SAT – SOCIETÀ DEGLI ALPINISTI TRIDENTINI * TRANSLAGORAI: ” ABBIAMO SEMPRE MANTENUTOCOERENZA NELLA DIFESA DELLE PECULIARITÀ DEL LAGORAI “

Il gruppo del Lagorai è la più vasta zona del Trentino con caratteristiche naturali intatte, dove la montagna conserva su tutto il territorio le caratteristiche dell’ambiente alpino.

La Sat ne è sempre stata consapevole, tanto da dedicare al Lagorai un intero Congresso nel 1989 dal titolo “Il gruppo del Lagorai e la Sat”, svoltosi a Pergine il 23 e 24 settembre di quell’anno. In sede congressuale vennero a suo tempo esaminate le possibili forme giuridiche e urbanistiche di tutela dell’area. Risulta quindi indiscutibile quanto la Sat sia impegnata da sempre perché il Lagorai rimanga com’è, con le sue peculiarità di area wilderness, ma anche come territorio caratterizzato dalla presenza di tante malghe, alcune attive ed altre abbandonate.

 

 

Negli anni successivi alla data del 95° Congresso Sat del 1989, la Sat ha attuato moltissime iniziative per la tutela del Lagorai: “no” all’apertura della strada del Passo Cinque Croci, all’attraversamento del metanodotto, alle captazioni idroelettriche in quota nel Vanoi, all’espansione di aree sciabili, all’apertura al transito fino alle quote più alte di strade forestali. Abbiamo inoltre detto “no” anche alla costruzione di nuovi bivacchi e rifugi nella parte alta della catena, alle ippovie che utilizzano sentieri e, più recentemente, i “no” al transito di mountain bike in assenza di regole chiare da rispettare e da far rispettare.

La Sat, quindi, ha sempre mantenuto una coerenza nella difesa delle peculiarità del Lagorai e con il progetto “TransLagorai” non ha cambiato rotta.

Invitata dalla Provincia a formulare una proposta di traversata del Lagorai sulla base di una richiesta di valorizzazione venuta dalle comunità locali, la Sat ha deciso, per senso di responsabilità, di mettersi in gioco.

La “TransLagorai” concatena una decina di sentieri che, dal Passo Rolle alla Panarotta, formano un lungo itinerario percorribile in 5-6 tappe, sullo stile di altri trekking già esistenti: il San Vili, il Frassati, il Sentiero degli Dei, le Alte Vie in Dolomiti, ed altri.

In funzione della tutela dell’ambiente del Lagorai, operando già da sempre sulla manutenzione di tutti i sentieri che formano questo lungo itinerario, la Sat ad oggi non ha mai spinto e assecondato iniziative per valorizzare il percorso basate esclusivamente sulla pubblicità e sulla promozione destinate ad una maggiore frequentazione.

Perché?

Perché per la Sat la promozione dei lunghi itinerari ha un senso se passa attraverso i punti tappa gestiti.

In Lagorai esistono numerose malghe prossime anche ai 1900 metri di quota e pertanto non sono necessarie nuove costruzioni o nuovi bivacchi.

Le malghe possono essere ristrutturate, con le dovute precauzioni, per diventare una sorta di posti tappa gestiti, che potrebbero anche fungere da presidio di quel territorio.

I bivacchi, a nostro avviso, seppure all’apparenza sembrino costituire una facile e ragionevole soluzione, hanno diverse complicanze di carattere ambientale e gestionale. Queste strutture, infatti, sono progressivamente diventate sempre più difficili da mantenere per difficoltà legate alla pulizia interna ed esterna, al vandalismo e all’incuria degli utilizzatori, ai rifiuti solidi e liquidi sparsi nei dintorni, in molti casi alla carenza di approvvigionamento di acqua, al frequente sovraffollamento e ad un utilizzo che, in certe occasioni, preclude la fruizione del bivacco agli escursionisti in transito. Inoltre, devono essere affrontati i costi della manutenzione senza poter contare su nessuna entrata.

Abbiamo inoltre rilevato che le strutture presidiate, poste ad una media quota, se correttamente gestite, non danneggiano l’ambiente: anzi, in molti casi, ciò va a vantaggio della qualità dell’area interessata, oltre a creare un certo reddito, seppur modesto, che contribuisce al far vivere la gente in montagna.

È il caso di Malga Cere, del rifugio Malga Conseria, di Malga Sasso o del Rifugio Caldenave per restare nell’ambito del Gruppo Lagorai/Cima d’Asta; anche il Rifugio della SAT G. Tonini, purtroppo distrutto dall’incendio di fine 2016, ha riutilizzato l’ex Malga Spruggio.

Quelle scelte, anche a distanza di anni, non hanno stravolto il territorio, né hanno favorito colate di cemento o speculazioni.

Va inoltre precisato che delle 7 strutture individuate nel progetto come “posto tappa”, 2 sono collocate a lato della strada provinciale del Passo del Manghen (Valsolero di sopra e Malga Cadinello alta), 2 sono raggiunte da strade aperte al libero transito (Baita Cauriol e Malga Valmaggiore) e già effettuano servizio di ristorazione, 1 (malga Conseria) è già rifugio alpino e viene solo dotata di pannelli fotovoltaici, l’ultima (Malga Miesnotta di sopra) è destinata a rimanere bivacco.

Per quanto riguarda Malga Lagorai, ora ricovero per il pastore, si è proposto di farne un piccolo rifugio oppure un agritur, in base alle normative.

La delicatezza di interventi in questo luogo magico, che per fortuna ha delle barriere naturali importanti, sia verso il Cermis, che verso il fondovalle, dovrà essere quanto più possibile attenta ad evitare nuovi e più brevi collegamenti con l’Alpe Cermis.

Dovrà essere inoltre mantenuta la dissuasione della disagevole strada che raggiunge la malga dalla Val Lagorai, mantenendo anche il parcheggio di testata dove si trova ora, 500 metri più in basso e a 1h e 45’ dalla malga.

Ed inoltre, da sottolineare: le malghe sono tutte strutture di proprietà pubblica (municipalità locali o Magnifica Comunità) e questo rappresenta una sicurezza in più sulla loro corretta ristrutturazione e adattamento.

Il numero massimo di posti letto per ciascuna struttura – 20 – nonché il rapporto di 1:2 fra posti letto e posti tavola – (vincoli fissati dalla SAT nei propri progetti) – sono parametri di dimensionamento che impediscono squilibri e/o “colate di cemento”.

Anche riguardo agli importi previsti nei progetti di ristrutturazione va fatta una doverosa precisazione: la maggior parte dei costi saranno assorbiti per il consolidamento ed il rinforzo strutturale degli edifici e si sarebbero dovuti spendere comunque se si fosse voluto “mantenere in piedi” strutture altrimenti destinate al diroccamento.

Riguardo il tragitto della TransLagorai, ribadiamo e sottolineiamo che l’itinerario originale non è stato modificato dal progetto in questione. Sono invece state individuate una serie di varianti, utili a far sì che ogni escursionista possa creare la “sua” TransLagorai, sia in funzione del percorso consigliato per raggiungere e collegare i vari “posti tappa”, sia per deviare dal percorso principale, su un tracciato meno impegnativo in caso di maltempo.

Rimane quindi inalterata la possibilità di percorrere la TransLagorai rimanendo in quota, utilizzando i bivacchi/ripari disponibili oppure dormendo in tenda, oppure all’addiaccio, così come si preferisce.

Possono quindi convivere senza problemi escursionisti che non sono disposti a perdere nemmeno un metro di quota fuori dal tracciato principale della TransLagorai ed escursionisti disposti, invece, a perdere anche qualche centinaio di metri di quota pur di raggiungere un posto tappa gestito che offra un letto e un pasto caldo: in questo caso, la quota “persa” potrebbe venir compensata da una attrezzatura più leggera.

Gli escursionisti che si appoggiano ai “posti tappa” gestiti potranno, il mattino seguente, riprendere il cammino riportandosi per altro sentiero sul tracciato principale della TransLagorai. È un modo diverso di sostare e di compiere la traversata, ma la fatica di chi cammina rimane e così pure il contatto con la natura selvaggia. Inoltre, utilizzando le strutture gestite a media quota, l’escursionista potrà percorrere, avendone tempo e voglia, anche una serie di ulteriori escursioni “ad anello”, utilizzando la vasta rete di sentieri della Sat.

Per permettere i collegamenti fra i vari “posti tappa”, situati ad una distanza di 5-7 ore l’uno dall’altro, sono stati proposti altri due itinerari di TransLagorai, il primo a nord di 90 chilometri e il secondo a sud di 95 chilometri, quindi più lunghi dei quasi 80 km del tracciato principale e con un dislivello superiore di circa 600-800 metri.

Fin qui le motivazioni e i criteri che hanno guidato la Sat nella proposta fatta alla Provincia circa il progetto TransLagorai.

È ovvio che l’impegno della Sat non si ferma. Non abbiamo firmato una cambiale in bianco e saremo presenti nei passi successivi, dove e quando si entrerà nella fase realizzativa del progetto.

La Giunta esecutiva della Sat ha incaricato 4 proprie Commissioni interne (Tutela Ambiente Montano, Storico Culturale, Sentieri e Rifugi) di seguire l’evoluzione e lo sviluppo del progetto, di controllare che le indicazioni della Sat siano rispettate – in particolare quelle relative alla ristrutturazione/adattamento delle malghe da usare come posti tappa (max 15 – 20 posti letto e max 40 posti tavola) – affinché non venga in alcun modo snaturata la filosofia che sta alla base della proposta.

Per quanto riguarda le parti del progetto non ancora ben individuate come, ad esempio, quelle relative alle telecomunicazioni, la Sat ritiene corretto che i posti tappa debbano poter contare su una copertura telefonica e/o di fibra ottica, anche al fine di un’ordinata gestione delle prenotazioni, ma debbono essere ben valutati i costi, soprattutto ambientali di tale copertura, ricordando che a fronte di eventuali pesanti infrastrutture destinate alle telecomunicazioni, esiste la possibilità di usare tecnologie molto meno invasive, quali i sistemi satellitari. Per quanto riguarda, invece, la copertura lungo il percorso non deve essere realizzata alcuna infrastruttura.

Non sarà la TransLagorai a mettere in pericolo l’integrità e la wilderness dell’area; non saranno le 20 persone in più che ogni giorno potenzialmente cammineranno sui sentieri e sosteranno nei posti tappa a creare problemi, bensì l’aumento del traffico motorizzato sulla strada del passo del Manghen, le eventuali espansioni delle aree sciabili del Cermis, l’aumento del flusso dei biker; in particolare le e-bike stanno creando forti preoccupazioni perché, attraverso i sentieri anche stretti del Lagorai, già ora possono travalicare il Passo Palù, la Forcella Valsorda, il Passo Sadole.

A tale riguardo la Sat assicura il proprio impegno affinché i limiti e i vincoli vengano rispettati e fatti rispettare.

In questo senso, forte dovrà essere l’impegno anche della Provincia e degli uffici competenti, coordinatori del progetto, cui la Sat ritiene di demandare l’analisi degli impatti per individuare la capienza massima delle strutture situate in zone particolarmente delicate. Da questa analisi potrebbe derivare il dimensionamento reale ad esempio della Malga Lagorai, un’indagine utile per l’eventuale destinazione in locale agrituristico o ristorante; tutto questo senza peraltro pregiudicare gli interventi risanativi sulla struttura portante di malga Lagorai e della casera adiacente.

In questo modo la stupenda catena del Lagorai potrà essere percorsa dagli escursionisti traendo gioia e soddisfazione da un contesto ambientale integro ma fruibile.

 

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Sat

Società degli Alpinisti Tridentini