VERDI – TRENTINO * MONTAGNA” SONO PROPRIO NECESSARI DUE RISTORANTI A MALGA VASOLERA E A MALGA LAGORAI? “

La catena del Lagorai, considerata una delle zone più belle e preziose delle Alpi, offre la magnifica opportunità della traversata denominata Translagorai, che si sviluppa per 85 chilometri in quota tra i 1800 e i 2600 chilometri su sentieri percorsi un tempo dai soldati della Prima Guerra Mondiale.

Con un accordo tra Provincia e Comuni si è concretizzato un progetto che, nelle intenzioni, dovrebbe riqualificare il percorso. Questo progetto prevede tra l’altro la ristrutturazione di un rifugio e di 6 malghe, di cui due con servizio ristorante.

Pur comprendendo la necessità di fare rete e considerando che l’intenzione sarebbe quella di offrire servizi e punti di appoggio agli escursionisti, è innegabile che esistano delle criticità di tipo ambientale e naturalistico che non possono non essere considerate. Non è infatti di bivacchi a valle che si dovrebbe parlare, inutili per chi affronta in quota la traversata, bensì di implementare l’offerta con uno o due bivacchi sul percorso.

Sono proprio necessari due ristoranti a Malga Vasolera e a Malga Lagorai? Chi ben conosce il territorio, le sue potenzialità e i suoi reali bisogni suggerisce piuttosto di costruire un bivacco in quota, nella zona di Forcella Valsorda a 2256 metri di quota, mentre più a valle si potrebbe riqualificare l’abbandonata Malga Stellune. E un’altra possibilità potrebbe riguardare un bivacco da installare nei pressi di Forcella Letigosa.

Andando così incontro a reali necessità. Risulta peraltro molto chiaro che tutte le altre tratte sono ben servite da bivacchi e rifugi. Non si tratta di non fare niente, ma di fare ciò che serve. Dunque quello su cui ci si deve soffermare, considerato che la particolarità della Translagorai è proprio quella di rimanere in quota per tutta la percorrenza, è il concetto di “riqualificazione”, che non sempre corrisponde all’idea del conservare e preservare la preziosità di un territorio da un turismo mordi e fuggi che vive e interpreta la montagna come un qualsiasi altro luogo. Dare qualità alla montagna non va in questa direzione, a fronte soprattutto di tanti sfregi già perpetrati.

Si parla di cifre ragguardevoli: 3 milioni di euro solo per investimenti edilizi, mentre 400 mila euro sono previsti per aumentare la copertura della telefonia mobile e solo 160 mila euro andrebbero alla manutenzione dei sentieri, fondamentale per la sicurezza degli escursionisti.

Per non parlare di quello che comporterebbe, con questa massiccia implementazione di turismo poco sostenibile, l’approvvigionamento, lo smaltimento dei rifiuti e dei reflui, la necessità di energia elettrica, di acqua, la viabilità, il mantenimento integro delle mulattiere della Grande Guerra.

Il Lagorai è una sorta di paradiso nel quale si deve camminare in punta di piedi, cercando di non trasformarlo secondo principi di “modernità” e l’uso disinvolto della montagna come semplice divertimento, con sport che poco si confanno alle caratteristiche della zona, favorendo magari nuovi impianti in collegamento con quelli del Cermis, che potrebbero utilizzare questi luoghi come appendice della sua vocazione turistica ben consolidata.

Chiediamo perciò che si consideri che il nostro Trentino ha necessità di salvaguardare bellezza, paesaggio, risorse naturalistiche, biodiversità e peculiarità di territori che, come il Lagorai, non sono ancora stati toccati da speculazioni e che, per definizione, non si prestano a trasformazioni impattanti e non necessarie, che ben poco hanno a che vedere con le motivazioni e le valutazioni che, a suo tempo, hanno inteso la Translagorai come percorso, certamente servito e valorizzato, ma altrettanto fortemente dedicato a chi vive la montagna con rispetto, lasciando un’impronta leggera e sostenibile che ne mantenga integra la bellezza e la preziosità.