PROVINCIA AUTONOMA TRENTO

Il Trentino news - settimanale tv - (puntata n° 10)

La piattaforma Fenalt per il triennio contrattuale 2019-2021. Buoni pasto cumulabili, recupero del potere d’acquisto degli stipendi, riqualificazioni professionali.

Nell’imminenza dell’incontro fra OO.SS e parte pubblica, che si terrà il 27 giugno, la Fenalt formalizza la propria posizione con una lettera inviata al Presidente della Provincia autonoma di Trento, Maurizio Fugatti, sottolineando i temi che il Sindacato porrà sul tavolo per il rinnovo contrattuale del pubblico impiego relativo al triennio 2019-2021 e richiamando l’attenzione sull’entità delle risorse che dovranno essere messe a disposizione. Di seguito si riporta il testo della lettera:

“Egregio Signor Presidente,

con riferimento alle risorse per il rinnovo contrattuale 2019-2021, invio un sunto delle richieste della scrivente Organizzazione sindacale sui comparti delle Autonomie locali e Sanità, cui potrà seguire un approfondimento che inizierà senz’altro in occasione del prossimo incontro.

Premetto che a seguito dello sblocco dei contratti pubblici, che come ha specificato la sentenza della Consulta non possono dar luogo ad un recupero economico negli anni oggetto di blocco, riteniamo invece che sia legittimo chiedere e giusto concedere un recupero della perdita del potere di acquisto, cosa che non è assolutamente avvenuta con le risorse per il contratto 2016-2018.

Sicuramente sono rimaste ferme la maggior parte delle indennità, a cominciare, nel comparto Autonomie locali, dal FOREG, che dovrebbe essere incrementato di circa 500 euro pro capite per la parte obiettivi generali. Tutte le altre indennità funzionali andranno aumentate circa del 15% – 20% (fatte salve alcune eccezioni di recente ritoccate, per le quali l’aumento potrebbe essere più limitato).

Per quanto attiene agli aumenti stipendiali del triennio appena iniziato si ritiene che, al pari di quanto ipotizzato in Alto Adige, non si possa tenere come base di calcolo l’indice IPCA a livello nazionale, ma si debba ipotizzare un calcolo più aderente alla nostra realtà, che può stimarsi di poco al di sotto di quanto stimato a livello di Alto Adige, ovvero circa 4,5% nel triennio in Trentino.

Vi sono poi partite che non sono più rinviabili, come il percorso di omogeneizzazione delle situazioni contrattuali, come peraltro previsto dalla Legge 7 del 1997.
Va inoltre previsto uno stanziamento di risorse per la riqualificazione di alcune figure professionali come gli operatori socio-sanitari (anche se si deve necessariamente attendere quanto verrà deciso a livello nazionale) e gli infermieri che, con altri pochi profili di sanitari laureati, sono inquadrati ad un livello inferiore rispetto a tutte le altre figure laureate.

Di pari passo vi sono altri profili che hanno percorsi di progressione giuridica ingessati, come gli amministrativi che in genere nascono e muoiono in un unico livello giuridico, mancando una possibilità di progressione nella stessa area.

Con particolare riguardo alle APSP vanno poi assolutamente messe a disposizione le risorse per erogare un’indennità di turno al pari dei colleghi della Sanità.

Una posta di risorse va inevitabilmente dedicata al proseguo delle progressioni economiche: praticamente automatiche alla seconda fascia, e poi, progressivamente per parte di coloro che maturano il diritto ad altra fascia.

Non dimentichiamo che a Bolzano – situazione contrattuale con la quale bene o male dobbiamo confrontarci, senza la pretesa di raggiungere gli stessi livelli ma sicuramente almeno, converrà, con la finalità di non allargare il gap ulteriormente – la stessa parte pubblica ha proposto l’aumento del buono pasto a 7 euro e la possibilità di fruirne anche in cumulo in modalità più flessibile, come previsto a livello nazionale: non possiamo restare indietro su questa partita.

Sommando le voci di cui sopra, stimiamo che siano necessarie, al netto degli oneri previdenziali, risorse pari a circa 35 milioni di euro per il 2019, per restare all’oggetto della riunione del prossimo incontro, per arrivare a regime a circa 75 – 80 milioni di euro nel 2021.

Parte di queste risorse potranno anche essere usate per coprire i costi di eventuali modifiche della parte normativa dei contratti con particolare riferimento ad istituti che tendano a conciliare meglio il peso del lavoro con l’aumentata età dei lavoratori soprattutto nei ruoli più pesanti.

 

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Il Segretario di Fenalt
Maurizio Valentinotti