UIL TRASPORTI – TRENTINO * TRATTA FERROVIARIA VALSUGANA ” NOVE FERROVIERI HANNO DECISO DI ANDARSENE DA TRENTINO TRASPORTI PER TROVARE LAVORI MEGLIO REMUNERATI “

In riferimento al trasporto pubblico locale affidato a Trentino trasporti esercizio S.p.a. per effettuare servizio commerciale sulla tratta ferroviaria della Valsugana (che si estende dal capoluogo trentino a Bassano del Grappa, in provincia di Vicenza) arrivano parecchie segnalazioni di malcontento da parte di lavoratori dipendenti dall’impresa ferroviaria, in particolare da quelli assunti con l’ultimo concorso pubblico del 2013, mirato a selezionare e formare 40 lavoratori nel ruolo di macchinista e/o capotreno.

Da quel concorso furono, appunto, selezionati e formati gli aspiranti ferrovieri e alla fine del percorso formativo (erogato dalla Provincia Autonoma di Trento) nel 2014, come da programma, 40 lavoratori sono stati assunti con contratto a tempo pieno e indeterminato.

Oltre il 20% di quei 40 ferrovieri, però, è stato impiegato per ricoprire altre mansioni all’interno della Trentino Trasporti esercizio S.p.a. e della Trentino Trasporti S.p.a., determinando essenzialmente uno spreco sostanziale delle risorse utilizzate per la formazione di macchinisti e capitreno (risorse alquanto cospicue visti i prezzi del mercato nazionale che variano dai 5.000 ai 20.000 euro a persona in base alla mansione da esercitare).

Come se non bastasse, ad oggi contiamo già nove ferrovieri che hanno deciso – nonostante il contratto a tempo indeterminato – di fuggire da Trentino Trasporti esercizio S.p.a. per andare in altre imprese ferroviarie o trovare lavori più soddisfacenti e meglio remunerati.

Quest’esodo, nei riguardi del quale sia l’Azienda di trasporto che la Pat sembrano essere indifferenti, potrebbe essere imputabile alla cattiva gestione delle risorse umane ed economiche e alla strategia di risparmio incentrata solamente sulla riduzione degli stipendi del personale viaggiante.

Potremmo citare, ad esempio, l’anomalia di gestione relativa a quei lavoratori cui è stata erogata la “Licenza europea per la conduzione dei treni” (paragonabile ad una patente obbligatoria per il macchinista e che è costata alla Pat decine di migliaia di euro) i quali, però, sono stati ricollocati a svolgere mansioni differenti.

Persino durante la formazione, una decina di persone in possesso di tale licenza non ha proseguito il percorso per poter condurre i treni ed è stata invece impiegata in altri settori o uffici, costringendo successivamente l’Azienda a indire dei bandi esterni, sprecando quindi ulteriori risorse economiche che pesano sulle spese di bilancio.

Mentre però il concorso del 2013 aveva visto un numero cospicuo di partecipanti (oltre mille concorrenti), nei successivi bandi emessi dall’impresa ferroviaria hanno risposto solo un paio di persone. L’esito sembra scontato vista la differenza dei requisiti richiesti, ma la discriminante maggiore diventa quella economica, in quanto nelle altre imprese ferroviarie italiane gli stipendi per i macchinisti e i capitreno sono ben più alti.

La UILTrasporti del Trentino si domanda a questo punto come mai la Provincia Autonoma di Trento non sia ancora intervenuta visto che il personale assunto e formato con soldi pubblici sta progressivamente lasciando la Trentino Trasporti esercizio S.p.A. per andare a lavorare altrove.

Il fattore penalizzante sembra essere proprio la disciplina contrattuale applicata ai lavoratori, che si confermano essere inquadrati correttamente con il contratto da autoferrotranvieri (utilizzato principalmente da chi effettua il trasporto pubblico locale).

Questo risulta essere poco idoneo in relazione alle mansioni e alle responsabilità a loro affidate, nonché al contesto operativo che vede i ferrovieri spingersi oltre provincia.

Prendendo come termine di paragone l’altra impresa ferroviaria – Trenitalia – alla quale sono affidati oltre la metà dei chilometri percorsi sulla linea della Valsugana, appare subito evidente come il personale viaggiante che lavora sulla stessa tratta ferroviaria, con le stesse competenze, facendo quindi esattamente lo stesso lavoro sugli stessi treni con le stesse responsabilità e gli stessi orari (o con archi di lavoro addirittura inferiori) percepisca uno stipendio netto stimato tra i 2.000 e i 2.500 euro mensili, a differenza dei macchinisti e dei capitreno “trentini” che si mantengono tra i 1.350 e i 1.400 euro mensili (in una delle città più care d’Italia).

Come sindacato è doveroso prendere una decisa posizione in vista di quello che dovrebbe un essere interesse collettivo in tutta la Provincia, eguagliare i lavoratori trentini a quelli delle altre imprese ferroviarie applicando le stesse discipline contrattuali, visto che già vengono applicati gli stessi regolamenti e le stesse normative.

Non passa inosservato neanche il crescente numero di persone impiegate negli uffici della “divisione ferrovia” che conta ormai oltre 20 unità. Pare che per giustificare il cospicuo numero di persone che coordina la Ferrovia della Valsugana (un rapporto di circa 1 impiegato ogni 2 agenti treno) si sia optato per la soluzione di estendere le loro mansioni anche al coordinamento del personale della Ferrovia Trento-Malè, che fino a qualche anno fa, invece, veniva gestita con le risorse già presenti in azienda. Si tratta senz’altro di un modo più “morbido” per giustificare qualche voce di bilancio.

A fronte di questi sprechi aziendali di tipo economico e organizzativo e a una retribuzione sotto la media nazionale, non si può che chiedersi se non farebbero meglio, la Pat e la Trentino Trasporti, ad adeguare gli stipendi dei lavoratori a quelli del mercato nazionale, cercando in questo modo di fidelizzare i propri lavoratori, invece di sperperare denaro per la loro formazione e poi lasciali dipartire.

Rimpiazzarli con altri lavoratori, effettuare nuove e continue selezioni del personale e provvedere a ulteriori costi di formazione non è più dispendioso?

Probabilmente questi sono gli insegnamenti della “buona” politica, risparmiare oggi per spendere di più domani.