PAOLO GHEZZI * ELEZIONI TRENTINO 2018 – SINTESI INTERVENTO AL TAVOLO CENTROSINISTRA AUTONOMISTA: ” SUPERARE FORMULE LOGORATE, RECUPERO COLLEGIALITÀ, INNOVAZIONE E INCLUSIONE “

Sintesi dell’intervento al tavolo del Centro sinistra autonomista.

 

SUPERARE UNA FORMULA LOGORATA
Se da cinque mesi il tavolo della coalizione si è inchiodato, è perché molti pensano che riproporre la formula uscente con la leadership uscente non sia vincente in termini elettorali, al di là di meriti e demeriti di chi ha governato il Trentino dal 2013 ad oggi. Ma non si sa come uscire dalla fatica del vecchio cammino quando non si intravvede chiaramente quello nuovo. Non si tratta di prendersela con i leader dei partiti. Succedere a tre legislature firmate Dellai non era facile. La giunta uscente ha gestito un’eredità quindicennale senza entusiasmare, senza dare al Trentino una visione nuova. Ma il 4 marzo 2018 ha sancito la fine di un ciclo storico, economico, sociale e politico in Trentino così come in Italia.Un ciclo di vent’anni, non di cinque anni, è dunque venuto a concludersi. Se interpellate la gente, i giudizi che si raccolgono ascoltando gli elettori del centro sinistra sull’ultimo quinquennio sono di sufficienza. Tutti dicono: non hanno fatto grandi errori ma non hanno lasciato il segno. Il presidente uscente non è certo il responsabile unico della caduta di passione per questa formula di governo, ma certo è il presidente uscente di una coalizione, di una giunta che nel corso di questi cinque anni, al di là di qualche inciampo e contraddizione, non hai costruito un vero feeling con il Trentino. Con questo “sentiment”, con questa temperatura “percepita”, la battaglia contro la Lega sembra perduta.
Solo le caricature leghiste possono dipingere l’ultimo quinquennio come una débâcle amministrativa. Non lo è stato, certo. Ma è l’assenza di una visione e di una prospettiva politica nuove, o almeno rinnovate, che lascia alla destra facile presa, dopo cinque anni di cui l’opinione pubblica non riesce a ricordare due, tre iniziative chiave, che abbiano qualificato l’azione di governo. Purtroppo, di fronte alla stanchezza del consenso, la linea “abbiamo governato benissimo”, oltre ad essere colta come presuntuosa, è perdente in termini di comunicazione. Lo specchio di questa linea è la famosa dichiarazione pre 4 marzo: vinceremo in tutti i collegi. D’accordo, c’era un sondaggio SWG, ma la sopravvalutazione della propria forza politica era il segnale di un preoccupante scollamento con i cittadini trentini. Aggiungete che, in campagna elettorale, al presidente uscente si può rinfacciare tutto ciò che si è sbagliato o che non si è fatto negli ultimi 5 anni. Un candidato nuovo significa uno stile nuovo e una non corresponsabilità delle scelte che sono state fatte. Significa una campagna elettorale con meno zavorra.

 

 

 

IL RECUPERO DELLA COLLEGIALITÀ

Un uomo solo al comando: funziona nei periodi buoni, non funziona più quando è calata la fiducia. Il presidente uscente è stato l’indubbio protagonista del quinquennio, grazie alla sua capacità politica e gestionale. Esponente del secondo partito della coalizione, è riuscito ad assommare il 51% del bilancio provinciale (includendo le competenze dell’assessore tecnico da lui scelto) in capo a un partito che aveva il 36% dei consiglieri della maggioranza. L’Upt, con il 23% dei voti, ha capitalizzato appena l’11% delle risorse spendibili sul bilancio provinciale. Il presidente uscente ha saputo valorizzare il suo partito nei ruoli che contavano e nelle società collegate. Questo ha sbilanciato i rapporti di forza nella coalizione. E il presidente ha accentuato questa leadership di minoranza, con l’affermazione costante della propria centralità che ha oggettivamente messo tra parentesi la collegialità della giunta. Un candidato fuori dai partiti e dagli schemi, invece, sarebbe fisiologicamente propenso ad ascoltare tutte le forze politiche e a rispettarle su un piano di pari dignità. Non ha debiti elettorali da pagare.

 

 

 

DALLA RIVENDICAZIONE DEL PASSATO ALLA NARRAZIONE DEL FUTURO

Dalla rivendicazione di ciò che si è fatto alla scommessa fiduciosa su ciò che si potrà fare: sembra l’unica strada per allargare il campo, per recuperare le forze perdute (soprattutto a sinistra) e coinvolgerle in un’idea condivisa di governo del territorio; per recuperare consensi dall’area del non voto e dei 5 Stelle, per contendere al centro chi si è ormai disamorato del progetto. Una candidatura della società civile, esterna ai partiti, può forse aiutare a raggiungere questo difficile obiettivo e rispondere alla forte domanda di cambiamento che i cittadini hanno posto in modo perentorio il 4/3/2018.

 

 

SCOMMESSA SULL’INNOVAZIONE E SULL’INCLUSIONE

Sarebbe bello costruire un modello politico ma anche relazionale innovativo, non demagogico ma maggiormente consultivo, con cui la coalizione di centro sinistra autonomista possa lavorare e che possa essere di esempio e di ispirazione anche per i cittadini, in quanto mette al centro il rispetto e l’assunzione di responsabilità verso se stessi, verso gli altri, per l’ambiente e le sue forme di vita, per i beni comuni. Costruire ponti, demolire i muri. Difendere i veri valori della democrazia, l’ecologia, la scuola di tutti, la salute per tutti.
Il Trentino ha le competenze culturali e tecnologiche per favorire un approccio che sostenga la fiducia reciproca privilegiando l’informazione costruttiva, completa e comprensibile, l’ascolto dei diversi punti di vista, la valorizzazione delle esperienze e dei saperi, la ricerca di soluzioni costruite assieme e condivise.
L’innovazione non riguarda solo la ricerca e l’economia.
Le politiche di welfare non sono costi e spesa passiva ma rappresentano un investimento: per la sicurezza e la convivenza sociale, per sostenere il benessere individuale e collettivo, per far emergere e far fruttare le risorse umane di operatori e utenti che si alleano nella ricerca delle soluzioni.
Riflettiamo su un dato: nonostante un eccellente tasso di investimenti in ricerca e sviluppo sul pil, 1,8%, più del doppio di quello della provincia di Bolzano, il nostro pil pro capite è 36mila euro contro i 42.500 dell’Alto Adige, il tasso di disoccupazione il doppio (5,8% contro il 2,9%), il tasso di attività sensibilmente inferiore (71 contro 75%). Dunque, il nostro è un buon mondo ma non è il migliore dei mondi possibili. Dunque, è possibile fare di meglio. Dunque, la nostra propensione all’innovazione non produce un adeguato volano di sviluppo. Dunque, dobbiamo e possiamo ripensare le nostre politiche.

 

 

NON BASTA IL PROGRAMMA, BISOGNA RACCONTARLO E CONDIVIDERLO.

Ma il candidato della destra leghista non firmerebbe le 7 parole del presidente uscente, ora diventate 9?Trentino autonomo, responsabile, competitivo, solidale, aperto, sostenibile, europeo, connesso, sicuro.
Qualcuno può forse trovare un candidato presidente che proponga un Trentino eterodiretto, irresponsabile, non competitivo, egoista, chiuso, insostenibile, romano, sconnesso, insicuro? Io ribadisco: autonomia, innovazione, solidarietà.

 

 

 

LIBERTÀ DA PROMESSE, ACCORDI E DISACCORDI, DAL PASSATO PROSSIMO.
Perché un presidente di discontinuità potrebbe realizzare alcuni progetti forti, forse meglio che un presidente di continuità? Anche per un maggiore grado di libertà, e non solo rispetto ai partiti.
Non avere questo pregresso negli armadi e nella memoria vuol dire non avere zavorra, vuol dire avere la libertà di valutare senza pregiudizi, di incontrare senza secondi pensieri, di mettere le carte in tavola senza avere altre carte nei cassetti.

 

 

 

UNA NUOVA ALLEANZA DEMOCRATICA CIVICA POPOLARE AUTONOMISTA.  CONTRO IL NAZIONALISMO LEGHISTA.
L’avversario è la Lega. Ricordiamocelo, quando stiliamo la lista dei nuovi amici e nemici.
Un candidato di discontinuità è anche uno che non deve difendere vecchie formule, ma cercarne di nuove. Che quando nasce un nuovo raggruppamento, prima di gridare al tradimento, va a vedere che cosa c’è dentro. Che cosa propone. Se ci si può dialogare. Se, magari, è una forza da aggiungere anziché un nuovo nemico contro cui battagliare. Se è una forza che condivide la nostra linea antinazionalista e antifascista.
Nel comitato di liberazione nazionale che combatteva contro i nazifascisti, durante la seconda guerra mondiale, c’erano i liberali, c’erano i cattolici e c’erano i comunisti. Mondi ideologicamente e politicamente lontani tra loro, ma capaci di riconoscere un comune avversario e una battaglia da fare. Ecco, se il 4 marzo ci ha detto che i barbari non sono alle porte, ma sono già bene insediati nei nostri paesi e nelle nostre città, questo non è più il tempo delle divisioni, delle gelosie, delle contrapposizioni, dei calcoli personali. È il tempo della generosità politica, che significa essere disposti a sacrificare l’interesse individuale e della propria parte, per un Trentino 2018 che non dimentichi di essere figlio di don Guetti, di De Gasperi e Kessler, ma anche di Cesare Battisti e Walter Micheli, ma anche di Valentino Chiocchetti ed Enrico Pruner. Il candidato della discontinuità c’è se serve a ricostruire un po’ di unità.

 

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Paolo Ghezzi