FP CGIL – TRENTINO * APSP: ” DIPENDENTI SEMPRE PIÙ VECCHI E PRECARI CON UTENTI SEMPRE PIÙ ANZIANI E MALATI “

««L’età media degli utenti delle Apsp aumenta e le patologie sono sempre più gravi. Aumenta anche l’età media degli operatori che, grazie a riforme come la Fornero, supera i 50 anni. In tutto questo, i parametri per calcolare i fabbisogni di personale sono obsoleti e calibrati su un’epoca di età e patologie diverse; il settore delle Apsp è quello, tra gli enti pubblici, dove il precariato è più diffuso. Grazie all’impegno della Fp Cgil sembra possibile avviare le stabilizzazioni, ma non tutti ne beneficeranno, proprio in virtù di meccanismi di calcolo che ignorano le reali necessità.

“Saltano” le ferie e se qualcuno è in malattia, chi resta in servizio va subito in sofferenza. Bisogna investire: assumere e stabilizzare». Questo, in sintesi, il pensiero del segretario generale della Funzione pubblica Cgil Giampaolo Mastrogiuseppe e del funzionario Marco Stefani in vista della prossima riunione con l’Apran.

«Da sempre – spiega ancora Mastrogiuseppe, la Fp Cgil è impegnata per trovare soluzioni ai disagi vissuti dal personale: i carichi di lavoro aumentano, la pensione si allontana e se è difficile reggere a certi sforzi da giovani, quando si superano i 50 tutto diventa più complesso».

Il problema è fisico e psicologico, con crescenti rischi per la salute dei lavoratori: «Quando ci si assenta per curarsi, il carico per chi resta in servizio aumenta ancora: nel 90% delle strutture il personale è insufficiente. Non ci sono alternative, serve un investimento economico, non riduzioni di spesa, per garantire un servizio all’altezza della Provincia autonoma e senza far gravare la spesa sulle famiglie degli ospiti o massacrare il personale.

Sia poi chiaro: al momento, senza i precari le aziende non potrebbero assicurare il servizio. Il percorso di stabilizzazione è iniziato grazie all’impegno della Fp Cgil e, come abbiamo ribadito fin dall’ inizio della contrattazione per il rinnovo del contratto di lavoro del comparto autonomie locali (delle quali le apsp fanno parte) la risposta principale è l’assunzione di più personale. Solo così si possono migliorare i carichi di lavoro mentre oggi è impossibile recuperare i rientri da riposo e sono molte le ferie non godute e le aspettative negate».

C’è poi un’argomentazione puntuale: «Chiediamo, come compensazione del tempo di vestizione (cambio turno) oggettivamente difficile da attuare, un congruo aumento di giorni di permesso retribuito da aggiungere alle ferie: si possono ipotizzare dai 5 ai 7 l’anno. In subordine al tempo, soluzione preferibile visto il rischio “burn-out”, si dovrà quantificare un adeguato rimborso economico».

Infine: «Abbiamo già discusso al tavolo contrattuale sulla remunerazione del rientro da riposo, inserendo una cifra mensile da mettere sulla retribuzione tabellare, ma tutti gli altri problemi restano aperti. La storia della coperta corta ha stancato, qui si deve investire».