LIBERI E UGUALI TRENTINO – ATTOLINI * MATRIMONI EGUALITARI: ” LA DICOTOMIA TRA SENTIRE COMUNE E DIRITTO CAUSA UN RITARDO A LEGIFERARE “

Matrimoni Egualitari. La nozione di famiglia e le relazioni familiari sono oggetto, oggi, di rinnovata attenzione. Un’attenzione che, però, mette in luce più gli aspetti di diritto pubblico (istituzione matrimoniale, ossia formazione sociale) che quelli di diritto privato (luogo di rapporti inter-individuali, tutela della vita familiare di derivazione sovranazionale, divieto di discriminazione per motivi di genere).

È ormai noto da molti giorni che il Partito Democratico, ignorando le indicazioni provenienti dal movimento Lgbtiq e anche da quella parte del partito più sensibile alla rivendicazione di diritti, si ferma alle unioni civili e non accoglie il matrimonio egualitario nel suo programma.

Si tratta ancora una volta della dicotomia tra sentire comune e diritto che causa un ritardo a legiferare. Fortunatamente a questa ritrosia sanno supplire, a volte, risoluzioni di comuni e regioni o, spesso, il realismo della giurisprudenza, che, nell’inerzia del legislatore, si apre alla realtà sociale per porre rimedio.

Non è più possibile, oggi, ignorare i continui mutamenti sociali che avvengono all’interno della famiglia e le molteplici forme in cui la stessa si esplica. Esistono infatti famiglie etero-genitoriali (due genitori di sesso diverso) con due genitori sposati o conviventi, famiglie mono-genitoriali (un solo genitore) a causa di decessi o separazioni; famiglie omo-genitoriali (due genitori dello stesso sesso); famiglie allargate, famiglie con figli procreati e ancora famiglie con figli adottati; l’elenco può comprendere altre numerose variabili.

Con molto rispetto per quanti sono convinti che la famiglia tradizionale, fondata sul matrimonio fra un uomo e una donna, sia l’unica da riconoscere e sostenere come nucleo di una società sana, crediamo che sulla questione del riconoscimento delle unioni civili, delle unioni omosessuali e delle famiglie omo-genitoriali sia necessario aprire un confronto sereno, senza preconcetti.

Un numero crescente di ricerche indica che i bambini in famiglie omo-genitoriali non mostrano confusione nell’identità di genere e, più in generale, non presentano elementi che possano pregiudicarne un sano sviluppo. Un fattore positivo che li contraddistingue, inoltre, è il fatto che sviluppano un’interpretazione dei ruoli sociali meno vincolata alle tradizionali differenze di genere.

Le famiglie omo-genitoriali costituiscono una realtà; escluderle da una regolamentazione normativa potrebbe significare lasciare fuori dalla tutela della responsabilità genitoriale i minori che in quelle famiglie vivono, esponendoli a una discontinuità degli affetti, una minaccia analoga a quanto succede in situazioni problematiche come la morte di un genitore o la separazione.

Trattando di diritto di famiglia, dobbiamo quindi considerare che non esistono motivi oggettivi per osteggiare queste famiglie ed è opportuno includere anche le eterogeneità delle unioni che coesistono in una società ormai multietnica/multiculturale e inserita nei contesti internazionali e transnazionali. La circolazione di modelli familiari cosiddetti alternativi estende così il dibattito sulla natura della famiglia dal diritto nazionale o dai diversi diritti nazionali a quello europeo e non solo.

Il ruolo delle istituzioni nei confronti delle famiglie non può essere quello di controllarne la conformità a un modello (quello “tradizionale”), deve piuttosto essere quello di vigilare sui sintomi di disagio e fare in modo che ogni famiglia abbia il supporto e i servizi necessari a svolgere al meglio il proprio ruolo.

Questo è uno dei compiti che Liberi e Uguali si porrà nella prossima legislatura.

 

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Renata Attolini

Candidata di Liberi e Uguali nel collegio di Trento