I Pronto Soccorso, soprattutto di Trento e Rovereto, versano in uno stato di grande difficoltà. Il comparto medico è sottodimensionato di 8 unità a Trento e 4 a Rovereto, le code permangono, i tempi di attesa si dilatano, si prevede in estate una diminuzione dei posti letto in osservazione breve.

I Pronto Soccorso sono oberati da richieste di accesso in codice bianco e verde (oltre l’80%) che potrebbero, e in alcuni casi dovrebbero, essere gestiti altrove, dai medici di base, dagli ambulatori ospedalieri e dall’assistenza territoriale.

La carenza di personale medico a cui stiamo assistendo ormai da tempo è dovuta all’età elevata dei professionisti che si avviano al pensionamento senza un ricambio generazionale adeguato, in quanto le facoltà di medicina sono basate sull’accesso a “numero chiuso” che garantisce la qualità dell’insegnamento ma non fornisce medici a sufficienza, a cui poi segue “l’imbuto formativo” tra laurea e formazione post laurea. Molti medici neo laureati non riescono infatti ad avere accesso alle scuole di specializzazione visto il numero esiguo di posti messi a bando.

Secondo quanto dichiarato dal primario del Pronto Soccorso Ramponi i concorsi vanno deserti e chi esce dall’università cerca specializzazioni più attrattive; quando si trovano a lavorare in Pronto Soccorso dopo poco tempo se ne vanno, non appena trovano posto nella specialità preferita.

La specialità di medicina e chirurgia d’accettazione di urgenza è relativamente giovane, ai concorsi partecipano medici con specialità equipollenti che appena possono se ne vanno, causando un alto turnover che destabilizza non poco la gestione dell’assistenza sanitaria d’emergenza.

Per fronteggiare la carenza dei medici la Giunta provinciale ipotizza di potenziare gli organici del Pronto Soccorso, utilizzando guardie mediche presenti sul territorio, giovani medici tirocinanti iscritti alla Scuola di Formazione specifica di medicina generale e ampliando le possibilità di intervento degli infermieri nei casi meno complicati.

Se è pur vero che l’ inserimento nel Pronto Soccorso dei medici tirocinanti sarebbe un’ottima occasione di formazione, la loro attività dovrebbe comunque essere seguita da supervisori, con conseguente appesantimento della procedura. Il lavoro del medico di Pronto Soccorso è molto delicato e di enorme responsabilità e necessita di una preparazione ed esperienza importante.

Viste le carenze di personale e la difficoltà a reperirlo si ritiene indispensabile lavorare su un’ assistenza ai pazienti adeguata al di fuori del Pronto Soccorso, con l’ampliamento dei giorni di accesso e degli orari ai medici di base e agli ambulatori ospedalieri. Inoltre, come dichiarato dall’Ordine degli infermieri trentini, è necessario investire per potenziare la rete dei servizi territoriali e dare risposte ai cittadini in una logica di prossimità.

Si dovrebbe altresì rivedere la figura del medico di base. La maggior parte di loro visitano solo su appuntamento e sono oberati da pesi burocratici che tolgono tempo alla cura dei pazienti, che molte volte scelgono appunto di rivolgersi al Pronto Soccorso.

L’intenzione dell’assessora Segnana di impiegare guardie mediche e tirocinanti si collega alla possibilità da parte degli infermieri di trattare con maggior autonomia i casi meno complessi che, come afferma il presidente dell’Ordine degli infermieri, “è una proposta che necessita di essere valutata e strutturata all’interno di un percorso, condiviso, con requisiti di formazione, organizzativi e strutturali ben definiti”.

Tuttavia lascia basiti la motivazione di tali interventi. Infatti l’assessora sostiene che “anche i codici bianchi possono essere persone che non hanno avuto il tempo durante il giorno di andare dal proprio medico, oppure non sono riuscite a prendere un appuntamento, e quindi bisogna dare risposte a tutti”. La conseguenza di questa visione demagogica sarebbe un accesso di massa, incontrollato, che getterebbe nel caos il Pronto Soccorso senza risolvere il problema a monte e contribuisce a consolidare l’errata convinzione che il Pronto Soccorso possa essere un surrogato del medico di base e dei servizi territoriali.

Ciò premesso si interroga il presidente della Provincia e l’assessora competente per sapere:

· se non ritenga che l’accesso al Pronto Soccorso in tempi brevi per tutti, senza aver prima risolto il problema della mancanza di medici e senza aver prima ripensato il ruolo dell’assistenza medica territoriale, possa solo incrementare le problematiche attuali legate all’eccesso di richieste non giustificate al Pronto Soccorso e andare a discapito dell’ accuratezza della diagnosi e della tutela della salute dell’utente;

· se non ritenga che inserire nel Pronto Soccorso medici tirocinanti, anche solo per la presa in carico dei codici bianchi e verdi, rappresenti un rischio in quanto la loro esperienza, soprattutto per il pronto intervento, non può essere sufficiente a garantire celerità e correttezza delle diagnosi;

· se non ritenga inoltre che assegnare agli infermieri la gestione dei casi meno complessi necessiti di un percorso condiviso, che tenga conto a monte di una formazione e organizzazione specifica;

· se non ritenga di dover rivedere l’ipotizzata diminuzione dei posti letto in osservazione breve, tendo conto che le persone che non verranno rimandate a casa andranno ancor più a sovraccaricare i reparti degenza degli ospedali già saturi;

· come si ritenga di mettere in atto il processo di fidelizzazione dei medici al territorio, cioè fare in modo che una volta terminati gli studi gli stessi tornino a lavorare in Trentino;

· se non ritenga che una revisione dell’attività del medico di base, con ampliamento dei giorni e degli orari di visita ma soprattutto con uno sgravio degli impegni burocratici, possa essere una delle soluzioni che porterebbe meno gente a rivolgersi al Pronto Soccorso;

· se non ritenga necessario prevedere un aumento degli orari e dei giorni di visita degli ambulatori ospedalieri;

· se non reputi imprescindibile investire per potenziare la rete dei servizi territoriali nel suo complesso, dando risposte ai cittadini anche in una logica di prossimità;

· se non ritenga doveroso sostenere l’impegno dell’Ordine degli infermieri nel supportare la sperimentazione di modelli organizzativi innovativi di presa in carico territoriale, tra cui ad esempio l’istituzione dell’infermiere di famiglia/comunità;

· se non ritenga di dover promuovere una migliore informazione sul corretto accesso al Pronto Soccorso, al fine di garantirne la sostenibilità.

 

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Lucia Coppola

Paolo Ghezzi

consiglieri provinciale FUTURA 2018