PAT * A TRENTO LE CELEBRAZIONI PER IL 25 APRILE: IL VICEPRESIDENTE OLIVI, “LA RESISTENZA È UN BENE COMUNE”

A Trento le celebrazioni per il 25 aprile. Il vicepresidente Olivi: “La Resistenza è un bene comune”. “La Liberazione non è un evento che qualcuno può oggi blandire contro altri, è un bene comune, l’atto coraggioso e lungimirante di una minoranza, un anelito popolare di riscatto civile”.

Così il vicepresidente della Provincia autonoma di Trento, Alessandro Olivi, che ha partecipato oggi a Trento alla cerimonia per il 73° anniversario della Liberazione.

Dopo il corteo, con la deposizione delle corone alle lapidi in ricordo dei caduti, Olivi è intervenuto presso Palazzo Geremia per la consueta commemorazione, allietata dalla Corale “Bella Ciao”.

“La libertà – ha evidenziato Olivi – non può essere una concessione, non dipende da chi esercita il potere, ma deve nascere dal basso, dalla volontà di un popolo di stare insieme, perché si riconosce in valori comuni.

Questo fu la Resistenza, il progetto di una minoranza che lottò anche per coloro che in quel momento stavano dall’altra parte. Per questi motivi quella di oggi non è solo una ricorrenza, ma un’occasione per rinnovare il nostro impegno a riaffermare quei valori ed in particolare il primato dei diritti e dell’uguaglianza.

La principale insidia oggi è l’affermarsi di quella cultura regressiva dal punto di vista dei legami, che porta l’individuo allo smarrimento e alla solitudine sociale. Riaffermare quei valori significa costruire una comunità unità, che sappia affrontare con uno sforzo comune la liberazione dai bisogni materiali, dalla povertà, dalla mancanza del lavoro.

Tra pochi giorni arriveranno in città migliaia di alpini provenienti da ogni parte d’Italia per l’Adunata del Centenario – ha aggiunto Olivi – e il Trentino, ne sono certo, saprà mostrare quello che è un suo valore costitutivo, ovvero il valore dell’accoglienza”.

“Dal Trentino, – ha detto infine – da questa terra che ha partecipato con vigore e con coraggio a quella stagione, possiamo rilanciare l’idea di un Italia plurale, che proprio dai processi di autogoverno, di accoglienza e di integrazione delle diversità, rafforzi il suo tessuto unitario”.