ALTA VAL DI NON: CIA A WIDMANN, SONO NOTE LE PROBLEMATICHE DELLA FUSIONE?

Riceviamo e pubblichiamo integralmente il seguente comunicato stampa:

(Fonte: Claudio Cia) – Nel dicembre 2014, per soli tre voti a Malosco, era fallito il referendum sulla fusione a cinque tra Romeno, Cavareno, Sarnonico, Ronzone e Malosco, per la costituzione del Comune Altanaunia. Malosco scelse poi di allearsi con i vicini di Fondo per costituire (referendum di maggio 2016) il Comune Alta Val di Non assieme a Castelfondo e Ruffré Mendola. Progetto fallito anche questo per soli tre voti a Ruffré Mendola dal quale, tramite un comitato trasversale, si erano sollevate voci critiche sull’adesione del paese ad un gruppo di comuni con i quali, scrivevano, «nulla ci accomuna, nemmeno la contiguità territoriale».

Fondo e Malosco ci riprovano, e con Castelfondo attivano il recente referendum di fusione “a tre”, per Malosco il terzo in due anni. La Giunta regionale, con delibera 211 dell’11 novembre 2016, ha fissato la data del 18 dicembre 2016 per il referendum di fusione fra i tre comuni, per dare vita al nuovo municipio di “Alta Val di Non”, con 1.960 elettori chiamati a esprimersi.

Nel frattempo il Comune di Romeno contesta al Tar il nome “Alta Val di Non”, con una delibera nella quale la Giunta comunale autorizza il Sindaco a impugnare davanti al Tar di Trento i provvedimenti dei vicini Comuni di Fondo, Malosco e Castelfondo. «Tale denominazione crea l’erronea convinzione che tali Comuni siano maggiormente rappresentativi di una comunità territoriale più vasta, con conseguente pregiudizio alle comunità e ai territori dei comuni non aderenti al progetto di fusione ma pur sempre ricadenti nel territorio individuato come Alta Val di Non», riporta la delibera che motiva il ricorso. «L’Alta Val di Non è un ambito geografico, e sicuramente Romeno ne fa parte.

Se un domani ne dovessero far parte solo i cittadini di Fondo e Malosco (e presumibilmente anche quelli di Castelfondo) è chiaro che questa sarebbe una grave lesione dei nostri diritti e delle nostre libertà…». E ancora: «Se facessimo un referendum per un ambito unico, quello storico individuato a suo tempo dalla stessa Provincia, il nome sarebbe perfetto; invece con queste divisioni che si stanno creando, sia crea una spaccatura, e quando si apre un solco diventa difficile rimarginarlo».

Nello stesso sito internet www.altavaldinon.com, si descrive in effetti l’Alta Val di Non come “un immenso altopiano delimitato da una parte dai canyon del Rio Novella e ad est dal Monte Penegal e dal Monte Macaion. […] I centri più rappresentativi dell’Alta Val di Non sono Fondo, Malosco, Sarnonico, Cavareno, Ruffrè, Romeno, Don, Amblar.” Il Tar di Trento, con propria ordinanza, ha però bocciato la richiesta di sospensione del referendum di fusione presentata dalle amministrazioni di Romeno, Cavareno e Malosco, avanzando «dubbi sulla giurisdizione di questo tribunale».

Così il 18 dicembre 2016 si svolge regolarmente il referendum di fusione, che questa volta vede il successo dei favorevoli alla fusione dei tre Comuni di Fondo, Malosco e Castelfondo, che nel 2020 si fonderanno, con legge istitutiva di competenza regionale, nel nuovo Comune di “Alta Val di Non” con capoluogo a Fondo. La vicenda interessa anche il Consiglio delle Autonomie Locali, che raccoglie i rappresentanti dei sindaci di tutto il Trentino, che nella seduta del 1° febbraio 2017 ha espresso parere negativo sul disegno di legge regionale concernente l’”Istituzione del nuovo Comune di Alta Val di Non mediante la fusione dei Comuni di Castelfondo, Fondo e Malosco”.

Nel frattempo, se a Fondo si rivendica l’esito del referendum per la nascita del Comune di «Alta Val di Non», i comuni esclusi dalla denominazione pare non intendano stare con le mani in mano e nei giorni scorsi, si apprende dalla stampa locale, una delegazione costituita dai sindaci di Ronzone, Cavareno e Romeno, guidate dal sindaco di Ruffrè Mendola ed ex consigliere regionale Seppi, si è rivolta alla Regione. «È risultato molto chiaro a tutti che se si lascia nascere il Comune “Alta Val di Non”, questo non può essere fatto da soli tre Comuni, lasciando fuori gli altri», riporta Seppi.

«È chiaro che la Provincia Autonoma di Trento ha sbagliato a lasciar fare il referendum con quel nome. Non puoi prenderti il nome di un intero ambito, ci vuole giustizia per Fondo e per gli altri Comuni esclusi». E ancora: «Widmann e i capigruppo mi hanno assicurato che qualcosa di legislativo si troverà […] quello che importa è che tutti hanno ammesso l’errore della Provincia». Al di là delle “beghe di campanile” che possono annidarsi ovunque, pare che sulla “coesione territoriale” tanto auspicata ci sia ancora molto da lavorare. Di fatto il progetto artificiale di unificazione, più che unire, ha raggiunto l’obiettivo di dividere quello che è un territorio storicamente e geograficamente omogeneo.

 

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Premesso quanto sopra, si interroga la Giunta regionale per sapere:

se le problematiche generate dal processo di fusione nel nuovo Comune di “Alta Val di Non” sono note;

come sia possibile che il nome di un intero ambito territoriale possa essere attribuito solo ad alcuni Comuni dell’ambito stesso;

se si conferma che sono allo studio della Regione iniziative legislative per trovare una soluzione alla vicenda, ed eventualmente quali;

se effettivamente siano stati riconosciuti errori della Provincia Autonoma di Trento, ed eventualmente quali;

se nel referendum del maggio 2016 tra Fondo, Malosco, Castelfondo e Ruffrè si sia derogato alla possibilità di fusione tra comuni confinanti (“contermini”) ed eventualmente con quale motivazione;

se nel referendum del dicembre 2016 tra Fondo, Malosco e Castelfondo si sia derogato al limite demografico per l’istituzione di nuovi Comuni fissato in 3000 abitanti, ed eventualmente con quale ragione;

 

A norma di regolamento, si chiede risposta scritto

 

 

 

In allegato l’interrogazione contenuta nel comunicato stampa:

interrogazione regionale – Alta Val di Non, quando la fusione divide il territorio