FENALT – TRENTINO * EMERGENZA OPERATORI: ” È NECESSARIO ASSUMERE I PRECARI CAMBIANDO I PARAMETRI MINIMI “

Nelle case di riposo la Fenalt è il sindacato più rappresentativo. Come tale si sente in dovere di farsi interprete dei problemi che da anni affliggono queste strutture e che meritano di essere portati a conoscenza dell’opinione pubblica, visti anche i dati sull’invecchiamento della popolazione trentina e il peso sociale crescente che l’assistenza agli anziani avrà in un prossimo futuro.

Fra le varie criticità la principale è rappresentata dalla carenza di personale. Tale carenza va considerata alla luce della natura assunta dalle Apsp in Trentino.

Nella nostra realtà territoriale le cosiddette “case di riposo” sono strutture sanitarie: pertanto la tipologia degli ospiti non è solo quella dei tradizionali “ricoveri” per anziani.

Numerosi sono i giovani con problemi comportamentali anche gravi che richiedono sorveglianza ed assistenza pressoché continua per scongiurare fenomeni autolesionistici o aggressioni ad altri degenti. Non mancano neppure soggetti con gravi problemi sanitari, come in un qualsiasi ospedale. Per questo qualche anno fa, provocatoriamente, abbiamo deciso di chiamare le Apsp “piccole cliniche”. E a dire il vero certe non sono neanche tanto piccole.

Il problema della mancanza di personale si fa ancor più serio se i precari che ci lavorano non vengono stabilizzati, ma lasciati a casa. Si tratta di 800 lavoratori fra tutte le Apsp del Trentino.

Per dare una risposta in primis alla mancanza di personale e poi anche alla stabilizzazione, bisogna creare nuovi posti nelle piante organiche. Per far ciò occorre una scelta politica chiara, ovvero cambiare il coefficiente applicato oggi nel rapporto paziente-operatore: da 2,3 ad 1,7 pazienti per operatore. Solo così si otterrà un’assistenza migliore con un ritmo di lavoro meno logorante, tenuto conto anche della maggior permanenza in servizio del personale dopo la Riforma Fornero.

Proprio in questo periodo in cui si discute al tavolo di confronto fra sindacati e parte di pubblica di norme per la stabilizzazione dei precari nella Pa, non è possibile passare sotto silenzio i problemi di queste strutture. Risolvere l’annosa questione della continua carenza di personale delle Apsp è un modo per garantire agli ospiti un’assistenza di qualità e per dare una risposta soddisfacente ai lavoratori che non possono garantire professionalità sotto la minaccia continua di una precarietà senza fine.

È urgente che per le centinaia e centinaia di precari che operano nelle case di risposo trentine venga avviato un procedimento di stabilizzazione. Questo è quanto chiediamo.

Se non saremo ascoltati siamo pronti a manifestare il nostro disappunto sia in piazza che nelle sedi politiche deputate, anche con una manifestazione presso l’Assessorato o in Consiglio provinciale, coinvolgendo tutte le Organizzazioni sindacali che vorranno condividere questo nostro impegno.