MUSE: LE STRATEGIE PER IL 2020

«Guardavo Non è la Rai, ma non volevo essere una di loro», racconta Silvia Toffanin al magazine Grazia, nel numero in edicola giovedì 25 aprile.

Intervistata dal settimanale diretto da Silvia Grilli, la conduttrice parla della sua infanzia e adolescenza a Cartigliano, provincia di Vicenza, 3.000 abitanti, mamma bidella, papà operaio: «I miei genitori lavoravano, e io passavo molto tempo coi nonni. Il nonno mi raccontava i pettegolezzi del posto. Mi coinvolgevano nelle loro attività: Rosario, processione durante il mese della Madonna. Briscola, Settebello. Giocavamo spesso a carte, vincevo». Pochissimi i primi amori: «Direi nessuno, con mio padre geloso. In paese usava che i ragazzi, le comitive di amici citofonassero per dire “scendi”, senza esserci messi d’accordo prima. Rispondeva mio padre, e ogni volta: “Silvia non c’è”. Non mi faceva uscire. Ogni tanto mi permetteva di andare in discoteca, a condizione che mi accompagnasse lui. Mi aspettava chiuso in macchina nel parcheggio. Inutile dirgli di andarsene a casa per tornare a riprendermi. Non si muoveva da lì».

A 18 anni comincia l’avventura a Roma con i risparmi dei nonni. «”Vai, viaggia”, diceva mamma, “non fare come me che sono rimasta qui”. Lo stesso mio padre. Era come se mi stesse dicendo: “io ti ho insegnato a camminare, ora tocca a te”». E poi «Milano, Parigi, Atene, Londra, Barcellona. Avevo iniziato a lavorare molto», ma nell’ambiente della moda ammette di sentirsi a disagio: «Io mi sento sempre un pochino a disagio. Ovunque, anche oggi. Allora avevo paura di tutto, il mio freno o salvezza è stata la paura. Paura di uscire, paura delle menzogne. La mia vita erano lavoro e casa».

Qualcosa dell’infanzia dei suoi figli (Lorenzo, 8 anni e Sofia, 3 anni), che avrebbe voluto nella sua? «Da bambina sognavo i vestiti. A 14 anni, con i soldi dei primi lavori, servizi fotografici per cataloghi di negozi della zona, in genere tute da sci, compravo i vestiti. Mia madre ha conservato di sicuro i cataloghi. Me ne sono andata di casa che avevo sulla parete i poster di Claudia Schiffer, sul letto i pupazzi, ed è ancora tutto lì. La mia cameretta è rimasta intatta».