SINDACATO BASE MULTICATEGORIALE – FLAMMINI * “COMUNICATO IN MERITO ALLE DICHIARAZIONI DI ARCESE, OLIVI E CISL DOPO LA SENTENZA DEL GIUDICE DI ROVERETO”

Le gravi reazioni suscitate dalla sentenza del giudice di Rovereto sul licenziamento collettivo di Arcese Trasporti del luglio 2015, per bocca di Matteo Arcese (A.D. dell’azienda), Alessandro Olivi (assessore provinciale all’economia) e Giovanni Giorlando (Fit/Cisl trentina) meritano alcune brevi considerazioni.

Arcese, come da buona tradizione del peggior padronato, minaccia di “scappare” dal Trentino perché, a suo dire, la decisione della magistratura rappresenterebbe “l’ennesima goccia che ha fatto traboccare il vaso”. Comodo parlare così dopo aver usufruito di ogni finanziamento pubblico possibile ed immaginabile, dai leasing mobiliare degli anni ‘80-’90 all’ultimo lease back del 2009, passando per migliaia di ore di cassa integrazione.

La realtà è che l’impresa di autotrasporti è stata condannata perché, nell’ambito della ennesima procedura di mobilità del personale avviata nel dicembre 2014, ha fornito dati non veritieri, presentando uno stato economico non rispondente alla realtà.

In un altro Paese, sarebbero state aperte indagini sui conti e sul patrimonio della società e dei suoi amministratori ed ora Matteo Arcese dovrebbe giustificare (non solo pubblicamente) le dichiarazioni mendaci poste alla base dell’ultimo iter di licenziamento collettivo. Invece alza la voce e, con arroganza, accusa magistrati e politici, affermando “che non ci sono più le condizioni per avere una sede legale in Trentino”. Vada pure Arcese, nessuno lo trattiene, ma lasci tutti i soldi pubblici che ha ottenuto da questa provincia…

Olivi, ne riconosciamo la “coerenza”, non si smentisce mai per la sua sottomissione culturale e politica agli interessi dell’impresa. Ha dichiarato che “le sentenze la Provincia non le commenta”.

Questo potrebbe avere significato se si trattasse d’un licenziamento individuale legato ad una condotta lecita o illecita d’un operaio. Qui, però, si discute d’un licenziamento collettivo effettuato in vigenza del contratto lease back, stipulato fra la finanziaria della P.A.T. ed il colosso arcense, col presupposto del mantenimento in organico sul territorio di “791 U.L.A. (Unità Lavorative Annue) dal 01/01/2011 al 31/12/2015”. Quindi la procedura non doveva, né poteva aver luogo, atteso il vincolo fra soldi pubblici e occupazione. Ma c’è di più.

Il giudice del lavoro ha accertato come, per ridurre personale, la ditta di autotrasporti “abbia fornito alla controparte sindacale una rappresentazione palesemente infedele nella sua effettiva situazione aziendale”, rimarcando più volte in sentenza la “gravità della condotta di Arcese”.

Tutto questo dovrebbe spingere il vice-governatore Olivi a leggere attentamente la sentenza e ad avviare un’inchiesta per accertare irregolarità sull’impiego del denaro pubblico di cui è custode. Invece lui non commenta. Anzi afferma che farà “tutto quello che è giusto fare per trattenere al territorio” il gruppo Arcese. Altri soldi pubblici stanno per volare verso la sede legale di Arco, tanto non sono suoi…

Giorlando, sindacalista della triplice e dipendente Arcese, dovrebbe invece recitare il mea culpa, visto che ha personalmente firmato l’accordo che licenziava 49 suoi colleghi di lavoro. La sentenza evidenzia che si è fatto fregare, con una stolta figuraccia in trattativa. Questo se si vuol pensare bene. Altrimenti si dovrebbe supporre che era d’accordo…

 

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Sindacato di Base Multicategoriale – Trento
(Fulvio Flammini)