FEDERCOOP * EDUCA 2018: SCUOLA E IMPRESA ANCORA LONTANE, IL LAVORO NON FA LA RIVOLUZIONE

La rivoluzione tecnologica cambia il modo di produrre delle imprese, introduce flessibilità e personalizzazione, ma serve anche una “rivoluzione” parallela nell’organizzazione dei modelli del lavoro.

Dialogo sul futuro del lavoro con l’editorialista del Corriere della Sera e saggista Edoardo Segantini e il ricercatore Francesco Seghezzi, direttore della Fondazione Adapt. Con l’introduzione di Alessandro Ceschi (Federcoop).

Nei prossimi anni la domanda di lavoro qualificato crescerà del 5%, mentre scenderà di due punti la domanda di lavoro non qualificato. In Germania il 30% dei lavoratori è impegnato nell‘aggiornamento professionale, in Italia l’8%. La patria del “Made in Italy” è sulla strada giusta ma in ritardo sulla formazione dei lavoratori.

C’è un problema di domanda e di offerta nel mercato del lavoro, ma soprattutto c’è un problema di come interpretare il cambiamento che il mercato del lavoro richiede.

Così accade il paradosso che oggi un quarto delle domande di lavoro non viene soddisfatta perché non si trovano i profili ricercati. C’è chi cerca un comunicatore digitale e non lo trova, e chi non riesce a coprire un posto di aiuto cuoco, tanto che gli svedesi vengono da noi a ricercare profili di operatori del turismo. Eppure non è il “mercato” che è impazzito. Piuttosto, è la società che è cambiata, e i modelli di organizzazione del lavoro.

Se ne è parlato oggi ad Educa in un dialogo – moderato dal direttore delle testate Corriere del Trentino, dell’Alto Adige e di Bologna Enrico Franco – con un ricercatore, Francesco Seghezzi, direttore della Fondazione Adapt fondata da Marco Biagi, e un giornalista esperto di innovazione, Edoardo Segantini del Corriere della Sera, autore, tra l’altro del recente volume “La nuova chiave a stella – storie di persone nella fabbrica del futuro”.

Un dibattito introdotto da Alessandro Ceschi, direttore generale della Federazione trentina della cooperazione.
“Innanzitutto – ha esordito Ceschi – occorre sfatare il mito dell’innovazione fine a se stessa. La persona sta al centro di qualsiasi processo innovativo, necessario quindi il cambiamento in termini

La formazione è sempre più centrale. C’è un problema di formazione in ingresso, ma c’è anche il problema enorme della formazione continua. La tecnologia va gestita, in un contesto aziendale dove i lavoratori sono sempre più anziani.

In Germania il 30% degli addetti è costantemente in aggiornamento professionale, in Italia l’8%.

La parola chiave oggi è la trasformazione, la gestione di processi. E l’impatto della demografia e della tecnologia sul lavoro è un tema prettamente politico.

Edoardo Segantini ha scritto un libro che racconta 14 storie di giovani con percorsi formativi molto originali. Non siamo davanti all’apocalisse dei robot, dice Segantini, in una ricerca curata dal Politecnico di Milano e dalla Cisl un campione significativo di aziende esaminate davanti all’innovazione tecnologica hanno aumentato i volumi, che si sono tradotti o in aumento delle esportazioni, o in crescita nella varietà dei prodotti.

Noi abbiamo una industria del Made in Italy che è una industria formidabile, e che è altamente innovativa.
Sulla formazione l’Italia si sta muovendo nel senso giusto ma troppo lentamente.

“Quello di cui abbiamo bisogno – prosegue Segantini – è avere gente con la mente aperta, che venga fuori da una scuola che non insegni solo nozioni ma che sia aperta ai cambiamenti e alle trasformazioni, che insegni a lavorare in gruppo, a mettere a confronto teste e idee diverse.