‘ Non Una di Meno ‘ e ‘ Collettivo Transfemminista Queer ‘ – Trento: Gardring L’ADIGE: ” cara Lettrice unisciti alla lotta, non siamo ‘ Treccagne’, siamo una marea “

Riceviamo e pubblichiamo integralmente il seguente comunicato stampa:

*Poiché il “linguaggio di genere sta diventando una parodia”, per par condicio utilizzeremo il femminile neutro inclusivo (persona) nel corso di tutto lo scritto. Uomini, non fatevi scoraggiare e proseguite con la lettura.

Cara Lettrice,

ci rivolgiamo a te che potresti essere incappata nel “Gardring” di domenica scorsa, pubblicato sul quotidiano più letto del Trentino, L’Adige. Molte sono state le risposte e le critiche al pezzo ma fino ad ora è mancata la voce del (s)oggetto della discordia. Siamo proprio noi: quei gruppi e collettivi femministi che Gardin ha preso di mira, nascondendosi dietro il paravento della “satira”. Siamo qui per dire la nostra e spiegare perché ciò che ci ha dato in pasto Gardin sia stato per noi così indigesto.

Evidentemente, nel 2018 ancora desta scandalo e fastidio che le donne possano agire politicamente nello spazio pubblico. Evocare una supposta emotività legata al ciclo mestruale per delegittimarci è un argomento talmente stantio da non suscitare alcuna risata. Ci pare piuttosto una violenta invettiva, usata per ridicolizzare uno dei movimenti internazionali più potenti degli ultimi anni. Potremmo dire di essere nauseate…. ma potrebbero essere solo i nostri sbalzi ormonali.

A chi pensa che le battute misogine siano satira, è bene ricordare che la satira dovrebbe essere uno strumento di dileggio del potere, non di oppressione. Con la scusa della comicità, il pezzo di Gardin non fa altro che banalizzare il clima di quotidiana violenza a cui sono soggette donne, migranti e persone LGBTI+. Come se non bastasse, Gardin si improvvisa sociologo (e dà anche i numeri!), facendo riferimento ai dati forniti da un’unica ricerca del 2012, in cui sono stati intervistati solo maggiorenni maschi volontari. Una ricerca, ça va sans dire, deliberatamente negazionista. In realtà, i dati più affidabili e completi che abbiamo, forniti dall’Istat (2014), sono da guerra civile. In Italia il 31,5% delle 16-70enni (6 milioni e 788 mila) ha subìto nel corso della propria vita una qualche forma di violenza fisica o sessuale. Quanto al femminicidio, che lui trova tanto comico, nel solo 2016 ben 76 donne sono state uccise per mano di un partner o ex partner. Le motivazioni che spingono all’omicidio, e che Gardin oscura completamente, sono cruciali: una donna vittima di femminicidio viene colpita in quanto donna e colui che la uccide è un uomo, con cui ha o aveva una relazione.

E allora, cara Lettrice, ti chiediamo: non trovi anche tu inaccettabile che questa violenza verbale venga legittimata e diffusa proprio da chi dovrebbe occuparsi di fare corretta informazione? Altro che ironia sul linguaggio di genere: le parole sono parte del nostro universo di senso, ci formano, danno corpo al mondo che abitiamo e alle relazioni che intrecciamo, e possono fare molto male. Dunque, in un mondo appena appena più umano di questo, il linguaggio dei tanti (troppi) Gardin che intossicano il dibattito pubblico non dovrebbe trovare cittadinanza sul quotidiano più letto della provincia. Le stentate scuse del suo Direttore sono il chiaro indice di quanta strada ci sia ancora da fare per cambiare i toni della libera informazione, e non solo.

Ti invitiamo, infine, a non prendere parte alla gara dei diritti: bianche contro nere, native contro migranti, etero contro gay… Da questo gioco a somma zero – in cui se qualcuna acquisisce un diritto, qualcun’altra lo perde – nessuna esce vincitrice. I diritti sono tali solo se universali, in quanto patrimonio collettivo, conquista per tutte e tutti. Questo spirito di sorellanza, che abbatte muri e costruisce legami, fa parte della nostra storia, delle nostre conquiste, del nostro modo di fare politica da sempre, e ora più che mai.

Quindi, cara Lettrice, se anche a te restano sullo stomaco i piatti indigesti à la Gardin, unisciti alla lotta: non siamo “Treccagne”, siamo una marea.

 

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Non Una di Meno Trento e
Collettivo Transfemminista Queer Trento