Cgil Cisl Uil Trentino * #FuturoalLavoro – Roma: « presenti alla manifestazione per sostenere e promuovere proposte di crescita, pensioni e fisco »

Riceviamo e pubblichiamo integralmente il seguente comunicato stampa:

Anche una folta pattuglia trentina è partita alla volta della Capitale. Le sigle confederali unite a sei anni dall’ultimo appuntamento in piazza San Giovanni. Pallanch: “Rilanciare le contrattazioni degli accordi contrattuali”. Alotti: “Fondamentale contrasto alla povertà, ma servono azioni vere”. Ianeselli: “Servono investimenti in materia lavoro”.

Strade piene, pienissime, in tantissimi hanno risposto presente alla manifestazione unitaria di Cgil, Cisl e Uil a Roma. Una mobilitazione con lo slogan “Futuro al lavoro” per sostenere e promuovere proposte di crescita, sviluppo, lavoro, pensioni e fisco. La richiesta al governo gialloverde è quello di aprire un confronto.

Le parti sociali bocciano le manovre di Lega e Movimento 5 stelle, considerate poco lungimiranti e recessive. Azioni che non affrontano i nodi della crisi, ma semplicemente agiscono sul momento per semplice tornaconto elettorale. Intanto la recessione economica è alle porte, la produzione industriale fatica, le infrastrutture sono bloccate e lo spread sale.

A sei anni dall’ultimo appuntamento unitario in piazza San Giovanni, i sindacati confederali si ricompattano. Anche una folta delegazione di trentini è scesa nella Capitale per riportare al centro della discussione il tema del lavoro: la legge di bilancio lascia molte, troppe, questioni irrisolte e serve un piano di sviluppo.
Serve un confronto – commenta Giuseppe Pallanch della Cisl Fp – la legge finanziaria è passata con la fiducia all’ultimo minuto disponibile, senza nessun approfondimento e discussione di deputati e senatori. Ovvio che siamo delusi, ma soprattutto preoccupati per i provvedimenti economici e sociali a livello nazionale.

Questa situazione si riflette però anche in Provincia: la nostra autonomia rischia di perdere senso, siamo sempre più centralizzati, come si è visto nel caso del Reddito di cittadinanza. Siamo qui per chiedere dignità del lavoro, rilanciare i piani per i giovani e far ripartire le contrattazioni degli accordi”.
Provvedimenti che non entusiasmano la Cgil. “I provvedimenti sociali del governo come Quota 100 e Reddito di cittadinanza erano attesi – spiegava Franco Ianeselli prima di partire- ma non si può cadere nell’inganno di credere che redistribuire reddito in deficit possa portare benefici. Servono investimenti in materia lavoro, il rischio è quello di dover tamponare agli ulteriori danni di questo governo”.

Un altro tema è quello di migranti e profughi. “In Italia, così come in Trentino, sembra il solo argomento di discussione. L’unica partita da giocare – continuava Ianeselli – invece si colpiscono i più deboli e si nascondono altre criticità dietro alla situazione dei richiedenti asilo. Siamo delusi anche per la perdita di risorse per il Reddito di garanzia in Provincia per lasciar spazio a quello di cittadinanza nazionale: non si sono salvate le prerogative dell’autonomia”.

Più lavoro, più giustizia sociale, più diritti per tutti. Queste le richieste dei sindacati scesi a Roma. “E’ fondamentale il contrasto alla povertà – afferma Walter Alotti della Uil – ma per sconfiggerla non bastano le risorse ‘virtuali’ a deficit, pagate poi con tasse dirette come l’aumento dell’Iva. Servono investimenti, perché il lavoro non si crea con un decreto legge. Qui una grande partecipazione di lavoratori, pensionati e cittadini, un grande successo contro i populismi e un segnale anche all’Europa e per l’Europa, che deve diventare regista di un nuovo modello di sviluppo, che valga per tutti”.

I sindacati usciti delusi dall’approvazione dell’emendamento sui dieci anni di residenza in Italia per accedere alla quota A dell’Assegno unico, considerato un atto grave e discriminatorio, che va oltre la legislazione europea e la Costituzione, che sceglie deliberatamente di dividere tra poveri. “Evidentemente – concludono i sindacati – per riduzione della povertà si intende questo: non vedere da un giorno all’altro una fetta di persone povere a cui dare sostegno”.