ACCOGLIENZA: INTERROGAZIONE CIA, QUALI SOLUZIONI PER PROFUGHI PONTE RAVINA?

Riceviamo e pubblichiamo integralmente il seguente comunicato stampa:

(Fonte: Claudio Cia) – Un altro “non luogo” che si può trovare a pochi passi dalla città, scendendo al di là dell’Adige sotto un ponte autostradale all’altezza del CRM di Ravina, si raggiunge con una passeggiata da incubo. L’aspetto squallido che l’inverno contribuisce a intristire, del sentiero tra le sterpaglie e i rovi, ci fa imbattere in oggetti abbandonati di ogni sorta, lo specchietto retrovisore di una super car, immondizia sparsa, un bidet, oggetti per la toilette personale, dentifricio e spazzolino, abbandonati da qualcuno che non ha rinunciato a defecare dopo essersi lavato i denti. Tracce che vanno via via aumentando e ci portano a un vero e proprio insediamento umano, un villaggio fantasma di giorno, ma certamente abitato di notte, alla luce fioca di qualche piccola lampada a gas. Il dolce scroscio di una piccola roggia rende più sopportabile il tanfo dell’acqua marcia che scorre verso il fiume.

Si arriva così alla dependance sotto il ponte, con panni a stendere su corde tese che li salvano dalle nutrie. Materassi a formare giacigli sui quali non metteremmo a riposare neppure il nostro cane, due, tre, cinque, altri cartoni in terra, già alcove di disperati. Sacchi di plastica a custodire indumenti, misere masserizie, utili a sopravvivere nella più totale miseria. Chi viva qui è facile intuirlo: sono quei migranti che non hanno ricevuto lo status di rifugiati e, dopo mesi di inutile attesa in qualche centro di accoglienza, si sono dispersi e dati alla macchia trovando in un ponte l’unico tetto possibile.

In una mia interrogazione dell’estate scorsa, chiedevo, constatando che la maggior parte delle persone che accogliamo in Trentino non hanno diritto allo status di rifugiati, cosa facciano queste persone in Trentino? Come si mantengono? L’Assessore Zeni scriveva nella sua risposta che “le persone richiedenti protezione internazionale a cui non sia concesso alcun tipo di riconoscimento non hanno più titolo per rimanere sul territorio dello Stato italiano e quindi non hanno alcuna prospettiva in proposito”. Vero. Non hanno più titolo, ma con questo non significa che se ne vadano.

Non spariscono, anche se noi possiamo far finta che non esistano. Che cosa facciamo per queste persone? Che cosa vuol dire per noi accoglienza se tolleriamo situazioni di questo tipo? O vogliamo inserire anche quei giacigli nel novero dell’offerta turistica del Trentino? Di certo quei “turisti” non lasceranno alcun commento su Trip Advisor per la nostra provincia, ma pesa come un macigno sulla nostra coscienza politica sapere di situazioni del genere a un passo dalla città e con vista sul nuovo quartiere dell’archistar Renzo Piano.

Premesso quanto sopra, si interroga la Giunta provinciale per sapere:

se è a conoscenza della grave situazione riportata in premessa, quanti altri casi di simili “ricoveri di fortuna” sono stati segnalati e quali politiche si intende avviare per prevenire simili situazioni;
quanti, ad oggi, sono in totale i profughi arrivati nel nostro territorio, quanti di questi hanno inoltrato domanda di asilo, quante sono le domande accolte e quante quelle respinte;
qual è il destino dei profughi a cui non è stato riconosciuto lo status di rifugiato, se può indicare quanti di questi sono ancora presenti sul nostro territorio, dove e come sono alloggiati, chi sta monitorando la loro permanenza e su chi ricadono le spese per il loro sostentamento;
se nei dormitori sul territorio provinciale destinati all’accoglienza di “senzatetto” vengano accolti anche soggetti richiedenti protezione internazionale ai quali non sia stato concesso alcun tipo di riconoscimento;
se non ritenga che questa politica dell’accoglienza, così come la vediamo portare avanti, stia alimentando aspettative, miseria, degrado e sia preludio di potenziali conflitti sociali.

A norma di regolamento, si chiede risposta scritta.

 

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