CARABINIERI: LE FOTO DEI TRE RICERCATI PER L’OPERAZIONE ANTIDROGA “CAFFE’ ESPRESSO”

Riceviamo e pubblichiamo integralmente il seguente comunicato stampa:

In allegato il comunicato stampa dei Carabinieri di Borgo Valsugana (Tn) e le foto dei tre ricercati dalle forze dell’ordine per l’indagine antidroga “Caffè espresso”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

INDAGINE ANTIDROGA “CAFFE’ ESPRESSO”

Compagnia di Borgo Valsugana

PERGINE VALSUGANA, marzo 2016 – febbraio 2017.

ESECUZIONE DI 15 ORDINANZE DI CUSTODIA CAUTELARE IN CARCERE,

EMESSE DAL G.I.P. DEL TRIBUNALE DI TRENTO PER VIOLAZIONE DEGLI

ARTT. 73 (co. 1) E 74 (co. da 1 a 4) D.P.R. 309/90:

ASSOCIAZIONE FINALIZZATA AL TRAFFICO ILLECITO DI SOSTANZE STUPEFACENTI CON L’AGGRAVANTE DEL NUMERO SUPERIORE A DIECI E DELLE ARMI.

Dopo che il 13 marzo 2017 è stata data esecuzione a nr. 15 Ordinanze di custodia cautelare in carcere elaborate al termine dell’indagine antidroga denominata “Caffè Espresso” – G.I.P. Trento, in seno al proc. pen. n° 2401/16-21 R.G.N.R. – 11/2016 DDA depositata il 15 febbraio 2017 – si delineano ulteriori dettagli dell’indagine che ha abbracciato circa 100 assuntori ed una decina di  collaboratori collaterali all’associazione multi-etnica.

1)     L’attività “professionale” di intimidazione e recupero crediti.

Una delle principali caratteristiche di un’”onesta” organizzazione criminale è la “serietà” nel pretendere il rispetto del “contratto”. Lo stile “cinematograficamente balcanico” colpisce il collaboratore locale: il fraseggio “colorito” nei dettagli delle promesse da attuare in caso di insolvenza lasciava nella mente degli interlocutori “ritardatari” immagini molto chiare della fine che avrebbero fatto.

Questa serietà, assieme alla disponibilità della “pistola” notoria nel Gruppo, rendeva più che credibile ogni “avvertimento”: come per lo stercorario, la valanga di letame cresce da Brescia a Trento, ed arriva anche al cliente “bene” che, forte della posizione di aficionado, talvolta prendeva a credito lasciando il “buffo” per qualche settimana.

Questo accadeva anche sui Social Network, ed era il caso di postare … “NON mi piace”!

2)     “Caffe?” – “Non ce n’è! Il bar è chiuso” – “Allora porta 3 od anche 4 birre!”.

Fin qui tutto bene, ma qualche cliente usava unità non frazionabili, come “mezza macchina” (cioè mezzo chilo) oppure “una macchina intera”, per specificare di non … “tagliarla”!

3)     L’indagine si è sviluppata con stile classico: vere e proprie osservazioni continue. La difficoltà maggiore è nell’osservazione di luoghi non all’aperto che, comunque, hanno visto protagonisti (quali luoghi d’incontro per limitare i dialoghi al cellulare “usa-e-getta” di infima fattura) parchi-gioco per bambini ovvero vicino alle Scuole oppure AutoGrill, cioè tutti luoghi in cui non desterebbe sorpresa vedere assembramenti occasionali di adulti.

4)     “Vedetta! Vedetta! Ci sono gli Zii” oppure “i Neri, due dei Neri”, diceva la vedetta al corriere mentre montava di servizio ai caselli di Trento se vedeva “due” pattuglie dei Carabinieri. Questo è un altro elemento basilare comprovante la professionalità di un’Associazione non certo occasionale. Tale incarico era per altro remunerato, spesso con lo stesso prodotto aziendale. Insomma, una S.A.S., “Sodalizio Associato per Stupefacenti”.

5)     In ultimo, le indagini sulle due repliche di pistole ritrovate, una Colt M1 ed una Beretta 92/SB, stanno stringendo il cerchio attorno ai tre affiliati mancanti, un tunisino e due albanesi, di cui è richiesta la massima divulgazione fotografica.

 

  1. KECI GENTIAN, NATO IN ALBANIA IL 12.02.1978, IN ITALIA S.F.D.;

2. MIRAJ ARMANDO, NATO A LEZHE (ALBANIA) IL 23.06.1988, IN ITALIA S.F.D.;

3.  HANNACHI FAHMI, NATO IN TUNISIA IL 21.07.1988, RESIDENTE A TRENTO IN VIA SANT’ANNA, 4.