Carabinieri - operazione antidroga ad Olbia Tempio, scoperte tre piantagioni

Riceviamo e pubblichiamo integralmente:

Walter Pardatscher e Carlo Costa cittadini onorari di Nogarole Rocca. A22, 45 anni fa la fine dei lavori, una cernita che unisce i territori. Nuovo sovrappasso e “Sogno di un bimbo” per il Comune veneto.

Con la consegna della tratta Chiusa-Bolzano Sud, superate difficoltà tecniche per l’epoca enormi, l’11 aprile del 1974 furono terminati i lavori di realizzazione dell’autostrada del Brennero. Dal loro avvio, il 4 maggio 1964, erano passati meno di dieci anni. L’Italia veniva finalmente collegata con un’autostrada al resto d’Europa e i territori che coraggiosamente avevano costituito la Società e realizzato l’opera venivano così saldamente connessi allo sviluppo economico nazionale. Sono passati esattamente 45 anni da quel giorno, ma il ruolo rivestito da Autostrada del Brennero SpA per i territori attraversati dalla A22 non è cambiato: una cerniera che unisce Comunità tra loro anche molto diverse, ma accomunate da un comune progetto di sviluppo.

Oggi, a Nogarole Rocca, questo legame è stato nuovamente testimoniato da quello che può essere definito un “reciproco riconoscimento”. Autostrada del Brennero SpA ha simbolicamente consegnato al Comune il nuovo sovrappasso 95 – che tiene unite le località di Pradelle e Bagnolo – e l’istallazione artistica di Gabriele Gottoli, “Sogno di un bambino”, uno scudo che unisce e consolida. In questo modo, la Società ha voluto nuovamente comunicare il proprio sentirsi al servizio dei territori che, attraverso i propri Enti locali, l’hanno fondata 60 anni fa. L’Amministrazione comunale di Nogarole Rocca, rappresentata dal sindaco Paolo Tovo, ha voluto omaggiare l’Amministratore Delegato, Walter Pardatscher, e il Direttore Tecnico Generale, Carlo Costa, della cittadinanza onoraria come riconoscimento della vicinanza dimostrata dalla Società alla municipalità. Non si tratta della prima volta: già al compianto ex presidente Ferdinand Willeit fu concesso questo importante riconoscimento.

La particolarità dell’autostrada del Brennero è di essere al contempo locale e internazionale. Da un lato, è la prima infrastruttura per l’import-export italiano, un vero e proprio ponte per l’Europa. Dall’altro, la Società che la gestisce è un attento interlocutore delle 6 Province e delle 69 Amministrazioni comunali che attraversa, una vera e propria “città lineare” che va da Bolzano a Modena. In quest’ottica, si spiegano la grande attenzione per opere come i sovrappassi, che garantiscono unità ai territori, la progettazione di nuove aree di servizio che in futuro esprimano architettonicamente le caratteristiche di ogni località, l’investimento nell’arte, dalle opere contemporanee come quelle di Nogarole Rocca, Chiusa (“Galanthica” di Peter Senoner), Trento Sud (“Tridentum” di Stefano Cagol), Rovereto Nord (“Visioni in transito” di Giuliano Orsingher), Rovereto Sud (il mosaico di Barbara Tamburini ed Enrico Ferrari), Verona Nord (“Slancio vitale” di Piera Legnaghi), e Mantova Nord (“Turbine” di Aurelio Nordera), a quelle storiche la cui tutela è stata anche recentemente garantita dalla Società in occasione del suo Sessantesimo. Non è un caso se la A22 è l’unica autostrada d’Italia che ospita un museo, il Plessi Museum, realizzato dove un tempo sorgeva la dogana tra Italia e Austria. Unire l’Italia all’Europa e le Comunità attraversate in un comune destino di sviluppo e cura del territorio è stato, è e sarà il ruolo di Autostrada del Brennero SpA.

 

 

 

 

 

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DISCORSO TENUTO DAL PRESIDENTE

Luigi Olivieri

IN OCCASIONE DELL’INAUGURAZIONE

DEL NUOVO CAVALCAVIA

PRADELLE-BAGNOLO

 

 

Buongiorno al sindaco di Nogarole Rocca, Paolo Tovo, al Presidente della Provincia di Verona, Manuel Scalzotto, e a tutti voi che ci ospitate qui oggi.

 

È con grande piacere che ho accolto l’invito ad essere presente, perché nell’inaugurazione del nuovo cavalcavia e dell’istallazione artistica che a breve andremo a scoprire e nella consegna della cittadinanza onoraria al nostro Amministratore Delegato, l’ingegner Walter Pardatscher e al nostro Direttore Tecnico Generale, l’ingegner Carlo Costa, scorgo la perfetta rappresentazione del nostro riconoscimento reciproco. Quello di Autostrada del Brennero, che lungi dall’intendere se stessa come una società indifferente alla vita delle Comunità che attraversa, si sente piuttosto di esserne al servizio, in quanto espressione di quegli Enti pubblici locali che la fondarono 60 anni fa. A questo si aggiunge, e non può che farci piacere, il vostro di riconoscimento, rivolto a un soggetto sì economico e gestito secondo criteri di efficienza, ma anche capace di essere consapevolmente motore dello sviluppo dei territori che attraversa. Il nostro è un legame che si consolida, ma non una novità, come ci ricorda la cittadinanza onoraria da voi già concessa al compianto Ferdinand Willeit, indimenticato presidente della Società.

Come molti di voi già sanno, quest’anno ricorre il sessantesimo anniversario dalla data di costituzione di Autostrada del Brennero. Una storia lunga sessant’anni, che ad essere rigorosi andrebbe riportata ancora più indietro nel tempo quasi di un decennio. Oggi, non senza un certo sconforto, assistiamo stupiti a letture della nostra Società che tendono a dipingerci quasi come dei predoni del bene pubblico, insaziabili divoratori di pedaggi. Chi tratteggia questo quadro a dir poco ingeneroso, dimentica, spero solo per ignoranza, di ricordare come è nata Autostrada del Brennero, quali sono state allora le sfide vinte a nome dell’interesse nazionale ed europeo e quali sono, oggi, i suoi progetti per uno sviluppo sostenibile della mobilità nazionale ed europea.

Dimentica, ad esempio, di ricordare che per quasi un decennio quelli che sarebbero divenuti i Soci fondatori della Società cercarono di convincere i governi di allora della necessità di un collegamento autostradale tra l’Italia e il resto d’Europa. Dimentica quanti furono i “no” incassati prima che la legge Zaccagnini, solo nel 1961, consentisse la realizzazione dell’opera, lasciando poi l’iniziativa, i debiti e i rischi correlati agli Enti locali che, da Bolzano a Modena, decisero di raccogliere la sfida. Dimentica di ringraziare chi, in soli dieci anni, superando difficoltà tecniche per allora enormi, consegnò all’Italia quel collegamento europeo che ancora oggi rappresenta la prima infrastruttura in assoluto per l’import-export di tutta Italia.  Chi ci descrive come incontentabili, dimentica di spiegare per cosa sono stati impiegati in questi anni gli utili che la Società è stata in grado di generare superato il rischio, concreto fino agli inizi degli anni ’80, di dover portare i libri in tribunale, a causa del gravame dei debiti contratti per realizzare l’opera. Molte di quelle risorse sono state investite nella tratta stessa, nel suo ammodernamento, in progetti per ridurre l’impatto ambientale di un traffico che attraversa e impatta sui nostri territori, ma serve mezza Europa e tutta Italia. Molte di quelle risorse sono state investite nella sicurezza. Perché chi oggi punta un ingeneroso indice contro di noi non parla di sicurezza? Autostrada del Brennero può vantare un tasso di incidentalità di 16,8, contro una media nazionale di 28, questo nonostante l’enorme mole di traffico e nonostante il nostro tracciato s’inerpichi per diversi chilometri in montagna, con curve, neve, viadotti e discese, tutti elementi potenzialmente pericolosi. Perché non si racconta che Autostrada del Brennero investe annualmente una media di quasi 50 milioni di euro in manutenzioni, per garantire che nessuna delle proprie infrastrutture possa tradire chi vi circola? Perché non si raccontano gli sforzi che abbiamo fatto per riuscire a imporre, sostenuti dalla Polizia di Stato, un divieto di sorpasso per i mezzi pesanti la cui efficacia è oggi oggettiva almeno quanto allora lo fu la sua impopolarità? Perché, me lo si conceda, non si dice quante vite umane sono state salvate dagli amministratori di Autostrada del Brennero e da tutti i dipendenti che quotidianamente operano perché la cura di ogni singolo dettaglio, anche il più modesto, concorra a garantire la sicurezza di ogni utente?

Si dirà che la politica deve guardare al futuro. E allora perché non viene detto cosa si prepara a fare Autostrada del Brennero nel prossimo futuro se finalmente la questione della concessione sarà risolta? Poche settimane fa, abbiamo tutti visto i ragazzi riempire le piazze del mondo per chiedere che venga consegnato loro un pianeta degno di essere abitato, li abbiamo sentiti chiedere di non rubare loro il futuro. Autostrada del Brennero ha realizzato il primo e, al momento, purtroppo ancora unico centro di produzione e distribuzione di idrogeno d’Italia. Ha già garantito le esigenze di chi viaggia con un’auto elettrica istallando colonnine di rifornimento, per altro ancora gratuite, lungo tutta la tratta. Ha da poco approvato un piano per la mobilità sostenibile che in due anni, sempre che noi lo si possa attuare, moltiplicherà i centri di ricarica per veicoli elettrici, permetterà di realizzare quattro nuovi impianti di distribuzione dell’idrogeno, e implementerà tutte le stazioni di rifornimento per veicoli a gas. Un piano da 19 milioni di euro. Perché lo facciamo? Per interesse economico? Allora perché altri non fanno altrettanto? Lo facciamo perché Nogarole Rocca come Trento, Verona o Mantova, sono casa nostra e ci teniamo a garantire sì lo sviluppo economico dei nostri territori, ma uno sviluppo sostenibile, che guardi a domani e, se possibile, anche a dopodomani.

È la stessa logica che ci ha animato, ancora a metà anni Novanta, quando abbiamo fatto noi notare per primi che l’autostrada non sarebbe più stata sufficiente in futuro a sostenere l’aumento del traffico merci e che bisognava pensare di potenziare la ferrovia. Investiamo nella nostra concorrenza e, ciononostante, siamo accusati di avidità. Vogliamo realizzare non distante da qui, a Isola della Scala, un grande polo intermodale e ci viene obiettato che con l’autostrada non c’entra, così come viene contestato il finanziamento della Cispadana e del porto di Valdaro, a Mantova. Fatico a capire, come fatico a comprendere perché ci venga chiesto di abbassare le nostre tariffe quando è noto che sono le più basse e quando tutti sanno che questo è uno dei motivi per il quale la tratta appare spesso sovraccarica. Un’altra accusa trovo curiosa: quella di aver distribuito negli anni dividendi ai Soci. In un Paese che fatica sempre di più a trovare risorse per i propri Enti locali, notoriamente le istituzioni più vicine ai cittadini e ai loro problemi di ogni giorno, siamo accusati non di aver portato i nostri utili in qualche conto estero, ma di averli distribuiti ai nostri Soci, che sono all’84,7% Enti pubblici locali. Se questa è l’accusa, è con orgoglio che ci dichiariamo colpevoli.

Non voglio rovinare questo giorno di festa a Nogarole Rocca con inutili polemiche. Aggiungo solo un’ultima considerazione. Oggi siamo vostri ospiti e, come dicevo all’inizio, è davvero bello che noi si dimostri di essere al vostro servizio e che voi ci riconosciate questo impegno. Dopodomani saremo a Mantova per presentare gli scavi archeologici condotti nelle pertinenze di un altro sovrappasso, il 100, non molto distante da qui, dove è stato scoperto un sito manifatturiero preistorico che testimonia, tra le altre cose, come questa direttrice viaria che oggi chiamiamo A22 venga in realtà percorsa da millenni. Io abito in Rendena, una valle del Trentino che molti conoscono per via di Madonna di Campiglio. Qui, a Nogarole, siamo nel cuore della pianura Padana. I nostri territori sono diversi per paesaggio, tradizioni, economia, cultura. Tra noi c’è chi beve il teroldego, chi il lambrusco e chi, come me, è astemio. A unirci, come una cerniera, sono questi 314 chilometri di strada, realizzati su una direttrice viaria antica quanto l’uomo. È questa strada che ha permesso alle nostre Comunità di collegarsi al resto d’Italia e d’Europa, di non restare ai margini dell’economia nazionale e di svilupparsi.

Ciò che tutti noi, insieme, dobbiamo evitare è che gli sforzi e le brillanti intuizioni dei nostri padri vengano dispersi per fare di questi territori dei meri corridoi di attraversamento degli interessi di altri. Da settant’anni lavoriamo insieme per garantire protagonismo e sviluppo alle nostre Comunità, non smetteremo certo di farlo ora.

 

Grazie