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Si riattivi “il Gruppo di lavoro costituito nel marzo del 2017 dalla Capitaneria di porto di Venezia (da integrare, eventualmente, con quelle professionalità in possesso delle competenze tecniche, scientifiche ed amministrative adeguate a corrispondere al quadro delle esigenze da affrontare) e che ha portato all’adozione, da parte dell’Autorità marittima, dell’ordinanza n. 17/2018. A tale ultimo riguardo, si ritiene oltremodo utile affidare al citato Gruppo di lavoro le attività di studio occorrenti per un approfondimento delle analisi di rischio connesse al transito delle ‘grandi navi’ nelle acque lagunari di Venezia, tenendo in debita considerazione anche le risultanze che emergeranno all’esito delle indagini tecniche relative al sinistro occorso”.

Lo scrive il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti in una nota inviata al Provveditore interregionale alle opere pubbliche per il Veneto, il Trentino Alto Adige e il Friuli Venezia Giulia, alla Capitaneria di porto di Venezia e all’Autorità di sistema portuale del Mare Adriatico settentrionale.

“Il sinistro causato lo scorso 2 giugno dalla nave da crociera “Msc Opera” – si sottolinea nella nota – ha evidenziato, ancora una volta la particolare vulnerabilità della Laguna di Venezia ai rischi connessi al traffico marittimo delle navi adibite al trasporto di merci e passeggeri superiori a 40.000 tonnellate di stazza lorda, con particolare riferimento al transito delle stesse nel Canale di San Marco e nel Canale della Giudecca”.

“Come è noto a codeste Amministrazioni – scrive ancora il Mit – il Ministero delle infrastrutture e trasporti ha intrapreso le occorrenti iniziative finalizzate ad individuare idoneo sito per la realizzazione del nuovo terminal crocieristico. L’iter tecnico-amministrativo occorrente per vagliare le ipotesi progettuali di delocalizzazione del traffico crocieristico, così come quello volto a rendere immediatamente praticabili vie di navigazione alternative al transito delle “Grandi Navi” nel Canale di San Marco e nel Canale della Giudecca, comportano tuttavia tempistiche senz’altro incompatibili con l’urgente necessità di mitigare ulteriormente i rischi connessi al transito delle citate unità navali”.