MUSE TRENTO * IL CLIMA CHE CAMBIA: BIODIVERSITÀ E RISERVE D’ACQUA A RISCHIO, NUOVI DATI E PREVISIONI SUGLI EFFETTI DEI CAMBIAMENTI CLIMATICI

Biodiversità e riserve d’acqua a rischio. Nuovi dati e previsioni sugli effetti dei cambiamenti climatici e il ritiro dei ghiacciai sulla biodiversità in Trentino e nel mondo.

La prestigiosa rivista Nature Ecology and Evolution ha pubblicato il 18 dicembre un lavoro sul tema “Cambiamenti climatici e Biodiversità” cui ha contribuito Valeria Lencioni, ricercatrice idrobiologia del Muse-Museo delle Scienze, unico ente italiano nel team internazionale coinvolto nella ricerca.

È il terzo lavoro uscito nell’autunno 2017 su questa tematica che coinvolge la dott.ssa Lencioni, da vent’anni impegnata sul campo e in laboratorio, a studiare la fauna degli ambienti glaciali delle Alpi, dell’Artico e asiatici.

La pubblicazione su Nature attesta che le comunità di animali che popolano i torrenti glaciali stanno cambiando, in modo molto simile in tutti i sistemi glaciali studiati (in Europa, America e Nuova Zelanda), in relazione al ritiro dei ghiacciai che li alimentano. Si assiste alla risalita verso monte, come a inseguire le fronti glaciali che arretrano, delle specie cosiddette “criali” che vivono solo nelle prime centinaia di metri di un torrente glaciale.

Contemporaneamente , dal fondovalle, risalgono specie adattate ad acque più calde e lente che trovano condizioni di vita per loro oggi ideali, a quote molto elevate (sopra i 2000-2500 m nelle Alpi), , proibitive in passato. Laddove i ghiacciai sono ridotti a pochi ettari e il torrente glaciale ha perso le sue caratteristiche ambientali estreme (acque gelide, torbide e turbolente), dunque, le specie “criali” stanno scomparendo.

Queste specie hanno nomi diversi nelle diverse regioni del mondo ma svolgono nella comunità lo stesso ruolo, la stessa “funzione”. È questa che, quando viene a mancare cambia la capacità di autodepurazione del fiume, cambia la struttura della rete alimentare.

La ricerca pubblicata descrive come le comunità animali dei torrenti glaciali stanno cambiando e consente di fare delle previsioni sugli effetti a medio-lungo termine dei cambiamenti climatici sulla biodiversità dei fiumi e sulla disponibilità futura di “servizi ecosistemici” associati alle acque di fusione glaciale, a livello globale.

Un dato è certo: il clima sta cambiando a livello globale. I ghiacciai coprono circa il 10% della superficie della Terra e stanno scomparendo in tutto il mondo con effetti a cascata sugli ecosistemi a valle, fino al mare. Dal 2003, si è registrata addirittura un’accelerazione annuale del ritiro del 2%, non lasciando a piante e animali selvatici alpini il tempo per adattarsi ai cambiamenti.

Le proiezioni correnti suggeriscono che solo il 4-18% della superficie di ghiaccio di oggi rimarrà nelle Alpi entro la fine del XXI secolo, con la scomparsa nei prossimi decenni di tutti i piccoli ghiacciai (cioè quelli con una superficie minore di 1 km2), che rappresentano l’80% del numero totale nelle Alpi.

Quali sono gli effetti del ritiro dei ghiacciai sulla biodiversità e le riserve d’acqua per il futuro? Quale è il destino delle specie animali che popolano le gelide acque dei torrenti glaciali?

A essere a rischio di estinzione sono poche specie di insetti, le uniche a essersi adattate ai torrenti glaciali che presentano caratteristiche ambientali “estreme” per la vita. Il principale fattore limitante per la vita è in questo caso la temperatura dell’acqua, che rimane attorno agli zero gradi per tutto l’anno. Per viverci, questi insetti hanno adottato strategie molecolari di interesse anche per l’uomo, come la produzione di zuccheri e proteine antigelo.

La perdita dell’habitat glaciale comporterà la scomparsa di queste specie. La nicchia lasciata libera verrà invece occupata da altre specie più “banali”, che risalgono dal fondovalle, a colonizzare un torrente che non è più glaciale.

Arrivano specie con ciclo vitale più breve (e che non fanno la metamorfosi) e onnivore (da trituratori di foglie, a filtratori e carnivori predatori). Cambiano “le funzioni” delle comunità, cambia la capacità di autodepurazione del fiume, cambia la struttura della rete trofica del fiume al cui apice ci sono i pesci, gli uccelli acquatici, e l’uomo.

Il ritiro dei ghiacciai sta comportando e comporterà la perdita di “servizi ecosistemici” (ovvero di “beni forniti all’umanità dagli ecosistemi naturali) di vario tipo: produttivo (es. ridotta fornitura di acqua per l’irrigazione, per la produzione di energia idroelettrica e per uso potabile); culturale (es. perdita di bellezze naturali a scapito del turismo e riduzione di attività ricreative come lo sci), regolativo (es. perdita della capacità di diluizione di inquinanti di varia origine, anche in quota).

Per ciascuna regione la ricerca ha consentito di selezionare delle specie “indicatrici” di cambiamento – trovarle in un torrente significa che ancora la comunità “criale” sopravvive e la loro abbondanza ci dice qual è il livello di “naturalità e glacialità” di un sistema.

Per il Trentino gli studi condotti in sei sistemi glaciali in Adamello – Presanella e nell’Ortles-Cevedale hanno consentito di isolare 4 specie indicatrici di “glacialità”: le troviamo solo dove la copertura glaciale è superiore al 30% del bacino e la temperatura dell’acqua massima rimane sotto i 6 gradi (°C).

Nei siti dove queste condizioni non sono più soddisfatte, 1 o più di queste 4 specie sono già scomparse.

La prima a scomparire, in Trentino, è Diamesa steinboecki, nota come “moscerino del ghiaccio”, non è più presente in tratti del torrente glaciale Conca sul Carè Alto dove abbondava una ventina d’anni fa.

Solo studi ecologici a medio-lungo termine potranno aiutarci a comprendere gli effetti del riscaldamento globale sulla biodiversità sul paesaggio alpino.

Le conoscenze di oggi, messe a disposizione dai ricercatori (ecologi, ingegneri ambientali, chimici, geologi ecc.), sono strumenti utili alle amministrazioni che si trovano a dover definire linee guida per la gestione dei rischi naturali e della biodiversità in tempi di cambiamenti climatici.

Condividere le esperienze di regioni diverse diventa strategico per la euroregione Euregio, che lo scorso 11 dicembre ha riunito esperti delle diverse discipline (tra cui la dott.ssa Lencioni) per lavorare al documento di EuregioLab2018 dedicato alle misure politiche, economiche, tecnologiche e di pianificazione da intraprendere per affrontare il cambiamento climatico e gestire i rischi naturali e la perdita di biodiversità in Tirolo, Alto Adige eTrentino.