UNITN * PARODONTITE: FOCUS IERI AL CIBIO CON TORD BERGLUNDH, DENTISTA PARODONTOLOGO E RINOMATO RICERCATORE

Per la prima volta all’Università di Trento, spazio a un dentista. Il focus si è tenuto ieri al Centro di Biologia integrata dell’Università di Trento su una malattia poco conosciuta che interessa la bocca e i denti di tante persone: la parodontite – anche detta piorrea, parodontite o parodontopatia. Si tratta di un’infiammazione cronica dei tessuti parodontali che mantengono saldo il dente. Una patologia molto importante che, se non trattata, può determinare la perdita del dente.

Per parlare di parodontite è stato ospite il professor Tord Berglundh del Dipartimento di Parodontologia dell’Università di Goteborg, nell’ambito di un seminario promosso dai dottorandi e dalle dottorande del Cibio in collaborazione con l’Associazione Italiana Odontoiatri (sede di Trento). Dentista e stimato ricercatore, Berglundh è considerato uno dei più titolati ricercatori in campo odontoiatrico a livello mondiale.

Le sue conoscenze e le sue ricerche sono collegate ai campi dell’immunologia e della ricerca di base. Oltre agli studenti e ai dottorandi, il seminario del professor Berglundh ha attirato un gruppo numeroso di dentisti liberi professionisti del Trentino, interessati a vedere la malattia parodontale e peri-implantare sotto un’altra luce: come ottimi modelli per lo studio dell’interazione tra l’ospite uomo e il microbioma della bocca e come potenziali modelli da applicare per lo studio di altre malattie.

La parodontite è una malattia infiammatoria cronica che determina una perdita d’attacco dei denti rispetto ai loro tessuti di sostegno con conseguente formazione di tasche parodontali, mobilità dentale, sanguinamento gengivale, ascessi e suppurazioni, fino alla perdita di uno o più elementi dentali.

Generalmente affligge individui in età adulta, ma alcune forme possono colpire anche nell’infanzia e nell’adolescenza. Si tratta di una malattia multifattoriale che ha alla sua base una causa batterica e una componente genetica, ed è influenzata dagli stili di vita (tra cui stress, fumo) o patologie concomitanti come il diabete. «È anche una patologia molto comune» ha spiegato ieri Berglundh. «Si calcola infatti che colpisca oltre il 40% per cento della popolazione adulta con età superiore ai 50 anni ed è considerata la sesta patologia al mondo per diffusione. Le persone dovrebbero essere più informate e consapevoli sui rischi di questa malattia».

L’incontro di ieri è servito anche a fare il punto sulle attività di ricerca condotte da Berglundh e dall’Università di Goteborg con il centro di ricerca CIBIO dell’Ateneo trentino.

In particolare le inziali collaborazioni si sono sviluppate attorno al progetto di ricerca sul microbioma degli impianti dentali di Paolo Ghensi, dentista a Trento e dottorando del CIBIO presso il Laboratorio di Metagenomica Computazionale diretto dal Prof. Nicola Segata. «Gli impianti dentali – spiega Ghensi – sono ampiamente utilizzati dai dentisti per sostituire elementi mancanti nella popolazione generale, ma purtroppo la prevalenza di due malattie, mucosite e peri-implantite, che affliggono gli impianti dentali è in drammatico aumento.

Queste malattie, in particolare la peri-implantite, possono essere cosi severe da portare alla perdita dell’impianto dentale. Possono rappresentare quindi un serio problema socio-economico vista la complessità del trattamento e il disagio del paziente nell’essere soggetto ad una infezione potenzialmente in grado di compromettere la riabilitazione protesica precedentemente effettuata».

Il progetto di Ghensi si basa sullo studio del microbioma (la comunità microbica) che è presente intorno agli impianti dentali nel corso di queste malattie ed è stato fresco vincitore del premio “HM Goldman” per la ricerca di base in occasione del XX Congresso della Società Italiana di Parodontologia e Implantologia (SIdP).

Lo studio ha coinvolto altri dentisti sul territorio trentino, tra cui Cristiano Tomasi già professore associato proprio presso il Dipartimento di Parodontologia dell’Università di Göteborg diretto da Berglundh, e vuole fare luce con le tecniche metagenomiche attualmente più avanzate, sviluppate e perfezionate nel corso di questi anni dal Laboratorio del professor Nicola Segata, su quali microroganismi sono esattamente coinvolti in tali malattie al fine di poter sviluppare nuove strategie preventive e terapeutiche.

«Credo che le collaborazioni finora avviate tra l’Università di Goteborg e quella di Trento su questi argomenti e in particolare sullo studio del microbioma negli impianti potranno svilupparsi sempre più in futuro» ha commentato ieri Berglundh.