ROBERTO PACCHER * CANILI IN TRENTINO: ” MI BATTERÒ AFFINCHÉ VENGANO STABILITE DELLE REGOLE BEN PRECISE IN MATERIA DI CINOFILIA “

È notizia di questi giorni, la vicenda di un cittadino che aveva la necessità di affidare il suo cane ad un canile della nostra Provincia e che per farlo ha dovuto rispondere ad un questionario composto da ben 216 domande. Sembra che il cittadino abbia potuto presentarsi all’”interrogatorio”, senza essere assistito da un legale di fiducia, e questa è forse l’unica buona notizia.

Un’analoga trafila burocratica spetta a chi, al contrario, decide di adottare un amico a quattro zampe, con una burocrazia che impedisce spesso di concludere la pratica. Forse è anche per questo che molti trentini alla fine adottano cani da altre strutture, spesso del sud, rendendosi loro malgrado, protagonisti e vittima del sistema ormai malato al quale assistiamo quotidianamente sui social.

Ogni giorno, infatti, vengono pubblicati numerosi  annunci strappalacrime che facendo leva sulla emotività della gente, presentano casi che alimentano la migrazione ed il traffico dei cani dal sud al nord Italia (paragonabile e anzi superiore al tanto demonizzato traffico dei cani proveniente dall’est).

Nella maggior parte dei casi, al cittadino “ingenuo di buon cuore”, viene richiesto un contributo economico per il trasporto e le pratiche amministrative relative all’adozione che vanno ad aggiungersi ai già corposi contributi che canili e associazioni ricevono dall’ente pubblico.

La Legge vieta, ed eticamente scorretta, la richiesta di denaro da parte dei volontari. Questa migrazione ha inoltre provocato, e sta provocando tutti i giorni, la pericolosa proliferazione di ceppi batterici e di patologie particolari che ormai da anni non si registravano nella nostra regione.

Auspico, e mi batterò, affinché vengano stabilite delle regole ben precise in materia di cinofilia che ormai è divenuto fenomeno sociale e che vede nella nostra regione la presenza di ormai circa 50.000 cani e un numero imprecisato di altri animali da affezione.

lo scopo è ovviamente quello di arrivare nel giro di pochi anni allo svuotamento totale delle strutture della nostra provincia e alla diffusione della corretta cultura cinofila tra i nostri cittadini che hanno scelto di unirsi al migliore amico dell’uomo.

Vanno sensibilizzati i nostri concittadini a rivolgersi alle strutture della nostra regione, ma queste devono diventare più snelle nelle loro procedure per far sì che chi è desideroso lo possa fare senza una trafila burocratica che ne ostacola la buona volontà.

Una simile burocrazia infatti è un autentico intralcio e a volte sembra che gli stessi canili cerchino di dissuadere l’adozione invece di favorirla. Sappiamo che non è così ma l’impressione è questa e sarebbe bello essere smentiti dai fatti.

 

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Roberto Paccher