RAI TECHE * CONFERENZA MONDIALE ARCHIVI – SI PARLA DI FEMMINICIDIO: UNO STUDIO PER ANALIZZARE (E CAMBIARE) IL MODO DI RACCONTARLO

E se il fenomeno del femminicidio si nutrisse anche del modo usato dai media per raccontarlo? E come si potrebbe raccontarlo in modo diverso? Alla Conferenza Mondiale degli Archivi, in corso a Venezia, irrompe un tema di grande attualità. Ad analizzarlo è una ricerca sociologica condotta – utilizzando il materiale delle Teche Rai – dal Centro Ricerche e Innovazione Tecnologica Rai e presentato ai 250 delegati di broadcaster di tutto il mondo che si confrontano anche sulle potenzialità offerte dagli Archivi Audiovisivi. Come nel caso del tema oggetto della ricerca, svolta in collaborazione con il Dipartimento di Culture, Politica e Società dell’Università di Torino e parte di un progetto in corso con altre università, finanziato dal Miur.

Analizzando il racconto del femminicidio sui media negli ultimi anni, e in particolare in tv, emerge che non di rado il linguaggio utilizzato riflette, nella scelta di parole e dettagli, una cultura “maschilista” che produce, sia pur involontariamente, una sorta di effetto “tolleranza” e non permette di affrontare il fenomeno in modo efficace. Senza contare che altrettanto spesso viene ignorata anche la violenza sommersa, che non necessariamente sfocia in un delitto, ma che contribuisce ad alimentare una cultura della disparità di genere. Obiettivo finale della ricerca, offrire a media e giornalisti alcune linee guida per un racconto più corretto.

“Il problema di fondo – dice Sabino Metta che segue la ricerca per Rai – è che gli stereotipi utilizzati molto spesso sono inconsapevoli. Ed è proprio cìò che amplifica maggiormente il problema della violenza e riduce la comprensione di quanto accade nella realtà quotidiana. Quello che vorremmo è ‘insegnare’ un linguaggio nuovo, consapevole e capace di rendere consapevoli”.