LIBERI E UGUALI DEL TRENTINO – ATTOLINI * REDDITO CITTADINANZA: ” LA NOSTRA PROPOSTA PARLA DI ‘ LAVORO DI CITTADINANZA ‘ CHE VUOLE GARANTIRE A TUTTI I RESIDENTI UN LAVORO DI QUALITÀ “

Leggo con interesse la lettera di Matteo Angeli sul reddito di cittadinanza e non posso che concordare con le sue osservazioni.

Il reddito di cittadinanza è una misura assistenziale che, come tale, non produce nulla, non crea lavoro, non permette di evolversi. Si limita a distribuire le risorse per far crescere il consenso e l’accondiscendenza tra le persone, invece che spingerle a credere in sé e sfruttare il proprio potenziale. E questo è il torto più grande che si possa fare ad una persona; trattarla da incapace e farla permanere in uno stato di passività. E il torto diventa collettivo quando svilisce il lavoro nella sua accezione di bene comune, da salvaguardare per rispettare la dignità delle persone.

Certo il vicepremier Di Maio, si affretta a rassicurarci sul fatto che non darà una lira a chi se ne starà sul divano e che il suo «reddito» è un sussidio minimo condizionato all’inserimento lavorativo e alla riqualificazione professionale dei poveri assoluti italiani, attraverso le “politiche attive del lavoro”.

Non si tratta quindi di assistenzialismo, non è una misura di Welfare, ma è Wolkfare neo-liberale, quel sussidio condizionato all’obbligo di lavoro, già adottato nell’Ue e in Usa, che non è nuovo nemmeno per l’Italia, che lo ha già sperimentato con il reddito di inclusione istituito nel 2016 dal Partito Democratico.

Ebbene, noi di Liberi e Uguali del Trentino rifiutiamo in pieno questa logica che toglie dignità al lavoro ed ai lavoratori. La nostra proposta va oltre e parla di “lavoro di cittadinanza”.

A prima vista si potrebbe confondere il lavoro di cittadinanza con la proposta di wolkfare neo-liberale dei 5 stelle, ma si tratta invece di misure contrapposte.

Il nostro piano di lavoro di cittadinanza vuole garantire a tutti i residenti che lo desiderino un lavoro di qualità con un salario minimo dignitoso, offerto dalla Provincia, in alternativa a tutte le altre forme di ammortizzatore sociale.

Già durante la campagna per le elezioni politiche ebbi occasione di parlare dell’opportunità che le istituzioni predisponessero “piani del lavoro”. Se l’ente pubblico si pone come occupatore di ultima istanza, può svolgere le sue attività istituzionali in modo più completo ed efficiente e, nello stesso tempo, offrire una reale occupazione a chi è disposto alle condizioni stabilite, seppur “minime”, a partecipare alla realizzazione di obiettivi concreti ed organizzati in modo responsabile. In effetti, fornire un’opportunità di occupazione non vuol dire essere indifferenti su cosa si deve fare con quella occupazione.

La logica di mercato ci relega in una realtà caratterizzata da “troppe merci e poco lavoro”. Spetta all’istituzione realizzare quella gamma di beni e servizi – volti a soddisfare bisogni sociali, creare infrastrutture comunitarie, garantire i beni comuni – che il mercato non prende in considerazione.
Spetta all’istituzione attuare una politica economica capace di sostenere la domanda producendo quei beni (di cura delle persone e dell’ambiente) che la legge del mercato non produce e non distribuisce, e che migliorano la qualità della vita di tutti/e. Quali e quanti beni produrre, nonché la loro collocazione, andranno decisi dalle comunità locali attraverso adeguati strumenti di partecipazione.

Mi sembra già molto, ma questo non ci basta. Accanto a questo provvedimento vogliamo creare le condizioni per rilanciare in toto il lavoro.
In Trentino ci sono lo spazio e le garanzie per avviare una riconversione ecologica dell’economia, un piano economico ed ambientale pluriennale in grado di ri-orientare l’economia e riqualificare il lavoro. Si tratta di un settore strategico capace di liberare un’enorme potenzialità per la promozione delle economie sane in grado di produrre più risorse di quante vengano sottratte, in termini ambientali e sociali, e per la creazione di posti di lavoro diffusi, stabili,

Nella nostra Provincia, significa puntare al recupero e alla ricomposizione di un ambiente sociale e lavorativo che sia garanzia di un reale presidio sul territorio: dal restauro di aree di valore naturalistico degradate; all’incentivazione di attività di agricoltura e zootecnia, condotte con sistemi innovativi compatibili anche con il recupero di strategie tradizionali, funzionali alla protezione ambientale; all’investimento nel settore del turismo a conduzione locale, a favore dello sviluppo di strutture ricettive che sappiano coniugare accoglienza, qualità di servizi e costi contenuti per gli utenti.
Ma significa anche riqualificare e trasformare in case clima tutti gli edifici della nostra provincia, ad esempio.

E ancora significa rifondare il sistema cooperativistico, oramai piegato alle dinamiche di mercato, rivalutando la sua funzione originaria, quella di garantire occupazione in una prospettiva preminentemente solidaristica, rispettosa della libertà e dignità dei lavoratori.

 

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Renata Attolini
Candidata alle provinciali per la lista di Liberi e Uguali del Trentino