FENALT – ASSEMBLEA * CONTRATTO AUTONOMIE LOCALI: ” FIRMA SÌ, MA SOLO PER NON ESSERE ESCLUSI DALLA CONTRATTAZIONE DECENTRATA “

Oggi si è tenuta al Cinema Vittoria l’assemblea generale della Fenalt per sottoporre agli iscritti il nuovo contratto delle Autonomie locali. Firmas ì, ma solo per non essere esclusi dalla contrattazione decentrata. L’Assemblea ha espresso forti critiche al contratto. Pochi gli aspetti positivi.

E’ stata un’assemblea molto partecipata quella organizzata dalla Fenalt sul rinnovo contrattuale delle Autonomie locali: Cinema Vittoria praticamente pieno di lavoratori.

Il Segretario Maurizio Valentinotti ha illustrato tutti i principali articoli modificati o introdotti ex novo, sia del Contratto collettivo provinciale sia degli accordi di settore della Pat, dei Comuni e delle Apsp. Come noto, i sindacati confederali hanno decretato lo stop delle trattative lunedì 10 settembre alle 23.50, mentre andavano ancora ricercati degli spazi d’azione.

Non c’era nessuna fretta e ancora molte lacune potevano essere ancora colmate. Ovviamente siamo coscienti che non si sarebbe arrivati a risolvere tutto quello che ci eravamo riproposti, ma certo, come sta avvenendo con il contratto della sanità, ci potevano essere ancora altre convocazioni. E quindi, non avendo trovato gli spazi di trattativa che il sindacato cercava, l’assemblea con gli iscritti si rivelava necessaria per illustrare tutte le novità positive e negative dell’ipotesi di accordo inviato alla Giunta Provinciale ieri con la firma dei Confederali.

Per quanto riguarda gli aspetti positivi più importanti, va citata soprattutto la modifica dell’ordinamento professionale con l’istituzione di una quinta fascia economica per tutti, cosa che Fenalt proponeva già nel 2009 e che neppure questa volta era data per scontata. Poi è passata la norma – da noi proposta due mesi fa per correggere l’ordinamento professionale – in base alla quale qualsiasi progressione giuridica che si farà in futuro, sia da livello base a livello evoluto sia tra aree diverse (con relativo concorso) avverrà collocando il lavoratore ad un livello economico sempre superiore a quello in godimento, cosa che per i più anziani non accadeva fino ad oggi.

Sono stati poi modificati positivamente tanti commi di articoli normativi, come quelli riguardanti il tempo determinato con apposite deroghe per garantire la continuità lavorativa anche in vista delle stabilizzazioni, qualche modifica sulle ferie, sui permessi e via dicendo, ma sostanzialmente nulla di serio per adeguare il contratto di lavoro alla vecchiaia dei lavoratori, quello che chiamavamo “contratto postfornero”, con la sola eccezione interessante, ma altrettanto blanda (sperimentale), della staffetta generazionale che in realtà tale non è: gli enti, compatibilmente con le esigenze organizzative (il che è tutto dire) potranno concedere il part time ai lavoratori cui mancano 2 anni alla pensione, integrando i contributi per la pensione. Naturalmente se l’idea è di fare tutto al minor costo possibile, non ci saranno molte sostituzioni e si aumenteranno i carichi di lavoro per chi è in servizio.

Dal lato economico nessuna risposta ha avuto la nostra richiesta di applicare le norme statali in fatto di buono pasto, rendendolo più fruibile e cumulabile. Sono state aggiornate le indennità di molte figure professionali specifiche, lasciandone però indietro altrettante: a conti fatti le indennità che hanno beneficiato di un maggior aumento sono state quelle discrezionali, ovvero l’area direttiva (ancora non abbiamo chiarito se aggiungeranno risorse, quindi c’è il rischio di una diminuzione della platea di interessati) e la Posizione organizzativa. Aumentata anche a 12.000 euro annui l’indennità per i “famosi” esperti della Pat, era prevista a 10000 euro, ancor prima di erogarla è stata aumentata.

Trovano una parziale soddisfazione le istanze dei custodi forestali dei comuni e gli agenti della polizia locale (per i quali noi abbiamo chiesto invano uno stralcio in un ambito dedicato solo a queste figure) che trovano un maggior riconoscimento economico, così come accade agli Ispettori del lavoro, del servizio minerario e dell’Appa e altro personale (sul sito pubblichiamo i documenti integralmente).

Per le APSP viene introdotto un articolo con cui si pretende con soli 600 euro annui dati solo agli OSS (riproporzionati per i part time) di indennizzare la flessibilità della turnistica, il tempo per il cambio divisa (che da solo varrebbe 7 giornate all’anno) e la crescita professionale. Finalmente si trovano risorse per i rientri dai riposi, ma per indennizzo di soli 25 euro al giorno.

Molto negativo il codice disciplinare allegato al contratto, che recepisce integralmente norme previste a livello nazionale e che potevamo, secondo noi, calibrare meglio, adottandole nei principi, ma ammorbidendole nei meccanismi. Si prevede per esempio il licenziamento nel caso in cui gli Enti siano chiamati ad indennizzare terzi a seguito di un errore per colpa grave del lavoratore. Siccome abbiamo constatato che oggi la contestazione per colpa grave sta diventando sempre più frequente e per fatti spesso dovuti anche al sovraccarico di lavoro, la cosa ci preoccupa non poco.

Veniamo alle note dolenti delle relazioni sindacali. All’art. 7 del Ccpl è contenuta una previsione che, pur essendo presente in una vecchia legge provinciale, oggi è considerata anticostituzionale con tanto di sentenza: la norma prevede l’esclusione dalla contrattazione decentrata delle Organizzazioni sindacali che non sottoscrivono il contratto collettivo, agevolando quindi i sindacati che firmano in accordo con il datore di lavoro e penalizzando chi non ci sta.

Su questo tema, ancora in luglio Fenalt ha inviato all’Apran una diffida affinché siano rispettati i principi costituzionali sull’attività sindacale: non è servito. Questo ovviamente è un cappio al collo per chi non firma il contratto, fortemente difeso dalla CGIL, ma estremamente pernicioso per gli interessi dei lavoratori. Su questo tema sono partiti contenziosi anche a livello nazionale: staremo a vedere se prevale il senso democratico.

Sulla base di queste considerazioni il dibattito è stato molto acceso e gli interventi di chi invitava a non sottoscrivere nulla per dare un segnale forte sono stati molto applauditi dai lavoratori. Il Segretario Valentinotti ha faticato non poco a chiedere l’autorizzazione a firmare (almeno il Ccpl) per non danneggiare gli iscritti dei piccoli enti (per la Provincia non ci sarebbero stati problemi, avendo numerosi rappresentanti aziendali in tutti i settori). Ovvio, se c’è un cappio al collo che ci obbliga a non andarcene, non possono certo obbligarci ad esprimere soddisfazione e condivisione.

Il contratto è valido con la sola firma dei Confederali. Pertanto l’autorizzazione dell’assemblea a firmare va letta come una scelta per non abbandonare i lavoratori, cui chiediamo di darci ancor più consenso per poter essere più incisivi nei prossimi passi.

 

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Maurizio Valentinotti
Segretario generale Fenalt