PROVINCIA AUTONOMA DI TRENTO

"Il Trentino news" (puntata n° 9)

L’assemblea degli iscritti dell’Unione del Trentino ha approvato oggi all’unanimità l’atto di indirizzo, documento guida per l’organizzazione della fase costituente.

Annalisa Caumo è stata confermata presidente dell’Upt. Responsabili politici dell’Unione per il Trentino sono stati eletti Alessio Rauzi e Valter Giacomazzi fino alla prossima assemblea provinciale. Eletto anche il nuovo Parlamentino UPT.

Assemblea Upt 15 giugno 2019: proposta atto di indirizzo.  L’Assemblea degli Aderenti all’Unione per il Trentino.

CONSAPEVOLE

che un ciclo sociale e politico si è chiuso. In Trentino – come in Italia e in Europa – si misurano cambiamenti epocali che hanno provocato una radicale mutazione della politica e delle sue categorie.

La crisi del compromesso tra democrazia e mercato che aveva realizzato in Europa uno dei sistemi di redistribuzione della ricchezza più efficaci che la storia ricordi e la conseguente perdita di carisma delle istituzioni rappresentative, hanno fatto nascere una domanda politica nuova, che i partiti democratici tradizionali faticano ad intercettare e che diventa invece la base costitutiva delle proposte populiste e della destra sovranista.

CONSAPEVOLE ALTRESÌ

che anche l’Autonomia Speciale del Trentino – al pari della democrazia liberale – ha perso in larga parte il suo carisma popolare.
Essa oggi si trova ad affrontare i nuovi scenari in una condizione di grande, inedita difficoltà, poiché la sua forza “formale e giuridica” sconta la debolezza del suo rapporto con la costituzione materiale della società.
I capisaldi culturali e sociali dell’Autonomia Speciale Trentina sono infatti agli antipodi rispetto a quelli che in questo tempo sembrano connotare la volontà popolare, poiché essa è frutto dei valori di solidarietà, comunità, responsabilità; di una forte spinta “collettiva”. È emblema del primato dei diritti collettivi. È nata nel contesto di una spiccata e convinta prospettiva europeista.

PREOCCUPATA

in modo particolare del fatto che anche in Trentino i comportamenti elettorali siano oggi del tutto omologati a quelli del resto del Paese, pur in presenza degli importanti risultati ottenuti dai Governi Provinciali degli ultimi decenni proprio sul piano dei diritti sociali e della difesa dei sistemi di welfare e di redistribuzione della ricchezza.
Segno evidente, questo, di una Speciale Autonomia che non ha coltivato e condiviso con la comunità in modo adeguato il senso di un progetto che non può essere confinato nelle sole, pur importanti, prestazioni di tipo
amministrativo.

PRENDENDO ATTO

di ciò che gli elettori hanno deciso nelle ultime consultazioni elettorali del 2018 e 2019 e del messaggio che essi hanno inteso inviare alla politica

DELIBERA

la volontà dell’Unione per il Trentino di mettersi radicalmente in discussione.
Avverte come un “bene pubblico” la propria vocazione a servire – nelle nuove modalità – i valori in cui ha creduto e crede.
Ritiene che l’Europa, l’Italia ed il Trentino abbiano ancora bisogno dell’apporto di una visione “popolare” e di una formazione politica che la interpreti in modo autonomo ma solidale con le altre culture politiche alternative alla destra populista e sovranista.
Questa volontà deve però tradursi in una forte e credibile innovazione di linguaggi, strumenti, progetti e classe dirigente.
Per queste ragioni, l’Assemblea degli Aderenti all’Unione per il Trentino

DA MANDATO AI NUOVI ORGANI DEL PARTITO

• di completare entro i prossimi dodici mesi il processo costituente di una forza politica nuova, che l’UPT deve concorrere a costruire – in coerenza con i propri valori – ricercando l’apporto di persone, associazioni, esperienze civiche territoriali e formazioni politiche disponibili ad aprire una nuova stagione di presenza del popolarismo trentino di ispirazione democratica, autonomista e riformatrice.

• di elaborare una nuova forma organizzativa capace di valorizzare l’apporto democratico delle persone e delle formazioni sociali indisponibili e non più interessate ad una militanza partitica di tipo tradizionale.
Tale obiettivo diventa fondamentale non solo per la vita della nuova formazione politica, ma anche e soprattutto per la tenuta del sistema democratico e per la possibilità che esso sia ancora alimentato da meccanismi efficaci di rappresentanza politica.

• di adeguare la comunicazione del nostro messaggio in modo immediato, forte e pratico tenendo nel dovuto conto la necessità di raggiungere la platea giovanile e la positività dei messaggi in contrapposizione alla comunicazione negativa tendente a sollecitare paure e falsi nemici.

• Di stabilire un approccio alla Comunità e alle sue varie componenti che rifletta ciò he siamo: un’associazione di volontari. Politica significa fare cose per le persone e con le persone. Recuperare l’attività sul territorio, “on the road” al fianco dei lavoratori, delle imprese, del mondo del volontariato e dell’associazionismo.

IMPEGNA NEL CONTEMPO GLI ORGANI DEL PARTITO

a considerare la tornata dei rinnovi amministrativi della primavera 2020 come un primo importante passaggio sulla strada sopra indicata.
Occorre un rilancio cedibile delle Autonomie Locali in Trentino, da sempre veicolo di partecipazione e di autogoverno delle comunità ed oggi fortemente condizionate dalle incertezze derivate dalla controriforma istituzionale e dalle spinte centraliste che sembrano connotare il Governo Provinciale in carica.
E occorre che – pur attraverso strumenti di presenza elettorale diversi in ragione della specificità delle situazioni – le forze politiche popolari, democratiche ed autonomiste nonché le aggregazioni civiche presenti in molte realtà locali costruiscano da subito una prospettiva di impegno comune in vista di tale scadenza.

RITIENE NECESSARIO

predisporre in modo partecipato il contributo del Partito al programma per il Trentino del futuro.
Indica da subito alcune priorità che ritiene particolarmente importanti e attorno alle quali intende chiamare a raccolta tutte le persone di buona volontà che hanno a cuore la comunità.

1. Ricostruire uno spirito di “comunità” che sia capace di finalizzare la spinta al primato dell’individuo, tipica di questa epoca storica, ad una nuova idea di “bene comune”.
A fronte del rischio di degrado valoriale della vita civile – ben evidenziato anche nel recente Rapporto Censis – ci appaiono come solidi riferimenti i costanti moniti al “nuovo umanesimo” di Papa Francesco e l’appello del Presidente Mattarella “ai buoni sentimenti che rendono migliore la società”, che ne costituisce la più persuasiva e convincente traduzione laica e politica.
Se da un lato le vecchie forme del “primato collettivo” si dimostrano obsolete e chiuse in se stesse, incapaci di interpretare sofferenze e ansie di larga parte del popolo, dall’altro va ribadito che non esiste nessun sentiero di futuro se non dentro la percezione di un destino comune e nell’ambito fecondo di una nuova etica della responsabilità e della solidarietà.

2. Rianimare la democrazia e riscoprirne il respiro “comunitario” e “sociale”.
In larga parte dell’Occidente, la democrazia liberale e le sue forme rappresentative sono in forte crisi di legittimazione sociale e spesso anche di funzionamento.
Ma la democrazia non è solo costituita dal suo volto formale e procedurale.
Essa è innanzitutto un valore comunitario e sociale. E non può perdere la sua finalità che consiste nel perseguire con modalità pacifiche e condivise il valore dell’uguaglianza sociale e la piena valorizzazione dei talenti di ogni persona e di ogni aggregazione sociale.
Questa visione esclude ogni deriva “post democratica”.
Se gli istituti della democrazia sono in crisi, essi vanno riformati nel loro funzionamento e alimentati da una credibile visione di contenuto, non sostituiti con forme populiste, di fatto autoritarie, oppure con meccanismi che esaltano il solo rapporto tra le aspettative dell’individuo ed il potere (come appare nelle recenti ipotesi di democrazia diretta attraverso la Rete o attraverso una esaltazione dell’istituto referendario).

3. Rifondare una idea europeista convincente e “calda”.
Non esiste futuro senza Europa e nessun errore, seppur grave, commesso negli ultimi tempi dalle leadership (governi nazionali e Commissione) può legittimare una prospettiva anti europea.
È molto grave che un Paese Fondatore come l’Italia si presti oggi ad essere il grimaldello contro l’Unione Europea, assecondando così da un lato le posizioni dei Paesi del Patto di Visegrad e dall’altro gli interessi politici ed economici della Russia e degli Usa, i quali – attraverso le loro attuali leadership – scommettono contro il futuro di una Europa unita, forte ed autorevole nel quadro internazionale ed in particolare nel Mediterraneo e nei rapporti con le economie emergenti ad Oriente.
Non bastano i richiami retorici all’europeismo. Serve una forte iniziativa politica, che punti a strutturare le istituzioni comunitarie in maniera più ambiziosa ed efficace.
Ad iniziare dalla creazione di un Ministro dell’Economia della Zona Euro e dalla correlata messa in campo di Eurobond per finanziare grandi progetti di investimento sociale ed economico.
Solo così si potrà sconfiggere la deriva distruttiva nel sovranismo (altro nome del “nazionalismo” che ha portato disastri e sciagure immani nella storia europea) e riconciliare l’idea europea con le inquietudini e le attese del popolo.

4. Ripristinare il carisma dell’Autonomia Speciale.
Essa non è solo potere e apparato. E neppure solo amministrazione, risorse finanziare, competenze.
Queste dimensioni, pur importanti, da sole non fanno una Autonomia Speciale; esse hanno senso solo se accompagnate da un’anima, da una visione di società e da una visione di futuro.
E – sopratutto – se la comunità si sente essa stessa “Autonoma”, cioè responsabilmente impegnata a vivere i valori di autogoverno che connotano la storica “costituzione materiale” del Trentino.
Per questa ragione, il Trentino non può rassegnarsi alla banalizzazione della sua Autonomia: è costretto ad essere sempre in “tensione positiva”.
Già Bruno Kessler avvertiva, nel suo tempo, il rischio di un Trentino “piccolo e solo”.
Laddove per “piccolo” non si intendeva solo “limitato nella sua estensione quantitativa”, ma prima di tutto esposto ai rischi di una “piccolezza qualitativa”.
Le piccole dimensioni – sopratutto in un mondo globalizzato – possono trasformarsi da handicap a opportunità solamente se non si smette mai di pensare, di formarsi, di ricercare vie nuove, di aprirsi con coraggio, di scommettere sulla qualità e sulla innovazione a tutti i livelli e in tutti i campi.
Anche il rischio della “solitudine” non è affatto superato.
E passa oggi soprattutto attraverso le incerte evoluzioni dei nostri rapporti con Bolzano (che pare puntare ad una sorta di filo diretto ed esclusivo con Roma); l’allentamento dei legami con Innsbruck; la dialettica problematica con le altre Regioni del Nord Italia.

5. Rispondere con competenza agli scenari economici e finanziari che si sviluppano con dinamiche veloci e a volte imprevedibili, sapendo cogliere contestualmente le opportunità soprattutto nel settore del lavoro, che consideriamo una priorità. In quest’ottica si inseriscono le possibilità di sviluppo di impresa e di lavoro nei settori della cultura e dell’ambiente i quali, mentre da un lato segnalano emergenze che richiedono interventi competenti e, dall’altro, offrono opportunità di impresa e lavoro. La nostra esperienza e la nostra competenza maturata in decenni di amministrazione del Trentino a vari livelli istituzionali ci consente di presentarci preparati nei temi economici. Ciò assume un’importanza particolare in quanto siamo consapevoli del fatto che è proprio sul campo economico che si combatte non solo la battaglia per la crescita ma quella per la stessa democrazia.

6. Rivolgere la nostra massima attenzione al mondo giovanile. Il nostro partito deve essere aperto ai giovani affinché questi possano trovare un valido supporto, oltre alla scuola, oltre alla famiglia e accanto a queste, dove i giovani possano esprimere le loro idee sul futuro, sul lavoro e sulle loro problematiche. I giovani devono sapere che il nostro partito li accoglie con gioia e offre loro strumenti di espressione politica, sociale, imprenditoriale facendosi portavoce delle loro istanze. Ciò significa anche lavorare affinché le Istituzioni, a tutti i livelli territoriali, possano creare occasioni di stretto contatto stretti con il mondo dei giovani.

7. Rivolgere pari attenzione al Territorio inteso sia nella sua entità orografica da tutelare e come comunità sociale destinataria di azioni positive per la coesione sociale, per il welfare, per la conoscenza, la ricerca, la formazione, per l’integrazione degli stranieri a cui si accompagna l’attenzione per lo sviluppo turistico, anche al di fuori delle stagioni tradizionali, dando impulso, altresì, al turismo congressuale e ambientale rafforzando nel contempo quello tradizionale culturale.

***

Di fronte alle sfide del futuro, che è già presente, occorre ricostruire una forza politica intorno ai valori veri del popolarismo. Dobbiamo credere nella forza del nostro patrimonio di ideali fondati sul popolarismo. Se lo facciamo allora le ultime sconfitte appariranno come incidenti di percorso, semplicemente. Cogliere l’opportunità di tornare ad essere una forza di riferimento, riproponendoci con umiltà come portatori dei contenuti del nostro patrimonio, mettendoli davanti a tutto, singoli compresi. La forza dei nostri valori è la misura della loro importanza. Essi sono importanti perché sono declinabili in proposte positive che hanno come obiettivo il bene delle persone. Tra la gente c’è tensione, rabbia, rancore, intolleranza. Lo sappiamo e lo vediamo ogni giorno. Questa tensione, questa rabbia, questo rancore, questa intolleranza sono figlie della paura e del malcontento, ma anche, probabilmente, della stanchezza. La gente è stanca di sentir parlare di crisi, di problemi, di debito pubblico, di recessione, di Pil che non cresce, di disoccupazione, ecc…
I nostri figli figli, i nostri giovani vivono tra le mura di questa stanchezza da quando sono nati. Nati in un Paese che non cresce da vent’anni, in una condizione generale tale da far apparire le periodiche recessioni economiche come elementi marginali e trascurabili.
La gente vuole sentir parlare di benessere; ne ha il diritto ma, soprattutto, ne ha bisogno. Questo significa che le persone hanno bisogno di sentir parlare di prospettiva, di futuro, di serenità.

La nostra missione è di essere portatori di proposte positive e forti, positive e forti come lo sono i nostri valori da cui nascono, finalizzate a migliorare le condizioni di vita delle persone e a restituire loro quella serenità che hanno perduto e che diverse forze politiche fanno di tutto per soffocare cavalcando le paure, gettando benzina sul fuoco delle stesse e inventando nuove paure perché il loro obiettivo è quello che le persone rimangano nella paura, ostaggio della stessa.