Penitenziario di Spini: ecco le linee guida per la prevenzione dei suicidi. Azienda sanitaria e direzione del carcere elaboreranno un apposito piano.

Al fine di prevenire le condotte suicidarie e autolesive in carcere, l’Osservatorio permanente sulla sanità penitenziaria ha incaricato il Gruppo di lavoro interistituzionale che ha competenza sul carcere di Spini a Trento, di redigere un piano provinciale di prevenzione. Oggi, la Giunta, ha approvato le linee d’indirizzo predisposte dal Gruppo di lavoro sulla base delle quali verrà poi elaborato il piano locale di prevenzione del rischio suicidario nella Casa circondariale di Trento.

Il documento approvato oggi dalla Giunta implementa a livello provinciale i principi e le strategie e gli obiettivi definiti dal “Piano nazionale di prevenzione delle condotte suicidarie nel sistema penitenziario per adulti”. Il documento è stato elaborato congiuntamente da Dipartimento salute e politiche sociali, Azienda provinciale per i servizi sanitari e Provveditorato penitenziario del Triveneto. Il suicidio è la causa più comune di morte nelle carceri, con una percentuale tra 15 e 18 volte più frequente nella popolazione detenuta rispetto a quella generale. Nel corso del 2017 i casi di suicidio registrati all’interno delle prigioni italiane sono stati 48, a fronte dei 39 segnalati nell’anno precedente. Negli anni dal 2011 al 2018 nella casa circondariale di Trento si sono verificati 7 casi di suicidio, di cui due nel 2018.

Per la prevenzione delle condotte suicidarie risulta prioritario partire dall’evidenza, sottolineata dal Piano nazionale, che “i comportamenti e le scelte autolesive e suicidarie sono prevalentemente da inquadrare come eventi derivanti dalle comuni condizioni di vita e non necessariamente da condizioni di patologia”. Un’affermazione in linea con il principio dell’Organizzazione Mondiale della Sanità secondo il quale “tutte le persone sottoposte a misure detentive sono da considerarsi a rischio [suicidario] per questo solo fatto”.

Il piano provinciale raccomanda quindi di includere nel piano operativo della casa circondariale tutti gli interventi realizzati da parte enti, istituzioni e associazioni, che hanno la finalità generale di migliorare la salute, il benessere e il clima generale e di contrastare le pratiche deresponsabilizzanti e infantilizzanti che possono indurre a una sensazione di impotenza e umiliazione nelle persone detenute e rappresentare un fattore di rischio non solo per comportamenti autolesivi ma anche per la radicalizzazione islamista. Da questo punto di vista sono importanti le azioni di promozione della salute e del benessere psico-sociale, individuati anche in base ai risultati di uno studio sulla salute dei detenuti realizzato dall’Osservatorio per la salute del Dipartimento salute e politiche sociali.

Azioni volte a facilitare il mantenimento delle relazioni familiari ed amicali dei detenuti e in generale per incrementare i contatti con il mondo esterno, oltre ad azioni per sostenere il tentativo di smettere di fumare, di praticare sufficiente attività fisica e di alimentarsi in maniera sana. L’elaborazione del piano operativo locale deve prevedere il coinvolgimento di tutti gli attori del sistema penitenziario e sanitario, compresa la componente detenuta, al fine di attivare una rete di attenzione la più possibile estesa e capillare, che consenta di rilevare eventuali segnali di disagio e sofferenza emotiva, in correlazione con un rischio suicidario, facendo particolare attenzione al presidio delle situazioni potenzialmente stressanti (ingresso, trasferimenti, colloqui, processi, eventi della vita in sezione ecc).

Approvate le linee guida saranno ora la direzione della Casa circondariale e l’Azienda provinciale per i servizi sanitari a predisporre il Piano locale di prevenzione (PLP), che ha valenza tecnico-operativa.