFICA LEGGE ELETTORALE PARITA’ GENERE

Riceviamo e pubblichiamo integralmente il seguente comunicato stampa:

(Fonte: Ufficio stampa Consiglio Pat) – Consiglio provinciale “avanti piano” con la modifica della legge elettorale per introdurre la parità di genere: “no” ai primi due ordine del giorno. Via alla discussione del terzo. La terza e ultima mattinata in aula di questa sessione del Consiglio provinciale, si è aperta concludendo la discussione iniziata ieri sul primo dei 13 ordini del giorno collegati al testo unificato dei disegni di legge di Maestri (Pd) e Bezzi (Forza Italia), testo che se approvato introdurrebbe la parità di genere nella normativa elettorale del Trentino. Dopo il “no” all’odg di Civettini, è stato a lungo discusso e respinto anche il secondo ordine del giorno, proposto da Borga, ed è iniziato l’esame del terzo, sempre presentato dal capogruppo di Civica Trentina. Kaswalder (Misto) ha proposto di superare l’impasse riportando il ddl in Commissione per prevedere la possibilità di esprimere una sola preferenza.

 

 

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Civettini si scusa con Maestri per le parole male interpretate di ieri.

 

All’iniziio Fugatti (Lega) ha lamentato la concomitanza con i lavori del Consiglio provinciale con un convegno sul fondo strategico per lo sviluppo finanziato anche dalla Provincia di Trento. Il presidente Dorigatti ha risposto di aver già chiesto di evitare queste coincidenze per consentire ai consiglieri provinciali di partecipare. Fasanelli ha suggerito di individuare in tal senso una modalità obbligatoria. Civettini (CT) si è scusato con la consigliere Maestri per l’interpretazione giornalistica data ad una frase a lei rivolta che aveva pronunciato ieri in aula. Dorigatti ha apprezzato invitando il consigliere a rivolgersi in modo rispettoso anche all’ufficio di presidenza. Maestri (Pd) ha ringraziato Civettini della precisazione riconoscendo la sua buona fede e augurandosi che il prosieguo del dibattito non porti a “nuovi ruzzoloni”.

 

 

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No al primo odg. Per Bottamedi questa legge prevede una forzatura culturale necessaria al Trentino.

 

Nelle dichiarazioni di voto sull’ordine del giorno proposto da Claudio Civettini (Civica Trentina), già considerato non condivisibile dalla Giunta e alla fine respinto con 19 voti contrari e 13 a favore, Viola (PT) ha dichiarato che sulla parità di genere è convinto della necessità di assicurare una “uguaglianza nelle diversità, ma senza obbligare nessuno in questa direzione”.

Bottamedi (Misto) ha ricordato che in provincia di Bolzano le donne presenti in Consiglio e nella Giunta sono il doppio del Trentino. Per questo serve a suo avviso “una parità di partenza”. “Questa – ha aggiunto – non è una norma antidemocratica perché lascia la libertà di scegliere di esprimere anche una sola preferenza, per un candidato uomo o un candidato donna. La ‘forzatura’ c’è – ha proseguito – esclusivamente quando si esprimono due preferenze e si formano le liste dei candidati”. Ma questo perché in fatto di parità di genere il Trentino è palesemente arretrato: la nuova legge a suo avviso si giustifica quindi dal punto di vista dell’approccio culturale alla politica”.

Maurizio Fugatti (Lega) ha chiesto conferma della notizia che il collega Bezzi (FI) vorrebbe modificare il regolamento del Consiglio per superare l’ostacolo degli emendamenti ostruzionistici e fissare un tetto massimo alle proposte di modifica. Quanto all’odg di Civettini, Fugatti ha preannunciato il proprio voto favorevole visto che propone misure concrete a favore delle donne.

Claudio Civettini (CT) ha evidenziato di condividere molte esigenze e proposte di sostegno concreto nei confronti del mondo femminile. E ha denunciato che con le modifiche chieste con questo ddl le donne potrebbero divenire strumento per l’elezione degli uomini. Si tratta per lui di distinguere la demagogia dalle questioni di parità reali.

Claudio Cia (Misto) ha motivato il suo sì all’odg di Civettini con l’aiuto previsto dal testo per le donne con figli. Donne bisognose di un punto di riferimento sicuro cui affidare i figli nei primi anni di vita quando sono impegnate col lavoro. La stessa opportunità di seguire i figli dovrebbe essere data anche al padre per condividere fatiche e responsabilità.

 

 

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Respinto l’odg di Borga per formare gli over 60 alla parità nel voto. Bezzi conferma a Fugatti di aver chiesto di togliere dal regolamento del Consiglio la possibilità di fare ostruzionismo.

 

Con il secondo ordine del giorno, respinto con 6 voti favorevoli, 15 contrari e 6 di astensione dopo una discussione durata quasi tutta la mattina, Rodolfo Borga di Civica Trentina proponeva di impegnare la Giunta a promuovere una “campagna educativa” per persone dai 60 anni in su, per far acquisire loro la consapevolezza di quanto sia importante votare candidati donna, “così da poter raggiungere l’auspicato riequilibrio della presenza di entrambi i sessi nelle istituzioni politiche trentine e non”. E questo coinvolgendo anche le associazioni culturali e sociali, i circoli anziani e pensionati, e trasmettendo questo ordine del giorno alla presidente della Camera Laura Boldrini.

L’assessora Sara Ferrari ha motivato il no della Giunta all’odg “perché già la legge provinciale sulle pari opportunità prevede la formazione diffusa dei cittadini sull’importanza della presenza delle donne nei diversi ruoli politici, istituzionali e di governo”. “Nessuna volontà da parte nostra di dare lezioni politiche – ha concluso –, ma semplice registrazione della scarsa presenza femminile in questa assemblea”.

Per Giovanazzi l’odg di Borga è interessante, “tant’è che oggi – ha spiegato – ho invitato mia moglie ad assistere ai lavori dell’aula”.

 

 

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Lo “sconcerto” di Borgonovo Re.

 

Donata Borgonovo Re (Pd) ha osservato che questa discussione non è né rispettosa né dignitosa e ha manifestato il suo sconcerto nello scorrere gli ordini del giorno presentati da Borga, “che sono un insulto alla sua e alla nostra intelligenza”. A suo avviso l’argomento oggetto di questo disegno di legge è invece molto importante emerita ben altra considerazione: “questo tema è di tale delicatezza e difficoltà da non poter essere risolto completamente in nessuna famiglia politica”. E ha concluso: “avremo quindi un lungo percorso da fare insieme”.

Bezzi (FI) ha replicato a Fugatti a proposito della sua proposta di modificare il regolamento dell’aula per sbloccare il ddl, da lui giustificata con il fatto che “se stessimo qui 50 giorni a discutere di un ddl arriveremmo alla negazione della democrazia impedendo la discussione di altre norme importanti per il Trentino”. A suo parere “se l’autonomia del Trentino viene difesa in modo conservativo muore, mentre almeno sui diritti civili occorre che dimostriamo di essere all’avanguardia”.

 

 

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Degasperi: il problema della parità sta a monte.

 

Filippo Degasperi (M5s) ha ricordato di aver rilevato che “questo ddl parte dalla conclusione anziché affrontare i veri nodi a monte relativi al perché le donne non partecipano alla vita politica”. A suo avviso “i servizi erogati dall’ente pubblico non sono adeguati alle esigenze di questo territorio”. Ad esempio i vaucher per i servizi come l’asilo nido sono indispensabili alle donne perché possano impegnarsi anche in politica. Degasperi ha poi elencato le carenze e i difetti dei vaucher, molto difficilmente utilizzabili da madri e padri che lavorano nell’utilizzo dei servizi per i figli minori.

Fugatti (Lega), confermando il sostegno all’odg di Borga, ha preso atto che Bezzi ha chiesto ufficialmente una modifica del regolamento del Consiglio provinciale “lesiva dei diritti delle minoranze”. E ha ricordato al collega Bezzi di aver utilizzato lui stesso lo strumento degli emendamenti ostruzionistici che oggi si sta adoperando. Fugatti ha aggiunto di “non aver ancora capito quanto Bezzi crede nel ddl da lui firmato”.

 

 

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Bottamedi: la legge serve per superare l’arretramento culturale del Trentino.

 

Per Bottamedi (Misto) la questione sollevata da questo ddl è seria ed ha un valore prima di tutto culturale, visto che il Trentino è fanalino di coda in Italia quanto a presenza femminile nelle posizioni apicali degli enti pubblici e nelle società private. “Questa legge vuole solo dare una spinta al Trentino perché superi un approccio troppo timido a questo tema”. A suo avviso “avere qualche figura femminile in più nelle istituzioni sarebbe uno stimolo a vedere le cose le cose in modo diverso e per quella svolta di cui il Trentino ha estremo bisogno”.

Per Cia (Misto) mentre il fine della legge proposta, di arricchire le istituzioni con una maggiore presenza femminile, è positivo, non è invece condivisibile il percorso per arrivarci. Ad esempio prevedendo liste di candidati formate per il 50% da donne. Già oggi è possibile realizzare liste di questo tipo, come lo stesso Bezzi ha testimoniato con il proprio partito. “Il problema di una donna che non candida – ha osservato – non si risolve con una legge ma rimuovendo gli ostacoli che le impediscono di partecipare alla vita politica”.

Marino Simoni, capogruppo di Progetto Trentino, ha chiesto di riportare il dibattito al giusto tono, approfondendo la giusta esigenza di rendere le donne partecipi della vita politica senza forzature normative che non sarebbero comprese dalla gente. “Argomenti di questa delicatezza non si possono usare per risolvere altre questioni”, ha ammonito Simoni. Diversamente ne usciranno danneggiate le utilizzate.

Massimo Fasanelli (Misto) ha giudicato l’obiettivo di questo odg “superfluo”, mentre sarebbe più importante che nei partiti e nelle singole liste vi sia la volontà vera di agevolare la presenza di uomini e donne. Questo limite è innanzitutto culturale, e in questo senso l’obbligo di prevedere il 50% di donne nelle liste non sarebbe sufficiente. E ha ricordato di essere stato il primo nel proprio Comune (Pomarolo) a voler nominare una donna Sindaco.

 

 

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Borga: ostruzionismo utilizzato solo in due casi durante questa legislatura.

 

Nella sua replica, Borga ha riconosciuto la buona fede di Borgonovo Re e altri nel sostenere questo ddl “per il bene del Trentino” giudicato da chi condivide la proposta “retrogrado e ultima ruota del carro in Italia anche se – ha ricordato – sono solo sei le regioni in Italia che hanno già introdotto norme come questa”. Borga ha poi ricordato, a proposito della proposta di modifica del regolamento avanzata da Bezzi, che in questa legislatura all’ostruzionismo le minoranze hanno fatto ricorso in due soli casi. E ha chiesto infine per quale ragione questo strumento si dovrebbe cambiare, “se questo strumento ha finora funzionato bene come lo stesso il collega Bezzi ha riconosciuto?”

Civettini ha ricordato le pochissime candidate donna presentate dal Pd e altri partiti della maggioranza alle ultime elezioni, a riprova che il loro sostegno a questa legge è puramente ideologico e demagogico, perché queste forze politiche sono guidate da uomini. E questa scarsa presenza di donne è segno di debolezza nei servizi.

 

 

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Maestri: Bezzi e Fugatti stanno inscenando un teatrino inaccettabile.

 

Lucia Maestri del Pd, dopo aver ricordato che questo ddl è accompagnato da un sostegno molto diffuso fuori di quest’aula, ha precisato, su questo odg, e che Borga attribuisce ai proponenti una sorta di senso di superiorità. Questo odg è un insulto perché strapazza la gente e per Maestri a sentirsi superiori in termini di intelligenza sono i proponenti di un odg come questo. Maestri ha concluso accusando i consiglieri Bezzi e Fugatti di mettere in scena “un teatrino inaccettabile” su questo provvedimento.

 

 

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L’assessore Zeni annuncia che è in itinere l’assunzione di un pediatra per Cavalese.

 

Bezzi ha replicato rammentando di aver formato una lista di candidati con il 50% di donne alle ultime elezioni e di essere in buona fede.

Anche Fugatti ha smentito di aver costruire “artatamente” un teatrino con il collega Bezzi e ha ricordato anzi di essere “sobbalzato sulla sedia” stamane leggendo dai giornali la proposta di Bezzi di modificare il regolamento consiliare. Ed è poi tornato sulla chiusura del punto nascita di Cavalese, che costringerebbe “le donne a partorire in auto”. L’assessore Zeni ha replicato a Fugatti segnalando che oggi l’Apss diffonderà un documento con tutte le azioni messe in campo per reperire i pediatri necessari al punto nascite di Cavalese. E ha aggiunto che l’assunzione di un pediatra è in itinere.

Giovanazzi (AT) ha sottolineato che ogni qual volta si è presentata la possibilità di nominare una donna ai vertici di qualche istituzione “questo non è avvenuto per la complicità degli stessi partiti che oggi propongono questo disegno di legge”. E ha poi stigmatizzato la proposta di modificare il regolamento perché “l’ostruzionismo, praticato pochissime volte, è un pretesto che non sta assolutamente in piedi”. “Inutile nasconderlo – ha concluso –: in questo momento stiamo solo perdendo tempo mentre a Roma stanno discutendo questioni da cui dipende il futuro del Trentino”.

 

 

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Zanon (Progetto Trentino): si dialoghi sulla nostra proposta di mediazione.

 

Nelle sue dichiarazioni di voto, Gianfranco Zanon (PT) ha ricordato che questo ddl al suo gruppo non piace pur condividendo l’obiettivo di favorire la presenza delle donne nelle istituzioni, e ha aggiunto di aver presentato proprio per questo un emendamento costruttivo, respingendo l’accusa di voler inscenare un teatrino. Zanon ha invitato a non rimanere ciascuno sulle proprie posizioni e a dialogare per trovare un accordo “anche con una forzatura, se davvero si vuole approvare questo disegno di legge”.

Degasperi (M5s) è tornato sui buoni di servizio sottolineando le problematiche che l’applicazione di questo strumento comporta per le donne. Ad esempio “se una madre perde il lavoro e il suo contratto con una delle cooperative che gestiscono l’asilo nido dov’è iscritto il figlio prosegue fino alla fine dell’anno, deve continuare a pagare la tariffa giornaliera concordata di 38 euro, salvo preavviso di 3 o 4 mesi”. Degasperi ha anche ricordato le ragioni della sua contrarietà a questo ddl, che non affronta i problemi di conciliazione tra i tempi del lavoro delle donne e quelli della famiglia.

Cia (Misto) ha aggiunto altri nomi all’elenco di uomini preferiti a donne ai vertici del Pd (“solo Manica e Plotegher hanno votato la candidata Bozzarelli alla segreteria del partito”).

 

 

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Iniziata la discussione del terzo ordine del giorno (campagne educative nelle valli).

 

Borga (CT) ha poi presentato il terzo ordine del giorno in discussione, anche questo da lui firmato per promuovere una campagna educativa del tutto analoga alla precedente, questa volta rivolta ai residenti nelle valli e in particolare nei piccoli comuni del Trentino, per far comprendere l’importanza di votare donne in occasione delle elezioni.

Bottamedi (Misto) ha voluto ribadire con alcuni esempi che il Trentino è “culturalmente fanalino di coda” come presenza femminile ai vertici delle istituzioni e delle imprese. E ha concluso: “Io non voglio far crescere i miei figli in un ambiente culturale maschilista e retrogrado circa il ruolo delle donne nella società. Tante province a noi limitrofe sono molto più avanti di noi”.

 

 

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Kaswalder propone di tornare con il ddl in Commissione per superare l’impass prevedendo la possibilità di esprimere una sola preferenza.

 

Kaswalder (Misto) ha proposto di per uscire dall’impasse tornando con la legge in Commissione per prevedere la possibilità di esprimere una sola preferenza. “Facciamo liste al 50% donne e al 50% uomini e diamo la possibilità di votare per un unico candidato”. “Così il Consiglio potrà occuparsi dei problemi che ha oggi il Trentino”.

L’assessore ha espresso il no della Giunta all’odg per le stesse ragioni con cui era stato respinto il testo precedente (la legge già prevede la formazione dei cittadini).

Degasperi (M5s) ha evidenziato a proposito dell’odg di Borga, che anche nella valle dell’Adige i dati dicono che c’è ancora molto da fare per la parità di genere. “Ma soprattutto – ha aggiunto – bisognerebbe riflettere sull’efficacia degli strumenti che stiamo utilizzando oggi, visto il divario tra uomini e donne per quanto riguarda la presenza di queste ultime nelle istituzioni”. Per Degasperi “se il Trentino ha solo 13 donne sindaco perché chi sostiene questa legge non ne ha candidate, specialmente nei principali Comuni. Ai trentini andrebbe detto che non è quindi a causa della legge elettorale della Provincia se non ci sono donne sindaco”.

Viola (PT) ha ricordato che nei Paesi dove le donne elette in Parlamento sono più numerose non vi è mai stato alcun obbligo di voto il genere femminile. Non è vero che i risultati arrivano prevedendo obblighi di legge. Semmai sono stati i partiti ad auto-obbligarsi a candidare delle donne.

 

I lavori proseguono alle 15.00.

 

 

 

 

In allegato il documento contenuto nel comunicato stampa:

mattina giovedì 9 marzo

 

 

 

Foto: archivio Consiglio provinciale Pat