“Io parlo di cose serie, che interessano gli orsi e non di fantasie. Niente rubli, niente vodka, niente finanziamenti. Solo io con le mie forze”.

Così diceva fra sé e sé l’orso M.49 mentre, assistito a sua insaputa dai Servizi Segreti russi, che gli avevano fatto trovare nella gabbia guanti a prova di scossa e ramponi sottratti agli operai di Dolomiti Energia, scavalcava il muro dell’Alcatraz trentina, sempre stata a prova di fuga e anche di Fugatti.

D’altronde, pensava M.49: “cosa resto a fare? Qui non c’è più nulla di certo. Anche la “Civica Trentina” non esiste più e io mi sento abbandonato da tutti. Perfino dai miei alleati, se si ritrovano solo in venti a manifestare per me: peggio di Julian Assange e di Vikileaks.

Qui scompaiono tutti: prima i quarantanove, poi i sessantacinque (milioni ben s’intende), poi gli immigrati (salvo quelli che continuano a sbarcare) e io non ho mica scritto “scemo” sulla fronte. Nel bosco di Valsorda di notte mi pare di sentire, anche se può sembrare una contraddizione, l’ “Equipe 84”: torno a casa, siamo in tanti sul treno. Facce stanche, ma negli occhi il sereno. Dopo tanti mesi di lavoro mi riposerò……”.